Via San Lorenzo: la prima sede genovese della Banca d’Italia

Camminando per la città, a volte, sui portali e sugli edifici si trovano le tracce del nostro passato ma non sempre è così semplice ritrovare i fili di certe storie.
Andiamo nel lontano 1849: in questo anno, su iniziativa di Camillo Benso Conte di Cavour, la Banca di Genova si fonde con la Banca di Torino, nascerà così la Banca Nazionale degli Stati Sardi che poi diverrà Banca Nazionale del Regno e poi ancora, dopo altre acquisiszioni, sarà denominata Banca d’Italia.
La sede genovese della Banca viene collocata a Palazzo Bendinelli Sauli, in Piazza delle Scuole Pie e successivamente l’ingresso all’edificio verrà spostato su Via San Lorenzo, esattamente al civico 12.

E così, scendendo per questa importante strada genovese, sulla vostra destra, troverete il magnifico
Palazzo Bendinelli Sauli.

Un giorno, in Via San Lorenzo, mi sono soffermata ad osservare il portone e certe figure hanno suscitato la mia curiosità.
Guardando la metopa collocata sopra il portone, infatti, si notano simboli e allegorie che raccontano proprio questa storia che unisce il passato di Genova e di Torino: al centro ecco gli stemmi delle due città.

Sulla destra ci sono invece i simboli della Superba così custoditi dal dio Nettuno che regge il tridente.

Da un’anfora sgorga frizzante acqua di mare, accanto si nota anche un delfino.

Nell’angolo in alto spicca poi Giano Bifronte, simbolo della nostra Genova.

Sull’altro lato la città della Mole è rappresentata dalla possanza di una figura che rappresenta il Po, accanto a lui un bue e una vanga che rappresentano il duro lavoro della terra.

E l’acqua dolce del fiume è simbolo di vita e di abbondanza che si ritrova anche nella cornucopia così ricolma di frutti.

Ecco cosi svelato il significato della scultura sul portale di questo antico edificio, le informazioni in merito sono tratte dalla volume della Banca d’Italia “Centenario di Palazzo De Gaetani Sede di Genova della Banca d’Italia” pubblicato nel 2016.
In questo fastoso palazzo genovese ci fu un tempo la prima sede genovese della Banca d’Italia.

E se alzerete lo sguardo verso Palazzo Bendinelli Sauli rammentate che su quel marmo sono scolpiti i simboli che così rappresentano il Piemonte e la Liguria.

Sulla Cattedrale di San Lorenzo

Molte sono le storie che si possono leggere sulla Cattedrale di San Lorenzo, restano scolpite nella pietra e nel marmo e ancora si svelano ai nostri occhi.
E così a volte ci soffermiamo ad ammirare i dettagli e sempre ritroviamo nuovi stupori.
Scendendo dal lato di Via San Lorenzo, ad esempio, alzate lo sguardo e noterete un marmo che ci restituisce la vicenda di San Giorgio.
Al di sotto si trova invece una statua della Madonna con Gesù e San Giovannino.

Eccolo il temibile drago, minaccioso sfida San Giorgio.

Il Santo nulla teme e così lo affronta, mentre il vento solleva il suo mantello.

E ancora una volta ritroviamo così l’episodio della vita di un santo caro ai genovesi e tante volte replicato sugli antichi portali della città, scolpito nella pietra o nel marmo.

Sulla nostra Cattedrale di San Lorenzo.

Dove si incontra lo sguardo dolce e materno di Maria.

E dove si staglia un prode cavaliere che un tempo sconfisse un terribile drago.

La Madonna della Misericordia in Via San Lorenzo

Vi basterà percorrere la nostra via San Lorenzo e ad un tratto la vedrete, la statua di Maria è collocata sull’angolo dell’edificio che si trova alle spalle della nostra cattedrale.
È la Madonna della Misericordia, accolta e custodita in questa edicola bella e finemente decorata.

Così la scorge, nella prospettiva della via.

Così si svela, adornata con ricchezza, tra gli sguardi degli angeli.
Inginocchiato davanti a c’è Lei il Beato Botta raccolto in una devota preghiera.

