J’ai quitté Paris et même la France, parce que la tour Eiffel finissait par m’ennuyer trop.
Ho lasciato Parigi e anche la Francia, perché la Tour Eiffel finiva per annoiarmi troppo.
Inizia così il diario di un viaggiatore francese, un viaggio per mare, sulle onde del Mediterraneo calmo e placido, appena mosso da un refolo di vento.
La partenza di buon mattino, da Nizza.
Il silenzio di una giornata d’estate, lo sciabordio delle onde, i tanti paesi sulla costa, la linea delle montagne offuscata dalle nubi.
Sono distanti i rumori della capitale francese, la quiete placa l’animo del viaggiatore.
Una musica lontana, davanti a San Remo.
L’armonia dei profumi marini frammista agli odori della terra ravvivati dal calore dell’estate, il timo e la citronella, la menta e la lavanda.
E il viaggio continua, lungo la costa, nuove albe e nuovi orizzonti: Porto Maurizio, poi Savona e le sue strade strette, città di mercanti, sui banchi trionfa l’uva gialla e nera, luccicano i pomodori rossi di sole e le tonde zucche, le foglie di insalata cadute a terra fanno sembrare il luogo un grande giardino.
E quando cala la sera il viaggiatore scende per le strade della città e ancora è musica e orchestre, le donne di Savona sono tutte a capo scoperto, tutte hanno il ventaglio in mano per difendersi dalla calura.
E i ventagli battono, frémissantes comme de gros papillons, frementi come grandi farfalle, così scrive il viaggiatore.
E sogna.
Parfois ainsi, au fond de mon coeur vieilli, empoisonné d’incrédulité, se réveille pendant quelques instants, mon petit coeur naïf de jeune garçon.
Qualche volta sul fondo del mio cuore invecchiato, avvelenato d’incredulità, si risveglia per qualche istante, il mio piccolo cuore ingenuo di giovane ragazzo.
Un cuore ingenuo che naviga e batte sulle acque del Mediterraneo.
E giunge su quella nave a Genova.
Une des plus belles choses qu’on puisse voir au monde: Gênes, de la haute mer.
Una delle più belle cose che si possa vedere al mondo: Genova, dall’alto mare.
Ai piedi delle montagne, lungo la costa che si apre in un abbraccio, il porto, le navi e i piroscafi, uno spettacolo di grandezza.
E scende a terra il viaggiatore, lo sconcerta l’angustia di certi caruggi, scopre la misteriosa atmosfera del cimitero di Staglieno, quel mondo borghese che pare vivere sotto ai porticati.
Visita i palazzi e le nobili dimore, rimane colpito dai cortili, dalle gallerie e dagli scaloni.
Palazzo di Marc’ Antonio Sauli – Via San Bernardo
E ancora il viaggio prosegue, verso levante.
Sul mare turchese, verso il golfo più incantevole.
E da lontano di intravedono Rapallo e Santa Margherita, Chiavari e Sestri Levante.
Un promontorio, un’insenatura. E così scrive il viaggiatore:
….une gorge où entre la mer, une gorge cachée, presque introuvable, pleine d’arbres, de sapins, d’oliviers, de châtaigniers. Un tout petit village, Porto-Fino, se développe en demi-lune autour de ce calme bassin.
…. una gola dove entra il mare, una gola nascosta, quasi introvabile, piena di alberi, pini, ulivi, castagni. Un piccolo villaggio, Portofino, si allarga a mezzaluna intorno a questo tranquillo bacino.
Un bois d’un vert puissant et frais, un bosco d’un verde potente e fresco circonda quelle case, i gozzi si cullano sull’acqua.
A dare il benvenuto al viaggiatore è un vecchio su una piccola barca, è lui a condurre l’imbarcazione al villaggio di pescatori.
E il viaggiatore sente il cuore ricolmo di pace:
Jamais peut-être, je n’ai senti une impression de béatitude comparable à celle de l’entrée dans cette crique verte, et un sentiment de repos, d’apaisement, d’arrêt de l’agitation vaine où se débat la vie, plus fort et plus soulageant que celui qui m’a saisi quand le bruit de l’ancre tombant eut dit à tout mon être ravi que nous étions fixés là.
Mai, forse, ho provato un senso di beatitudine paragonabile a quello che ho sentito entrando in quella verde insenatura e una sensazione di riposo, di appagamento, di fine della agitazione vana nella quale si dibatte la vita, più forte e più confortante di quello che mi ha colpito quando il suono dell’ancora che cadeva ha annunciato che eravamo fermi.
E poi ancora l’avventura continuerà verso altre rive, oltre la Liguria.
Il viaggiatore che trovò pace e ristoro sotto gli ulivi di Portofino è stato uno dei massimi scrittori francesi e giunse qui nel 1889.
Le parole che avete letto sono tratte da La vie errante, diario di bordo e di emozioni di questo tormentato viaggiatore.
Quando verrete a Portofino sentirete anche voi le foglie appena mosse dal vento, l’acqua del mare che lenta lambisce i sassi, mentre le barche si dondolano sull’acqua.
E forse anche voi troverete la pace che confortò lo spirito inquieto e il piccolo cuore ingenuo di Guy De Maupassant.




