Chicco Caffè: cose buone in Piazza Colombo

Vi porto con me alla scoperta di un negozio storico che tra i genovesi certo non ha bisogno di presentazione.
Chicco Caffè, sotto gli eleganti portici di Piazza Colombo, è una vera e propria istituzione, l’attività della famiglia Toncini esiste infatti da più di settant’anni e qui si soddisfano le più svariate golosità, con una vasta scelta di prodotti che provengono da ogni parte del mondo.
E infatti, entrando da Chicco Caffè, sinceramente non si sa da che parte guardare!

Ci sono infiniti tipi di tè, infusi e tisane, ma anche teiere e cialde per le macchinette del caffè.

Miele, conserve e marmellate, qui trovate la selezione delle raffinate marmellate inglesi di Wilkin & Son che sono tra le mie preferite.

E trovo qui anche gli adorati crackers della Carr’s.

Naturalmente ci sono anche le specialità locali, come il pesto, il pandolce e i dolcetti delle feste e però a me hanno sempre incuriosito i prodotti stranieri, alcuni di essi li ho sempre trovati solo qui.

E poi bontà a non finire, non credo che saprei elencarle tutte: salse, sughi, diverse varietà di aceto balsamico, le zuppe Campbell’s, la Marmite e la Custard Cream, le senapi, le olive e le spezie, la mostarda e il sale dell’Himalaya.

E poi sciroppi, caramelle di ogni tipo, cioccolata e cioccolatini e naturalmente le molte varietà di caffè che potete trovare in una torrefazione.

Devo dire che il mio angolo preferito resta quello delle marmellate, qui si sa sempre cosa trovare per un’ottima merenda.

E qui potete acquistare sempre qualcosa di speciale per voi o per i vostri amici.

Io che amo i prodotti della terra di Albione non ho saputo resistere al caramello salato e così tra le altre cose mi sono aggiudicata anche questo invitante vasetto.

Diamo ancora uno sguardo alla vetrina di questo negozio che è veramente un paradiso di delizie.

Sono le cose buone che trovate da Chicco Caffè, in Piazza Colombo.

Il profumo del caffè

Chi è quel giovane che viene verso di noi in Regent Street con un garofano all’occhiello e un bastone da passeggio in mano? Potremmo dedurre che sia facoltoso, poiché indossa abiti all’ultima moda, ma avremmo torto; potremmo giungere alla conclusione che ami la raffinatezza, giacché si ferma a guardare la vetrina di Liberty, il nuovo negozio dedicato alle ultime tendenze dello stile – o forse sta solo ammirando il proprio riflesso, i ricci che gli sfiorano le spalle rendendolo diverso dagli altri passanti?

Londra, 1896: l’eccentrico personaggio è Robert Wallis, sfaccendato dandy ventiduenne dalle indefinite ambizioni letterarie e protagonista del romanzo Il profumo del caffè di Anthony Capella edito da Beat Edizioni.
Wallis ha doti particolari: il suo palato è infatti straordinariamente sensibile e inoltre egli è capace di trovare le parole perfette per descrivere ogni gusto.
Un giorno trova sul suo cammino un certo Samuel Pinker, mercante di caffè che vorrebbe realizzare un cofanetto che sia una sorta di dizionario del caffè con lo scopo di utilizzarlo poi per i suoi commerci.
Pinker coinvolge così il giovane Robert nella realizzazione del magnifico Metodo Pinker Wallis per la descrizione e classificazione dei vari aromi di caffè, nel corso di questa impresa Wallis conoscerà Emily, la figlia di Pinker, innamorandosene fino a progettare il matrimonio, con sconcerto del padre di lei.
Questo romanzo elegante e raffinato è ambientato con armonia nell’Inghilterra vittoriana del quale l’autore conosce bene le maniere, i modi, gli stili e i luoghi.
Non mancano allusioni e riferimenti alla vicenda di Oscar Wilde, il più celebre dandy, il nostro Wallis a volte pronuncia persino parole che sono un aperto omaggio all’autore irlandese:

“Le donne sono decorative. È il segreto del loro successo.”

In questo romanzo ricco e niente affatto prevedibile lo scenario poi si sposta in Africa dove Wallis verrà inviato da Pinker per realizzare una piantagione di caffè.
Lontano da Emily, immerso in un’ammaliante cornice esotica, Robert si lascia sedurre e avvolgere da un nuovo amore sensuale e coinvolgente che ha il volto bellissimo della schiava Fikre.
E ogni respiro ha il profumo del caffè:

La sua pelle ha il sapore del caffè: ha lavorato in mezzo ai sacchi di Bey tutto il giorno e le labbra e il collo hanno ancora il gusto affumicato e tostato dei chicchi torrefatti. C’è anche qualcosa d’altro, un mélange di spezie, di profumi: cardamomo, acqua di rose, mirra.

E la vita è dolcezza, passione, estasi dei sensi e meraviglia:

Profumava di caffè: quel sapore era in ogni bacio, il profumo dei forni di torrefazione le si annidava nei capelli. Le sue mani erano caffè; le sue labbra erano caffè; era nell’aroma della sua pelle e nell’umore acqueo che le si raccoglieva agli angoli degli occhi.

E quando tutto sembra seguire il suo corso il destino cambia ancora una volta le carte in tavola.
Movimentato, ricco di colpi di scena, di cambi di scenario e di rivelazioni, questo romanzo si rivela una gradevolissima lettura scritta con garbo e competenza.
Tra i vari argomenti, l’autore affronta tematiche importanti come le cure dell’epoca sui trattamenti dell’isteria e le lotte appassionate del movimento delle suffragette tra le cui fila, nella parte finale del romanzo, troveremo la caparbia Emily.
Una storia inattesa e sorprendente, a tratta amara e imprevedibile, un romanzo per me piacevole come Il Pasticciere del Re, l’altro libro di Capella da me recensito tempo fa in questo post.
Il profumo del caffè è, in definitiva, un viaggio alla scoperta di se stessi con lo stupore di ritrovarsi nel luogo e nel contesto che forse non si sarebbe immaginato, con una rinnovata quieta dolcezza che permette persino di riconoscere il proprio cammino nel mondo.

