Un’estate lontana a Pegli

Era una lontana estate sulla spiaggia di Pegli, si sorrideva accanto agli ombrelloni a righe facendo sfoggio di inusitate eleganze.

E per l’occasione si sta in posa per la foto ricordo, i più piccini hanno le cuffiette di sangallo per ripararsi la testolina dal sole.

E poi maniche a sbuffo, abiti alla marinara, frangette e fiocchetti in testa.

C’è una gran folla sulla spiaggia di Pegli in questo istante da ricordare.

La ragazza con l’accappatoio si distrae e si volta indietro, forse ad ascoltare qualcuno che si rivolge proprio a lei.

La giovane donna vestita di scuro spicca tra gli abiti candidi delle sue amiche, in questo tempo felice in cui si sorride con spensieratezza.

L’aria del mare lambisce i volti in una languida dolcezza estiva.

E i piccoletti sempre in cerca di avventure stanno tutti in fila buoni buoni.
Sole negli occhi, pelle ambrata, risate cristalline e l’amorevole cura delle mamme.

Con allegria, proprio così!

Poco distante certe elegantissime signore e signorine si svagano in una piacevole conversazione, con loro c’è anche un signore dai modi gioviali.

Sulla spiaggia si fa a gara a chi indossa il cappello più fastoso, sinceramente faccio fatica a scegliere!

E il tempo scorre, mentre si sta tutti vicini a farsi immortalare dal bravo fotografo.

Era un’estate lontana a Pegli e si stava così, seduti sui sassi, cercando di evitare il sole negli occhi e con tutta la vita davanti.

Agosto 1930: una gita al Colle di Nava

Ritorniamo nel passato, all’estate del 1930, uniamoci anche noi a questa bella compagnia: si va a prendere il fresco al Colle di Nava, valico delle nostre Alpi Liguri.
E in questo giorno luminoso il nostro gruppo di amici si distingue per stile, spensieratezza ed eleganza.
Siamo ad un picnic eppure nulla è lasciato al caso, tutto è curato e perfetto come in una sorta di ricevimento all’aperto.

E tutti mostrano una certa allegria, le signore hanno la giacchetta sulle spalle, una porta un’importante collana, un’altra invece sfoggia un abito fresco in fantasia.

È un momento radioso catturato nell’istante effimero di una fotografia e osservarne i dettagli restituisce ai nostri occhi quell’autentica felicità.

Seduti sul prato, tutti vicini, nel tempo di un’estate calda.

Il ragazzo che si nota in primo piano ha come dipinta sul volto quell’inafferrabile e svagata rilassatezza dei momenti di gioia vera, quegli instanti in cui sei felice e forse nemmeno lo sai.

Le sorridenti signore hanno davanti a loro una capiente cesta con il pane fragrante, forse ci sono anche gli ottimi formaggi di queste zone e la frutta fresca.

E davvero non manca nulla per trascorrere una bella giornata, sull’erba è posata una raffinata teiera e al centro , sullo sfondo, si nota un signore con un gilet scuro.
Vedete bene cosa si trova proprio davanti a lui? Oh sì, è un grammofono, per portare dolci note in queste ore felici!

L’aria era fresca, gli ucccellini cinguettavano lieti e la musica suadente segnava il tempo felice di una giornata trascorsa al Colle di Nava.

1 Agosto 1914: notizie di una gita al mare e al monte

Ritornando di gran carriera nel nostro passato ce ne andiamo al principio di agosto del 1914, anche noi faremo parte di una bella compagnia di gitanti!
Vuole il caso che anche in quell’anno lontano il 1 Agosto cadesse di sabato, pertanto ciò significa che siamo ampiamente in tempo per partecipare alla gita organizzata dalla U.OE.I. e cioè l’Unione Operaia Escursionisti Italiani per il 2 Agosto 1914 e annunciata sul quotidiano Il Lavoro di questo rovente 1 Agosto 1914.
Dunque, cari amici, andate a letto presto perché per la gita bisogna fare una levataccia: l’appuntamento è alle 5.15 a Caricamento, poi si parte per Voltri alle 5.30.
Una volta arrivati nella ridente località del ponente ci si rinfranca subito con una bella gara di nuoto e il vincitore si aggiudicherà una lucente medaglia d’argento.

