Sulla riva del mare

Sulla riva del mare, con un costumino leggero, la frangetta e una pallina in una mano.
Sulla riva del mare, per un attimo in posa per la fotografia ma poi che libertà, correre e giocare nell’acqua!

Sulla riva del mare, una giovane mamma, i suoi bambini e probabilmente la loro nonna.
Su una spiaggia di sassi, con semplicità, con un sorriso, i costumi scuri e un fazzoletto in testa, con una gioia nel cuore che non si sa spiegare.

Là dietro, in lontananza, altre famiglie e altri bambini.
La spiaggia è lo svago di tutti, è il passatempo dei giorni d’estate, è un frammento di vita condivisa che a ognuno lascerà un dolce ricordo.

Così, sulla riva del mare, tra le braccia salde della mamma.
Con questa dolcezza dell’infanzia quando ancora tutto è da scoprire, diventando grandi sulla riva del mare.

La seggiolina a dondolo di Achille Testa

C’era una volta, nello studio di un bravo fotografo genovese, una romantica seggiolina a dondolo destinata ai più piccini.
Il fotografo si chiamava Achille Testa e l’ho spesso nominato su queste pagine proprio per il suo ineguagliabile talento nel ritrarre i bambini: le sue belle fotografie restavano come ricordo prezioso di quei giorni d’infanzia di un’epoca lontana.
E così, uno dopo l’altro, tanti piccoli genovesini andarono ad accomodarsi su quella seggiolina a dondolo.
Con un sorriso, un abitino tutto pizzi e tutta la vita davanti.

E poi con questa allegria e con questa spontanea gioia di vivere.

Le due precedenti fotografie sono già apparse sulle pagine di questo blog ma di recente alla mia piccola raccolta se ne sono aggiunte altre che raccontano ancora di bimbetti e di quella seggiolina a dondolo.
A piedi scalzi, con la manina saldamente posata sul bracciolo e con una catenina d’oro al collo.

Come si dice in questi casi? Ogni riccio un capriccio!
Questo bambino però è davvero di una dolcezza infinita, è bello come un piccolo putto.

E poi ancora lei, lei che è un po’ più grandicella e la mamma le ha messo il vestitino chiaro ed elegante proprio per l’occasione.

Ha le calzette scure, le scarpine un po’ impolverate e chissà se resiste alla tentazione di dondolare avanti indietro interrompendo l’opera paziente del fotografo.

Lei, con la sua frangetta e i capelli mossi, con il suo sguardo ingenuo e stupefatto, come altri bambini del suo tempo venne ritratta in quei giorni della sua infanzia sulla seggiolina a dondolo del fotografo Achille Testa.

16 Giugno 1926: disposizioni per la circolazione dei veicoli

Il traffico cittadino, che matassa complicata da dipanare!
Se per caso poi vi siete fatti l’idea che sia solo una spinosa questione dei tempi moderni sappiate che non è affatto così e ce lo dimostra un articoletto pubblicato sul quotidiano Il Lavoro in data 16 Giugno 1926 e riportante certe disposizioni riguardanti i mezzi privati.
Dunque, lo scopo del provvedimento è innanzitutto diffondere tra i cittadini una certa educazione della strada per fare in modo che tutti si viva meglio e in sicurezza.
Il provvedimento riguarda in particolare due importante arterie cittadine: Via Garibaldi e Via Carlo Felice, centralissima strada ai nostri tempi denominata Via XXV Aprile.
Allora, in primo luogo si è presa una decisione tassativa: in queste vie agli automobilisti è vietato far uso della tromba (oggi lo chiameremmo clacson ma io mi attengo alle parole usate dal giornalista).
Ecco, proprio gli strombazzamenti delle automobili sono un gran problema e vanno evitati per dar quiete ai pedoni e ai vari uffici della zona perché, si legge sul giornale, il continuo frastuono è causa di maggior confusione!
Giusto, ne sappiamo qualcosa in questi nostri tempi, possiamo garantirlo!
E quindi ecco qui le disposizioni decise per Via Garibaldi e Via Carlo Felice.

