Aprile 1912: la vicenda dell’oste e del salumiere

Questa è una vicenda accaduta molti anni fa nel caruggi di Genova.
Era un radioso giorno di aprile del 1912 quando, presso l’osteria del Signor Pietro Montagna in Vico delle Fate si presentarono tre sconosciuti che si accomodarono a un tavolo e ordinarono per pranzo ogni ben di Dio.
L’affabile oste fece così uscire dalla sua cucina piatti fumanti, forse ravioli, arrosti e contorni deliziosi, di certo servì anche dell’ottimo vino.
A fine pranzo però, accadde l’inaspettato: i tre malfattori se la filarono senza pagare il conto che ammontava a ben 5,70 Lire.
L’oste però era un tipo avveduto e pronto e notò immediatamente ciò che stava accadendo e così, mentre i tre se la davano a gambe verso Sarzano, si gettò all’inseguimento dei manigoldi.
Questi tre tizi, non contenti del loro misfatto, quando furono in Via di Ravecca si impossessarono di un salame che era esposto nella vetrina di una salumeria.
E a quel punto sapete cosa accadde? Il salumiere vittima del furto non ci pensò su due volte e si unì all’oste nella caccia ai tre ladri!

Sicché in Ravecca quel giorno c’era un certo trambusto, tre ladri in fuga con un salame e dietro di loro un oste e salumiere.
Alla fine dei conti l’oste riuscì ad acciuffare uno dei tre manigoldi e a consegnarlo alle forze dell’ordine, gli altri due invece riuscirono a sfuggire.
Ad essere proprio precisi, uno dei tre si diede alla macchia e non venne più trovato, quello che invece aveva preso il salame si sbarazzò del medesimo abbandonandolo in un caruggio ma, malgrado ciò, venne comunque identificato e assicurato alla giustizia il giorno successivo.
Le cronache del passato sono colme di notizie come questa, nella fattispecie si tratta di un evento riportato sul quotidiano Il Lavoro del 15 Aprile 1912.
È la vicenda dell’oste e del salumiere, accaduta in un giorno di primavera nei caruggi di Genova.

Le botteghe di Via di Ravecca nel 1926

Ritornando a camminare nel passato vi porto con me nella nostra Via di Ravecca, andremo per botteghe seguendo le indicazioni della Guida Pagano del 1926, un volume formidabile per compiere veri e propri viaggi nel tempo.
Via di Ravecca è una strada di grande passaggio e fermento, qui ci sono ben sei macellerie, tre rivendite di vini e sette osterie che offrono delizie fumanti agli avventori.
Ci sono due rivendite di torte e farinate, una friggitoria, diverse latterie e pizzicagnoli e salumai con i banconi pieni di merce, fruttivendoli e carbonai.

E il cielo è spazzato dal vento, sopra Via di Ravecca.

Attraversando queste antiche strade, come ben sapete spesso mi domando cosa ci fosse un tempo in quei luoghi che, oggi occupati da nuove attività, ancora conservano traccia di ciò che erano: lo si comprende dai marmi che incorniciano gli ingressi, dai numeri civici evidentemente antichi.
Ad esempio, al 26 e 28 rosso di Via di Ravecca c’era il magnifico negozio della Signora Emma Cereghino che vendeva ottime paste alimentari.

Ed è facile immaginare la coda dei clienti che pazienti fanno la fila davanti al negozio della Signora Emma.

Lì accanto, come si può ben vedere, si vendevano ottime trippe.

Malgrado noi, malgrado la nostra inevitabile distrazione luoghi come questo custodiscono ancora gelosamente le loro storie, le vicende di coloro che attraversarono queste vie e l’eco delle voci che qui risuonarono.
È l’anima dei luoghi a superare il tempo e ad essere ancora, in qualche modo, presente.
E percorrendo Via di Ravecca in quel 1926 avreste trovato ben tre diverse drogherie odorose di spezie, negozi di commestibili e panifici che sfornavano profumate specialità.

Uno di questi era il panificio del Signor Trucco, collocato al 36 rosso di Via di Ravecca, chissà che buona doveva essere la sua focaccia!

Il tempo sfuma le memorie, il presente si sovrappone a ciò che è ormai trascorso e la vita assume nuovi colori e diverse intensità.

Eppure a volte, in questi luoghi antichi, il passato e il presente si sfiorano come la luce e l’ombra in un giorno d’estate in Via di Ravecca.

Antonio Andrea Erede: patriota e mazziniano

Questa è la storia di un genovese di nome Antonio Andrea Erede, ardente patriota e mazziniano.
Nato nel 1820, Erede fu educato fin da bambino al patriottismo e nel 1844 si guadagnò la patente di Capitano di Lungo Corso che gli venne rilasciata dal Contrammiraglio Giorgio Mameli all’epoca presidente della commissione esaminatrice e padre dell’eroico Goffredo.
Un filo sottile unisce il destino di Erede e quello di Mameli: Goffredo morirà a Roma il 6 Luglio 1849, dopo essere stato ferito gravemente durante l’assedio della città e ad assisterlo negli ultimi giorni della sua breve vita ci sarà anche Antonio Erede.
Indomito difensore della libertà, Erede è tra le fila di coloro che a Genova contrastano l’attacco dei bersaglieri di La Marmora nelle ore furenti del 1849 e lo troviamo a valorosa difesa della barricata di San Tommaso.
Si unisce poi al Generale Avezzana e parte quindi alla volta di Roma dove sarà tra i combattenti che credono negli ideali Mazzini e della Repubblica Romana.
E qui Erede si distingue quale Ufficiale di Stato Maggiore in quei giorni di gloria e di furore.

