5 Dicembre 2013, A Compagna e la statua di Balilla

Immaginate un giorno d’autunno, nel quartiere di Portoria, nell’anno 1881.
Ci sono le autorità, la fanfara dei pompieri, i servitori con la livrea di gala,  ci sono diverse associazioni, ognuna reca il proprio stendardo.
Si inaugura il nuovo basamento della statua di Balilla, il ragazzino che il 5 dicembre 1746 scagliando un sasso diede il via alla rivolta del popolo di Genova contro gli austriaci.
E si suonano canti patriottici, si sosta in Vico Capriata, dove un tempo era la casa di Balilla.
E poi viene posta ai piedi della statua una corona arricchita di nastri.
Portoria è un tripudio di gioia e di orgoglio.

Piazza Pammatone (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Le finestre sono tutte illuminate, tremano le fiamme delle candele, Via Roma è uno sfavillio di archi luminosi e in cima alla strada trionfa una stella d’Italia tricolore e al di sotto, a grandi lettere, si legge il nome di Balilla.
E poi ancora, luci bianche, rosse e verdi lungo i viali dell’Acquasola.
E gente che si riversa per le strade del quartiere, nei caffè e nelle locande, a sera i  fuochi artificiali rischiarano il cielo.
Una grande festa in nome di Balilla.
Il racconto di quella giornata è riportato da un anonimo giornalista sul Caffaro del 3 Ottobre 1881.
Ne sono venuta a conoscenza grazie al mio amico Vittorio Laura, collezionista di storie e di cimeli genovesi.
Vittorio ha pubblicato questo articolo in un libretto di otto pagine, il così detto ottavino.
I suoi ottavini sono delle vere perle, io li possiedo tutti perché Vittorio me li ha regalati e lo ringrazio ancora di avermi donato un prezioso cofanetto ricco di notizie rare su Genova come questo racconto che ci conduce a Portoria, nel 1881.

Piazza Pammatone

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E veniamo ai giorni nostri, al 5 Dicembre 2013, il giorno dell’anniversario del gesto di Giovanni Battista Perasso, detto Balilla.
E a Portoria c’era tanta gente.
L’Associazione A Compagna, per festeggiare il 90°anno di attività, ha donato alla città di Genova il restauro del basamento marmoreo della statua di Balilla e ha adottato l’aiuola nella quale è posto il monumento.
Una giornata in memoria di un bambino chiamato Balilla.

Balilla (2)

A Compagna è un’associazione culturale che promuove la conoscenza della storia della città, delle sue tradizioni e del dialetto genovese.
E ai piedi della statua che troneggia in Portoria c’era uno di loro a reggere lo stendardo.

Balilla (3)

C’erano le autorità e ognuno ha parlato ricordando la figura di Balilla e il suo valore nella cultura di questa città.

Balilla (4)

Nell’immagine sottostante vedete il promotore di questa splendida iniziativa, il Gran Cancelliere di A Compagna Maurizio Daccà insieme a Franco Bampi, presidente dell’Associazione.

Balilla (5)

E la bandiera con la Croce di San Giorgio è stata fatta cadere e il monumento si è mostrato agli occhi del pubblico in tutto il suo rinnovato splendore.

Balilla (6)

Ed è giusto rendere merito a chi ha reso possibile tutto questo.
La scritta sul monumento fino a poco tempo fa era in queste condizioni.

Iscrizione Momumento a Balilla

Adesso chi passa in Portoria può leggere le parole che ricordano un bambino genovese che è passato alla storia per quel gesto che ha cambiato il corso degli eventi di questa città.

Balilla

Una splendida iniziativa che restituisce a Genova un monumento importante, una testimonianza preziosa del nostro passato.

Balilla (7)

Una giornata da ricordare,  una corona e  i colori della nostra bandiera per celebrare il piccolo coraggioso che è nel cuore dei genovesi.
Come in quel giorno del 1881, quando tutta la città era in festa per Balilla.

Balilla (9)

Portoria è cambiata, non ci sono più le vecchie case di Piazza Pammatone, ora questo è un quartiere moderno, in questo post vi avevo portato a fare una passeggiata virtuale tra quelle antiche strade che non ci sono più.
C’è ancora Balilla, con il braccio alzato, il sasso nella mano.
Pronunciò poche parole in genovese e scatenò la rivolta, quelle parole letteralmente significano: la comincio?
Che l’inse?
A Portoria, il 5 Dicembre 1746.

Balilla (10)

O Confeugo, fumata bianca per Zena

Una bella mattinata di sole, a Palazzo Ducale, per celebrare un’antica usanza che risale all’inizio del XIV Secolo, la Cerimonia del Confeugo, l’omaggio del popolo alle alte cariche dello Stato.

Palazzo Ducale

Un’antica tradizione, che un tempo si teneva il giorno della Vigilia di Natale per accogliere il Nuovo Anno che nel Medioevo aveva inizio il giorno di Natale.
Ma andiamo con ordine, a ciò che narra lo storico Michele Giuseppe Canale.
Andiamo al 1270, anno nel quale veniva istituito l’ufficio dell’Abate del Popolo, che aveva il permesso di sedere tra i due Capitani del Popolo.
Canale lo definisce un rettore della Plebe, della quale l’Abate tutelava i diritti, cercando anche di prevenire l’insorgere di pericolosi tumulti, in tempi nei quali i nobili facevano il bello e il cattivo tempo.
Ed era l’Abate del Popolo a dare inzio alla Cerimonia del Confeugo, da principio furono investiti di tale carica gli Abati delle Podesterie del Polcevera, di Voltri e del Bisagno, in seguito il solo Abate del Bisagno ebbe il compito di occuparsi del Confeugo.
Laggiù, in Bisagno, c’erano due massi di grandi dimensioni, posti a breve distanza uno dall’altro e lì aveva inizio il rito: su uno montava l’Abate del Popolo dell’anno precedente, sull’altro il nuovo Abate.
Quest’ultimo riceveva dal suo predecessore lo stendardo di San Giorgio, nonchè invocazioni e proteste.

