Via della Maddalena: una bellezza ritrovata

Ogni volta che un antico edificio viene restaurato se ne svela una parte di bellezza nascosta che attendeva soltanto di essere riscoperta e mostrata ai nostri occhi stupiti.
E così, passando in Via della Maddalena, ho trovato per caso una di queste meraviglie e non ho potuto far altro che restare ad ammirare quei colori tenui e delicati che ora ravvivano la facciata.

Il palazzo fa angolo con Vico del Tempo Buono e su questo caruggio si affacciano certe splendide finestre dipinte.

Imboccando poi questo vicoletto dal nome così suggestivo ecco che vi ritroverete in Vico di Porta Nuova e vedrete la parte posteriore dell’edificio.

Una luce effimera riesce a raggiungere vittoriosa anche un caruggio come questo.

E qui troverete persino una grata dipinta tra antiche pietre così delineate.

Questi sono caruggi magnifici e ricchi di storie, un edificio così antico deve aver ospitato innumerevoli cuori e infiniti sorrisi ma anche lacrime e addii e nuovi inizi e tutto quello che la vita regala.

Se capiterete là in un giorno luminoso magari troverete un’allegria di panni stesi ad asciugare nel vicolo e il sole che filtra e così tutto rischiara.

Sul portone, nel marmo bianco, si leggono le lettere IHS che costituiscono il trigramma di Cristo.

E c’è anche una Madonnina alla base della quale si legge: Per G.R. (Grazia Ricevuta) posero a custodia nostra 21.11.1945.
E tutto rimanda a tempi e tempestosi, al frastuono e ai dolori della guerra e a una luce di speranza che in qualche modo illuminò questa casa.

Se passate in Via della Maddalena alzate lo sguardo verso il sole, verso questi colori e verso questa radiosa bellezza ritrovata.

Colori di Via San Bernardo

Sono colori di Via San Bernardo, bianco e nero di vetusti edifici sfiorati ancora dalla luce gloriosa.

Sono colori di Via San Bernardo: persiane chiuse e facciate dalle tinte calde.

Dove i raggi del sole cadono così, a segnare il confine netto dell’ombra: è una di quelle bellezze della città vecchia che a me non stancano mai.

Negli atri di questi edifici, aperti e accessibili in occasione degli eventi della design week di Genova, si respira la storia antica della Superba.
Questo palazzo appartenne a Marc’Antonio Sauli, senatore della Repubblica e pronotario apostolico che visse tra il 1523 e il 1618.
La sua dimora ci lascia ancora entusiasti ed ammirati, io ne scrissi molti anni fa in questo post.

E il cielo che la sovrasta ha quell’azzurro impareggiabile che mai smette di affascinare.

Tra il colori di Via San Bernardo ci sono anche i toni allegri della bottega dei Fruttarelli.
E se in autunno queste ceste sono colme dell’uva fragrante, delle zucche e dei funghi profumati con la bella stagione i colori sono più vivaci e accesi.

Ed ecco le diverse sfumature di rosso delle ciliegie, delle fragole e dell’anguria.

Sono i colori della città vecchia, dove trovi l’antico e il moderno, la luce e l’ombra, i contrasti più inattesi e sorprendent e dove ti ammaliano i colori di Via San Bernardo.

L’edicola della Madonna della Guardia in Via San Pietro della Porta

È un’antica edicola collocata nei caruggi di Genova e se passerete nei vicoli, a breve distanza da Piazza Banchi, così potrete ammirarla sullo spigolo dell’edificio posto tra Via San Pietro della Porta e Via dei Conservatori del Mare.
Questa è la Madonna della Guardia e risale alla metà del ‘700.

Maria ha questa dolce grazia materna mentre stringe tra le braccia il piccolo Gesù.

La sovrastano certi piccoli angeli.

E alla base dell’edicola c’è un’antica cassetta delle elemosine, ebbi modo già di scriverne molti anni fa in questo mio articolo dedicato al Magistrato della Misericordia e alle vie della carità.

E lo sguardo della Madonna si posa così amorevole.

E ai piedi di Lei c’è il devoto Pareto, colui al quale Maria apparve sul Monte Figogna.

L’edicola è ricca e finemente decorata e così ospita la figura di Maria che vigila sui genovesi che attraversano queste strade.

Il volto di Lei ha i tratti perfetti e questa dolcezza incomparabile.

E così si trova nel cuore vivo di Genova, accanto alle finestre dove sventolano i panni stessi.

È la bella Madonna della Guardia che potete ammirare in Via San Pietro della Porta.

Camminando nel passato di Piazza della Marina

Vi riporto ancora indietro, nel passato della Superba e grazie ad una mia nostalgica cartolina faremo un inatteso viaggio nel tempo.
Ci troviamo in una piazza ampia e ariosa accarezzata dalla brezza del mare che non lontano da qui vibra e ruggisce: siamo in Piazza della Marina, in un tempo diverso dal nostro, laggiù sulla destra si può andare in Via Madre di Dio e tutte le persone qui ritratte in questo scorcio genovese potrebbero raccontarci tante storie a noi sconosciute.

