Percorrendo le antiche Mura della Marina

Il sole di settembre illumina e rischiara le case antiche che svettano sulle vetuste Mura della Marina, luogo dalle molte suggestioni e dai forti contrasti.
Qui sotto, un tempo, scrosciava il mare.
Qui sotto, un tempo, c’era lo Scoglio Campana, come ebbi già modo di raccontarvi in questo post.
Le mura, salde e fiere, ancora proteggono e abbracciano quelle dimore dove battono i cuori dei genovesi.

E si sale, con la fatica bella che sempre distingue questa città.

Sotto il cielo azzurro e sotto un’allegria di panni stesi.

Un luogo che, pur essere molto mutato nel corso degli anni, preserva ancora pervicacemente la sua anima e la sua antica identità.

I recenti restauri, poi, hanno molto valorizzato la rara bellezza di questa parte del centro storico.

È la Genova antica che si perdeva nella perduta Via Madre di Dio, affollata di gente, di famiglie e di bambini che videro la loro e nostra città cambiare aspetto.

Oltre le mura, oggi un po’ più lontano, il mare.

E il porto, le navi, le gru, la Lanterna.

E le scale che conducono all’Oratorio di Sant’Antonio Abate alla Marina, la città nuova in lontananza e un tempo lontano che resiste, tenace e vero, sulle antiche Mura della Marina.

 

Lo Scoglio Campana e la nostalgia del mare

Nessuno di noi lo ha veduto, nessuno di noi ha udito il mare frangersi imperioso su di esso.
Nessuno ne conserva memoria, lo scoglio Campana è scomparso dagli sguardi dei genovesi ormai da molto tempo e tuttavia la sua silenziosa e rimpianta presenza è ammantata da una sorta di affettuosa nostalgia.
Lo scoglio Campana rimane, in qualche maniera, nella nostra memoria emotiva come un luogo che appartiene al tesoro dei nostri ricordi.
Lo scoglio Campana si ergeva tra il flutti di fronte alle Mura delle Grazie e alle Mura della Marina, affiorava con quella sua tipica forma ed era così perfettamente riconoscibile.
Accadeva in quello scorcio di Ottocento nel quale il mare, con la sua potenza, sferzava le Mura della Marina e le Mura delle Grazie.
Il mare arrivava lì, sotto l’Oratorio di Sant’Antonio Abate.

Le città cambiano, le rivoluzioni urbanistiche mutano l’aspetto dei luoghi e così avvenne anche in questa parte della città dove le tempeste implacabili infuriavano sotto le case dei genovesi.
Intorno al 1880, infatti, venne realizzata la costruzione della Circonvallazione a Mare e in seguito ai riempimenti la strada prese il posto del mare.
Lo scoglio Campana venne interrato e sparì dagli sguardi, insieme alle onde e oggi quel tratto di Genova si presenta in questa maniera.

È rimasta, immutata e tenace, la memoria di quella bellezza aspra, impervia, così autenticamente ligure.
Lo scoglio Campana venne immortalato anche nel dipinto di William Parrott dal titolo veduta del Porto di Genova dallo Scoglio Campana e risalente al 1854.
Ho avuto modo di vedere e fotografare questo dipinto in occasione della mostra La città della Lanterna e così, grazie ad un dettaglio di questo magnifico quadro, provo a riportarvi a quel tempo.
Un uomo a cavallo percorre le mura, i gabbiani volano bassi e un marinaio è intento nel suo lavoro.
E lì, circondato dalla spuma bianca del mare, affiora lo scoglio Campana.

E lì, dove un tempo il salmastro si levava il spruzzi altissimi, vi è ora la strada.

Osserviamo meglio lo scoglio Campana e gli archi sullo sfondo.

Gli archi sono ai nostri giorni quasi del tutto interrati, resta emersa soltanto la parte più alta oggi occupata da esercizi commerciali.

La nostalgia del mare, in quel luogo antico e davanti a quelle case svettanti oltre le mura.
La nostalgia del mare, del libeccio e delle onde che si inseguono e sommergono lo scoglio Campana e poi si ritirano e ancora si abbattono su di esso.
La nostalgia del mare e del suo canto ammaliante.
Allo scoglio Campana è dedicata anche un’opera buffa di Domenico Monleone risalente al 1929 dal titolo Schêuggio Campann-a: era viva anche allora la nostalgia del mare.

E allora provate ad immaginare le onde che si insinuano sotto quegli archi, la risacca, i pesci guizzanti, le voci dei pescatori, il vento che scompiglia i capelli delle donne e fa arrotolare i panni stesi.

Provate a vedere il nostro passato dove ne resta una fragile traccia.

