Attraversando Piazza dell’Agnello

Ritornando a camminare nel caruggi attraversiamo insieme Piazza dell’Agnello che si trova nel groviglio di vicoli tra Via San Luca e Caricamento.

Ci racconta il solito impareggiabile Amedeo Pescio che il simbolo dell’agnello si diffuse maggiormente quando venne adottato nel sigillo del Governo del Capitano Guglielmo Boccanegra.
E in questa piazza, su una di queste antiche dimore, si trova proprio l’effigie dell’Agnello di San Giovanni Battista.

Nella nostra Piazza dell’Agnello.

Qui si trova il palazzo che fu dei Cicala, un edificio risalente al XVI Secolo e progettato da Bernardino Cantone.

In questi luoghi visse Lanfranco Cicala e una targa ci rammenta i suoi molti meriti.

Custodiscono la dimora due aggraziate figure femminili che sovrastano il portone.

Ancor più in alto, sbiaditi dal tempo, si scorgono raffinati affreschi.

E austere figure sono a guardia delle finestre.

Le colonne sono finemente decorate con fregi che rammentano eroiche battaglie.

Ecco una testa di Medusa.

E altri simboli e sculture marmoree che abbelliscono queste colonne.

Il cielo sa essere una radiosa promessa sopra queste svettanti e antiche dimore.

In questo angolo della Superba custodito da virtuose creature.

Nel cuore antico della città, in Piazza dell’Agnello.

Una meraviglia nascosta in Via di Porta Soprana

Camminando per la città vecchia lo sguardo trova sempre inaspettate meraviglie.
E in un luogo che non avresti mai immaginato, varcando un portone, si rimane stupefatti davanti a un magnifico ninfeo di superba beltà.

Ci troviamo in Via di Porta Soprana, in questa parte storica e misteriosa della nostra Genova.

Varcando il semplice portoncino del civico 5 ci attende appunto l’autentico stupore.

A sinistra una scala, sulla destra invece si va verso una piccola corte.

E oltre ad un raffinato cancello svetta il dio del mare.

Egli presidia questa raccolta corte interna.

E sovrasta un ninfeo dove un tempo zampillava acqua cristallina.

Sulla vasca è posto un mascherone.

Il dio Nettuno è così raffigurato nella sua possanza.

Fieramente posa il piede su un docile delfino.

Austero signore dei flutti e delle tempeste.

Sul lato opposto si ammira un armonioso loggiato.

E sopra di voi c’è rettangolo di cielo azzurro.

La statua è stata restaurata con la giusta cura.

Saggio e potente ci appare Nettuno.

Dio degli abissi, dei pesci fluttuanti, della spuma salmastra.

È il fascino ininterrotto del mito che continua ad ammaliarci anche ai giorni nostri.

Salendo le scale che avete veduto in una foto precedente così si ammira la magnifica corte dall’alto.

In Via di Porta Soprana, dove si custodisce una meraviglia nascosta della nostra Genova.

Canneto il Lungo: sotto la protezione di San Giorgio

Ritornando nelle strade antiche percorriamo Canneto il Lungo con le sue ricche testimonianze dal nostro passato.
E sul portoncino di un vetusto edificio campeggia la fiera figura di San Giorgio, prode cavaliere e protettore dei genovesi.

Come è noto, non a tutti era concesso fregiare la propria dimora con l’eroica immagine di San Giorgio, il privilegio era concesso solo ai capitani di galea che si erano distinti in battaglia per il loro coraggio.
E così sappiamo che in Canneto il Lungo viveva uno di essi.

Come vi dicevo il portoncino si caratterizza per la sua semplicità ma a renderlo straordinario è proprio quel pregiato sovrapporta.

E passando di lì, inevitabilmente, lo sguardo si perde anche verso l’alto, là dove si apre Piazzetta dell’Amico.

Temibile è il pauroso drago che minaccia San Giorgio.

E il cavaliere in sella al suo destriero lo affronta senza timore, reggendo in una mano la sua lancia e nell’altra lo crudo crociato.

Lo sovrasta il trigramma di Cristo rappresentato dalle lettere IHS.

Nella parte inferiore si nota uno stemma abraso.

E due angeli, con questa grazia, circondano il nostro San Giorgio.

La principessa, a mani giunte, è raccolta in devota preghiera.

E il tempo passato, con le sue eroiche fierezza, è ancora tra di noi: in Canneto il Lungo, sotto la protezione di San Giorgio.