San Giorgio

E quindi partiva il corteo, con l’Abate del Popolo vestito di tutto punto, con tanto di toga, colore e berretto senatorio.
Dietro di lui un carro, sul quale veniva trainato un tronco d’alloro, il confeugo, riccamente addobbato con fiori e foglie.
E dietro i paesani più in vista, alcuni portavano la bandiera bianca con la croce rossa, attaccata ad un’asta alta oltre cinque palmi.
E facevano sventolare la bandiera, la tiravano in aria facendole compiere infinite evoluzioni.
L’Abate del Popolo era scortato da 25 granatieri con la baionetta in canna.
Attraversavano tutta la città: a Porta Pila e a Porta dell’Arco, scrive Canale, le guardie stavano sulle armi.
E così è ai giorni nostri, ricordiamo il nostro passato, certi tempi gloriosi.
La rievocazione del Confeugo si deve all’Associazione A compagna, che ha riportato in auge questa antica cerimonia.

A Compagna (2)

Nelle vesti dell’Abate del Popolo il presidente della Compagna, Franco Bampi, mentre l’autorità alle quale si rende omaggio è rappresentata dal Sindaco di Genova.
Vi porto con me, al Confeugo di Zena.
E tutto è pronto, in questa piazza baciata dal sole.

Confeugo (3)

E nell’attesa si danza, le donne hanno sul capo dei mezzeri.

Confeugo (2)

Rullano i tamburi, forti e potenti, mentre il corteo incede.

Confeugo

Ed eccoli gli sbandieratori di Lavagna, che avanzano verso Palazzo Ducale.

Sbandieratori di Lavagna (3)

Un altro tempo, altri usi e costumi che sono stati nostri.

Confeugo (4)

Luccicano gli elmetti.

Confeugo (5)

In armi, per la cerimonia del Confeugo.

Confeugo (6)

Volano le bandiere sotto il cielo blu di Genova.

Sbandieratori di Lavagna (2)

E sapete, Piazza Matteotti era gremita di folla.
Oh, tanti genovesi sono accorsi a dare il benvenuto all’anno che verrà!
Ecco un fierissimo balestriere.

Balestriere

E un giovane nobile con un ricco mantello.

Nobile

L’orgoglio dei genovesi, alcuni lo hanno davvero scritto in volto.
Un balestriere del Mandraccio regge l’insegna sulla quale sono scritte quelle parole, Pe Zena e Pe San Zorzo, per Genova e per San Giorgio, motto dei tempi della Repubblica di Genova.

Balestrieri del Mandraccio (2)

E allora sembra davvero di esserci a quei tempi.
L’abate del Popolo si recava dal Doge e gli rivolgeva il saluto di rito Ben trovòu Messé ro Duxe, bentrovato signor Doge, questi rispondeva Ben vegnùo Messé l’Abbòu, benvenuto Signor Abate.
L’abate offriva un mazzo di fiori finti al Doge e riceveva da lui un biglietto di Cartulario della Banca di San Giorgio del valore di cento lire.
Il corteo così si ritirava.
A notte fonda, poi, il Doge e i Collegi scendevano a dare fuoco al ceppo di alloro, vi si buttava sopra vino, zucchero e confetti.
E poi si restava a osservare il fumo che saliva verso il cielo.
I carboni del Confeugo erano ritenuti magici, in grado di preservare da certe malattie e il popolo si scapiccolava per potersene aggiudicare un pezzetto, tanto che le autorità, per evitare disordini, decisero di distribuirlo tra i genovesi.
Come a quei tempi, ieri è stato acceso il ceppo.

Confeugo (12)

Fumata bianca e diritta, di buon auspicio per la città di Genova.

Confeugo (7)

E la cerimonia è continuata all’interno, nella splendida cornice del Salone del Maggior Consiglio.

Salone del Maggior Consiglio

Dapprima sono entrati i gruppi storici, uno dietro l’altro.
Mantelli, copricapi, abiti che toccavano per terra.
E i balestrieri del Mandraccio hanno fatto il loro ingresso brandendo le armi all’urlo “Pe Zena e Pe San Zorzo”.
Bandiere, lance e tamburi.

Confeugo (10)

In spalla la faretra con le frecce.

Confeugo (9)

Una cerimonia suggestiva e coinvolgente.

Confeugo (11)

E in questo splendido salone l’Abate del Popolo, Franco Bampi, presidente dell’Associazione A Compagnia, ha rivolto il saluto di rito al Doge, il Sindaco Marco Doria e ha da lui ricevuto il benvenuto.
Ben trovòu Messé ro Duxe, Ben vegnùo Messé l’Abbòu.
Si è parlato di Genova, dei problemi dei nostri tempi, di quanto poco sia conosciuta la città, di come la sua storia e certe sue bellezze non siano valorizzate.
E Maria Vietz ha rivolto al sindaco i mugugni in rima, in genovese ovviamente.
E al sindaco è stato che non sorride abbastanza, sì.
E Marco Doria ha sorriso, più di una volta e poi ha dato le sue risposte.

Marco Doria e Franco Bampi

In questo salone che non mi stanco mai di ammirare.

Palazzo Ducale (2)
In questa mattinata tersa e fresca, con l’ aria frizzantina, come spesso accade in questa città in inverno.
In questo giorno nel quale il fumo bianco del confeugo è salito alto sul cielo di Genova.

Confeugo (8)