Una distesa salmastra, le vele dondolanti, le nuvole vaghe, i remi che fendono l’acqua, il profilo della costa, lo Scoglio Campana e in lontananza la Lanterna.

William Parrott Veduta del Porto di Genova dallo Scoglio Campana (1854)

E il cielo azzurro e l’aria e nel cuore la nostalgia del mare.

La città della Lanterna

È la prima mostra dedicata al simbolo della Superba: Genova è da sempre la città della Lanterna e fino al 4 Febbraio 2018 potrete ammirarla a Palazzo Reale nell’esposizione curata da Serena Bertolucci e Luca Leoncini.
La Città della Lanterna, l’iconografia di Genova e del suo faro tra Medioevo e presente è un viaggio affascinante nella nostra storia.
Inizia così questo percorso nel passato di Genova, con un volume proveniente dall’Archivio di Stato: è un registro di conti dei Salvatori del Porto e del Molo, risale al 1371 e su questa pergamena è tracciata l’immagine più antica della Lanterna.
E qui l’emozione è tanta, colui che usava questo volume segnava meticolosamente le spese da sostenere per tenere acceso il faro che illumina la Superba.

La città della Lanterna è raccontata attraverso 200 documenti di diverso genere: stampe, carte topografiche, acqueforti, dipinti, cartoline e manifesti pubblicitari, non mancano le fotografie di Alfred Noack e una sezione è dedicata ai lavoratori del porto.
Sono esposti quadri di artisti di pregio come Giolfi, Garibbo e Caffi che con le loro vedute ci restituiscono un panorama a noi caro, a tratti è quasi difficile distinguere parti della città ormai molto mutate.
La Lanterna è sempre riconoscibile, è un luogo del cuore, immagine cara ritratta in diversi momenti storici.
La città della Lanterna viene così dipinta da Antoine Edmond Joinville nella metà del XIX Secolo.
Ingresso del Porto di Genova, vele bianche sospinte da vento favorevole e un’insenatura accogliente.

E se a Genova ci sei nato ti soffermi a cercare le case, le chiese, le strade che sempre percorri.
Ed è mare calmo e gozzi, sullo sfondo il profilo di una città che in un certo modo è rimasta fedele a se stessa.

I pezzi esposti provengono da diversi musei e da collezioni private, questa è quindi un’occasione straordinaria per ammirare opere mai vedute.
E se a Genova ci sei nato ti fermerai davanti al quadro di William Parrott: veduta di Genova dallo scoglio Campana, il dipinto risale al 1854.
Lo scoglio Campana non c’è più, è coperto da una strada percorsa dalle auto.
E il mare non arriva più fino a quel punto, la città della Lanterna ha cambiato aspetto.

In questa mostra si ripercorrono gli eventi del passato di Genova: una burrasca memorabile che nel 1821 sconvolse la città, il Bisagno con la sua piena vigorosa e la veduta dal Ponte Pila.
Sulle tele di valenti artisti sono dipinti i momenti drammatici della Superba e i suoi giorni eroici come il bombardamento del 1684 da parte della flotta del Re Sole e certi episodi del Risorgimento.
Ricorre quell’immagine cara, il simbolo della nostra città.

E poi, se a Genova ci sei nato, magari ti stupirai di scoprire che venendo da Sampierdarena così si vedeva la Lanterna e così la dipinse Luigi Garibbo.

E forse ti sorprenderà la Veduta del Porto Antico di Genova e di Palazzo del Principe dipinta da Ippolito Caffi.

In queste opere e in questo panorama di quieta semplicità tutto ci appartiene, questi dipinti parlano di noi e di ciò che siamo stati.
Questa è casa nostra, con il nostro amato faro.

E poi se a Genova ci sei nato ti stupirà ancora scoprire i luoghi ormai irriconoscibili come la Spianata del Bisagno dalle Mura di Santa Chiara, opera di Tommaso Castello del 1834.
Là, in quella vasta area, sorgeranno in seguito l’attuale Piazza della Vittoria e Piazza Verdi.

Vi ho mostrato alcune meraviglie di questa pregiata mostra, vi invito ad andare a vedere con i vostri occhi le vedute e le stampe, i volti di Genova e i suoi giorni distanti.
Tra passato e presente, questo è il ritratto di una città.

Io sono uscita da Palazzo Reale con una piccola e salda certezza: le vicende degli uomini passano, si celebrano gli eroi, restano nei libri di storia coloro che erano considerati nemici, i sovrani perdono le loro corone.
Il tempo tutto muta, nel flusso della storia.
Il vento soffia sempre, gonfia ancora le vele.

E la Lanterna con la sua luce brillante e viva ancora rischiara le notti della Superba.
Su un’acquaforte del 1571 così si legge: La tres celebre cité de Gennes.
La mia Genova, la città della Lanterna.