La Madonna con il Bambino in Via San Lorenzo

È una delle sculture più leggiadre che si possano ammirare nella nostra città, il tondo è collocato sulla facciata del Palazzo Centurione Gavotti in Via San Lorenzo 5.
In una cornice di perfetta armonia il tondo racchiude una pregevole scultura raffigurante la Madonna con il Bambino, l’opera è stata da alcuni attribuita al talentuoso artista Francesco Maria Schiaffino.

Grazia e dolcezza si compenetrano restituendo l’immagine dell’amore materno e della cura, la mano affusolata e gentile di Maria trattiene il piccolo Gesù, un frugoletto paffuto e vivace.

Lei ha il viso bellissimo, i tratti delicati, un manto sottile copre le sue chiome.
E così rimane, nella sua sublime beltà, sotto la luce che rischiara Via San Lorenzo.

Certi leoni in Via San Lorenzo

Percorrendo Via San Lorenzo vi capiterà di imbattervi in certi leoni.
No, non sono quelli che presidiano la nostra magnifica cattedrale, questi sono leoni che vigilano sulla facciata di un edificio.

Si tratta precisamente del civico nr 15 della nostra Via San Lorenzo e se alzerete di poco gli occhi vedrete i maestosi felini.

Uno pare più mansueto.

E un altro, invece, sembra più minaccioso.

Tuttavia questi leoni non rappresentano certo un pericolo, sono semplicemente custodi di un edificio e testimoni di un tempo diverso.
Soffermatevi poi di fronte al portone.

Qui dimora un placido felino dall’aria piuttosto rassicurante, a dire il vero.

Sorveglia vigile su una targa che rimanda a un’attività assicurativa che un tempo aveva qui una sede.

Così, salendo su per Via San Lorenzo fate caso a questi sguardi e ai leoni che presidiano un’antica dimora.

Pescetto: l’eleganza dei genovesi dal 1899

Questa è una bellissima storia di Genova iniziata tanto tempo fa, è la vicenda di un’avventura commerciale di successo e lungimiranza che dura tuttora e luccica nelle insegne di un celebre negozio di Via di Scurreria.
Pescetto a Genova e nel mondo significa classe, eleganza e un certo inconfondibile stile.

La realizzazione di questa fortunata impresa commerciale genovese ebbe inizio grazie a Giuseppe Nicolò Pescetto che nacque nel 1859 ad Albisola Superiore.
Giuseppe era un uomo di mare, un navigante che amava le sfide: Capitano di Lungo Corso, con la sua barca a vela doppiò Capo Horn ben tre volte.
Sul finire del secolo, poi, mise radici nell’America del Sud e precisamente nella città di Tacna che all’epoca era parte del Cile ed oggi è invece nel territorio del Perù.
Giuseppe non era solo, con lui c’era la moglie Teresa Costella, anche lei apparteneva a una nota famiglia di imprenditori che producevano le note spazzole Costella.
A Tacna il giovane Giuseppe apre una fazenda nella quale vende materiale per i cercatori d’oro, ma i molti pericoli del luogo lo convincono infine a ritornare in patria.
Lui e Teresa non sono più soli, nel frattempo infatti sono nati due figli.
Ritornato a Genova dapprima apre un’attività di import export di cappelli di paglia di Firenze con il Sud America, quindi avvia il suo primo negozio genovese in una strada di grande passaggio.
È il 10 maggio 1899 quando Giuseppe Nicolò Pescetto inaugura il negozio in Via San Lorenzo 55 rosso: vende tessuti, telerie, camicie, calze, sete e articoli di lusso.
E qui lo vediamo davanti alle sue magnifiche vetrine a pochi passi dalla cattedrale.

Negli anni la vita riservò gioie e dolori ai coniugi Pescetto: Giuseppe e Teresa, infatti, ebbero 9 figli e 2 di loro mancarono prematuramente come spesso accadeva a quell’epoca.
Tra il primo e l’ultimo bambino c’erano ben 20 anni di differenza e fu in particolare Mario, l’ultimo figlio, a rendere importante il negozio e a intraprendere la via che farà della sua attività una stella polare nel firmamento del commercio genovese.

