Questa è la storia di un uomo inseguito dalla giustizia: è il Conte Gaetano Lechi, originario di Brescia, evaso con una rocambolesca fuga dai Piombi di Venezia nell’anno 1785.
E dopo varie vicissitudini il nostro arriva nella Superba, non so dirvi dove abitasse ma lo immagino aggirarsi circospetto in certi intricati caruggi che anch’io percorro abitualmente.
E dunque, Gaetano riuscì a passare inosservato per lungo tempo, faceva i suoi affari senza dare nell’occhio ma un giorno quelli del Governo vennero a sapere cosa combinava in città.
A quanto pare costui si occupava di vendere certi libri moralmente deprecabili, diciamo così, per di più i suoi tomi erano pure arricchiti da espliciti disegni opera di un pittore che poi morì pazzo.
Ah, come al solito la vita è più fantasiosa della trama di un romanzo!
E insomma, a qualcuno questa faccenda non piaceva affatto e si premurò così di avvertire le competenti autorità.
E come si usava all’epoca, il denunciante si servì di un biglietto di calice, proteste e lamentele alle autorità a quei tempi venivano scritte su un foglio e poi imbucate nell’apposita cassetta dove si trovava il calice nel quale cadevano i biglietti.
Palazzo Ducale
L’anonimo cittadino che si era preso la briga di segnalare la losca condotta del Lechi scrive in maniera sdegnata, sottolineando che costui va pure in giro vantandosi dei suoi misfatti!
E dice che a Genova arrivano delinquenti da ogni parte, ci manca solo questo foresto a portare scompiglio in città!
A quanto pare i Serenissimi non furono particolarmente solleciti nel raccogliere questa accusa, dovettero però riconsiderare il caso quando arrivò un’ulteriore denuncia.
Sapete cos’era successo?
Il conte si era incapricciato di una giovane fanciulla orfana e con lei intratteneva un torbida relazione, era urgente porre rimedio a questa incresciosa situazione.
Gli venne dato lo sfratto con la minaccia del carcere.
Lui però era furbo, era un uomo dalle mille risorse, non c’era modo che le guardie riuscissero ad arrestarlo.
Il Conte aveva studiato un astuto stratagemma, per cautela si era trasferito a bordo di una nave.
Poi, debitamente travestito per non farsi riconoscere, con la dovuta circospezione usava scendere a terra e andarsene tranquillamente a casa sua, dove avvenivano i suoi incontri con la ragazza.
E vi dirò di più, aveva fatto sposare la cameriera di lei con un suo servo, così quest’ultimo poteva fare da tramite con la fanciulla genovese che lo faceva tanto sospirare.
Insomma, la situazione era spinosa e complicata, alla fin fine, svelate le trame del Lechi, si presero provvedimenti drastici.
La casa fu chiusa, il fratello della ragazza fu messo agli arresti, i servi furono tutti licenziati.
E il Conte Lechi, con buona pace di tutti, svanì nel nulla e non si fece mai più vedere.
Chissà se quella ragazza lo ha aspettato a lungo.
Forse da qualche parte, in questa città, ci sono ancora muri che potrebbero raccontare ciò che non sappiamo di questa storia.



