C’era una volta una bella merceria e si trovava in una delle strade del mio quartiere, ad esser precisi era in Corso Solferino.
E c’è stato un periodo, parecchi anni fa, in cui passavo sempre a fare acquisti in certi negozi di quella via e tra gli altri andavo anche in quella bella merceria.
Ora, non posso dire di essere stata un’affezionata cliente perché questa zona non è proprio vicina a casa mia, però ricordo di essere stata diverse volte in quel negozio.
Era, come vi dicevo, una bella merceria, uno di quei negozi dove si comprano la biancheria, le calze, i pigiami e le camicie da notte che se ne stanno richiusi nelle loro scatole.
Poi da qualche parte ci saranno stati scomparti con bottoni, cerniere, automatici, forbici, nastri, elastici, gros-grain di svariati colori e chissà che altro.
Le mercerie sono un mondo straordinario, secondo me!
Rammento così di aver fatto qualche acquisto in quella bella merceria e soprattutto mi ricordo la signora che c’era dietro il bancone, devo a lei la memoria cara di quel posto perché lei era un signora molto garbata, esile e minuta, abbastanza avanti negli anni, sapete, mi ricordo che aveva quella particolare pacata gentilezza che non si usa più, mi è proprio rimasta impressa.
Poi, un giorno ho trovato il negozio chiuso, direi ormai parecchio tempo fa.
È un peccato che spariscano le mercerie, ci servono pure sempre le calze, i pigiami e anche i bottoni e le cerniere e soprattutto i sorrisi delle signore gentili come si usava una volta, vero?
Io penso di sì, ecco.
Mi sembra sempre che i piccoli negozi facciano in qualche modo parte del nostro quotidiano, sono i posti dove ci ricordiamo anche di noi pur essendoci stati soltanto qualche volta, preservarli è prezioso per tutti noi.
L’altra mattina passavo da quelle parti e, come già mi era successo in passato, ho notato l’insegna del negozio.
Così mi sono fermata a fotografarla, è pur sempre un modo per ricordare che c’era una volta una bella merceria.
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Sorelle alla fermata della Funicolare
In una caldissima mattina di giugno ho incontrato loro: due sorelle.
Tra un binario e l’altro, a San Nicola, alla fermata della Funicolare Zecca Righi.
In paziente attesa così condivisa, con grazia e compostezza.
Di celeste e di bianco, con gentilezza.
Ho aspettato insieme a loro l’arrivo della vettura e insieme siamo salite verso le alture.
Erano in due, due sorelle alla fermata della Funicolare.
Genova, 1904: la straordinaria storia della Palazzina del Successo
Questa è una bella storia di Genova avvenuta nel lontano 1904.
All’epoca entrava nelle case dei genovesi una rivista di genere umoristico alla quale nel corso del tempo diedero il loro contributo illustri rappresentanti del panorama culturale cittadino come ad esempio Nicolò Bacigalupo, Luigi Arnaldo Vassallo e il celebre Pipein Gamba che con le sue vignette arricchiva le pagine della rivista.
Fondata nel 1889, la rivista Il Successo era pungente, ironica, a volte proprio tagliente e insomma, mi si passi il gioco di parole, era un vero successo!
In redazione poi avevano molta cura dei loro lettori tanto che, in quel luminoso 1904, si decise di premiarli con un’iniziativa straordinaria: una lotteria dedicata agli abbonati.
E così, a fronte di un abbonamento di 9, 99 Lire tutti potevano concorrere per vincere gli ambiti premi: c’erano in palio grammofoni e arredi di lusso, abiti eleganti, pendole e candelabri, una macchina da scrivere, un pianoforte e molto altro ancora.
Il primo premio però era davvero strabiliante: il fortunato vincitore, infatti, si sarebbe aggiudicato la magnifica Palazzina del Successo.
E sulle pagine della rivista, naturalmente, tutto viene narrato nei minimi particolari, così vi racconterò ciò che ho letto.
La splendida dimora verrà realizzata nei possedimenti Piaggio che occupano uno dei più ridenti poggi del diadema di colline che Genova cinge, sarà quindi sita in quella Via Piaggio alla quale si giunge dopo aver percorso Corso Firenze e Via Paride Salvago
Progettata su disegno dell’Ingegner Tallero, verrà consegnata al vincitore munita di tutti gli agi: luce elettrica, caloriferi, bagni e acqua corrente.
Un vero paradiso, in una zona amena e deliziosissima, con attorno un favoloso giardino!