L’insegna di Pescetto custodita oggi nel negozio di Via di Scurreria

Mario nacque nel 1913, in quello stesso anno muore il padre Giuseppe: Teresa rimane così sola con i figli minorenni.
È il 1916 quando il figlio Luigi si reca a Parigi a fare un corso di chemisier con il Signor Mezzadri, inventore della AMEX di Milano che fu la prima camicia no stiro.
La memoria di quel viaggio parigino e le raffinate competenze acquisite sono racchiuse in un libretto che è riprodotto in copia e appeso a una parete del negozio di Pescetto.

Quella preziosa conoscenza diverrà un tassello importante della grande fortuna commerciale dell’attività di famiglia.
E infatti, nel 1916, Luigi apre con la sorella Francesca un laboratorio di camiceria in Via Marcello Durazzo.

Nel 1922 Lucho e Giuseppe, figli di Giuseppe, aprono il primo negozio in Via di Scurreria.
È collocato nel locale sottostante la scultura raffigurante l’Italia Turrita della quale ebbi modo di scrivere tempo addietro, qui un tempo si trovava la bottega del calzolaio Moscino, patriota della prima ora che volle così celebrare il suo amore per l’Italia con questo significativo altorilievo.
A seguire, qui venne poi appunto la Rinomata Camiceria di Lusso dei Pescetto: per fare uscire in fuori la vetrina c’era un’apposita manovella che andava fatta ruotare ad ogni inizio di giornata.

È un’impresa di famiglia nella quale ognuno mette la propria parte di lavoro e di ingegno.

Ed è Mario, il piccolo di casa, a dare l’impronta del lusso e dell’esclusività al negozio, proponendo i migliori marchi, lo stile ricercato ed elegante che distinguono ancora questa celebre attività cittadina.
Eccolo Mario, è seduto per terra con l’abito alla marinara e tutta la vita davanti: lui è il nonno dell’attuale generazione dei Pescetto.

Arriviamo al 1929: l’attività è ora nelle mani di Mario, Luigi e Giuseppe Pescetto e a loro 3 si deve così il simbolo del 3 pesci che contraddistingue il negozio.

Nel corso degli anni il negozio si ampliò, i Pescetto infatti acquisirono i diversi civici di Via di Scurreria che ancora compongono il loro negozio.
Nel 1939 vennero rifatti completamente gli arredi e il mobilio su progetto di Fausto Saccorotti (fratello del pittore Oscar) e di Alberto Issel.

Lo stile è completamente Art Deco, tutto è in legno di tek e carta pergamena.

Rimane viva e presente, in questi locali, la memoria dei predecessori.

I cassetti racchiudono le morbide maglie.

E vi svelo una ulteriore curiosità: gli sportelli sono costruiti senza cerniere.

Lo stile del negozio è in ogni sua parte elegante ed accurato.

Se passerete in Scurreria non potrete non notare la vetrina ad invito composta da un unico cristallo curvato proveniente dal Belgio: all’epoca, per posizionarlo, fu necessario chiudere la strada.

Pescetto è stato per lungo tempo esclusivista di Hermès a Genova e oltre al negozio di Scurreria c’era in città un altro punto vendita: Pescetto Junior venne aperto nel 1969 in Via Roma e chiuse i battenti nel 2015.

E questo è il foulard di seta disegnato da Stefano Pescetto nel 1969 per Hermès.

Da Pescetto trovate abbigliamento per uomo e donna, borse e accessori e capi di qualità, sempre nel segno dello stile e dell’eleganza.

Trovate i loro splendidi foulard.

E le deliziose fragranze di Floris.

Al piano superiore c’è il reparto donna.

E qui certe finestre affacciano su Campetto.