Verso Via di Fossatello

In una calda mattina d’estate, nei caruggi.
Mentre l’ombra si getta al suolo zigzagando tra la luce, una tonaca nera ondeggia leggera e colui che la indossa pare incurante della calura.
Passo dopo passo, con sicurezza, reggendo nella mano una valigetta scura.
Senza esitazione, una mattina di luglio, andando verso Via di Fossatello.

Una bellezza da riscoprire in Vico Sauli

Ritorniamo a camminare nei caruggi, vi porto con me dalle parti di Canneto il Lungo, in queste strade della città vecchia è sempre opportuno alzare lo gli occhi e tentare di cogliere alcune bellezze che sarebbero da riscoprire.
E in Vico Sauli lo sguardo trova un magnifico altorilievo, purtroppo oscurato dallo scorrere tempo e ormai quasi difficilmente distinguibile.

Dovete proprio mettervi in una posizione favorevole e attendere la benedizione della luce, so bene che le mie modeste fotografie non rendono giustizia a questa scultura ma, ad oggi, è il meglio che sono riuscita a fare.
E dunque, per poter ancor meglio apprezzare le bellezze adombrate di Vico Sauli, ricorriamo a chi le ha vedute e descritte in tempi diversi e cioè gli storici Remondini che nella seconda metà dell’Ottocento si dedicarono a descrivere minuziosamente le edicole dei nostri caruggi.
E già allora, a quanto si legge nei loro preziosi scritti, era già difficile poter ammirare questo tondo devozionale, infatti gli storici ricordano che, nel passato, il vicolo non era così stretto e lì davanti c’era una piazzetta dalla quale la prospettiva era ben differente.

Le figure ritratte in Vico Sauli sono la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
È un delicato altorilievo di marmo bianco e grandioso, per usare proprio le parole dei Remondini.
Vi sono iscrizioni latine non più distinguibili, ai piedi delle figure si trovano un agnello e un’aquila che regge un libro.

Nella sua grazia e nella sua distanza la Vergine Maria tutto sovrasta stringendo a sé il piccolo Gesù.

Così si scorge questa bellezza da riscoprire, in Vico Sauli.

Facendo pochi passi si giunge poi in Piazza Sauli dove la luce accarezza i palazzi e i ricchi decori.
Spero che un giorno questa luce radiosa torni a illuminare il marmo bianco e le sacre figure effigiate in Vico Sauli.

Il segno di Gesù in Vico Gibello

Come sempre attraversando i nostri caruggi ci si imbatte nelle tracce di un’antica devozione e questo accade anche nel nostro Vico Gibello.

Qui, su un sovrapporta in parte celato da uno degli imprendibili giochi di luci e ombre genovesi, si nota il segno di Gesù.

Ai due lati stemmi racchiusi da foglie e al centro le tre lettere IHS che indicando il nome di Gesù.

C’è sempre, anche nei luoghi inattesi, qualcosa che ci riporta indietro, verso ciò che siamo stati e che ha costruito la nostra storia.
E allora, imboccando Vico Gibello da Via San Lorenzo, volgete lo sguardo alla vostra sinistra.

Così, ancora una volta, i vostri occhi troveranno il segno di Gesù.

Caldissima estate

È una caldissima estate e quando mi ritrovo a gironzolare per la città cerco sempre l’ombra amica e ristoratrice.
Così scendendo giù per Salita del Fondaco so bene da quale parte camminare, in un gioco di colori, luce e linee.

Ancora più nette scendendo ancora un po’.
È la caldissima estate a disegnare i contorni, a giocare come sempre con le ombre.

E lassù, persi nell’azzurro dondolano fiori eroici e spericolati mentre gli allegri rondoni volano nella calda estate di Genova.

La Madonna con il Bambino in Via San Lorenzo

È una delle sculture più leggiadre che si possano ammirare nella nostra città, il tondo è collocato sulla facciata del Palazzo Centurione Gavotti in Via San Lorenzo 5.
In una cornice di perfetta armonia il tondo racchiude una pregevole scultura raffigurante la Madonna con il Bambino, l’opera è stata da alcuni attribuita al talentuoso artista Francesco Maria Schiaffino.

Grazia e dolcezza si compenetrano restituendo l’immagine dell’amore materno e della cura, la mano affusolata e gentile di Maria trattiene il piccolo Gesù, un frugoletto paffuto e vivace.

Lei ha il viso bellissimo, i tratti delicati, un manto sottile copre le sue chiome.
E così rimane, nella sua sublime beltà, sotto la luce che rischiara Via San Lorenzo.

