Stupore e Tremori

Celebre scrittrice belga, Amélie Nothomb ha firmato numerosi romanzi di riconosciuto successo e alcuni di questi fanno parte della mia libreria.
Iniziai da questo libro, diversi anni fa.
Avevo letto che tra quelle pagine c’erano accenni di autobiografia e pensai che non ci fosse modo migliore per avvicinarmi a questa autrice.
Stupore e tremori, il titolo di questo romanzo fa riferimento al protocollo nipponico: all’imperatore ci si rivolge con questa disposizione dell’animo, con stupore e tremori.
Ed è proprio l’Oriente lo scenario del romanzo.
Amélie, cresciuta in Giappone, vi ritorna da giovane donna e trova lavoro presso una quotata multinazionale nipponica, la trama del romanzo si snoda proprio tra le innumerevoli disavventure lavorative della protagonista.
La scrittura della Nothomb è svelta, immediata e di sicuro effetto, l’autrice ricorre spesso all’uso sapiente del dialogo, nei suoi romanzi ci si trova immersi in una piacevole leggerezza venata da graffiante ironia, arte nella quale Amélie è una vera maestra.
L’autrice restituisce al lettore una sapiente miscela di sogno e di realtà, la Nothomb sa farvi scivolare lentamente tra sensazioni ed emozioni diverse, vi tiene in bilico tra l’incubo e la trasognata lievità.
Stupori e tremori, la società giapponese con le sue gerarchie e le sue regole difficili da comprendere per la giovane impiegata occidentale, la sua esperienza nell’ufficio nel quale lavora si rivela una sfida ardua da sostenere.
Amélie non fa carriera, anzi il tempo scorre e lei riceve mansioni sempre più sconcertanti, se ancora non avete letto il libro vi lascio il piacere di scoprire i dettagli.
Questo romanzo è stato per me una gradita sorpresa, in particolare perché ho scoperto che io e Amélie abbiamo qualcosa in comune, apparteniamo entrambe a quella categoria di persone scarsamente versate per la matematica.
Amélie deve fare calcoli? Ecco cosa accade:

Mi corre l’obbligo, per inciso, di segnalare il seguente prodigio; mi sbagliai mille volte, il che sarebbe stato deprimente quanto una musica ripetitiva, se i miei mille errori non fossero stati ogni volta diversi: ottenni, per ciascun calcolo, mille risultati differenti. Ero geniale.

Leggo e mi rivedo in uno specchio.
E ancora, c’è una frase che sottolineai a matita quando lessi questo libro, queste sono le parole pronunciate da Amélie davanti a colei che le ha assegnato un lavoro con certe fatture, mansione che Amélie non ha svolto nella maniera corretta.

Credo che sia questo il problema della gente delle mia specie. Se la nostra intelligenza non viene sollecitata, il cervello si addormenta. Da qui i miei errori.

Tenere sveglia la nostra intelligenza, è questo che rende la vita una stimolante e continua scoperta.
Si sorride amaramente e certe situazioni sono quasi paradossali: lei che rimane a dormire in ufficio per portare a termine il suo lavoro, lei che quando resta sola si mette a saltare sulle scrivanie.
E nel tracciare le caratteristiche della società giapponese la Nothomb non manca di descrivere con cura la condizione della donna e certe tappe della vita considerate obbligatorie.
Una scrittrice che sa mostrare la realtà, lei guarda il mondo e sa cogliere la sua dolce crudeltà o se preferite la sua crudele dolcezza, al contempo sa vedere ed esaltare il valore assoluto della bellezza.
Se ancora non conoscete Amélie Nothomb provate a leggere Stupore e tremori, il romanzo è stato anche premiato con il Grand Prix du Roman dell’Académie française, sono poco più di cento pagine, è una lettura piacevole e scorrevole.
Troverete una giovane donna e i suoi desideri che si scontrano con il mondo reale e resterete lì, con lei, in bilico tra sogno e incubo, tra dure regole e voli di fantasia.
Ed è la fantasia che ti salva, a volte.
Eccola lì, Amélie, ha la risposta giusta a una certa domanda.

Si può sapere cosa sta facendo? – mi domandò con voce aspra.
– Sogno. Non le succede mai?