C’era una volta una bella merceria e si trovava in una delle strade del mio quartiere, ad esser precisi era in Corso Solferino.
E c’è stato un periodo, parecchi anni fa, in cui passavo sempre a fare acquisti in certi negozi di quella via e tra gli altri andavo anche in quella bella merceria.
Ora, non posso dire di essere stata un’affezionata cliente perché questa zona non è proprio vicina a casa mia, però ricordo di essere stata diverse volte in quel negozio.
Era, come vi dicevo, una bella merceria, uno di quei negozi dove si comprano la biancheria, le calze, i pigiami e le camicie da notte che se ne stanno richiusi nelle loro scatole.
Poi da qualche parte ci saranno stati scomparti con bottoni, cerniere, automatici, forbici, nastri, elastici, gros-grain di svariati colori e chissà che altro.
Le mercerie sono un mondo straordinario, secondo me!
Rammento così di aver fatto qualche acquisto in quella bella merceria e soprattutto mi ricordo la signora che c’era dietro il bancone, devo a lei la memoria cara di quel posto perché lei era un signora molto garbata, esile e minuta, abbastanza avanti negli anni, sapete, mi ricordo che aveva quella particolare pacata gentilezza che non si usa più, mi è proprio rimasta impressa.
Poi, un giorno ho trovato il negozio chiuso, direi ormai parecchio tempo fa.
È un peccato che spariscano le mercerie, ci servono pure sempre le calze, i pigiami e anche i bottoni e le cerniere e soprattutto i sorrisi delle signore gentili come si usava una volta, vero?
Io penso di sì, ecco.
Mi sembra sempre che i piccoli negozi facciano in qualche modo parte del nostro quotidiano, sono i posti dove ci ricordiamo anche di noi pur essendoci stati soltanto qualche volta, preservarli è prezioso per tutti noi.
L’altra mattina passavo da quelle parti e, come già mi era successo in passato, ho notato l’insegna del negozio.
Così mi sono fermata a fotografarla, è pur sempre un modo per ricordare che c’era una volta una bella merceria.
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La voce dell’autunno
La voce dell’autunno è un sussurro nostalgico che sempre ritorna spirando tra i rami, soffiando sulle foglie per donare loro un sfumatura dorata e così accade al grande albero che si trova a Parco dell’Acquasola.
E i colori caldi tingono di sfumature diversi i corsi della nostra Circonvallazione a Monte.
La voce dell’autunno si ode improvvisa e lascia foglie accartocciate su quei gradini dove in primavera cadono i fiori leggeri del glicine odoroso.
La voce dell’autunno ravviva con le sue calde tonalità il muraglione di Via Domenico Chiodo.
E le bacche rosse pendono da certi rami generosi.
L’autunno ha le sue dolcezze, i suoi umori, i suoi languidi silenzi e le sue gioie improvvise.
E anche negli orti di città ecco maturare le magnifiche zucche dalla ricca polpa.
Di giallo e d’arancio, colori distintivi di questi mesi che precedono l’inverno.
Così si ascolta la voce dell’autunno mentre le foglie accartocciate scricchiolano sotto le scarpe come una sinfonia che sempre amiamo ascoltiamo in questa stagione.
Foglie d’autunno in Circonvallazione a Monte
Ecco poi le ultime foglie, tormentate da vento gagliardo cadono giù e così si posano sulle curve e sui marciapiedi di Via Piaggio.
Restano arrese su certi gradini di marmo ad accartocciarsi al sole.
Dondolano contro il cielo blu e incorniciano il terrazzo e le finestre di un bel palazzo di Corso Paganini.
Fremono le dorate foglie tenaci, le poche abbarbicate a certi rami quasi spogli luccicano preziose.
Camminare lungo i corsi della nostra Circonvallazione a Monte in questa stagione offre lo spettacolo di un’incantevole magia e ci fa riflettere sulla vera anima della città ottocentesca con i suoi eleganti corsi pensati per il passeggio e per la quiete che si poteva trovare in questa tranquilla zona genovese.
I nostri moderni mezzi di trasporto, pur così utili e naturalmente necessari, non si armonizzano proprio alla perfezione con questa antica idea di città.
Provate a immaginare di passeggiare in Corso Magenta in un tempo diverso dal nostro, sotto la luce di questi colori.
È un oro lucente che così si staglia contro questo azzurro così limpido.
E il grande albero mostra tutta la sua gloriosa bellezza autunnale.
Altre foglie arrossiscono e si agitano sospinte dall’implacabile vento.
E i toni di questa stagione vibrano caldi sulla prospettiva di Corso Solferino.
Verrà ancora più freddo, arriverà l’inverno, adesso ancora fremono gloriose le fogli d’autunno in Circonvallazione a Monte.
