Ancora sulla seggiolina con le frange del fotografo Giulio Rossi

La fotografia storica è sempre fonte di stupore, certe fortunate coincidenze permettono di conoscere meglio la maniera di approcciarsi ad una ritratto, alla realizzazione di un’immagine destinata a divenire un tenero ricordo.
Vi porto ancora nello studio del bravo fotografo Giulio Rossi, come ho avuto già modo di scrivere in passato in questo post, il talentuoso professionista spesso si avvaleva di una seggiolina con le frange sulla quale si accomodarono schiere di piccoli genovesi.
Su quella seggiolina ecco ancora una dolce creatura: i capelli castani, l’abitino a quadretti, gli occhi grandi e l’espressione timida.

Sulla seggiolina con le frange, poi, si sta seduti a questa maniera, secondo indicazioni del fotografo, naturalmente.
A gambe incrociate e con un braccio posato sul bracciolo, con una certa studiata rilassatezza.

Una posa non casuale e la ritroviamo in un diverso ritratto di un altro piccoletto.

Così, nel tempo d’infanzia, con le calzette bianche e gli scarponcini.

Con un cappellino con il pon pon, un grande fiocco bianco sul petto.

Sulla seggiolina con le frange del fotografo Giulio Rossi, con gli occhi spalancati sul domani e tutta la vita davanti.

Camminando nel passato di Via Sant’Ugo

Tic tac, tic tac!
Ripartiamo con la macchina del tempo che ci porta indietro nel passato della Superba, tra i curiosi passeggeri vedo già alcuni dei miei più affezionati compagni di viaggio che non si perdono neanche una di queste avventure a ritroso negli anni.
Cari amici, con il consueto brio e con una certa curiosità, planiamo nel passato di Via Sant’Ugo grazie a una mia bella cartolina spedita nel 1910.
Si sale allegramente in questa epoca a dire il vero poco trafficata.

Anni dopo, nello stesso tratto di questa via, ecco un autobus impegnare la salita.

Il tempo fluisce dolcemente in Via Sant’Ugo, due uomini se ne stanno a chiacchierare comodi sulla panchina, una signora incede con grazia e con il suo abito elegante.

Dal passato al presente, in un solo battito di ciglia, come se mesi e mesi non fossero trascorsi.

Sono così i viaggi nel tempo, ti riportano nei luoghi che sai riconoscere e che sono contemporaneamente rinnovati e fedeli a se stessi.
Notate il palazzo in primo piano sulla destra.

È questo edificio che ancora ospita famiglie, speranze, sogni e progetti come in quel 1910.

E su questo palazzo è affissa lla targa che identifica il sestiere, una di quelle preziosità da tenere da conto con un certo riguardo.

Là sotto, all’epoca, c’erano delle frequentate botteghe come ad esempio la Drogheria Confetteria Sant’Ugo che si nota sulla sinistra nel dettaglio che segue.

All’epoca c’erano alberelli piccolini, ora le fronde maestose regalano ombra e là sotto ci sono ancora i negozi per gli abitanti del quartiere.

Il tempo è scandito dal suono degli zoccoli del cavallo, man mano che torniamo alla nostra realtà quel rumore si affievolisce.

L’immaginazione tuttavia in parte rimane là, in quel frammento di un giorno distante che abbiamo conosciuto camminando nel passato di Via Sant’Ugo.

Un marinaretto di Venezia

Da una Repubblica Marinara all’altra oggi vi porto sulla sponda di un altro mare a conoscere un piccolo marinaretto di Venezia.
È biondino, tutto serio, ha gli occhi chiari e il cappellino a posto.

E indossa, con mio stupore, dei mezzi guanti, li ho visti soltanto ingrandendo la fotografia, le immagini d’epoca sono sempre piene di sorprese.

Autore della bella Carte de Visite che ho di recente aggiunto alla mia raccolta è il talentuoso fotografo veneziano Antonio Sorgato.