Lasciata la spiaggia la bella comitiva si dirigerà su per le creuze e verso il Monte Pennone che si trova alle spalle di Voltri dove si farà una ricca colazione!
Naturalmente i componenti dell’U.OE.I. sono degli sportivoni e quindi hanno previsto giochi e attività sportive lungo il percorso.
Il rientro è previsto a Pra’ per le sei della sera.
Il costo della gita è 0,95 Lire, sono in programma 3 ore di cammino ed è gradito l’intervento di amici, soci, signore e signorine.
Che dite, ci procuriamo un bel ventaglio e andiamo anche noi?
Segnatevi bene l’ora: domenica 2 Agosto alle 5.15 a Caricamento, ci vediamo lì!

Una bella estate a Sampierdarena

Era una bella estate sulla spiaggia di Sampierdarena ed era un’estate di fratelli e sorelle, di abbracci e sorrisi.

Era una bella estate di grandi e piccini, una stagione da ricordare che certo a molti portò gioia e felicità.

Ed era un’estate di elegantoni in giacca e cravatta con la paglietta sul capo!

E la spiaggia era affollatissima, se guardiamo la fotografia nella sua interezza c’è da rimaner strabiliati.
Pensate a quante voci, a quante risate squillanti e a quanta spensieratezza!
Il panorama sullo sfondo non lascia dubbi: là sulla destra svetta la Lanterna e quindi siamo proprio a Sampierdarena a prendere il fresco.

Ed è anche un’estate di bellimbusti che magari fanno pure i galanti con le signorine.
Quello dietro a tutti è di certo un provetto nuotatore!

E poi è un’estate di costumi scuri e a pensarci adesso sembra quasi impossibile andare alla spiaggia così coperti.

E questa è anche un’estate di allegri burloni: come sempre c’è uno che fa le corna dietro alla testa di qualcun altro, è un grande classico!

E poi è tempo di sdraiarsi sui sassi con il costume a righe.

Ed è tempo di mani sulle spalle e di amicizie che saranno eterne: diventare grandi insieme fa tutta la differenza.

Ed è l’estate dell’orgoglio paterno, così si tiene il piccoletto bene in alto così che ci sia anche lui nella foto della sua prima estate.

Un’estate calda, luminosa e quieta, ingenua e senza pensieri, mentre l’onda batte sulla riva della spiaggia di Sampierdarena il tempo scorre lieve.

Ed è un’estate di giovani madri affabili e di bambini in cerca di avventure, è un’estate da sole negli occhi così per fare la fotografia ci si ripara con la mano come si può.

È un’estate di code, trecce e ricciolini, di corse a perdifiato e di tuffi spericolati.
È un’estate che è un nuovo inizio, una gaiezza ritrovata, un orizzonte da esplorare.

Con un cappellino in testa, un fiocchetto tra i capelli e tutta la vita davanti.
Sui sassi, in una bella estate a Sampierdarena.

17 Luglio 1910: la disavventura del povero Giuseppe

La disavventura del povero Giuseppe accadde in un caldo giorno d’estate ed è narrata con dovizia di particolari sul quotidiano Il Lavoro del 17 Luglio 1910.
Dunque, dovete sapere che questo signore originario di Pisa di lì a poco doveva imbarcarsi su un vapore diretto in America e così, mentre se ne andava su per Via Balbi incontrò un tale che, guarda caso, disse che pure lui doveva partire per l’America, che combinazione!