Le sorprese non sono ancora terminate, perché da Pescetto c’è anche un reparto vintage con capi nuovi di celebri marchi risalenti agli anni ‘50, ‘60 e ‘70.

E qui i nostalgici avranno da divertirsi!

Questa parte del negozio è davvero una finestra sul passato, ci potete persino trovare un costume di lana d’antan!

Oppure dei favolosi bastoni da passeggio.

E un cilindro per le vostre serate a teatro.

Un accessorio rifinito con cura e garbo, si intende, alla maniera di Pescetto.

C’è ancora una meraviglia da mostrarvi, è l’antico telaio del 1870 che era custodito un tempo nella casa di Savignone in una stanza proibita ai bambini.
È l’antico testimone di una bella storia di famiglia, è la memoria di un lavoro lento, sapiente e paziente.

Sul telaio c’è il tessuto rigato con il quale vengono fatte le cravatte Regimental.

Rappresenta il sogno ancora vivo e reale di Giuseppe Nicolò Pescetto che partì all’avventura per il Sud America per poi tornare a Genova.
Egli riposa, con i fratelli e i componenti della sua famiglia, nella tomba realizzata dall’architetto Enzo Bifoli e sita nella Galleria Montino del Cimitero Monumentale di Staglieno.

La storia della famiglia Pescetto e del negozio di Scurreria continua, oggi questa attività è inclusa nel Registro delle Botteghe Storiche di Genova e non potrebbe certo essere diversamente.
Ringrazio l’Architetto Francesca Pescetto per avermi mostrato tutte le meraviglie del suo negozio e per avermi narrato le complesse vicende della sua famiglia.

È il filo tenace di una storia che si svolge per le strade di Genova e che viene intessuto con amore, dedizione e passione dal lontano 1899.

Alzando lo sguardo in Canneto il Lungo

Ritorniamo a camminare nei miei caruggi, in un giorno di primavera scendevo giù da Via San Lorenzo e mi sono fermata nei pressi di Vico di Nostra Signora del Soccorso.
E lassù i palazzi si sfiorano e lo sguardo trova una diversa prospettiva della Cattedrale.

Uno squarcio di luce, la brevità del caruggio e laggiù il nostro Canneto il Lungo.

E c’è una Madonnetta, consueta testimonianza di una devozione antica.

E là si trova uno stemma nobiliare che da qualche tempo ha riconquistato colore e vivacità.

Siamo in questo punto di Canneto il Lungo, qui dove la luce gioca con l’ombra dei caruggi.

E alzando lo sguardo verso il palazzo che fa angolo con Vico di Nostra Signora del Soccorso ecco una particolarità degna di nota: un marmo nel quale sono raffigurati l’Agnello di Dio e alcuni stemmi.

È davvero in alto, quindi non si scorgono troppi particolari o dettagli.

Sono così le bellezze nascoste della città verticale.

Sono così le meraviglie che trovano coloro che amano alzare lo sguardo verso il cielo di Genova.

Finestre di marzo

E sono finestre di marzo e della città vecchia, finestre racchiuse tra antichi muri di pietra, davanti al mare e davanti al blu.
E così si specchia Palazzo San Giorgio su certi vetri in Via Frate Oliverio.

Sono finestre incantate che divengono specchi meravigliosi.

E custodiscono storie di naviganti, di antichi mercanti e di vicende lontane.

Tende bianche e il riflesso di un lampione a Caricamento.

E una finestra nella finestra, in Piazza della Raibetta.

E ancora bianco e nero della nostra Cattedrale in Via San Lorenzo.

E lassù cose degli ultimi piani e terrazzini e cielo azzurro.

Queste finestre di marzo sanno essere ammalianti e lucenti come laghetti tranquilli.
Così accade, nella nostra Via Balbi.

In Piazzetta San Carlo tendine chiare oltre i vetri e poi una tremula chiave sul muro e una piccola finestrella.

C’è tutto quello che c’è e quello che a volte invece svanisce e c’è tutto ciò che sai vedere e immaginare.
Sotto questa luce, queste sono le finestre di marzo.