Entrata di Mazzini in Roma nel 1849
Illustrazione tratta dal libro Della Vita di Giuseppe Mazzini
di Jessie White Mario

Volume di mia proprietà

Dopo la caduta della Repubblica Romana, Erede si stabilisce a Costantinopoli dove rimarrà per qualche anno.
In seguito lo ritroveremo a Londra ancora al fianco di Giuseppe Mazzini.
Esiste una lettera di Mazzini indirizzata a Erede e datata ottobre ‘57 (da me reperita in una raccolta della Società Ligure di Storia Patria) nella quale Mazzini usa queste parole:

“Mio caro Erede, noi non ci siamo visti che una volta, ma tra compatrioti e patrioti una stretta di mano concede diritti al di là del formalismo sociale.”

Gli affida poi il suo amico Giacomo Profumo che appunto aveva partecipato ai falliti moti del ‘57 ed era poi fuggito a Londra.
Antonio Erede diventerà il segretario di Giuseppe Mazzini e rimarrà con lui a Londra fino 1860.

Instancabile e indomito in quell’anno fatale parte alla volta della Calabria in aiuto ai preparativi della Spedizione dei Mille.
A lui venivano affidati gli incarichi più delicati: ad esempio venne inviato da Ignazio Florio a rinnovare le cambiali che servirono per l’acquisto delle armi necessarie all’insurrezione della Sicilia, armi che furono spedite da Mazzini al Comitato di Azione.

Divise garibaldine
Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano di Genova

Dopo l’Unità d’Italia Erede tornò a vivere nella sua Genova, dove sempre coltivò le sue idee democratiche.
Ho scoperto questa singolare figura di patriota leggendo un interessante articolo di Bice Pareto Magliano pubblicato sul Il Secolo XX – Rivista Popolare Illustrata di Maggio 1915.
Bice Pareto era figlia del Marchese Ernesto, uno dei più ferventi seguaci di Giuseppe Mazzini, fu giornalista e scrittrice e in quelle righe, oltre a rammentare le gesta di Erede, consegna ai posteri anche un suo ricordo di lui.
Lo descrive come un vecchietto dalla prontezza arguta e sempre felice di ricordare i tempi gloriosi che aveva vissuto, lei dice che Erede abitava in una casa in Piazza Ponticello, all’ultimo piano, lassù curava i suoi fiori e e le sue lontane memorie.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ricorda poi l’autrice di aver incontrato Erede proprio il giorno prima della sua morte, sopravvenuta il 25 Marzo 1909.
In quell’occasione lei disse al vecchio patriota, ormai ottantanovenne, che nell’aria si sentiva profumo di violette.
Alla sera, rientrando a casa, trovò un mazzo di violette omaggio gentile del sensibile Antonio Erede.
E di lui si ricorda anche l’anonimo giornalista del quotidiano Il Lavoro che scrisse la memoria del patriota sul giornale in data 26 Marzo 1909.
Egli racconta di averlo incontrato in Via Luccoli, alle 10 del mattino del giorno precedente, quello della sua morte.

Erede indossava il suo solito scialle e si era lamentato di non aver ricevuto, a causa di un disguido postale, l’invito a una festa patriottica tenutasi la domenica precedente.
“Perché io non manco mai!” Soggiunse.
Ed era davvero così, Erede era rimasto il fervente patriota di sempre.
E scrive ancora il giornalista che il fiero capitano aveva scritto sul suo biglietto da visita: Ufficiale della Repubblica in aspettativa.
Per amor di precisione aggiungo che il giornalista scrive che Erede, all’epoca della sua morte, abitava in una dimora in Via di Ravecca.

Al suo funerale ci fu grande partecipazione: c’erano i membri della Confederazione Operaia, diverse altre associazioni con la bandiera, una rappresentanza delle scuole popolari e altri personaggi illustri del tempo.
Secondo le sue volontà Antonio Andrea Erede venne cremato e le sue ceneri riposano nel Tempio Crematorio di Staglieno.
E io che non conoscevo la sua storia sono così andata a cercarlo.
La lapide in sua memoria riporta solo i dati anagrafici, non c’è traccia del suo tumultuoso passato e del suo contributo alla storia della nostra nazione.
Così ho voluto rendergli omaggio: qui riposa il Capitano Antonio Andrea Erede, patriota, mazziniano e Ufficiale della Repubblica in aspettativa.

L’edicola della Madonna in Salita della Fava Greca

È un’antica edicola sita nella città vecchia, in una traversa di Via di Ravecca.