Dalle 8 alle 20 i signori automobilisti dovranno tenere una velocità ridotta che consenta loro di evitare la fastidiosa tromba, è proprio proibito suonarla quindi bisogna darsi una regolata!
Dette vie restano comunque vietate agli autocarri, ai veicoli a trazione animale e ai veicoli trainati a braccia.
Inoltre è vietato il sorpasso: quindi si va piano, non si strombazza e non si supera!
I pedoni devono pure loro far la loro parte: dovranno tenere la sinistra della loro direzione e attraversare la strada solo nei punti presidiati dai vigili urbani.
Insomma, un’organizzazione certosina, un preciso gioco di scacchi che tiene conto del progresso ma anche di tutte le giuste esigenze dei cittadini.
La nostra Via Garibaldi, strada di Rolli, musei e dimore nobiliari, è ormai da diversi anni strada pedonale per la gioia di tutti noi abitanti e dei visitatori.
Chissà cosa ne penserebbero quei genovesi che per attraversarla dovevano rigorosamente tenere la sinistra e fare attenzione alle automobili: accadeva nei giorni lontani del 1926.

Tra le braccia della balia

E così, in un tempo ingenuo e felice, tra le braccia della balia.
Lei è solida, paziente, amorevole, affabile, gentile e sorride teneramente mentre stringe a sé quella creaturina alla quale è di certo affezionata.
La balia, colei che aiutava a diventare grandi, un legame antico e importante.

La bella Carte de Visite è una mia recente acquisizione ed è opera del genovese Achille Testa, a mio personale parere il più talentuoso nel ritrarre i bambini.
E in particolare qui si tratta di un tenero virgulto appartenente di sicuro a una famiglia agiata o forse anche con qualche quarto di nobiltà, lo si intuisce dalla ricercatezza degli abiti del piccino e della balia che porta anche, come spesso si usava, eleganti orecchini.

Il frugoletto ha l’aria vispa e vivace, una testolina piena di ricci e gli occhioni grandi spalancati sul mondo.

E poi gli abiti di entrambi sono arricchiti da un trionfo di pizzi delicati.
Il piccoletto porta le scarpette bianche e una fascia di tessuto a quadretti con un grande fiocco sulla schiena.

E un po’ sorride, con tenerezza, dolcemente al sicuro, tra le braccia della balia.

Le botteghe di Via delle Grazie nel 1926

Oggi, signore e signori, si riparte briosi con la macchina del tempo che ci porta indietro fino al 1926 e sempre grazie alla mia Guida Pagano di quell’anno ce ne andremo a zonzo per le botteghe della nostra Via delle Grazie che scorre sinuosa tra altri caruggi dai toponimi suggestivi, qui vicino ad esempio si snodano il Vico delle Pietre Preziose e Vico delle Camelie, una poesia di nomi che davvero incanta.

In questo 1926 la nostra Via delle Grazie è un fermento di vita e di commerci, non potete immaginare quanti negozi ci siano!
Ebbene, soddisfo la vostra legittima curiosità e vi svelo che, nella Guida del 1926, solo in Via delle Grazie risultano 42 attività commerciali, è una cosa straordinaria!

E così, da queste parti, è un continuo andirivieni di gente e di trafelate massaie intente nelle loro compere.

Per amor di precisione vi ricordo che qui, sotto queste finestre, c’è una targa che rammenta al passante che questa fu la casa natale di Jacopo Ruffini intimo amico di Giuseppe Mazzini e patriota.

Oggi però non siamo in cerca dei padri della patria ma dei negozi frequentati dai genovesi e in Via delle Grazie non manca nulla: ci sono 8 negozi commestibili, numerose macellerie e pollivendoli, una drogheria, cinque parrucchieri. un calzolaio e una rivendita di carbone.
Insomma, Via delle Grazie è un piccolo mondo che basta a se stesso, non mancano poi le osterie che sono ben otto, ci sono le rivendite di liquori, i bar e troviamo anche una fiaschetteria.

