A Carnevale… ogni maschera vale!

Ed ecco che arriva, allegro e gioioso, il Carnevale!
Tempo di scherzi e di sorrisi, di dolcetti deliziosi e di maschere colorate e fantasiose, ogni bambino attende questo periodo con vera trepidazione.
E così era anche in quell’altro tempo che ci ha preceduto, allora poi i più piccini partecipavano alle sfilate per aggiudicarsi il premio per la maschera più bella e davvero non c’era che l’imbarazzo della scelta!
A Carnevale poi… ogni maschera vale!
E così veniamo a lui: il suo nome è Enrico e si presenta con questa maschera, restando in posa per la foto che poi donerà alla sua balia, a lei sono dedicate le parole a tergo della fotografia.
E che maschera sarà quella di Enrico?
È un nobiluomo del Rinascimento?
O forse un principe? Forse proprio un principe azzurro, molto azzurro!

Lui sembra molto compreso nel suo ruolo, ha portamento sicuro, maniere ineccepibili, lo sguardo fiero.

Anche questa bimba sembra molto soddisfatta di come è stata abbigliata, io però non so proprio indovinare il suo costume!
Ha fiorellini qua e là, sulla gonna e sulle scarpette, poi il suo abito e la sua cuffietta sono bordati con una candida pelliccetta che ricorda il biancore della neve e chissà se questo vestito aveva qualcosa a che fare con la primavera e l’inverno, non saprei proprio dirlo.

E tuttavia, come dicevo, a Carnevale ogni maschera vale!
E puoi diventare tutto quello che vuoi, per un giorno, per qualche ora, per il tempo di uno svago tanto desiderato.
E poi magari resti là, seria seria, davanti al fotografo, in un tempo felice e spensierato dell’infanzia.

4 Febbraio 1913: Fortunello al Carlo Felice

E torniamo a viaggiare nel passato, la mia macchina del tempo ci porterà dritti dritti al 4 Febbraio 1913.
Eccoci qua, la città è in gioioso fermento, già nella giornata del 3 Febbraio il quotidiano Il Lavoro annunciava la bella notizia con grande entusiasmo: al Teatro Carlo Felice è arrivata la compagnia di Fortunello e tutti quanti sono pronti ad allietare i piccoli genovesi che in maschera accorreranno in teatro.
Ci sarà da divertirsi in questo pomeriggio di inizio secolo, sarà una festa che resterà nella memoria della città come una delle più riuscite, questa è una tradizione che fa felici i bambini ed è una buona occasione per svagarsi.
E quanti premi per la lotteria alla quale concorreranno i bimbi con le loro maschere!
Sono premi straordinari e molto ambiti: ci sono bambole e macchinette fotografiche, una confetteria di Via XX Settembre ha mandato 10 bomboniere, il profumiere Frecceri ha inviato invece i suoi almanacchi profumati, ci sono in palio pacchi di dolci e ben 2 abbonamenti al Corriere dei Piccoli, monili in argento e un magnifico trenino, ci sono anche 12 fotografie al platino dono del bravo fotografo Barone.
E insomma, sarà una gran giornata al Carlo Felice!

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Eccoli qua i piccoli genovesi, i bimbetti sfilano e sorridono tutti emozionati.
Ecco l’indiano e il pastorello, uno è vestito da Napoleone e un altro è Pinocchio, una bimba è una principessa e l’altra è una ballerina, una è una fata, uno è un pagliaccio.
E non mancano il prode d’Artagnan e un nobile marchese, una bella Cenerentola e una dolce giapponesina.
Ognuno con la sua maschera, per godere delle gioie effimere e fantastiche del Carnevale.
Tutti se ne tornarono a casa con il loro meritato premio e forse, una volta diventati grandi, avranno pensato a quel giorno dello spettacolo di Fortunello e della fantastica lotteria: era il 4 Febbraio 1913 al Carlo Felice.

Il Carnevale del 1923

Era il Carnevale del 1923.
Tempi difficili, provate a pensarci: alle spalle anni complicati, una tragica epidemia e venti di guerra, davanti un ignoto futuro e vite da costruire.
Ed era il tempo di Carnevale, tempo di svago per grandi e piccini e anche per lui: il suo nome è Guerrino ed è un bimbo di Roma, così si legge sul retro della fotografia nella dedica agli zii e al cuginetto.
Guerrino se ne sta così in posa, tutto fiero, con il suo costume allegro e colorato, penso di indovinare che fosse di colore blu come la notte, come si può notare vi sono applicate sopra delle mezzelune.
Non so dirvi precisamente di che costume si tratti ma Guerrino ne sembra più che soddisfatto!