È un’avventura essere bambini in questo tempo del passato e in questa parte di Genova, i più piccini paiono godere di una certa libertà.

Questa è una zona di solerti lavoratori, consultando la mia Guida Pagano del 1926 ho scoperto che in Via della Marina c’erano diversi falegnami e tornitori, c’erano però anche una bella merceria e un fornitissimo negozio di ricami e non sapete quanto mi piacerebbe averli veduti!

Sulla Piazza della Marina ci si ferma anche a riprendere fiato lasciando le ceste posate lì per terra e nessuno di noi, purtroppo, sa indovinare cosa ci fosse dentro.

E si cresce, si diventa grandi e si impara la vita tra ostacoli e difficoltà.
Questi bambini, divenuti adulti, forse riguarderanno ai luoghi della loro infanzia e ad un certo punto non sapranno più riconoscere la loro piazza, quelle scalette dove andavano a sedersi, il portone nel quale andavano a nascondersi, la finestra dalla quale si affacciava sempre sorridente la signora Maria.

Cosa è rimasto di quel mondo e di quelle case svettanti colorate dai panni stesi e vibranti di vita?
Proviamo a viaggiare tra passato e presente per comprendere quei luoghi e il loro destino e osserviamo insieme questo scorcio della cartolina focalizzando la nostra attenzione sui due edifici collocati sull’estrema sinistra dell’immagine.

Ora volgiamo lo sguardo ai giorni nostri e osserviamo quei palazzi dalle diverse tonalità di rosa che risultano più avanzati rispetto agli altri.

Intendo questi tre palazzi così bene restaurati e caldi di sole.

Ho accostato la mia fotografia ad una porzione della mia immagine d’epoca, la riga rossa separa l’immagine del passato dallo scatto contemporaneo: i due palazzi rosa risulterebbero essere quindi i due palazzi all’estrema sinistra della cartolina.

Non è semplice ritrovare ciò che è rimasto da quel passato e dopo essere andata alle Mura della Marina a fare queste fotografie ho sottoposto le mie supposizioni agli amici Pier Giorgio Gagna e Stefano Finauri che sono molto esperti di cose genovesi ed entrambi hanno confermato la mia impressione, da qui li voglio così nuovamente ringraziare per il loro aiuto.
Gran parte degli edifici ritratti nella porzione destra della mia cartolina scomparvero a causa dei bombardamenti della II Guerra Mondiale, così questa parte di Genova ha mutato aspetto.
In quel tempo c’era questo spazio aperto con le case inondate di luce e di salmastro, lassù svettava imperiosa la Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano.

Rivolgendo di nuovo lo sguardo in quella direzione, ai giorni nostri, il panorama è questo: la modernità ha stravolto questo zona della vecchia Genova senza donarle nuova ulteriore bellezza ma lasciando, in luogo degli edifici scomparsi, una costruzione che nella mia opinione non ha nulla di attrattivo.

E ancora, camminando in Via della Marina, ecco ancora una diversa prospettiva, i bambini della mia cartolina se rimarrebbero amareggiati e dolorosamente stupefatti.

Riguardando indietro a quei giorni che non abbiamo vissuto possiamo ritrovare le vedute di questa Genova perduta.
E allora ci sembra quasi di sentire le voci di quei bambini che giocano sulla piazza, il frastuono di quella vita lontana e laggiù, alla finestra, ci pare di scorgere la signora Maria che forse pensa di andare a fare qualche acquisto in quella merceria della quale vi parlavo.
In un giorno di un tempo lontano, camminando nel passato di Piazza della Marina.

Davanti alla Basilica di Santa Maria delle Vigne

E poi di mattina, nei caruggi.
Taluni camminano più svelti e sicuri, senza distrarsi, sembra che conoscano sempre la giusta direzione, certi della loro meta.
Come lei, con il suo passo lieve, semplice e vera come le sue preghiere.
Così tranquilla.
Di mattina, davanti alla Basilica di Santa Maria delle Vigne.

Gli affitta sacchi di Genova nell’anno 1890

Ritornando a camminare nel passato potrebbe capitarvi di voler intraprendere qualche fruttuosa attività che fiorirà rigogliosa in questa città di traffici, di porto e di operose maestranze.
Pertanto potreste planare nel lontano 1890 e aver bisogno di capienti sacchi di materiale più che resistente e adatto alle vostre necessità.
E così, pensando di esservi di aiuto, eccomi qua a consultare per voi il Lunario del Signor Regina del 1890 dove la categoria degli affitta sacchi ha una sua sezione dedicata con tutti gli indirizzi utili.
Dunque, trovate sacchi in affitto a Caricamento e in Sottoripa, qua ci sono ben quattro esercizi commerciali che trattano questi articoli.