Sapete che a volte nei nostri tempi moderni mi capita di girare per il centro e di domandarmi: e adesso la tal cosa dove la compro?
Ecco, in questo viaggio a ritroso tra le botteghe di cento anni fa questa cosa non accade!
In Via delle Grazie, come vi dicevo, infatti non manca nulla, c’è persino un delizioso negozio di confetti e ho scoperto una fornitissima merceria per il comodo delle madri di famiglia dei dintorni.

In questo magnifico saliscendi troviamo poi diverse latterie, di mattina consiglierei di fermarsi dal Signor Carrozzino che vende latte e caffè, è perfetto per la colazione!

Proseguiamo ancora con il nostro tour delle antiche botteghe, vi mostrerò ora il tratto che è stato di ispirazione per questo mio articolo.
Come avrete di certo intuito, con il passare del tempo ho preso a osservare la città con occhi diversi, mi capita così di scorgere le tracce di un passato che in qualche modo resiste ed è proprio ciò che è mi è accaduto attraversando Via delle Grazie.
Infatti osservando la decorazione marmorea al civico 17 rosso ho pensato che fosse la traccia di una vecchia bottega ed era necessario un viaggio nel tempo per scoprire di cosa si trattasse.

E così, giunti nel 1926, dietro il bancone di questo negozio sito al 17 rosso di Via delle Grazie ho trovato il viso bonario e sorridente del Signor Tirelli che qui vende commestibili e ottimi salumi, mi sarei volentieri fermata a chiacchierare con lui!

Di fronte c’è poi l’osteria del Signor Stradini che ai suoi clienti offre porzioni abbondanti e generose, sarei curiosa di provare i ravioli, a dirvela tutta!
Del resto, come già vi ho detto, la concorrenza qui è forte, ci sono tantissime osterie e ognuno può scegliere in base ai propri gusti.

Stranamente in quel 1926 non ho trovato alcuna notizia su civici rossi 21 e 23 ma, compiendo un ulteriore balzo nel tempo e consultando la Guida Pagano del 1936, ho scoperto che al 23 rosso in quell’anno c’era un fornito fruttivendolo.


Quando attraverso queste strade, ripensando a come erano e a come non le ho mai vedute, per qualche istante mi pare di ritrovarmi anche io tra la baraonda di massaie e di cuoche, con i bambini che sgattaiolano da tutte le parti e tra la gente del porto che va a ritemprarsi in una delle tante osterie.
Ci sono i volti sorridenti, quelli rabbuiati, si scorgono le fatiche di ognuno e le speranze che si coltivano sotto questo cielo.

È un tempo sul quale gli anni hanno posato un velo, è un tempo che è trascorso, questa era la nostra Via delle Grazie nel 1926.

Felicità

Felicità, semplicemente.
Un sorriso ingenuo e spontaneo nell’età della scoperta e degli stupori, i giorni della felicità.
A undici mesi, così ha scritto una mano gentile sul dorso di questa bella fotografia.
Imparare a gattonare, a camminare, dire la prima parola, assaggiare cose nuove, vivere: felicità.

Con un abitino delizioso e tutto pizzi, certo forse è un po’ scomodo con quel colletto così ampio poi!
Con le calzine chiare, le scarpette di vernice e tutta questa assoluta tenerezza.

Nello studio del sempre talentuoso fotografo Achille Testa, uno dei miei preferiti nel panorama genovese.
Su una piccola sedia a dondolo che era uno degli arredi dello studio, ho già avuto occasione di mostrarvela nell’ultima foto di questo post che racconta ancora di sorrisi e felicità.
Inoltre questa bellissima fotografia è stata stampata in maniera insolita, così per potervela mostrare l’ho posata su un libro.
A volte ha la felicità ha questa leggerezza impalpabile.

Un sorriso, i capelli biondi come il grano, una dolcezza commovente e tutta la vita davanti.