Via San Lorenzo: la prima sede genovese della Banca d’Italia

Camminando per la città, a volte, sui portali e sugli edifici si trovano le tracce del nostro passato ma non sempre è così semplice ritrovare i fili di certe storie.
Andiamo nel lontano 1849: in questo anno, su iniziativa di Camillo Benso Conte di Cavour, la Banca di Genova si fonde con la Banca di Torino, nascerà così la Banca Nazionale degli Stati Sardi che poi diverrà Banca Nazionale del Regno e poi ancora, dopo altre acquisiszioni, sarà denominata Banca d’Italia.
La sede genovese della Banca viene collocata a Palazzo Bendinelli Sauli, in Piazza delle Scuole Pie e successivamente l’ingresso all’edificio verrà spostato su Via San Lorenzo, esattamente al civico 12.

E così, scendendo per questa importante strada genovese, sulla vostra destra, troverete il magnifico
Palazzo Bendinelli Sauli.

Un giorno, in Via San Lorenzo, mi sono soffermata ad osservare il portone e certe figure hanno suscitato la mia curiosità.
Guardando la metopa collocata sopra il portone, infatti, si notano simboli e allegorie che raccontano proprio questa storia che unisce il passato di Genova e di Torino: al centro ecco gli stemmi delle due città.

Sulla destra ci sono invece i simboli della Superba così custoditi dal dio Nettuno che regge il tridente.

Da un’anfora sgorga frizzante acqua di mare, accanto si nota anche un delfino.

Nell’angolo in alto spicca poi Giano Bifronte, simbolo della nostra Genova.

Sull’altro lato la città della Mole è rappresentata dalla possanza di una figura che rappresenta il Po, accanto a lui un bue e una vanga che rappresentano il duro lavoro della terra.

E l’acqua dolce del fiume è simbolo di vita e di abbondanza che si ritrova anche nella cornucopia così ricolma di frutti.

Ecco cosi svelato il significato della scultura sul portale di questo antico edificio, le informazioni in merito sono tratte dalla volume della Banca d’Italia “Centenario di Palazzo De Gaetani Sede di Genova della Banca d’Italia” pubblicato nel 2016.
In questo fastoso palazzo genovese ci fu un tempo la prima sede genovese della Banca d’Italia.

E se alzerete lo sguardo verso Palazzo Bendinelli Sauli rammentate che su quel marmo sono scolpiti i simboli che così rappresentano il Piemonte e la Liguria.

Sulla Cattedrale di San Lorenzo

Molte sono le storie che si possono leggere sulla Cattedrale di San Lorenzo, restano scolpite nella pietra e nel marmo e ancora si svelano ai nostri occhi.
E così a volte ci soffermiamo ad ammirare i dettagli e sempre ritroviamo nuovi stupori.
Scendendo dal lato di Via San Lorenzo, ad esempio, alzate lo sguardo e noterete un marmo che ci restituisce la vicenda di San Giorgio.
Al di sotto si trova invece una statua della Madonna con Gesù e San Giovannino.

Eccolo il temibile drago, minaccioso sfida San Giorgio.

Il Santo nulla teme e così lo affronta, mentre il vento solleva il suo mantello.

E ancora una volta ritroviamo così l’episodio della vita di un santo caro ai genovesi e tante volte replicato sugli antichi portali della città, scolpito nella pietra o nel marmo.

Sulla nostra Cattedrale di San Lorenzo.

Dove si incontra lo sguardo dolce e materno di Maria.

E dove si staglia un prode cavaliere che un tempo sconfisse un terribile drago.

La Madonna della Misericordia in Via San Lorenzo

Vi basterà percorrere la nostra via San Lorenzo e ad un tratto la vedrete, la statua di Maria è collocata sull’angolo dell’edificio che si trova alle spalle della nostra cattedrale.
È la Madonna della Misericordia, accolta e custodita in questa edicola bella e finemente decorata.