Sulla rivista si legge inoltre che la Palazzina avrà pavimenti pregiati e raffinate finiture, le vetrate verranno dipinte da Ernesto Galliano, decoratore di fama.
Inoltre il negozio La Permanente di Via Vernazza fornirà in omaggio le tappezzerie in stile Liberty e proprio là, in Via Vernazza, si ammira un modellino in scala della leggendaria Palazzina del Successo.
Ora, dovete sapere che tutta la faccenda creò anche qualche grattacapo a quelli della rivista perché, proprio in quel 1904, da lì a breve sarebbe stata approvata una legge che vietava le lotterie ai giornali e ai periodici.
Quelli del Successo naturalmente ne scrivono ma ricordano anche ai lettori che la destinazione della palazzina è salva perché la legge sarebbe entrata in vigore a giugno mentre l’assegnazione dei premi era in programma il 24 Aprile, giorno di San Giorgio.
Tra le varie iniziative vengono inoltre diffuse certe cartoline artistiche realizzate dal fotografo Cavalier Rossi che sono date in dono agli abbonati.
Come si legge sulla rivista, l’immagine riguarda il modellino della Palazzina che in quel momento era appunto ancora in via di costruzione ma da lì a poco tutti avrebbero potuto ammirarla dal vero!
E molti anni dopo ci sarà qualcuno che, trovandosi tra le mani proprio quella cartolina, si porrà molte domande per le quali cercherà la risposta.
Ecco a voi la cartolina, la possiedo da parecchio tempo e ha subito suscitato la mia curiosità perché questa Palazzina del Successo si trova nel mio quartiere e l’ho sempre ammirata con stupore.
Torniamo a quel 1904 e al giorno dell’estrazione da effettuarsi nelle Sale dell’Esposizione Campionaria a Benefizio delle Colonie Alpine nel Palazzo dell’Accademia.
Per l’occasione sulla prima pagina del Successo del 24 Aprile si trova una vignetta particolare nella quale è ritratta una trepidante folla di persone e un capiente bussolotto e sopra di esso si libra un leggiadro putto che regge tra le mani la bella palazzina.
La sospirata estrazione tuttavia si tenne qualche giorno dopo e la dea bendata premiò un fortunato vincitore: a stringere tra le mani il biglietto vincente fu il Signor Rebora, titolare di un negozio di commestibili a Sampierdarena.
E sapete cosa accadde? Un fatto veramente inaspettato!
Evidentemente il fortunato vincitore se ne stava tanto bene a casa sua e così scelse di rinunciare alla proprietà della palazzina e di farsi dare in cambio sonanti denari per un importo pari a 20.000 Lire che gli vennero liquidate con una serie di biglietti di banca, sulle pagine del Successo viene quindi pubblicata una lettera di questo signore che si dichiara felice e soddisfatto della sua scelta!
Non so dirvi se poi il lettore se ne sia pentito, quelli del Successo forse non presero proprio benissimo la sua decisione perché, in occasione della campagna abbonamenti del 1905, sulle pagine della rivista venne specificato che la legge ormai non lo permetteva più altrimenti avrebbero volentieri regalato a un fedele abbonato un bel palazzo in Via XX Settembre come era accaduto nel 1904 quando il vincitore aveva invece preferito ricevere 20.000 Lire al posto della casa e, testuali parole scritte sul giornale, peggio per lui visto che con il passar del tempo la dimora aveva acquisito il valore di 36.000 Lire.
La Palazzina del Successo, protetta dalla sua elegante cancellata in ferro, trovò comunque i suoi estimatori che poterono così godere delle sue bellezze e dei suoi agi.
Venne ribattezzata Villino Flavia e le decorazioni sulle targhe in marmo rispondono appieno ai dettami del Liberty.
Il tempo è trascorso e la magnifica dimora conserva ancora il suo fascino elegante e discreto, io l’ho sempre guardata con gli occhi sognanti e ammirati.
Da qui, da questo secolo lontano, mando un pensiero e un ricordo ai giornalisti e ai vignettisti della leggendaria rivista e al fortunato vincitore che ebbe la sua meritata ricompensa.
Accadde nella nostra Genova, nel 1904: questa è la straordinaria storia della Palazzina del Successo.
Il canto della capinera
In questi giorni di primavera capita spesso di udire uccellini ciarlieri e chiacchieroni e una di queste magnifiche creature ha di recente allietato la mia passeggiata in Corso Firenze, accompagnando i miei passi.
Dall’albero prescelto per il suo concerto il maschio della capinera diffonde così la sua perfetta sinfonia primaverile.