I due fecero un lungo tratto di strada insieme fino a quando si unì a loro pure un terzo individuo.
A questo punto, come racconta puntuale il cronista, si diressero tutti insieme verso il Cimitero di Staglieno ma durante la strada il primo dei due compari mostrò all’ingenuo Giuseppe una busta che a suo dire conteneva ben 22.000 Lire.
Fatto sta che il tale sostenne di aver paura di essere derubato e quindi pensò bene di nascondere il suo tesoretto sotto il ponte della ferrovia.
I tre ripresero quindi il cammino ma, dopo poco, il tale ci ripensò e infatti chiese a Giuseppe se poteva andare a recuperare la busta e Giuseppe acconsentì.
Il tizio però gli chiese di lasciare come garanzia il suo portamonete con 15 scudi d’argento e Giuseppe, anima candida e ingenua, consegnò fiducioso il portamonete e si diresse verso il ponte.
E sapete, quando recuperò la busta ci rimase con un palmo di naso perché si accorse che conteneva solo un fazzoletto e dei fogli di giornale.
Presto si precipitò in cerca dei due ma di loro, naturalmente, non c’era più traccia.
Il povero Giuseppe, tuttavia, non si si perse d’animo e il giorno dopo si recò alla Stazione Marittima e denunciò l’accaduto a un delegato di polizia.
Le autorità, indomite e attente, poco dopo individuarono al Ponte Federico Guglielmo i due truffatori che avevo teso il beffardo tranello al povero Giuseppe, tra i loro effetti personali trovarono anche un facsimile del biglietto di banca che avevano mostrato alla vittima e quei luccicanti 15 scudi d’argento.
Siccome si temeva che i due compari avessero messo a segno altri tiri simili i due vennero anche fotografati per poter essere identificati da eventuali altre vittime.
Il nostro Giuseppe recuperò le sue preziose monete e infine si imbarcò su quel vapore che lo condusse verso una nuova vita.
E io, leggendo questi fatti raccontati su quel quotidiano genovese, non posso fare a meno di domandarmi che destino abbia avuto l’ingenuo Giuseppe, partito per l’America dalla Stazione Marittima in un giorno di Luglio del 1910 con il suo borsellino con 15 scudi d’argento.

Piccoli genovesi e seggioloni di altri tempi

Ritorniamo nel passato e ancora incontriamo altri genovesini, sono due piccoletti deliziosi e se ne stanno belli comodi sul seggiolone.
Un’espressione attonita, gli occhi grandi, la carnagione delicata e appena pochi mesi vissuti nel mondo.

Con i piedini a martello, come si conviene a tutti quelli che ancora devono imparare a camminare.
Il poggiapiedi è troppo lontano, ancora non ci si arriva!

Così, sul seggiolone del fotografo Rossi, in una fotografia in formato cabinet.

Con queste recenti acquisizioni ora la mia piccola collezione annovera ben quattro seggioloni diversi, devo dirvi che ne sono molto fiera e soddisfatta.
Queste sono le fotografie che alcuni non desiderano conservare, altri invece sono onorati di poterle custodire.
E così ecco ancora un altro sveglissimo piccoletto sul seggiolone del bravo fotografo Sciutto. A dire il vero credo che sia una bambina ma non posso esserne certa!

Una vestina rifinita con un raffinato decoro a losanghe, i piedini scalzi e le manine saldamente aggrappate al vassoio.

Un visetto che racconta curiosità e voglia di crescere, gioia di vivere e ingenuità.
Sul seggiolone, con tutta la vita davanti.

Le Figurine Liebig: vecchie chiese celebri

Ritornando a camminare nel passato riprendiamo il viaggio con le suggestioni delle Figurine Liebig che, come sempre, ci portano a scoprire meraviglie.
Questa serie, come al solito parte della collezione di mia nonna, risale al 1910 ed è interamente dedicata alle antiche chiese celebri.
La nostra prima tappa e nel nord Europa, a Trondheim, città norvegese dove è situata l’antica e imponente cattedrale costruita a partire dal 1070 e utilizzata per la consacrazione dei sovrani norvegesi.
E nella nostra figurina notiamo il corteo per l’incoronazione di Olaf che venne poi beatificato nell’anno 1164 e riposa nella cripta.

Spostiamoci ora nella bella Parigi, davanti alla celebre e magnifica Cattedrale di Notre-Dame.
Si legge sul dorso della figurina che Re Carlo VII, quando ancora la Francia era sotto il dominio inglese, andava spesso a pregare per la salvezza della Francia proprio in questa chiesa.
Scacciati poi i forestieri grazie all’eroica Giovanna d’Arco ecco il Re che esce da Notre-Dame circondato dal clero e dalla folla festante.

E andiamo a Mosca di fronte alla Cattedrale di San Basilio e la nostra figurina rievoca un’antica tradizione del giorno di Pasqua durante il quale i fedeli sono soliti fare doni ai più poveri.

Austera e magnifica si staglia nel cielo londinese l’Abbazia di Westminster, la prima pietra di questo edificio venne posata nel lontano 1065.
E qui sono rappresentati alcuni londinesi intenti in una conversazione proprio davanti a Westminster.

