Le due contadinelle

Loro sono due piccole contadinelle dai lunghi capelli e dagli sguardi stupefatti.

Una porta un fazzoletto al collo, orecchini minuti e una collanina che pare di corallo, sul capo ha una serie di fiocchi lucidi e vezzosi.

Anche l’altra bimba ha un copricapo con un grande fiocco, poi sembra che ci siano delle decorazioni a forma di fiore, dalla sua collanina pendono tanti ciondolini.

Le due contadinelle stringono tra le dita fiorellini delicati.

E sono vestite di chiaro, hanno le calze bianche e le scarpette belle, ognuna indossa un grembiulino e ognuna porta un cestinetto sottobraccio.

Vennero ritratte nello studio del fotografo Erminio Zanollo, non penso di sbagliare nel sostenere che le due bimbe fossero mascherate per Carnevale.
Con questa dolcezza, loro erano le due contadinelle.

I due olandesini

Loro sono i due olandesini, belli e pronti per festeggiare il Carnevale.
Così stanno pazienti in posa, forse persino emozionati di farsi fotografare con i loro costumi.
La bimba sta tutta seria, con il suo cappellino e lo sguardo un po’ sfrontato, credo che le piaccia essere vestita così.

I due olandesini si tengono per mano, con complicità e studiata grazia.

E il ragazzino più grande ha persino una piccola pipa fra le labbra, bisogna essere convincenti a Carnevale!

E naturalmente entrambi portano dei fantastici zoccoli di legno senza i quali non si può certo affermare di provenire dal paese dei tulipani e dei mulini a vento.

I due olandesini erano fratello e sorella, secondo me.
Forse parteciparono pure a qualche sfilata e non soltanto ad una festa.
Per ricordare questo frammento di felicità vennero ritratti nello studio del fotografo Pandolfi di Chiavari.
Così ci osservano dai giorni gioiosi della loro infanzia in cui erano i due olandesini.

Un’allegra banda di burloni

Signore e signori, sfoderate i vostri sorrisi migliori, oggi qui ce la spassiamo!
E a tenerci compagnia sarà un’allegra banda di burloni, questa è gente che sa il fatto suo, credete a me.
Vestiti di tutto punto con le braghe bianche, la paglietta e il grosso fiocco colorato sul davanti.
Con la chitarra, il tamburo, il triangolo e il tamburello e tutto un ricco armamentario di strumenti musicali.

Con la tromba sotto braccio e le facce dipinte: questi qui son tipi che se la godono e sono anche provetti musicisti!

Ah, il direttore della banda poi è un tale tutto serio e compito, si può certo dire poi che si distingue tra gli altri, infatti porta la giacca scura e il cilindro sulla testa.

La sentite la musica gioiosa che suonano questi qua?
Al loro passaggio giù scrosci di applausi e apprezzamenti a non finire.

E così, in un giorno felice di un anno lontano, eccoli in posa tutti in fila davanti al muraglione di Corso Italia, dalle parti di Punta Vagno.
Alle loro spalle si legge un cartello con la scritta “fuori concorso” e, in effetti, di qualunque evento si trattasse doveva essere dura batterli, mi paiono effettivamente impareggiabili!
Con il sorriso nel cuore e negli occhi, loro sono i fantastici componenti di un’allegra banda di burloni.

Carnevale a Gattorna

Era il tempo di Carnevale a Gattorna.
Era l’anno 1930 e questa non è una fotografia fatta in uno studio, è semplicemente un piccolo ricordo di un giorno felice e si scorgono le tracce di una certa spontaneità.
Un copricapo insolito, una collana, un ingombrante colletto vaporoso e la bellezza di divertirsi soltanto mettendosi in maschera.
La mano nella mano, le dita intrecciate, gli sguardi timidi.

Le faccine felici, gli occhi ridono allegri.
Forse la bambina sulla destra potrebbe essere una fatina e l’altra magari un fiorellino, entrambe sembrano molto contente e soddisfatte del loro abito.

Tutte portano le scarpette con il passante e sul retro della fotografia sono scritti i loro nomi.
Erano i giorni di Carnevale a Gattorna e loro sono Natalia, Luisa, Giuseppina e Lina.
Sorrisi ingenui e tutta la vita davanti.

Febbraio

Febbraio, febbraio è leggero e capriccioso.
Febbraio si distingue dagli altri mesi per la sua brevità e questo lo rende a suo modo insolito e inconsueto, febbraio è un mese di passaggio tra l’inverno e la primavera durante il quale sbocciano i primi fiori.
Febbraio è il tempo delle primule, questo febbraio poi è iniziato con la pioggia e così le mie piantine se ne stanno lì davanti all’orizzonte velato dalle nuvole in attesa di scaldarsi al sole.
Le primule sono da sempre simbolo di nuovi inizi: la natura si risveglia e la sua grazia fa capolino timidamente tra l’erba.
E trionfa e tutto ricomincia.
Febbraio è giocoso come il Carnevale che poi a volte cade di marzo ma comunque per me, da sempre, il tempo del Carnevale è febbraio.
A Carnevale si fanno le bugie e in realtà io non le mangio da un sacco di anni!
E poi le bugie più buone di tutte le faceva la mia mamma, pur non essendo lei amante dei dolci le bugie le riuscivano alla perfezione.
Rigonfie, croccanti, deliziose, spolverate di zucchero a velo: una catasta di dolcezza per alcune tra le migliori merende della vita, forse dovrei provare a farle anch’io ma temo che non mi verrebbero buone come quelle delle mamma.
E in realtà ci sono un sacco di altre cose che non mi vengono bene come venivano a lei, tra l’altro.
Intanto guardo fuori, come le primule.
E ancora piove ma poi verrà il sole.