È un richiamo per le femmine e anche un avvertimento per eventuali rivali, così prevede la natura.
Una dolcezza assoluta e una’armonia difficile da eguagliare.
Così sono rimasta ad ammirare e ad ascoltare.
Mentre l’aria leggera spandeva tutto attorno le dolci note del melodioso canto della capinera.
Un belvedere sulla città
È un belvedere sulla città, un luogo forse non così noto ai visitatori ma di certo molto caro agli abitanti di Circonvallazione a Monte e ai genovesi che amano passeggiare lungo i corsi ottocenteschi.
Romantico, radioso e generoso di vedute straordinarie: questo è Belvedere Don Ga, situato in corrispondenza dell’ultima curva di Corso Firenze.
Quei pini domestici ritorti e vissuti sono per me autentica poesia.
Ed è questo un luogo denso di ricordi di persone care, qui dove tra i rami degli alberi si scorge il panorama di Genova.
Le panchine, gli alberi possenti, i tetti della Superba.
E l’amata ringhiera sulla quale poso le mani da tutta la vita.
E le ardesie, gli scorci sorprendenti, le chiese, i vicoli e i campanili.
E il mare di un turchese così prodigioso da levarti il fiato, la distesa dei tetti, la città ai vostri piedi.
Un luogo che per me è casa e che, malgrado questo, non smette mai di incantarmi.
La luce, il celeste e l’azzurro.
Una panchina davanti a questa bellezza, quando l’aria è fresca e intrisa di dolcezza.
Un angolo di quiete autentica, un luogo dai molti stupori.
E poi, percorrendo Corso Dogali e alzando lo sguardo verso quel tratto del mio quartiere è così che si ammirano gli alberi magnifici che discreti custodiscono questo posto straordinario.
Là, sotto il cielo chiaro, c’è un belvedere sulla città e sulle meraviglie di Genova.
Un altro aprile
Profumo di glicine
C’è profumo di glicine in questi giorni di primavera.
Ed è una dolcezza fresca e leggera, una meraviglia già conosciuta eppure sempre nuova, una dolcezza che ritorna.
Una nota di viola così delicata e gradevole.
C’è profumo di glicine tra le case, lungo le vie del mio quartiere.
E un lieve dondolio, contro il cielo azzurro di Genova.
Scendendo giù per certe strade e alzando lo sguardo verso certi giardini si nota che il glicine sa creare certi antichi romanticismi perfetti e armoniosi.
In Salita San Nicolò, non distante dall’Albergo dei Poveri, il magnifico glicine così si staglia allegro e vitale.
E il suo profumo delizioso si spande tutto attorno, in una dolcissima poesia di primavera.
Via Pertinace: la Madonna con il Bambino di Santo Varni
Vi porto ancora con me, nel mio amato quartiere.
Qui, in Circonvallazione a Monte, sulla sommità della scalinata che collega Via Pertinace a Corso Firenze, si ammira una pregevole opera d’arte: è la Madonna con il Bambino e gli angeli realizzata da Santo Varni sul finire della prima metà dell’Ottocento.
Tale pregiata scultura è stata di recente sottoposta ad un accurato restauro che ha restituito alle figure la loro originaria bellezza.
Angeli eterei dalla ali ampie si librano così leggeri.
Con una grazia nella quale Varni era inimitato maestro, sue sono molte delle magnifiche opere che decorano i monumenti funebri del nostro Cimitero Monumentale di Staglieno.
La scultura ha subito negli tempo evidenti danneggiamenti ma rimane comunque un’opera dalla bellezza mirabile.
Come ben narrano gli storici Remondini, vi è una simbologia importante in questa sacra rappresentazione.
Noterete infatti che uno degli angeli regge lo stemma della città.
Ai piedi di Maria sono posti invece i simboli della navigazione e del commercio.
Si notano poi i tratti inconfondibili di Giano bifronte, figura potentemente evocativa per la città di Genova in quanto, secondo un’antica leggenda, si ritiene che Giano sia stato il fondatore della città e si pensa che il toponimo Janua derivi appunto dal suo nome.
Il secondo angelo regge infine tra le dita una corona di alloro.
Questa evidente simbologia si lega alla storia dell’opera e alla sua primaria destinazione: questa immagine della Madonna con il Bambino era infatti stata realizzata per essere collocata sulla porta dell’ormai perduto Ponte Reale e venne trasferita in Via Pertinace sul finire dell’Ottocento.
E se percorrete Corso Firenze così potete ammirare l’opera di Varni.
E in questa maniera la si vede percorrendo la ripida salita di Via Pertinace.