E del resto è anche logico: questa zona è il fulcro dei commerci e delle attività dei genovesi, così tutto attorno fioriscono le attività.
Ecco dunque il Signor Sessarego e il Signor Assereto che affittano sacchi in Vico del Serriglio mentre in Via al Ponte Calvi trovate il Signor Celesia.
Ci sono poi una bottega in Piazza Luxoro e una in Vico Denegri.
Ferve la vita dei caruggi, i vicoli sono un continuo andirivieni di gente affaccendata, i commerci portano lavoro, benessere e vivacità.
E se per caso vi serve affittare dei sacchi ricordatevi che in Piazza Pinelli potete rivolgervi al Signor Gazzo e ai Signori Roccatagliata e certamente troverete ciò che fa per voi!

Il Lunario del Signor Regina è un volume preziosissimo, a sfogliarlo lo sguardo si posa su un mondo ormai scomparso, a volte emergono da queste pagine termini per noi desueti e pertinenti a quell’epoca lontana.
Le strade che percorriamo ci appaiono sotto una luce diversa e in alcune di esse ritroviamo antiche attività e ci sembra di vedere i volti di quegli abili commercianti e dei loro solerti garzoni.
In quel 1890 il Lunario del Signor Regina indica 13 diversi affitta sacchi e tra questi c’era anche il signor Raffo che faceva i suoi affari in Piazza Sauli.
E anche allora, ne sono certa, il cielo là sopra era così blu.

Chiesa dei Santi Vittore e Carlo: la Cappella della Madonna del Carmine

È una delle cappelle della ricca Chiesa genovese dedicata ai Santi Vittore e Carlo in Via Balbi.
Marmi preziosi e sculture raffinate compongono questo luogo di devozione e bellezza, ai lati della statua della Madonna ci sono due tele di Orazio De Ferrari provenienti dall’antica e scomparsa Chiesa di San Vittore.

La Cappella della Madonna del Carmine ospita al centro una magnifica scultura opera di Filippo Parodi e risalente al 1678.

E la figura di Maria ha questa grazia eterea e questa leggiadria.

Qui dove vi sovrasta questo armonioso candore.

Maria ha l’ovale perfetto, il viso amorevole, lei ha le dita affusolate e stringe a sé con dolce sicurezza il suo piccolo Gesù.

La Cappella, nel suo insieme, è grandiosa e maestosa.

E si devono sempre allo scalpello di Filippo Parodi le quattro statue che adornano ulteriormente l’arco di coronamento dell’altare.
Sulla destra è collocata la statua di San Giovanni della Croce.

Sulla sinistra, invece, c’è la splendida Santa Teresa e di lei mi hanno colpita la gestualità e la bellezza del volto, il suoi manto e i suoi drappeggi paiono poi stoffa impalpabile.

Al centro sono infine posti due angeli che reggono un cartiglio con la scritta latina: Ecce signum salutis che significa Ecco il segno della salvezza.

Luminosa e così radiosa nella sua santità, la giovane Maria risplende di grazia e beltà.
Così materna e rasserenante trattiene a sé il suo piccolino che pare dimostrare la spontanea vivacità di tutti i bambini.

E così si ammira la raffinata opera di Filippo Parodi nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo in Via Balbi.

Una piccola scoperta in Piazza San Lorenzo

Ed è sempre con stupore che mi sorprendo a scoprire cose mai vedute in questa città mille volte percorsa e in questi caruggi ammirati, amati e a me così cari.
In Piazza San Lorenzo mi fermo spesso a guardare la nostra cattedrale e la sua magnificenza, i recenti restauri le hanno restituito il suo antico splendore.
E così alzo lo sguardo e resto a contemplare cotanta bellezza.

In Piazza San Lorenzo, poi, si osserva scorrere la vita.
Ecco i passanti, genovesi e visitatori: ognuno ha un passo diverso e uno sguardo differente sulla città.
E così a volte mi metto seduta vicina al leone e resto ad osservare la gente passare.
Alcuni cercano di orientarsi, altri sanno perfettamente dove andare, si guardano intorno, chiacchierano, scoprono la città e le sue antiche bellezze.
Ed io li osservo, dalla mia splendida postazione accanto al leone.

E poi da quel punto si gode in effetti di una prospettiva straordinaria sulla piazza e sul porticato di fronte alla cattedrale.
Il porticato: mai avrei detto che mi avrebbe riservato una splendida sorpresa e invece è stato proprio così!

L’altro giorno mi trovavo lì e stavo camminando lentamente, percorrevo il tratto finale davanti al quale sbuca il nostro antico Vico del Filo.
E là, su un gradino, la traccia di lontani divertimenti.
Ho già avuto modo di parlarvi in passato di disegni come questo, ce ne sono diversi nei vicoli di Genova e di alcuni di questi ho già avuto modo di scrivere in questo post, tra l’altro se ne trova uno anche vicino al mio amato leone!
Come già scrissi in passato, alcuni attribuiscono a questa forma significati vari legati al mondo dei Templari, a me piace soltanto immaginare i bambini di Genova chini su questo gradino a giocare a tela.
E ridono, si divertono, pare proprio di vederli!

E ditemi, quante volte siete passati in Piazza San Lorenzo senza notare questa testimonianza del nostro passato?
Quando sarete da quelle parti rallentate il passo e andate a cercare il gradino alla fine del porticato, là vedrete una semplice ed insolita traccia di un’antica quotidianità genovese.