Questa immagine di Maria doveva essere molto venerata dai genovesi del passato, la scritta ai piedi della statua rimanda infatti al lontano 1787 e si riferisce all’indulgenza plenaria di 40 giorni concessa dall’Arcivescovo Giovanni Lercari a coloro che avessero recitato un Padre Nostro e un’Ave Maria davanti a questa immagine della Madonna.

La statua è sovrastata, con mistica leggerezza, da un volo magnifico di angioletti.

Così si mostra, in questa luce chiara, la Madre di Dio.
Se passate in Via San Lorenzo alzate lo sguardo, troverete la delicata bellezza della Madonna della Misericordia.

Tornando a casa

Ieri sera per tornare a casa ho attraversato la città vecchia.
Sono passata da Sarzano e lì ho incontrato 4 ragazzini con le biciclette, al rientro dalle vacanze mi capita sempre di imbattermi in persone che in qualche modo suscitano la mia attenzione.
E loro erano quattro ragazzini, chiacchieravano, le bici erano lì, accanto a loro.
Poi giù, verso i caruggi che piacciono a me, d’un tratto ho alzato lo sguardo e ho veduto un’inquietudine di nuvole leggere, ho anche pensato che fosse un indizio di pioggia.

Poi ancora giù, tra i colori caldi di Via di Santa Croce, nel luogo dove abita il vento e ieri sera era proprio il soffio caldo del tempo d’estate.

Ancora, sempre, gli occhi cercano soltanto la bellezza semplice del quotidiano.
La vita di ogni giorno, lenzuoli, persiane aperte e cielo che si riflette sui vetri.

E giù, verso il mare.
Un signore mi ferma, mi chiede come raggiungere un certo locale.
Di là, poi a sinistra e non può sbagliare, non è lontano.
C’è tanta gente a godersi questa serata estiva, noto che davanti a certi negozi è affisso un cartello: si riapre il Primo Settembre.
Gironzolo, mi attardo, vago senza alcuna meta, è uno dei miei piacevoli diletti.
Nella pigrizia della sera, mentre i passi risuonano sul selciato una luce chiara accarezza il profilo della cattedrale e gli edifici di Via San Lorenzo.

Un ragazzo corre davanti al mare, altre persone stanno sedute sulle panchine ad ammirare la dolcezza del tramonto di Genova.
Così, semplicemente.
Mentre le sfumature di oro dipingono l’acqua e il cielo, in una sera d’estate, tornando a casa.

Gente comune nelle cartoline di Genova antica

A volte in certe immagini del passato trovi un mondo che diversamente non potresti mai vedere, a volte  puoi scorgere certi dettagli nelle strade percorse dalla gente semplice e comune.
Così nasce questo post, osservando le cartoline di Stefano Finauri mi sono accorta di una particolare figura ritratta dai fotografi e ho iniziato una piccola ricerca dedicata a una precisa categoria di lavoratori.
E poi fatalmente altre persone hanno colpito la mia attenzione, accade sempre.
Venite con me, andiamo indietro nel tempo e iniziamo il nostro breve viaggio in Piazza della Nunziata, come sempre c’è un gran viavai.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E al centro dell’immagine si nota una donna ritratta di spalle, lei da sola è già un romanzo tutto da scrivere.
Chi sarà mai costei? E’ una levatrice, una sarta, una lavandaia?
E cosa c’è il quella sua borsa voluminosa che sembra così pesante?
Lei per me è la Scià Colomba, sono quasi certa che questo sia il suo nome, la conoscono tutti da queste parti.

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Lì accanto a lei, impegnati in un lavoro faticoso e sfibrante, ci sono alcuni uomini ed è proprio a loro che è dedicato questo articolo, sono gli spazzini della vecchia Genova.
Con tutti quei cavalli c’era bisogno di una certa solerzia per tenere pulite le strade e qui sono addirittura in tre a darsi da fare, sullo sfondo si nota un tizio che sembra osservare il loro lavoro, a dire il vero pare un po’ perplesso.

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E sull’angolo con Via Polleri si nota l’insegna dell’ufficio postale, lì sotto c’è pure la gente in coda!

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Spostiamoci in una piazza lussuosa ed elegante, a Fontane Marose ci sono uomini d’affari e ragazzini vestiti con l’abito da marinaretti.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E sì, ci saranno avvocati, notai, alcuni forse discutono di alta finanza e c’è anche una figura non meno importante: lo spazzino.