Così la scorge, nella prospettiva della via.

Così si svela, adornata con ricchezza, tra gli sguardi degli angeli.
Inginocchiato davanti a c’è Lei il Beato Botta raccolto in una devota preghiera.

Questa immagine di Maria doveva essere molto venerata dai genovesi del passato, la scritta ai piedi della statua rimanda infatti al lontano 1787 e si riferisce all’indulgenza plenaria di 40 giorni concessa dall’Arcivescovo Giovanni Lercari a coloro che avessero recitato un Padre Nostro e un’Ave Maria davanti a questa immagine della Madonna.

La statua è sovrastata, con mistica leggerezza, da un volo magnifico di angioletti.

Così si mostra, in questa luce chiara, la Madre di Dio.
Se passate in Via San Lorenzo alzate lo sguardo, troverete la delicata bellezza della Madonna della Misericordia.

Tornando a casa

Ieri sera per tornare a casa ho attraversato la città vecchia.
Sono passata da Sarzano e lì ho incontrato 4 ragazzini con le biciclette, al rientro dalle vacanze mi capita sempre di imbattermi in persone che in qualche modo suscitano la mia attenzione.
E loro erano quattro ragazzini, chiacchieravano, le bici erano lì, accanto a loro.
Poi giù, verso i caruggi che piacciono a me, d’un tratto ho alzato lo sguardo e ho veduto un’inquietudine di nuvole leggere, ho anche pensato che fosse un indizio di pioggia.

Poi ancora giù, tra i colori caldi di Via di Santa Croce, nel luogo dove abita il vento e ieri sera era proprio il soffio caldo del tempo d’estate.

Ancora, sempre, gli occhi cercano soltanto la bellezza semplice del quotidiano.
La vita di ogni giorno, lenzuoli, persiane aperte e cielo che si riflette sui vetri.

E giù, verso il mare.
Un signore mi ferma, mi chiede come raggiungere un certo locale.
Di là, poi a sinistra e non può sbagliare, non è lontano.
C’è tanta gente a godersi questa serata estiva, noto che davanti a certi negozi è affisso un cartello: si riapre il Primo Settembre.
Gironzolo, mi attardo, vago senza alcuna meta, è uno dei miei piacevoli diletti.
Nella pigrizia della sera, mentre i passi risuonano sul selciato una luce chiara accarezza il profilo della cattedrale e gli edifici di Via San Lorenzo.

Un ragazzo corre davanti al mare, altre persone stanno sedute sulle panchine ad ammirare la dolcezza del tramonto di Genova.
Così, semplicemente.
Mentre le sfumature di oro dipingono l’acqua e il cielo, in una sera d’estate, tornando a casa.

Gente comune nelle cartoline di Genova antica

A volte in certe immagini del passato trovi un mondo che diversamente non potresti mai vedere, a volte  puoi scorgere certi dettagli nelle strade percorse dalla gente semplice e comune.
Così nasce questo post, osservando le cartoline di Stefano Finauri mi sono accorta di una particolare figura ritratta dai fotografi e ho iniziato una piccola ricerca dedicata a una precisa categoria di lavoratori.
E poi fatalmente altre persone hanno colpito la mia attenzione, accade sempre.
Venite con me, andiamo indietro nel tempo e iniziamo il nostro breve viaggio in Piazza della Nunziata, come sempre c’è un gran viavai.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E al centro dell’immagine si nota una donna ritratta di spalle, lei da sola è già un romanzo tutto da scrivere.
Chi sarà mai costei? E’ una levatrice, una sarta, una lavandaia?
E cosa c’è il quella sua borsa voluminosa che sembra così pesante?
Lei per me è la Scià Colomba, sono quasi certa che questo sia il suo nome, la conoscono tutti da queste parti.