Carnevale al Teatro Rossetti

E torniamo a un Carnevale del passato, in una città che come Genova di affaccia sul mare.
È un Carnevale di un tempo lontano, al Teatro Rossetti di Trieste.
Forse ci sarà stata una sfilata di mascherine, come accadeva al nostro Teatro Carlo Felice.
E là, al Teatro Rossetti, c’era anche lei, con la sua maschera di Carnevale.
Truccata alla perfezione, ha un neo disegnato sulla guancia, il colletto ingombrante, l’espressione seria e quelle piume vaporose, è mascherata da Pierrot.

Se ne sta così posata alla balaustra con la sua giacchetta dai bottoni grandi.

Pantaloni e scarpette si intonano alla perfezione.

È il ricordo di lei e di un suo giorno d’infanzia al tempo di un Carnevale lontano al Teatro Rossetti di Trieste.

Ritratto di giovane dama con la maschera in mano

Ritorna la suggestione di un Carnevale del tempo lontano e ad evocarne l’allegra lievità è un capolavoro dell’arte, un ritratto opera dell’artista Domenico Parodi, pittore vissuto tra la fine del Seicento e prima metà del Settecento.
Il dipinto fa parte della collezione dei Musei di Strada Nuova ed è esposto a Palazzo Doria-Tursi dove potete ammirare la garbata eleganza di lei: questo è il Ritratto di giovane dama con la maschera in mano.
Un abito color carminio, un mantello ocra, i gioielli preziosi, le perle tra i capelli.

La dama regge così il suo fastoso vestito, le maniche rifinite dai pizzi delicati sfiorano la sua pelle diafana.

E poi, con questo gesto dalla delicatezza impareggiabile, la dama tiene tra le dita la mascherina nera.

Ha l’ovale perfetto e una luce nello sguardo, pare anche accennare un sorriso divertito.

Nella quiete silenziosa di un museo genovese lei è la testimone di un secolo distante e di un Carnevale gioioso e spensierato, sembra così rievocare le feste nei palazzi nobiliari alla luce tremula delle candele, la sfrenata allegria delle danze e dei giochi di un tempo diverso.
E ancora oggi lei volge il suo sguardo verso di noi, con la sua grazia di giovane dama con la maschera in mano.

Una damina genovese

Ritornando a camminare nel passato andiamo insieme a festeggiare il Carnevale con i bimbi di quell’epoca lontana e tra loro troveremo anche lei: una damina genovese.
Eccola qua, con il suo cappellino di paglia, i fiori in boccio e il fiocco grande e setoso.
Con tutto il garbo che si conviene a una nobile fanciulla la damina genovese se ne sta in posa paziente davanti al fotografo.

Oh, poi bisognerebbe saper immaginare i colori del suo abito, quei tessuti sono in fantasie ricercate e particolari.

La damina ha anche le scarpette con i nastri così vezzosamente intrecciati.

Si appoggia alla balaustra e con raffinata eleganza regge un magnifico ventaglio.

La damina genovese fu ritratta dal bravo fotografo Sciutto nello studio di Piazza Fontane Marose.
Poi sarà divenuta una giovane donna affascinante e forse avrà ripensato con svagata tenerezza a se stessa e a quel giorno della sua infanzia.
Era un tempo lontano e lei era una damina genovese.

Il Marchese Genovese

Ed era il Carnevale del 1927, così si legge sul dorso di una fotografia di un tempo felice.
E lui è Gianni, anzi, come scrisse appunto chi gli voleva bene, lui è Gianni caro mascherato del ‘700 ovvero il Marchese Genovese.
Nella città dei Rolli e delle nobili dimore il Marchese Genovese se ne sarà andato a spasso con la sua bella parrucca e con quell’aria aristocratica.

E naturalmente un nobiluomo di tale fatta indossa i guanti bianchi.

E scarpe adatte e la calzamaglia.

La fotografia venne scattata in Piazza Ponticello nello Studio del fotografo Arizio, quindi in una gran baraonda di gente il Marchese Genovese avrà attraversato la città tenuto per mano dalla sua mamma e poi sarà andato là dal fotografo a mettersi in posa per la fotografia.
E poi sarà diventato grande ma il ricordo di quella gioia infantile sarà sempre rimasto caro e reso ancor più vivo da questa preziosa immagine che adesso sono io a custodire.
Lui è Gianni caro, il Marchese Genovese.

Fiocco di neve

Fiocco di neve era un biondino con la riga da un parte e gli occhi chiari e vispi.
Fiocco di neve era un tipo sveglio, dall’intelligenza pronta e vivace, basta guardare il suo faccino per capirlo.

Fiocco di neve, un bel giorno, venne vestito così: da fiocco di neve, per l’appunto.
Va detto che aver riconosciuto questa maschera è merito della mia amica Cristiana che ha compreso subito che non poteva esserci altra spiegazione per tutta questa candida morbidezza.
Dunque, Fiocco di neve se ne andava il giro portandosi dietro tutto questo ambaradan piuttosto ingombrante e mi pare di vederlo mentre esce di casa trotterellando dietro alla mamma e dietro alla sorellina.
Sì, perché Fiocco di Neve doveva essere il fratellino minore della Piccola Eva, ho trovato le loro fotografie insieme e sono state scattate dallo stesso fotografo, mi pare poi di notare una certa somiglianza tra i due bimbetti e così mi sembra possibile supporre che fossero davvero fratelli.

Nulla era lasciato al caso anche nell’abito di questo piccoletto.

Erano giorni diversi dai nostri ma la gioia del Carnevale resta identica per i bimbi di ogni tempo.
Ritto in piedi, con tutta la vita davanti, c’era anche lui: un piccolo bellissimo Fiocco di neve.