Si trova in Salita della Fava Greca e percorrendo questo caruggio troverete la bella edicola posta ad angolo all’incrocio con Vico di Coccagna.

Accanto alle finestre davanti alle quali sbocciano i ciclamini bianchi così si conserva l’edicola che un tempo ospitava una statua della Madonna della Concezione oggi non più presente.

Piccoli angeli la abbelliscono nella ricchezza dei decori.

E purtroppo uno di essi ha subito dei danneggiamenti.

Nel marmo rimane però ancora questa commovente infantile dolcezza.

E in questa sontuosa cornice, sotto la grata, è collocata una statua della Madonna con il Bambino.

Nella consueta bellezza di questi luoghi dove la sacralità e la vita quotidiana si mescolano con autentica armonia.

Sotto l’azzurro di Genova, in Salita della Fava Greca.

Panni stesi di marzo nei caruggi di Genova

E ritorniamo ad ammirare la bellezza dei panni stesi nei caruggi di Genova, in una straordinaria giornata di sole tutti si sono affrettati a fare il bucato e così ecco i colori della primavera dondolare al vento davanti alle fiere torri di Porta Soprana.

Percorrendo Via di Ravecca ci si ritrova, ancora una volta, in una sorta di dipinto caratteristico e denso di vita.

E il cielo è chiaro, luminoso, celeste.

Tra le case sono tese le corde da stendere.

E la brezza leggera solleva le tovaglie e i lenzuoli che danzano così in mezzo alla via.

E altri contrasti ancora ci accolgono in Vico del Dragone.

E l’azzurro sovrasta le persiane in Vico Boccadoro.

Tra le tinte chiare di Vico del Fico spicca, davanti a una finestra, un’allegria di viola.

Sarà un colore alla moda, forse, l’ho trovato in una diversa sfumatura anche in Via San Bernardo.

Finestre, panni stesi, caruggi.

E su Piazza San Giorgio il turchese di marzo, così profumato di mare e di freschezza genovese.

La magia di Vico delle Fate

La magia di Vico delle Fate è già nel suo toponimo e in questa quiete silenziosa, nei colori che la luce sa rendere vividi.
Così si osserva il nostro caruggio, tra Vico del Fico e Via di Ravecca.

Queste sfumature incantevoli della città vecchia diventano più tenui e assumono toni pastello quando il cielo è velato dalle nuvole: è la magia del Vico delle Fate.

E qui, salendo verso Ravecca, si trova un’edicola vuota, un tempo ospitava una statua della Madonna con il Bambino.

Il Vico delle Fate si incrocia così con il Vico del Dragone sul quale, in certe giornate, cade così splendente la luce del sole tagliando in due il nostro caruggetto magico.

Un vicoletto breve e da poco, si dirà, eppure ha conservato ben tre delle sue targhe storiche, doveva essercene anche una quarta all’inizio del vicolo.
Ai tempo nostri ce ne sono tre e sono piccoli tesori di un tempo lontano.

E anche questa, se volete, è la magia del Vico delle Fate.

Non potrete mai perdervi in questo vicoletto, l’antica saggezza di chi ci ha preceduto ha voluto che ovunque vi venisse ricordato dove vi trovate.

E poi riguardando ancora il Vico delle Fate con gli occhi di un’altra epoca lo troverete particolarmente vivace e pieno di gente che va e viene, quelli che abitano qui si conoscono tutti e, come ho letto sulla mia copia della Guida Pagano del 1927, in quell’anno in Vico delle Fate c’erano un fabbro, un ottoniere e un fornito pollivendolo.
E inoltre va ricordato che c’erano anche due osterie dove di certo si serviva il vino buono per brindare alla bellezza della vita.

Ogni luogo ha la propria storia, le sue memorie dimenticate, le vicende di un quotidiano che poi, nel tempo, è mutato.
Rimane, in questa parte della città vecchia, la semplice magia di Vico delle Fate.

Via di Ravecca: l’edicola di San Giovanni Battista

È in una parte magnifica della città vecchia, a pochi passi da Porta Soprana ecco la nostra colorata e inconfondibile Via di Ravecca: salendo per questa antica strada si nota nel suo candore la bella edicola di San Giovanni Battista.

Là, sul muro di un vetusto palazzo, tra Vico Gattilusio e Via di Ravecca.

Così venne effigiato in tempi distanti il patrono della nostra città.

Ai piedi del Santo ci sono l’agnello e un serpente, un’antica iscrizione ci permette poi di stabilire che questa statua risale al lontano 1616.

E certo questo fu uno dei luoghi di lontane devozioni, percorrendo questa strada si ammira la bella immagine del Santo nella prospettiva di Via di Ravecca con i suoi panni stesi.

Nella splendida verticalità di questi caruggi dai colori caldi e vivaci.

Sui genovesi e su coloro che percorrono queste vie ancora vigila San Giovanni Battista.

E così si staglia sotto il cielo della Superba.

In questa strada antica, tra le finestre di una casa, così tra noi resta ancora l’edicola di San Giovanni Battista.