Non intendo limitarmi ad affermare che ogni storia d’amore sia diversa dalle altre. Invece, l’amore stesso non è fatto di un’emozione sola ma di molte. Proprio come un buon caffè odora, forse, di cuoio, tabacco e caprifoglio, così l’amore è un misto di sentimenti diversi … Non esiste un codice o un regolamento capace di guidarvi tra questi misteri. Alcuni si svelano solo andando in capo al mondo, si intuiscono nello sguardo di uno sconosciuto. Altri si ritrovano in camera da letto, altri ancora in una strada affollata. Alcuni vi bruceranno come una farfalla notturna, lambendovi con le loro fiamme, e altri vi avvolgeranno in un dolce tepore. Alcuni vi procureranno piacere, altri felicità, e altri ancora – se siete fortunati – vi daranno entrambe le cose.

Ritratto di dama con tazzina di caffè

Tra tutte le creature del passato che si incontrano passeggiando nei nostri musei alcune colpiscono di più la nostra immaginazione e suscitano la nostra curiosità.
Ad esempio lei, nel mio caso.
Non ne conosco il nome ma il suo volto gentile ci è così restituito dal mirabile talento di un artista del tempo lontano.
Il dipinto dal titolo Ritratto di dama con tazzina di caffè è attribuito al pittore settecentesco Giovanni David e si trova esposto a Palazzo Bianco che è uno dei Musei di Strada Nuova.
Lei mi è sempre sembrata così svagata e quasi deliziosamente distratta: ha il capo coperto, un fiocco dalle raffinate tonalità cremisi, una leggerezza di pizzi e di diversi candori.
Tiene il capo leggermente reclinato, la mano sinistra in questa posa leziosamente femminile e tra le dita dell’altra mano regge una tazzina di raffinata porcellana.
E con questa dolcezza che le è propria si appresta così a sorseggiare il suo fumante caffè, elegante dama misteriosa che ancora ci osserva nella sala di un museo genovese.

Dolceamaro Caffè Boasi: cose buone nei caruggi

Il tempo delle feste è anche sinonimo di cose buone ma ci sono luoghi dove è sempre tempo per certe dolci delizie.
E oggi vi porto in un negozietto che si trova nei miei amati caruggi e precisamente in Vico Inferiore del Ferro, i genovesi si servono in questa bottega ormai da molti anni.

Il negozio nacque su iniziativa dei fratelli Manlio, Marco e Mario Boasi che nel 1930 aprirono una torrefazione in Vico Salvaghi, quel negozio rimase gravemente danneggiato durante la II Guerra Mondiale e così i tre intraprendenti fratelli aprirono la loro bottega in Vico Inferiore del Ferro, dapprima nella parte ora destinata a magazzino.
In seguito la torrefazione si ampliò e fu trasferita a Molassana, nel dopoguerra nacque così la TAG (Torrefattori Associati Genova) e in tempi più recenti Boasi ha spostato la sua torrefazione prima in Via Spalato e a Serravalle Scrivia.

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Resta ancora quel negozietto magnifico che conserva il suo fascino antico e i suoi arredi originali.

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E lo ricordo da sempre così ricco ed invitante, fin da ragazzina mi sono sempre soffermata davanti a quelle vetrine che sono un vero tripudio di colori e di bontà.

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Ci sono le miscele per il tè, le tisane e gli infusi profumati.

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E parlando con l’attuale proprietaria di questo negozio ho scoperto alcune curiosità: ad esempio la barra alla quale sono appese certe confezioni regalo era una tempo usata per la melassa, lo avreste mai detto?

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Ed ecco la bella vetrina con le sue bontà golose.

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Ci sono i vari tipi di caffè per tutti i gusti.

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E qui trovate anche il caffè crudo.

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Del resto in questa piccola bottega si celano i veri segreti dell’arte della torrefazione.

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E sul muro del vicolo spicca il bellissimo mosaico dai colori caldi.

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In questa bella bottega trovate veramente cose buone per tutti: cioccolatini, caramelle e bonbon, zuccherini, sciroppi, biscotti, creme spalmabili e dolcetti a volontà.
Splendide le confezioni regalo che fanno bella mostra in una delle vetrine.

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Non mancano il miele e la marmellata, tante sono le bontà per i più piccini.

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E ci sono ceste ricolme di cioccolatini e i dolci delle feste, canestrelli, cantucci e biscotti allo zenzero, qui trovate anche le bontà tipiche di altre tradizioni.

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Questa è una vera bottega delle delizie e se siete genovesi certamente anche voi già la conoscete e vi sarete fermati infinite volte davanti alle sue vetrine.
È Dolceamaro Caffè Boasi con le sue cose buone nei caruggi.

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Un cuore

All’improvviso, un cuore.
E i suoi contorni vaghi e tremuli, come le cose incerte e le esitazioni.
Un cuore?
Inatteso come una sorpresa, come un regalo che non ti aspetti.
Un cuore e non l’ha disegnato nessuno: è apparso, lo ha tracciato un rivolo d’acqua.
E allora, guarda.
Sul marmo.
Prima che che si perda, prima che svanisca per divenire nulla.
Un cuore?
Era la fine d’agosto, ero in campagna.
Ed è apparso così.
Polvere.
Fondi di caffè.
O forse no?
No, è soltanto un cuore, un cuore all’improvviso.

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