Genova, 1904: la straordinaria storia della Palazzina del Successo

Questa è una bella storia di Genova avvenuta nel lontano 1904.
All’epoca entrava nelle case dei genovesi una rivista di genere umoristico alla quale nel corso del tempo diedero il loro contributo illustri rappresentanti del panorama culturale cittadino come ad esempio Nicolò Bacigalupo, Luigi Arnaldo Vassallo e il celebre Pipein Gamba che con le sue vignette arricchiva le pagine della rivista.
Fondata nel 1889, la rivista Il Successo era pungente, ironica, a volte proprio tagliente e insomma, mi si passi il gioco di parole, era un vero successo!
In redazione poi avevano molta cura dei loro lettori tanto che, in quel luminoso 1904, si decise di premiarli con un’iniziativa straordinaria: una lotteria dedicata agli abbonati.
E così, a fronte di un abbonamento di 9, 99 Lire tutti potevano concorrere per vincere gli ambiti premi: c’erano in palio grammofoni e arredi di lusso, abiti eleganti, pendole e candelabri, una macchina da scrivere, un pianoforte e molto altro ancora.
Il primo premio però era davvero strabiliante: il fortunato vincitore, infatti, si sarebbe aggiudicato la magnifica Palazzina del Successo.
E sulle pagine della rivista, naturalmente, tutto viene narrato nei minimi particolari, così vi racconterò ciò che ho letto.
La splendida dimora verrà realizzata nei possedimenti Piaggio che occupano uno dei più ridenti poggi del diadema di colline che Genova cinge, sarà quindi sita in quella Via Piaggio alla quale si giunge dopo aver percorso Corso Firenze e Via Paride Salvago
Progettata su disegno dell’Ingegner Tallero, verrà consegnata al vincitore munita di tutti gli agi: luce elettrica, caloriferi, bagni e acqua corrente.
Un vero paradiso, in una zona amena e deliziosissima, con attorno un favoloso giardino!

Sulla rivista si legge inoltre che la Palazzina avrà pavimenti pregiati e raffinate finiture, le vetrate verranno dipinte da Ernesto Galliano, decoratore di fama.
Inoltre il negozio La Permanente di Via Vernazza fornirà in omaggio le tappezzerie in stile Liberty e proprio là, in Via Vernazza, si ammira un modellino in scala della leggendaria Palazzina del Successo.
Ora, dovete sapere che tutta la faccenda creò anche qualche grattacapo a quelli della rivista perché, proprio in quel 1904, da lì a breve sarebbe stata approvata una legge che vietava le lotterie ai giornali e ai periodici.
Quelli del Successo naturalmente ne scrivono ma ricordano anche ai lettori che la destinazione della palazzina è salva perché la legge sarebbe entrata in vigore a giugno mentre l’assegnazione dei premi era in programma il 24 Aprile, giorno di San Giorgio.

Tra le varie iniziative vengono inoltre diffuse certe cartoline artistiche realizzate dal fotografo Cavalier Rossi che sono date in dono agli abbonati.
Come si legge sulla rivista, l’immagine riguarda il modellino della Palazzina che in quel momento era appunto ancora in via di costruzione ma da lì a poco tutti avrebbero potuto ammirarla dal vero!
E molti anni dopo ci sarà qualcuno che, trovandosi tra le mani proprio quella cartolina, si porrà molte domande per le quali cercherà la risposta.
Ecco a voi la cartolina, la possiedo da parecchio tempo e ha subito suscitato la mia curiosità perché questa Palazzina del Successo si trova nel mio quartiere e l’ho sempre ammirata con stupore.

Torniamo a quel 1904 e al giorno dell’estrazione da effettuarsi nelle Sale dell’Esposizione Campionaria a Benefizio delle Colonie Alpine nel Palazzo dell’Accademia.
Per l’occasione sulla prima pagina del Successo del 24 Aprile si trova una vignetta particolare nella quale è ritratta una trepidante folla di persone e un capiente bussolotto e sopra di esso si libra un leggiadro putto che regge tra le mani la bella palazzina.
La sospirata estrazione tuttavia si tenne qualche giorno dopo e la dea bendata premiò un fortunato vincitore: a stringere tra le mani il biglietto vincente fu il Signor Rebora, titolare di un negozio di commestibili a Sampierdarena.
E sapete cosa accadde? Un fatto veramente inaspettato!
Evidentemente il fortunato vincitore se ne stava tanto bene a casa sua e così scelse di rinunciare alla proprietà della palazzina e di farsi dare in cambio sonanti denari per un importo pari a 20.000 Lire che gli vennero liquidate con una serie di biglietti di banca, sulle pagine del Successo viene quindi pubblicata una lettera di questo signore che si dichiara felice e soddisfatto della sua scelta!

