C’è un luogo dove ogni tanto passo, scendo giù dai Quattro Canti di San Francesco, una delle traverse è proprio Vico di Porta Nuova.
E non è il solo posto dove vado in cerca di memoria, ogni volta che capito al Carmine penso a lei, alla mia trisnonna: Maria, un nome semplice per una persona comune di origini contadine.
Lei, il suo amore e i loro bambini vissero là, in Piazzetta della Giuggiola.

E a dire il vero della loro esistenza ho scoperto tutto io, ho scartabellato per ore tra archivi, censimenti e faldoni polverosi, da questa ricerca e da quelle pagine è emersa la storia di un amore avventuroso.
E forse quei giorni al Carmine furono i più felici per loro, non posso saperlo.
Tempo dopo lui morì e lei, sola con i suoi figli, andò a vivere in Vico di Porta Nuova e questa è la ragione per cui spesso vado da quelle parti.

Cammino su e giù, poi mi fermo davanti a quel portone.
Poi vado fino in fondo, torno indietro, non incontro mai nessuno.
Ed è una strana sensazione, so di attraversare la stessa strada percorsa da lei, lei della quale non so nulla, lei della quale non esiste ricordo, nessuno nella mia famiglia lo ha tramandato.
Eppure.
Eppure io di lei ho acquisito dati, notizie, trasferimenti.
E per questo vado in Vico di Porta Nuova, forse un giorno suonerò il campanello della casa dove lei visse.
E mentre mi trovo in quei caruggi mi viene alla mente tutto ciò che non potrò mai conoscere, l”elenco è infinito, aggiungo ogni giorno una domanda alla quale non so trovare risposta.
Quante gonne avevi, Maria?
Quante scarpe, camicie e scialli per coprirti dal freddo?
Quante matite nella tua casa? Una per ogni bambino oppure di più?
Cosa mettevi sulla tavola quando veniva l’ora di cena, quando eri qui sola e lui, il tuo amore, non c’era più?
A che ora si accendeva la candela, in quella tua casa nei caruggi?
E dimmi, lo hai mai letto un libro? Eh, cari amici, vi parrà strano ma questo è uno degli interrogativi che mi pongo più spesso.
C’è un confine che separa i freddi dati anagrafici dalla vita reale delle persone, è impossibile valicarlo se nessuno ti ha mai raccontato com’era il quotidiano in quelle stanze dove tu non sei mai stata.
Avevi un anello, una catenina, un ricordo più caro degli altri?
Domande, domande, ancora domande.
E intanto cammino, su e giù per Vico di Porta Nuova.
E non c’è nessuno.
E forse mi pare di vederla, in lontananza, con la sua cesta, va verso casa, l’ultima nella quale ha abitato.
E poi alzo gli occhi verso una finestra, una qualunque.
E c’è un bagliore di verde.
A te piaceva quel colore?
A dire il vero non è tra i miei preferiti ma qui nei caruggi tutto assume una luce diversa, da sempre.

Restano le mie domande, non troverò mai le risposte ed io questo lo so bene.
Lascio così Vico di Porta Nuova, so che tornerò di nuovo, ogni volta che scendo alla Maddalena faccio questa piccola deviazione.
Proseguo il mio giro perdendomi in quei caruggi che tanto amo, sapendo che li ha percorsi anche lei, Maria.
E a volte alzo gli occhi verso il cielo, il cielo non muta, da sempre sovrasta le gioie e gli affanni degli uomini.
Uno sguardo, un solo istante.
E in quel momento un solo pensiero, intimamente spero che anche tu, Maria, abbia guardato questo cielo proprio così, proprio come me.
È il cielo a guardare noi, al di là del tempo che ci separa.