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In un altro scatto di Fontane Marose si nota un curioso particolare: nei pressi del lampione ci sono il cesto e la ramazza, poi c’è uno strano contenitore.
Che sia un cassonetto d’epoca? E se non lo è qualcuno di voi sa di cosa si tratti?

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Scendiamo in San Lorenzo e qui la folla è ancora numerosa.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E ancora ecco l’uomo che fa in modo che le dame genovesi non si sporchino il bordo dell’abito, è grazie a lui se le strade sono pulite.

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E poi se scendete a Caricamento ecco cosa vedrete, all’epoca questa era Via Carlo Alberto.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Fate caso alla parte sinistra dell’immagine, in ombra c’è un uomo seduto su un gradino.
Sarà un mendicante?
Certe vite vengono dimenticate, restano lì, in un angolo.
Eppure c’è anche lui in questa fotografia, c’è anche l’uomo seduto per terra.

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E ci sono le insegne, tra le altre una indica la trattoria e una si riferisce a un negozio che vende turaccioli di Spagna.

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Un cavallo, un calessino e lì accanto chi c’è? Sempre lui, lo spazzino!

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E ancora, andiamo in Piazza del Principe.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un carro con le botti, un altro mezzo che ha come destinazione Rivarolo e poi gli uomini con la ramazza e il cesto, uno dei due sembra che si sia accorto del fotografo.
E osservate la strada, mi sembra piuttosto pulita.

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E questa è Corso Andrea Podestà, nel quartiere di Carignano.
Si va al passeggio, c’è chi porta fuori il cane e i bambini giocano per la strada.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Marito e moglie camminano fianco a fianco, lui pare avere un bastone.
E lì in primo piano ci sono due bimbetti e ancora l’uomo con il cesto e la scopa.

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E naturalmente se si va a zonzo con me si finisce sempre nei caruggi!
Eccoci in Soziglia, in un giorno qualunque, come sempre qui c’è un sacco di gente, questi siamo noi, in un altro tempo.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E anche nei vicoli si incontrano vite che sono romanzi, poesie e supposizioni.
C’è la bimba con il cagnolino al guinzaglio e una donna di una certa età dall’aspetto severo, sembra immersa nei suoi pensieri.

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La ragazza con lo scialle è innamorata, ne sono certa, ha quel fare quasi svagato, pare che quasi non si accorga delle persone che la circondano.
E colei che invece si vede di spalle al centro della foto è una madre di famiglia e corre a casa dai suoi bambini, ha il passo svelto e deciso.

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E poi c’è un gruppo di amiche.
Sono eleganti e raffinate, indossano vezzosi cappellini, direi che sono uscite insieme a far compere.
In mano reggono dei pacchi, secondo me hanno comprato delle stoffe per rinnovare il guardaroba.
E chiacchierano, lo shopping non è ancora terminato, ci giurerei!
Chino sulla strada, di fronte a loro, c’è un uomo.
Ha la scopa, il capiente secchio e una paletta.
E compie il suo lavoro a beneficio di tutta la comunità.
In quanti scatti ho trovato gli spazzini!
In ogni strada e in ogni piazza della Superba c’erano anche loro, preziosi custodi della bellezza di Genova.

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Il Corteo Storico e la Regata delle Antiche Repubbliche Marinare

E’ iniziato tutto qui, davanti alla Cattedrale della Superba.
Un balzo nel tempo e un corteo storico che ha preceduto la regata delle Antiche Repubbliche Marinare svoltasi ieri a Calata Zingari.
Ed è partito da qui, dal cuore di Genova.

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A presidiare la Cattedrale un fierissimo Balestriere del Mandraccio.

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E poco distante alcuni suoi compagni.

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E il loro grido è sempre questo: Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!
Per Genova e per San Giorgio!

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Rullano i tamburi, salgono da Via San Lorenzo gli uomini e le donne di un altro tempo.
Prima, in testa al corteo, la Repubblica Marinara di Genova.

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E’ un fragore, un suono bellissimo in questa strada così scenografica.

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E c’è chi porta orgogliosamente il vessillo della Superba.