Le botteghe di Via delle Grazie nel 1926

Oggi, signore e signori, si riparte briosi con la macchina del tempo che ci porta indietro fino al 1926 e sempre grazie alla mia Guida Pagano di quell’anno ce ne andremo a zonzo per le botteghe della nostra Via delle Grazie che scorre sinuosa tra altri caruggi dai toponimi suggestivi, qui vicino ad esempio si snodano il Vico delle Pietre Preziose e Vico delle Camelie, una poesia di nomi che davvero incanta.

In questo 1926 la nostra Via delle Grazie è un fermento di vita e di commerci, non potete immaginare quanti negozi ci siano!
Ebbene, soddisfo la vostra legittima curiosità e vi svelo che, nella Guida del 1926, solo in Via delle Grazie risultano 42 attività commerciali, è una cosa straordinaria!

E così, da queste parti, è un continuo andirivieni di gente e di trafelate massaie intente nelle loro compere.

Per amor di precisione vi ricordo che qui, sotto queste finestre, c’è una targa che rammenta al passante che questa fu la casa natale di Jacopo Ruffini intimo amico di Giuseppe Mazzini e patriota.

Oggi però non siamo in cerca dei padri della patria ma dei negozi frequentati dai genovesi e in Via delle Grazie non manca nulla: ci sono 8 negozi commestibili, numerose macellerie e pollivendoli, una drogheria, cinque parrucchieri. un calzolaio e una rivendita di carbone.
Insomma, Via delle Grazie è un piccolo mondo che basta a se stesso, non mancano poi le osterie che sono ben otto, ci sono le rivendite di liquori, i bar e troviamo anche una fiaschetteria.

Sapete che a volte nei nostri tempi moderni mi capita di girare per il centro e di domandarmi: e adesso la tal cosa dove la compro?
Ecco, in questo viaggio a ritroso tra le botteghe di cento anni fa questa cosa non accade!
In Via delle Grazie, come vi dicevo, infatti non manca nulla, c’è persino un delizioso negozio di confetti e ho scoperto una fornitissima merceria per il comodo delle madri di famiglia dei dintorni.

In questo magnifico saliscendi troviamo poi diverse latterie, di mattina consiglierei di fermarsi dal Signor Carrozzino che vende latte e caffè, è perfetto per la colazione!

Proseguiamo ancora con il nostro tour delle antiche botteghe, vi mostrerò ora il tratto che è stato di ispirazione per questo mio articolo.
Come avrete di certo intuito, con il passare del tempo ho preso a osservare la città con occhi diversi, mi capita così di scorgere le tracce di un passato che in qualche modo resiste ed è proprio ciò che è mi è accaduto attraversando Via delle Grazie.
Infatti osservando la decorazione marmorea al civico 17 rosso ho pensato che fosse la traccia di una vecchia bottega ed era necessario un viaggio nel tempo per scoprire di cosa si trattasse.

E così, giunti nel 1926, dietro il bancone di questo negozio sito al 17 rosso di Via delle Grazie ho trovato il viso bonario e sorridente del Signor Tirelli che qui vende commestibili e ottimi salumi, mi sarei volentieri fermata a chiacchierare con lui!

Di fronte c’è poi l’osteria del Signor Stradini che ai suoi clienti offre porzioni abbondanti e generose, sarei curiosa di provare i ravioli, a dirvela tutta!
Del resto, come già vi ho detto, la concorrenza qui è forte, ci sono tantissime osterie e ognuno può scegliere in base ai propri gusti.

Stranamente in quel 1926 non ho trovato alcuna notizia su civici rossi 21 e 23 ma, compiendo un ulteriore balzo nel tempo e consultando la Guida Pagano del 1936, ho scoperto che al 23 rosso in quell’anno c’era un fornito fruttivendolo.


Quando attraverso queste strade, ripensando a come erano e a come non le ho mai vedute, per qualche istante mi pare di ritrovarmi anche io tra la baraonda di massaie e di cuoche, con i bambini che sgattaiolano da tutte le parti e tra la gente del porto che va a ritemprarsi in una delle tante osterie.
Ci sono i volti sorridenti, quelli rabbuiati, si scorgono le fatiche di ognuno e le speranze che si coltivano sotto questo cielo.

È un tempo sul quale gli anni hanno posato un velo, è un tempo che è trascorso, questa era la nostra Via delle Grazie nel 1926.

Sorelle in Piazza Caricamento

Camminavano fianco a fianco, di fronte a loro uno spazio ampio e così aperto.
Nella luce e nel sole, con un soffio di vento che appena smuoveva i veli.
Leggere, sicure, mai esitanti.
Percorrevamo la stessa strada a un ritmo diverso.
Guardando avanti, sempre.
Io ero da sola, loro erano in due.
Con questa grazia ineccepibile, due sorelle in Piazza Caricamento.