Il bimbo tiene la mano posata sul bracciolo del divanett0 e sorride.
Con la faccia truccata, le guance disegnate e quel sorriso bellissimo che profuma di vera felicità.
Il sogno di questo periodo dell’anno, per qualche ora, con la fantasia, si può giocare a divenire qualcuno di diverso.
E Guerrino sorride, sorride anche con gli occhi, in questo Carnevale del 1923.

Maschere da premio

Come si dice?
A Carnevale ogni scherzo vale!
E poi davvero ognuno può diventare quello che desidera: un fatina o uno sgargiante Arlecchino, un temibile pirata o una dolce pastorella.
E se Carnevale è il divertimento pazzo dei più piccini anche gli adulti si dilettano volentieri nell’estrosa arte di mascherarsi.
Andiamo così indietro nel tempo: lui e lei sembrano essersi calati con autentico garbo nella parte prescelta.
Hanno i vestiti dei colori giusti, lei ha sul petto pizzi e vezzosi fiocchetti, lui sfoggia eleganze di un altro secolo.
Entrambi indossano candide parrucche, il loro personale viaggio a ritroso nel tempo pare riuscito alla perfezione.

Lei stringe in una mano un delicato ventaglio e a dire il vero mi sarei aspettata di vedere anche candidi guanti.
In un giorno di piacevoli svaghi, in occasione di qualche festeggiamento carnevalesco, lui e lei trionfarono su tutti gli altri partecipanti: tra loro infatti fa bella mostra un cartello che attesta la loro vittoria, furono loro ad aggiudicarsi il premio più ambito.

E scrosci di applausi, molti complimenti e persino la foto di rito.
E chissà che cara memoria fu quell’evento a suo modo certo indimenticabile.
Anni dopo, forse, i due avranno riguardato con tenerezza quella loro fotografia giovanile nella quale sembrano così seri e compresi nel loro ruolo.
Convincenti e fieri, così raffinati e credibili con le loro maschere da primo premio.

La maschera di Tilde

Poi arrivò il tempo del Carnevale e per lei, come per tutti i bambini di ogni epoca, fu una grande e inspiegabile emozione.
Quanta gioia nella scelta dell’abito da indossare, poi forse fu la mamma di lei a mettersi lì con ago, stoffe, filo e certosina pazienza per confezionare la maschera di Tilde.
E poi la gioia infantile di impiastrarsi la faccia con quel trucco esagerato, a Carnevale del resto è tutto permesso!
La pelle chiara chiara, l’ombretto scuro sulle palpebre, le sopracciglia accentuate con la matita, un neo disegnato su una guancia, sul quel visetto gioioso spiccano vermiglie le labbra dai contorni così rimarcati.
I sorrisi più belli sono quelli che raccontano entusiasmo e felicità, non tutti i sorrisi sono uguali, alcuni sono più speciali di altri e questo è quello di Tilde.

Il colletto grande e vaporoso, un cappellino sulla testa, che orgoglio!
E poi la calzamaglia bianca, le scarpe con il passante e piccoli pon-pon, non manca un sacchettino sorretto con cura da questa bimbetta in un giorno di Carnevale di tempi lontani.

Era il 1928 e dietro a questa fotografia ci sono una data e una dedica, il ritrattino venne donato come ricordo dalla bimba ai suoi zii.
Lei indossa un estroso costume da Pierrot rifinito nei dettagli con garbata attenzione, fa tenerezza immaginare che mani amorevoli lo hanno cucito e riposto su una sedia per una bimbetta da vezzeggiare.
Il suo nome è Tilde e sorride così, con questa ingenua fierezza, nel tempo di Carnevale.

Il Carnevale di Carluccia

Era il Carnevale del 1927, a Moneglia.
E lei è una dolce bambina, in casa qualcuno deve averle dato questo vezzoso diminutivo: tutti la chiamano Carluccia.
Eccolo il suo Carnevale, capelli a caschetto, frangia e petali grandi, sguardo sognante, sorriso pulito e ingenuità.