Il bimbetto se ne sta seduto composto, dietro di lui un fondale con un panorama bucolico.
Piedini incrociati, mani sulla balaustra, l’attenzione tutta rivolta al fotografo.

Con appena una manciata di anni alle spalle e tutta la vita davanti lui è il marinaretto di Venezia.

Pesi e misure: i bilanciai di Genova nell’anno 1890

Ritornando a camminare nel passato andiamo in cerca di… equilibrio!
E sì, infatti, con l’aiuto del mio fido Lunario del Signor Regina del lontano 1890, andremo a cercare gli abili venditori di pesi, misure e bilance: signore e signori, ecco a voi i bilanciai della Superba nello scorcio di un secolo lontano.
Le botteghe sono concentrate nella città vecchia, i vicoli di Genova pullulano di artigiani e commercianti, nei caruggi si trova tutto ciò che occorre.
Il Signor Alterio ha così il suo negozio in Via Carlo Alberto, antico toponimo della nostra Via Gramsci, il Signor Cevasco sta invece in Via dei Giustiniani, c’è un bilanciaio in Piazza della Raibetta e uno in Vico dell’Oliva.
Poi c’è il Signor Giacomo Grasso che ha un negozio in Via dei Conservatori del Mare e uno in Sottoripa e in Sottoripa, compreso lui, ci sono in totale ben cinque bilanciai, la concorrenza è forte!
Continuiamo i nostri giri tra grammi, etti e chilogrammi!
In Vico Salvaghi ci accoglie il Signor Giuseppe Oliva mentre il Signor Poggi ci aspetta per mostrarci le sue bilance in Vico della Rosa.
Mi destreggio alla perfezione in queste strade genovesi, sono i miei caruggi e li conosco molto bene, potete fidarvi di me!
Ho una sola esitazione, cari amici: vorrei portarvi con me a scoprire il negozio del Signor Pietro Gibelli ma, sinceramente, solo in questo caso, ho qualche difficoltà!
Gli altri negozi li abbiamo visti tutti, non ne abbiamo saltato nemmeno uno, possibile che non riusciamo a raggiungere questo posto?
Riprendo tra le mani il mio Lunario e leggo l’indirizzo della bottega del Signor Pietro: Salita di Santa Lucia 2.
Qualcuno di voi ha idea di dove si trovi? Non ci arrendiamo, il Lunario ci sarà certo utile!
E infatti, nelle ultime pagine del volumetto trovo un breve stradario per i più distratti e forse anche per i viaggiatori nel tempo e da qui si scopre che, in questo 1890, Salita di Santa Lucia si trova nella zona di Portoria, tra Via Giulia e Vico di Morcento.
Sono queste le strade perdute di Genova, demolite per lasciar spazio a Via Settembre e alle vie circostanti.
Sono i luoghi che possiamo solo immaginare, cercando di viaggiare nel tempo in cerca di un antico negozio.
Tra pesi e misure, alla scoperta dei bilanciai di Genova nel lontano 1890.

Bilancia dell’Antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi

Sul cigno

I capelli chiari e sottili, lo sguardo vispissimo, le guance rosate.

In un giorno felice del tempo d’infanzia ecco una foto ricordo dei primi inizi della vita.
Credo si tratti di una bimba e la troviamo in posa nello studio di un bravo fotografo: osservate bene, c’è un cigno alle spalle della piccola creatura, è una sorta artificio creato ad arte per l’occasione.

Autore del ritratto in formato Cabinet è il fotografo Solza che aveva il suo studio in Salita Santa Caterina come si evince dal dorso della fotografia.

Un ritratto a suo modo insolito perché, a prima vista, parrebbe quasi che la bimbetta sia seduta sul cigno ma in realtà guardando con attenzione è chiaro che non è così.
Ci sono anche rami di fiori e foglie a confondere in parte l’osservatore, il cigno è parte della scena allestita dal fotografo.

Una maniera per lasciare agli orgogliosi genitori un ricordo affettuoso della loro creaturina.