Non so dirvi se poi il lettore se ne sia pentito, quelli del Successo forse non presero proprio benissimo la sua decisione perché, in occasione della campagna abbonamenti del 1905, sulle pagine della rivista venne specificato che la legge ormai non lo permetteva più altrimenti avrebbero volentieri regalato a un fedele abbonato un bel palazzo in Via XX Settembre come era accaduto nel 1904 quando il vincitore aveva invece preferito ricevere 20.000 Lire al posto della casa e, testuali parole scritte sul giornale, peggio per lui visto che con il passar del tempo la dimora aveva acquisito il valore di 36.000 Lire.
La Palazzina del Successo, protetta dalla sua elegante cancellata in ferro, trovò comunque i suoi estimatori che poterono così godere delle sue bellezze e dei suoi agi.

Venne ribattezzata Villino Flavia e le decorazioni sulle targhe in marmo rispondono appieno ai dettami del Liberty.

Il tempo è trascorso e la magnifica dimora conserva ancora il suo fascino elegante e discreto, io l’ho sempre guardata con gli occhi sognanti e ammirati.
Da qui, da questo secolo lontano, mando un pensiero e un ricordo ai giornalisti e ai vignettisti della leggendaria rivista e al fortunato vincitore che ebbe la sua meritata ricompensa.
Accadde nella nostra Genova, nel 1904: questa è la straordinaria storia della Palazzina del Successo.

Maggio 1920: andar per fiori

E sono ore di maggio del 1920, è un tempo luminoso e tiepido, forse una di quelle giornate trascorse tra le gioie più semplici, si capirà poi molto tempo dopo la straordinaria preziosità di quegli istanti.
In compagnia, tra amiche o forse sorelle e cugine.
Con la camiciola rifinita da candido pizzo, una collana lunga, i cappelli raffinati.
E con questa grazia così spontanea e naturale, non c’è nulla di studiato nei modi e negli sguardi.

Con i fiori raccolti sui prati, i sorrisi allegri e felici, le espressioni così rilassate.

E gli stivaletti con i tacchi a rocchetto chiusi da fiocchi o da stringhe ben tirate.

In un giorno di maggio del 1920.
E colei che più colpisce la mia attenzione è una giovane donna quasi misteriosa, così aggraziata con il suo soprabito chiaro, stringe tra le mani un mazzo di fiori selvatici.
E ha una finezza innata e inimitabile, è femminile, elegante e al tempo stesso semplice.

Come dubbiosa porta la mano alla bocca, forse scruta il panorama o divaga con la fantasia, forse ricorda o pensa a qualcuno che le è caro.
E non vediamo il suo viso leggiadro che rimane così coperto dal raffinatissimo fiocco che decora il suo cappello.

Ah, i cappelli!
Le giovani donne ritratte un questa fotografia fanno a gara a chi indossa il più fastoso, a dir la verità a me sembrano tutti deliziosi.
Un sorrisino, una luce negli occhi, la gioia di quegli istanti irripetibili colmi di rasserenante leggerezza.

L’aria era fresca, la luce chiara, i prati brillavano di verde e si andava per fiori, in un giorno di maggio del 1920.

Nel passato di Via San Luca: la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi

Ritorniamo a camminare nel passato della Superba, saliamo ancora sulla macchina del tempo per ritrovarci sotto il cielo turchese che sovrasta le case antiche di Via San Luca.

E qui ce ne andiamo a far compere, come da consuetudine dei genovesi di ieri e di oggi.