E forse la sua mamma si sarà amorosamente adoperata per confezionare il costume perfetto: stoffa colorata, fantasia, ago e filo, il pedale della macchina da cucire che va su e giù, dedizione e pazienza.
E poi il Carnevale avrà portato a Carluccia tanti dolcetti, qualche caramella, giochi con le amiche, girotondi e sfilate per vincere il premio per la maschera più azzeccata.
E forse per lei era già un trionfo sfoggiare il vestito prescelto, immagino che sia stata felicissima di mascherarsi così, con questo abito che avrà avuto un nome magico ed evocativo: girasole d’estate, fata dei prati, regina del giardino oppure principessa degli orti.
Con una calzamaglia verde acceso come certi steli, con la borsina floreale in una mano e ancora altri fiori sui polsi.
Era il Carnevale del 1927, era il Carnevale di Carluccia.

Aspettando il Carnevale

Aspettando il Carnevale, con il desiderio di mettersi in maschera, finalmente!
E potrai farlo solo in quel giorno là, quando inizierà Carnevale allora potrai diventare proprio tutto ciò che vorresti essere: è il tempo del gioco e della fantasia che diviene realtà.
E tu così sarai forse un estroso menestrello o magari un cielo immaginario, avrai uno strano cappello sul capo e sul tuo vestito ci saranno la luna e le stelle.
Oppure sarai una piccola principessa e avrai un regale mantello sulle spalle, un fiocchetto tra i capelli e un colletto di pizzo bianco, accanto a te ci sarà un gran nobile con tanto di parrucca chiara e giacchetta corta.
E sorrisi, occhi spalancati, sguardi forse un po’ smarriti.

Sarà Carnevale e tu sarai invece una damina con il cappello grande, la frangetta e i nastri,
E starai in quella posa, tutta compresa nel tuo ruolo, con i fiori sulle scarpette e la sottogonna di sangallo.
E anche tu avrai il tuo piccolo cavaliere, a dire il vero sembra un po’ impacciato e insicuro ma di certo fa del suo meglio.

Sarà Carnevale e vi metterete tutti insieme sulle scale.
E il più grande di voi starà sul gradino più basso, i più piccoli staranno in alto, tutti insieme.
E farete la foto di gruppo e sarà unica, memorabile e per voi davvero speciale.
E sarà Carnevale, proprio quel tempo tanto atteso, con la dolcezza ingenua e bella dei vostri giorni bambini.

Un piccolo Arlecchino

Carnevale, tempo di maschere e di divertimento per i più piccini.
Un gioco, una magia che ti fa diventare qualcuno che non sei e la fantasia vola: puoi essere una damina oppure Pulcinella, Colombina oppure un paesano, un nobile o chiunque tu voglia.
E ogni anno a Carnevale, da che mondo è mondo, da qualche parte c’è un piccolo Arlecchino.
Espressione sveglia, un cappello con nastri e fiocchetti, la testolina con i ricci, gli occhi grandi e scuri.

Un piccolo Arlecchino che indossa un costume speciale, secondo me.
Infatti mi sembra che l’abito sia un gran lavoro di cucito, lo avrà fatto la sua mamma mettendo insieme tutti i pezzi di stoffa avanzati?
E sono scampoli di tutti i colori: rosso, giallo, verde e blu, sono stoffe a fiori e a quadretti, a righe e a pois, tante variopinte fantasie per il piccolo Arlecchino.
E sì, anche in questo caso si tratta di una piccola peste, ne sono sicura, in una manina stringe un biscotto e mi sono chiesta se fosse una piccola ricompensa per il tempo trascorso a fare questa fotografia.

La carte de visite è un po’ malconcia, sono passati tanti anni e qualcuno l’ha conservata come meglio poteva, tenendola da conto in un cassetto come memoria di un tempo felice.
Venne scattata presso Fotografia Pisana, lo studio del fotografo Vittorio Frediani a Sampierdarena e chissà quanti bimbi mascherati avranno posato per lui.
In piedi sulla sedia, con i sandaletti e i piedini uniti, nel tempo di Carnevale, un piccolo Arlecchino di Genova.