Era un tempo d’infanzia.
Con una vestina chiaro, una collanina al collo, un sorriso ingenuo e fiducioso e ancora tutta la vita davanti.

11 Settembre 1911: un mugugno in Via Colombo

Ritornando a camminare nel passato di Genova ci imbattiamo, ancora una volta, nel legittimo scontento di un lontano genovese che tenta di far valere le sue ragioni.
È il giorno 11 Settembre 1911 e sul quotidiano Il Lavoro viene pubblicata la lettera di un anonimo cittadino che, esasperato, ha preso carta e penna e si è rivolto al suo quotidiano di fiducia per far sentire la sua voce.
Il povero signore è un abitante di Via Colombo e non ne può veramente più della situazione che deve sopportare e quindi chiede l’intervento delle competenti autorità.
E qual è il problema? Ah, è presto detto! Le osterie, certe osterie e i loro esercenti!
Lor signori farebbero bene a rammentarsi che in Via Colombo ci abitano dei poveri cittadini che devo pur godere del meritato riposo e, a causa di certe osterie, è praticamente impossibile chiudere occhio!
E infatti, in queste sere di settembre, le notti sono funestate da schiamazzi e canti di giovinastri avvinazzati, riporto testuali parole perché il signore in questione sapeva esprimersi con proprietà di linguaggio.
E per concludere, riferisce ancora il nostro lettore, è andata a finire che alcuni abitanti, non sopportando più detto fracasso, hanno persino lanciato secchiate d’acqua dalle finestre, ecco lì!
Accadeva in un giorno di settembre del 1911 e da questo nostro diverso secolo mando un caro saluto all’anonimo lettore con la speranza che qualcuno sia giunto in suo soccorso e che, finalmente, egli abbia potuto dormire sonni tranquilli nella sua bella casa in Via Colombo.

Tre cuori

Loro sono tre.
Tre cuori, tre sorrisi, tre speranze.
Tre volte il futuro, la vita, la felicità.
Loro sono tre, ritratti con il consueto talento dal fotografo Ernesto Rossi.

La Carte de Visite ha anche la sua delicata busta nella quale riporla, una piccola rarità che non si sempre si riesce a trovare.

Loro sono tre.
Tre visetti felici, tre sorrisi, tre testoline di ricci, tre sguardi affacciati sul mondo.
Così vicini, nel tempo dell’infanzia, con tutta la vita davanti.

Ritornando al Santuario della Madonna della Guardia

Ritornando al Santuario della Madonna della Guardia, in questo 29 Agosto nel quale i genovesi salgono devotamente al Monte Figogna dove Maria apparve al contadino Benedetto Pareto.
E la devozione è sempre stata sentita e commossa, i pellegrini salgono al Santuario e poi si fermano, tutti insieme, a far la foto ricordo sulla scalinata.
Abiti estivi, cappellini bianchi, la gioia nel cuore.

Bimbette timide, ragazzetti vivaci, un tempo che sfugge e sarà da trattenere nella memoria.

Mamme, zie, amici, devoti pellegrini ritratti tutti insieme in un frammento di vita.

Sullo sfondo, nell’ultima fila, c’è un prestante giovanotto con la sigaretta tra le labbra, a osservarlo penso che mantenga la stessa posa spavalda anche nelle fotografie balneari, non credete anche voi?

A breve distanza c’è il ragazzino con la maglietta a righe e la mano sul fianco, lui se ne sta un po’ distaccato dal gruppo, vicino alla colonna.

E si sorride con grazia, in questo tempo leggero e piacevole trascorso in un luogo caro.

In prima fila, uno accanto all’altro i più piccini della compagnia.
Scarpette bianche, calzine corte, un cappellino tra le mani, braghette e abitini a fiori e sole negli occhi nel tempo d’estate, con tutta la vita davanti, al Santuario della Madonna della Guardia.