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Lì accanto a lei, impegnati in un lavoro faticoso e sfibrante, ci sono alcuni uomini ed è proprio a loro che è dedicato questo articolo, sono gli spazzini della vecchia Genova.
Con tutti quei cavalli c’era bisogno di una certa solerzia per tenere pulite le strade e qui sono addirittura in tre a darsi da fare, sullo sfondo si nota un tizio che sembra osservare il loro lavoro, a dire il vero pare un po’ perplesso.

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E sull’angolo con Via Polleri si nota l’insegna dell’ufficio postale, lì sotto c’è pure la gente in coda!

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Spostiamoci in una piazza lussuosa ed elegante, a Fontane Marose ci sono uomini d’affari e ragazzini vestiti con l’abito da marinaretti.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E sì, ci saranno avvocati, notai, alcuni forse discutono di alta finanza e c’è anche una figura non meno importante: lo spazzino.

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In un altro scatto di Fontane Marose si nota un curioso particolare: nei pressi del lampione ci sono il cesto e la ramazza, poi c’è uno strano contenitore.
Che sia un cassonetto d’epoca? E se non lo è qualcuno di voi sa di cosa si tratti?

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Scendiamo in San Lorenzo e qui la folla è ancora numerosa.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E ancora ecco l’uomo che fa in modo che le dame genovesi non si sporchino il bordo dell’abito, è grazie a lui se le strade sono pulite.

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E poi se scendete a Caricamento ecco cosa vedrete, all’epoca questa era Via Carlo Alberto.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Fate caso alla parte sinistra dell’immagine, in ombra c’è un uomo seduto su un gradino.
Sarà un mendicante?
Certe vite vengono dimenticate, restano lì, in un angolo.
Eppure c’è anche lui in questa fotografia, c’è anche l’uomo seduto per terra.

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E ci sono le insegne, tra le altre una indica la trattoria e una si riferisce a un negozio che vende turaccioli di Spagna.

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Un cavallo, un calessino e lì accanto chi c’è? Sempre lui, lo spazzino!

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E ancora, andiamo in Piazza del Principe.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un carro con le botti, un altro mezzo che ha come destinazione Rivarolo e poi gli uomini con la ramazza e il cesto, uno dei due sembra che si sia accorto del fotografo.
E osservate la strada, mi sembra piuttosto pulita.

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E questa è Corso Andrea Podestà, nel quartiere di Carignano.
Si va al passeggio, c’è chi porta fuori il cane e i bambini giocano per la strada.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Marito e moglie camminano fianco a fianco, lui pare avere un bastone.
E lì in primo piano ci sono due bimbetti e ancora l’uomo con il cesto e la scopa.

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E naturalmente se si va a zonzo con me si finisce sempre nei caruggi!
Eccoci in Soziglia, in un giorno qualunque, come sempre qui c’è un sacco di gente, questi siamo noi, in un altro tempo.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E anche nei vicoli si incontrano vite che sono romanzi, poesie e supposizioni.
C’è la bimba con il cagnolino al guinzaglio e una donna di una certa età dall’aspetto severo, sembra immersa nei suoi pensieri.

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La ragazza con lo scialle è innamorata, ne sono certa, ha quel fare quasi svagato, pare che quasi non si accorga delle persone che la circondano.
E colei che invece si vede di spalle al centro della foto è una madre di famiglia e corre a casa dai suoi bambini, ha il passo svelto e deciso.

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E poi c’è un gruppo di amiche.
Sono eleganti e raffinate, indossano vezzosi cappellini, direi che sono uscite insieme a far compere.
In mano reggono dei pacchi, secondo me hanno comprato delle stoffe per rinnovare il guardaroba.
E chiacchierano, lo shopping non è ancora terminato, ci giurerei!
Chino sulla strada, di fronte a loro, c’è un uomo.
Ha la scopa, il capiente secchio e una paletta.
E compie il suo lavoro a beneficio di tutta la comunità.
In quanti scatti ho trovato gli spazzini!
In ogni strada e in ogni piazza della Superba c’erano anche loro, preziosi custodi della bellezza di Genova.

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