Gli illustri custodi di Corso Solferino
Accadde un bel giorno e del tutto per caso, camminando in una strada del mio quartiere mi capitò di notare certi dettagli che non avevo mai veduto prima: non si finisce davvero mai di scoprire la propria città, così dice un mio caro amico e non saprei dargli torto.
Dunque mi trovavo a passeggiare sotto gli alberi di Corso Solferino, una pianeggiante ed elegante arteria della nostra Circonvallazione a Monte.
Ad un tratto, alzando lo sguardo verso un certo edificio tardo ottocentesco, vidi con mio stupore i volti di alcuni illustri italiani effigiati in sculture apposte sopra ad alcune finestre.
Chi progettò questo edificio volle, con tutta evidenza, rendere omaggio al genio italico, all’estro, alla creatività, al talento e all’unicità che resero questi uomini immortali.
E così sulla facciata di questo edificio si può ammirare il volto saggio e severo di Dante Alighieri, tra l’altro questo 2021 sarà l’anno delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, croce e delizia degli studenti e autore di versi davvero imperituri.
A vigilare attento su Corso Solferino c’è anche un celebre genovese, è il più grande dei navigatori, è il nostro Cristoforo Colombo.
E ancora, ecco il volto pensoso di uno dei padri della scienza, l’illustre Galileo Galilei.
L’Italia è terra di artisti e ha donato al mondo alcuni dei più stimati ed eccelsi pittori, tra di essi viene qui ricordato Raffaello Sanzio dai tratti così delicati e regolari.
E infine, a concludere questa galleria di celebri italiani, ecco il viso austero di Michelangelo Buonarroti.
Sono figure importanti e personalità che hanno dato lustro alla nostra nazione: questi sono gli illustri custodi di Corso Solferino.
Scoprendo Salita Inferiore di San Rocchino
Vi porto con me, giù per una bella creuza, Salita Inferiore di San Rocchino è una via del mio quartiere eppure l’ho percorsa per la prima volta proprio pochi giorni fa.
E inizia così la mia passeggiata, con lo sguardo che incontra i panni stesi su Passo dell’Acquidotto, scendiamo da qui e seguiamo i mattoni rossi davanti a noi.
Una creuza mai veduta è sempre un’emozionante scoperta, io la percorro da qui dove essa termina, a pochi passi da Corso Solferino.
E se ti guardi indietro è grigio e rosso, tinte che raccontano Genova.
E apprezzo sempre le buone abitudini del passato come quella di indicare la data di costruzione dei palazzi.
Scendo, lungo la creuza che nei tempi antichi, come scrive Amedeo Pescio, era detta Crösa do Formaggiâ dalla bottega di un certo pizzicagnolo, in seguito prese il nome da un’antica chiesa che era appunto dedicata a San Rocchino.
La strada si perde tra le case colorate, sovrastata da un ritaglio blu.
E a dire il vero c’era un discreto andirivieni di gente mentre seguivo con gli occhi la via disegnata nel cielo.
Qui, in questo tratto, c’è una scuola, è l’Istituto San Giuseppe e mi piacerebbe poter visitare questo edificio.
E intanto ho trovato su quel muro una porta dipinta, effimera e armoniosa illusione tipicamente ligure.
Ed è lunga e tortuosa Salita Inferiore San Rocchino, scende ripida tra finestre e muriccioli, immersa nel suo magnifico silenzio.
Sono così le creuze di Genova, luoghi di quieta bellezza sospesa.
E non sai mai cosa vedrai tra le case di una creuza, sono le inconsuete prospettive di Genova.
Cielo azzurro e diverse sfumature della Superba.
E la discesa va giù, a precipizio.
Tra piante, balconi e ancora silenzio.
Mentre nuvole rapide navigano in cielo.
Sono faticose le creuze di Genova, se vuoi sfidare la loro pendenza allora a volte possono essere anche impegnative.
E chiaramente ho incontrato un gatto che circospetto si è infilato tra le sbarre di un cancello per poi nascondersi con la consueta eleganza.
Sono così le creuze di Genova, se non le hai mai percorse non riuscirai ad intuirne la fine, non saprai capire quanta strada hai ancora da fare.
Gradino dopo gradino, sotto il cielo della Superba.
E poi ti volti ancora indietro e vedi la curva che scompare tra le case, le tinte armoniose, la via che ti lasci alle spalle.
Mentre il sole intanto accarezza finestre, vasetti di coccio e foglioline.
E si giunge così al termine di questa passeggiata, Salita Inferiore di San Rocchino sbuca nei pressi di Piazza Marsala, qui c’è il suo inizio, nel pieno centro cittadino.
E si snoda così, tra luce e ombra, con la bellezza semplice di una tipica creuza genovese.












