Cerchiamo un prestigioso esercizio commerciale fondato nel lontano 1880 e che ha la sua sede proprio in Via San Luca.
È il negozio del Signor Giuseppe De Bernardi, successore di Enrico.
Qui si trovano strumenti per bande e orchestre, macchine parlanti, pianoforti e accessori di ogni tipo.

Tratto da Guida Pagano del 1922 di mia proprietà

E secondo voi, camminando in Via San Luca, riusciremo a trovare il favoloso negozio del Signor De Bernardi?
Eccoci qua davanti, amici musicisti e melomani, l’emozione è davvero grande ed io sono curiosa di andare a scoprire le meraviglie esposte in vetrina!

E poi balzando all’improvviso dal passato ai tempi moderni, ecco il luogo nel quale un tempo si potevano udire melodiose armonie.

Alzando lo sguardo e ammirando altri dettagli di questa cartolina pubblicitaria che appartiene alla mia piccola collezione noteremo alcuni straordinari particolari.
L’orologio segna le 12.37 ed è lì a testimoniare un’altra importante attività: il Deposito di Orologeria del Signor Carlo Tragni.
Osservate poi con attenzione le finestre, lì sono poste due mampae e cioè quei telai che si usavano a Genova per riflettere la luce nei vicoli scuri, ne scrissi diffusamente anni fa in questo post.

Le finestre sono ancora lì e custodiscono il ricordo di tempi lontani.

All’epoca il nostro Signor De Bernardi sapeva proprio il fatto suo, infatti sul retro della cartolina aveva fatto stampare il dettaglio della ricca offerta della sua Casa Musicale.
Autopiani, armoniums e tutto il resto!
E sale di audizione!
E, badate bene, cataloghi gratis!

In effetti avvicinandosi alle vetrine c’è da rimanere a bocca aperta: spartiti, grammofoni, accessori di ogni tipo.

E dischi per tutti i gusti!

E trombe, flauti, chitarrine e romantici mandolini, ci sono strumenti di ogni genere.

Nel mio girovagare per caruggi, come sempre faccio in questi casi, ho portato con me la cartolina pubblicitaria di questo bel negozio, riconducendo così questa immagine proprio in quel luogo che fu scenario dei successi di questo abile commerciante.

E così, la prossima volta che passerete in Via San Luca, provate a guardare con attenzione: potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi.

Un festeggiamento in famiglia

È un festeggiamento in famiglia e tutti loro sono attorno al tavolo, nel salotto di casa, luogo di molte domestiche felicità.
Su un vassoio la bottiglia e i bicchieri per il brindisi, per celebrare forse un momento importante.
La tovaglia bella, gli abiti migliori, i sorrisi che illuminano i visi.

La timidezza dei più giovani, la ritrosia della signora.

E l’allegria spontanea di una giovane donna, in un istante per tutti loro da ricordare.

Questa fotografia da me rinvenuta a uno dei soliti mercatini mi ha colpito non tanto per la qualità dell’immagine che non è di certo eccelsa o per la posa dei soggetti ma più che altro per l’ambientazione e i dettagli che costituiscono frammenti di quotidianità.
Alla parete infatti si nota il ritratto di una bimba fotografata con il cerchio, come da consuetudine del tempo.

Al lato opposto del mobile un’altra cornice racchiude la fotografia di un bimbetto più piccino.
Ci sono un vaso con i fiori e un paralume vistoso ed io osservo gli oggetti e mi domando dove siano finiti, saranno stati apprezzati e conservati dai coloro che li hanno ricevuti in eredità? E il mobile austero fa ancora bella mostra in qualche salone?

Su uno dei ripiani, in quei tempi diversi, c’erano un vaso finemente decorato e una bottiglia di Marsala Florio.

E poi l’orologio a pendolo che scandisce gli istanti, una cristalliera con i centrini sui quali sono posati i bicchieri, le coppette e i servizi buoni.

E braccia forti e salde che proteggono e conducono verso il futuro.

Era un tempo felice, era il tempo di un festeggiamento in famiglia.