Andiamo ora in Austria: è un giorno del 1711 e si trasporta con solennità la campana destinata alla famosa Cattedrale di Santo Stefano.

Il nostro viaggio attraverso l’Europa ci porta infine in Germania, nella città di Colonia.
La costruzione della grande Cattedrale ebbe inizio nel 1248 e proseguì nel corso dei secoli, l’opera venne infine inaugurata nel 1880 alla presenza di Guglielmo I.
Da una nazione all’altra e da una cattedrale all’altra abbiamo compiuto anche questo viaggio entusiasmante e ricco della poesia delle Figurine Liebig.

Ritratto di famiglia alla spiaggia

È il ricordo di un tempo felice, l’onda batteva sulla riva, il sole brillava nel blu e per ripararsi dal caldo ci voleva proprio un vezzoso ombrellino capace di procurare confortevole ombra.

E c’era una fanciulla così aggraziata nella sua età acerba.

È una foto di famiglia, un ritratto che risale a un’estate lontana, su una lunga spiaggia di sassi, presumo nel ponente ligure.

La frangetta, la pelle scurita dal sole, l’età del gioco e della scoperta.

Il frugoletto di casa se ne sta al sicuro in braccio al papà.

Sulla riva una giovane ragazza con la pettinatura alla moda, il costume scuro, è una bellezza in fiore pronta a sbocciare.

E là, sui sassi, c’è lei: seduta a gambe incrociate con tutta la vita davanti.

Era il tempo di un’estate, era il tempo della villeggiatura e della felicità.
Tutti insieme, sulla spiaggia, sotto la luce del sole.

Sulla riva del mare

Sulla riva del mare, con un costumino leggero, la frangetta e una pallina in una mano.
Sulla riva del mare, per un attimo in posa per la fotografia ma poi che libertà, correre e giocare nell’acqua!

Sulla riva del mare, una giovane mamma, i suoi bambini e probabilmente la loro nonna.
Su una spiaggia di sassi, con semplicità, con un sorriso, i costumi scuri e un fazzoletto in testa, con una gioia nel cuore che non si sa spiegare.

Là dietro, in lontananza, altre famiglie e altri bambini.
La spiaggia è lo svago di tutti, è il passatempo dei giorni d’estate, è un frammento di vita condivisa che a ognuno lascerà un dolce ricordo.

Così, sulla riva del mare, tra le braccia salde della mamma.
Con questa dolcezza dell’infanzia quando ancora tutto è da scoprire, diventando grandi sulla riva del mare.

La seggiolina a dondolo di Achille Testa

C’era una volta, nello studio di un bravo fotografo genovese, una romantica seggiolina a dondolo destinata ai più piccini.
Il fotografo si chiamava Achille Testa e l’ho spesso nominato su queste pagine proprio per il suo ineguagliabile talento nel ritrarre i bambini: le sue belle fotografie restavano come ricordo prezioso di quei giorni d’infanzia di un’epoca lontana.
E così, uno dopo l’altro, tanti piccoli genovesini andarono ad accomodarsi su quella seggiolina a dondolo.
Con un sorriso, un abitino tutto pizzi e tutta la vita davanti.

E poi con questa allegria e con questa spontanea gioia di vivere.

Le due precedenti fotografie sono già apparse sulle pagine di questo blog ma di recente alla mia piccola raccolta se ne sono aggiunte altre che raccontano ancora di bimbetti e di quella seggiolina a dondolo.
A piedi scalzi, con la manina saldamente posata sul bracciolo e con una catenina d’oro al collo.

Come si dice in questi casi? Ogni riccio un capriccio!
Questo bambino però è davvero di una dolcezza infinita, è bello come un piccolo putto.

E poi ancora lei, lei che è un po’ più grandicella e la mamma le ha messo il vestitino chiaro ed elegante proprio per l’occasione.

Ha le calzette scure, le scarpine un po’ impolverate e chissà se resiste alla tentazione di dondolare avanti indietro interrompendo l’opera paziente del fotografo.

Lei, con la sua frangetta e i capelli mossi, con il suo sguardo ingenuo e stupefatto, come altri bambini del suo tempo venne ritratta in quei giorni della sua infanzia sulla seggiolina a dondolo del fotografo Achille Testa.