Certo, anche la scalinata avrebbe bisogno di una notevole rinfrescata che le restituisca la sua armonia.
In quanto alla dolce immagine della Madonna che da sempre siamo abituati a trovare in questa parte di Genova, ritengo che sarebbe opportuno collocare nei pressi della scalinata una legenda che racconti la storia di questa scultura, forse sarebbe una giusta maniera per invitate tutti noi a guardare con occhi diversi i luoghi della nostra città.
Così, passando in Via Pertinace, alzate lo sguardo verso la figura di Maria che, contornata dagli angeli, regge amorevole tra le braccia il piccolo Gesù.
Era un tempo nel cuore della città vecchia, sfiorata dal salmastro, in quella Genova di giorni lontani che sappiamo soltanto immaginare.
Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo: la Cappella della Madonna della Guardia
Oggi vi porto con me nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo in Corso Firenze, un luogo a me molto caro per motivi personali.
Pur non essendo antichissima come certe chiese della città vecchia anche questa parrocchia di Circonvallazione a Monte racchiude bellezze e stupori.
Oggi ammireremo insieme la Cappella della Madonna della Guardia che trovate al termine della navata destra.
È ricca, fastosa, minuziosamente decorata e venne progettata da uno dei massimi rappresentanti del razionalismo, l’architetto Luigi Carlo Daneri, la cappella fu poi inaugurata nel 1937.
Contribuì alla sua realizzazione anche l’artista Giuseppe Lessi che era stato collaboratore di Gino Coppedè.
A lui si deve il Trittico dell’Annunciazione con i Santi Alessandro e Antonio che si ispira alle opere di pregiati maestri come Simone Martini e Beato Angelico.
Racchiuso in una nicchia riccamente adornata è collocato invece il gruppo scultoreo raffigurante la Madonna della Guardia e il beato Benedetto Pareto raccolto in preghiera ai piedi della Vergine.
La cappella è poi finemente dipinta con le scene della vita della Vergine sempre opera di Giuseppe Lessi.
Splendida è la figura di Maria realizzata da Galletti, autore di numerose sculture collocate nel Cimitero Monumentale di Staglieno.
E una meravigliosa armonia così vi sovrasta.
Le notizie che avete letto sono tratte dal volume “La Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo di Castelletto fra storia e arte “a cura di Caterina Olcese Spingardi e pubblicato dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Liguria in occasione di Genova 2004, in particolare la parte relativa alla Cappella della Madonna della Guardia è curata da Simona Beltrami.
Attraversando questa cappella si giunge alla Sacrestia, per me è sempre un’emozione particolare tornare qui perché ho frequentato a lungo questa chiesa fin da piccola, qui ho fatto la comunione e la cresima e qui la mia mamma insegnava catechismo, ai tempi del compianto Don Francesco Urbano.
E così questa è una chiesa che mi è molto cara, ogni volta che ci entro suscita in me molti ricordi.
Vi potrete trovare opere d’arte degne di nota.
Se passate in Corso Firenze entrate anche voi nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo ad ammirare la Cappella della Madonna della Guardia.
Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo: il sogno di Giuseppe
Nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie in Corso Firenze è rappresentato, in questi giorni che precedono il Natale, un episodio della venuta al mondo di Gesù.
La vita scorre, scandita lentamente dai ritmi del quotidiano.
In questo luogo semplice dove ognuno è intento a compiere i propri doveri.
È un paesaggio che ha i colori sabbiosi e le luci chiare della Galilea.
E in una di queste umili dimore riposa un uomo, è destinato a compito grande.
È Giuseppe e questo suo sonno gli porta il sogno di un angelo che ha per lui preziose rivelazioni.
E intanto, tutto attorno, la vita ferve.
Un uomo conduce con sé il suo asino che è carico di legna.
Una donna, accompagnata da un piccola ochetta, reca con sé certe erbe raccolte nell’orto.
E il fuoco scoppietta nel forno in questo tempo così speciale.
Nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie, accanto all’allestimento che lascerà poi il posto al presepe, si può leggere il brano del Vangelo Secondo Matteo che narra questo episodio relativo alla nascita di Gesù.
Lo riporto qui per voi alternandolo alle immagini di questa suggestiva rappresentazione che racconta in maniera così semplice ed efficace le parole tramandateci dal Nuovo Testamento.
“Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.”
Il Vangelo secondo Matteo 1,18-24









































