Un soggiorno a Évian-les-Bains

Ritornando a camminare nel passato godiamoci un soggiorno nell’esclusiva località francese Évian-les-Bains, celebre centro termale noto per le proprietà delle sue acque.
A Évian-les-Bains non siamo soli, ci sono diversi visitatori e ognuno cerca di trascorrere al meglio le proprie giornate, l’acqua di Evian ristora e rigenera, è una delizia che vale il viaggio.

Si scorge, in lontananza, una bimbetta che si avvicina alle scale.

E a Évian-les-Bains si trova anche J. che scrisse e spedì questa cartolina in un giorno di luglio del 1911 a una certa signorina di Bruxelles.
Ora sono io a custodire questo prezioso cartoncino e a mi sono fatta l’opinione che a scrivere la cartolina sia stata una donna, lo penso in parte per la calligrafia che mi pare molto femminile e poi anche per il messaggio rivolto alla giovane destinataria.
Dunque, J. si rivolge a Chère Mademoiselle e racconta di aver scritto anche a Jane, presumo un’amica comune!
Il soggiorno di J. a Évian-les-Bains è sublime, il tempo è superbo e così l’autrice con la sua famiglia scrive di averne approfittato per fare delle belle passeggiate nei dintorni.

Forse anche la nostra J. Si sarà messa comoda sulla panchina a leggere il giornale come la dama che qui troviamo in questo frammento di rilassatezza.
E sapete, mi piace tantissimo quella seggiola che si vede in primo piano, vorrei averla per il mio terrazzo!

Sulle scale un cartello annuncia un programma e non so mostrarvelo meglio di così.

Sul tavolino coperto dalla tovaglia candida ci sono i bicchieri per chi voglia rinfrescarsi con la deliziosa acqua di sorgente, la signora con l’abito bianco e con il cappello fastoso e venuta qui apposta, anche lei scriverà alcune cartoline alle sue amiche per raccontare delle sue vacanze.

E il tempo scorre piacevole come quell’acqua cristallina, in questi giorni lontani a Évian-les-Bains.

Genova, anni ’30: la favolosa polleria del Signor Zunino

Ritorniamo indietro nel passato, la mia macchina del tempo che fa tic tac ci porta dritti nella prima metà del secolo scorso, precisamente in Val Bisagno, si va a far compere dal Signor Zunino.
Io non gironzolo spesso da quelle parti ma, una volta, passando con l’autobus ho visto per caso da lontano un’insegna di marmo che mi ha davvero incuriosita e così sono scesa dall’autobus per andare a vedere di cosa si trattasse, ero certa che avrei iniziato un nuovo viaggio nel passato e avevo ragione!

E infatti eccoci in Via Bobbio, cari amici! Qui, negli anni ‘30, il signor Giovanni Zunino ha la sua bella e ben fornita polleria, di sicuro ha la sua fidata clientela.

Dovete sapere che ho compiuto le mie consuete ricerche sulle guide del passato e sono lieta di informarvi che la bottega del nostro abile commerciante era già in attività nel 1922, così risulta dalla Guida Pagano di quell’anno.
Il negozio allora era già in Via Bobbio ma al 195 rosso e lì lo troviamo ancora nel 1926 e poi, negli anni ‘30 ecco la nuova collocazione al 182 rosso.
E il nome del Signor Zunino fieramente scolpito nel marmo, ecco l’insegna che all’epoca aveva attirato la mia attenzione!

E tuttavia le sorprese non sono finite, perché il Signor Zunino era uno che evidentemente sapeva il fatto suo e aveva altre due insegne sull’altro lato del palazzo.

E su una di esse c’era ancora una volta scritto polleria.

E poi il racconto dell’attività commerciale continua sulla seconda insegna, non ricordo di aver mai visto due insegne unite da una semplice congiunzione.
Polleria e uova, nel negozio a poca distanza dal Bisagno.

E come l’acqua anche il tempo è trascorso e tutto è cambiato ma qui ancora si legge il nome del lungimirante Signor Zunino che negli anni ‘30 aveva qui la sua bottega.