Il Corso Mascherato di Nervi nel 1911

Fu annunciato con grande entusiasmo e fu davvero un successo, il Corso Mascherato di Nervi attirò un folto pubblico di genovesi, nella bella località del Levante in quel 1911 si festeggiò il Carnevale in grande stile.
Lo racconta con la consueta dovizia di particolari un cronista del quotidiano Il Lavoro e allora andiamo là, nella cornice della bella Nervi, all’inizio di un altro secolo.
Una gioiosa e ininterrotta battaglia di stelle filanti, mazzolini di fiori e coriandoli rallegra il Viale delle Palme mentre sfilano le vetture infiorate.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Su una di queste vetture ricevono molti complimenti due belle signorine di lilla abbigliate, il loro costume è quello di un fiore, su un altro mezzo bardato con lampioncini e parasoli fanno una gran figura alcune fanciulle mascherate da giapponesine.
E in questa circostanza festosa ad aggiudicarsi il primo ambitissimo premio è il carro denominato L’entrata del Pagliaccio, la protagonista è una signorina vestita da pagliaccio che suona festosamente la grancassa, ad accompagnarla Pierrot, Colombina e un mansueto asinello.
Il secondo premio lo vinse invece un tale vestito da antico romano che fieramente guidava un biga a quattro cavalli e immagino che costui, negli anni a venire, abbia narrato ai suoi parenti con una punta d’orgoglio di quel suo piccolo personale trionfo al Carnevale del 1911.

Ebbe discreto successo anche il terzo vincitore, quel carro aveva intenti satirici e vi erano rappresentate le varie mansioni del personale d’albergo e in effetti tutti pensarono che fosse particolarmente azzeccato per quella località vacanziera.
E infine furono premiate anche quattro bionde inglesine che avevano sfilato lanciandosi fiori e freschi boccioli a bordo di carrozza coperta da un parasole formato da fiori.
La bella festa organizzata dalla Società Pro Nervi durò un intero pomeriggio e si concluse a Capolungo, la giuria venne invitata a un brindisi nella villa di un pregiato artista straniero che a lungo soggiornò a Nervi.
E si alzarono i calici per celebrare una gioiosa festa di Carnevale, nella dolcezza della nostra Nervi nel lontano 1911.

Nel tempo di Carnevale

Nel mese di Carnevale i bambini avranno tante occasioni per divertirsi, questo accadeva anche negli anni passati: sfilate, feste in maschera, giochi.
A Genova c’era l’usanza di organizzare un gran ballo per i più piccini al Teatro Carlo Felice, la maschere più belle si aggiudicavano gli ambiti premi: bambole, lanterne magiche, dolciumi e altro ancora.
E così sfogliando i giornali degli inizi del ‘900 si trova il racconto di quelle occasioni festose e c’è l’elenco delle maschere indossate dai bambini.
Ed ecco entrare lo gnomo e l’amazzone, la regina delle fate, lo stregone, il paggio, il contadino e il marchese, la piccola fioraia e la nobildonna genovese, la paesana e il torero.
Un giorno, a quel ballo partecipò anche una certa bambina: portava una gonna lunga, un grembiule orlato di pizzi, uno scialle annodato sul petto e indossava una parrucca di riccioli biondi.
Sotto al braccio teneva un cesto ricolmo di tante bontà e nell’altra mano reggeva canestrelli e reste, le celebri collane di nocciole: quella bambina era vestita da venditrice di noccioline e dolci e si aggiudicò il primo premio.
Quella bambina era la sorella di mia nonna paterna e possiedo la foto che la ritrae con quella maschera però la zia aveva il suo caratterino e so che non le farebbe piacere che pubblicassi la sua fotografia e quindi la terrò per me.
Nel tempo di Carnevale c’era anche quest’altra bimba, di lei non so nulla e non conosco il suo nome, mi sembra proprio che sia vestita da piccola olandesina.

E osservando questa immagine del passato mi sono chiesta se lei sia mai stata sul quel palco, al ballo dei bambini al Carlo Felice.
E chissà, avrà per caso conosciuto la zia?
E forse le due si sono trovate vicine, magari hanno riso insieme e chiacchierato.
Tu hai lo scialle, io ho il fiocco grande e colorato.
E ho un anellino al dito e la collanina che luccica, quella è importante.

Ed è un ricordo che resta: quando poi diventerai grande ti rammenterai di essere stata Colombina, uno dama del ‘700, una venditrice di canestrelli o forse una piccola olandesina.
Con lo sguardo dubbioso, rivolto al tempo che ancora deve venire.
In un altro tempo della tua vita, nel tempo di Carnevale.