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Un uomo fiero e altero stringe a sé il suo pesante elmo e avanza tra gli altri, è l’eroe delle Crociate, il conquistatore di Gerusalemme e di Cesarea, è Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio,  colui che nel lontano 1101 recò a Genova il Sacro Catino.

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E’ il personaggio di spicco di questo corteo genovese.

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Si cammina verso la propria meta.

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Con armi e balestre e con passo deciso.

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Con scudi e lance.

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E poi le dame e i cavalieri, tutti seguono il trionfatore.

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E non manca il Doge della Superba, è altero e regale, non c’è che dire.

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E ci sono certe sorridenti fanciulle, una regge una cesta con dei limoni.

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Ed ecco ancora Guglielmo Embriaco, a vederlo così non parrebbe tanto minaccioso, non vi pare?
E invece!

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Una graziosa dama, costei ha ricevuto molti applausi e meritati complimenti.

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E intanto avanza la Repubblica Marinara di Venezia.

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I veneziani avevano abiti ricchi e sontuosi, la Serenissima si è fatta giustamente ammirare.

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E che vestiti sfarzosi queste dame! Lo dico sempre, ho sbagliato secolo!

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Ecco il Doge di Venezia, porgetegli i dovuti omaggi.
Eh, io gli avrei chiesto volentieri in prestito il valletto e quella sorta di curioso parasole, mi sarebbe proprio venuto utile, ieri c’era un caldo da non credere!

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E ancora rulli di tamburi in San Lorenzo.

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E una fanciulla condotta su una portantina. Chi sarà mai? E’ Caterina Cornaro, nobildonna veneziana che nel 1489 fu accolta dal Doge di Venezia e dalla città lagunare con grande onore.

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Sorride Caterina e saluta la folla.

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E intanto il Doge continua il suo cammino.

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E ora è la volta della Repubblica Marinara di Pisa, di rosso e di bianco.

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E si cammina, sembra davvero di essere in un altro tempo.

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In marcia, reggendo gli scudi.

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E scintillano gli elmi sotto il sole di giugno.

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Si avanza compatti, senza esitazioni,

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E il Podestà cavalca il suo destriero.

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Le dame gentili indossano velluti e perle, tra le braccia recano mazzi di fiori.

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Sono belle e aggraziate le fanciulle di Pisa.

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E una di loro è in sella a un cavallo, è una giovane eroina di nome Kinzica, una fanciulla che cavalcò senza paura per raggiungere la sua città e mettere in guardia i suoi abitanti dell’arrivo dei terribili saraceni.
E così, intorno all’anno 1000, il coraggio di Kinzica salvò la città di Pisa.

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Ultima giunge la Repubblica Marinara di Amalfi.

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E squillano le trombe.

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 L’episodio evocato da questa città riguarda i festeggiamenti che vennero dati per lo sposalizio tra il giovane Sergio, figlio del Duca di Amalfi, e Maria, figlia del principe di Capua e Benevento.
Che fascino i cortei storici, si provano grandi e belle emozioni.

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E attenzione, c’è chi è armato di spada!

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E poi c’è sempre il tempo per un sorriso, in questa lunga e appassionante giornata.

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E veli lievi e delicati e fiori e foglie a cingere il capo, la magia del passato.

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E poi il corteo prosegue, attraverserà tutta la città fino a giungere a Calata Zingari, dove si svolgerà la sfida tra le quattro Repubbliche Marinare.

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Si inizia con la gara dei gozzi, questo è il gozzo di Genova.

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La competizione viene vinta dalla città di Pisa.

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E viene il tempo della gara più importante, quella dei galeoni.
Ecco ancora Genova e i colori della nostra bandiera.

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Si alzano i remi, guardate la folla assiepata lassù, c’era davvero tutta la città.

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Ecco le altre imbarcazioni e i rematori compiono il medesimo gesto.

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Partono da lontano i galeoni, attendiamo che sfilino davanti a noi.

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Una delle Repubbliche è in sicuro vantaggio, il galeone verde è quello di Venezia.

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Guadagna un deciso distacco e supera gli altri tre.

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E si avvicina così alla sua meta, la Repubblica Marinara di Venezia vince la regata storica.

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E’ stato un pomeriggio intenso e ricco di infantile stupore, queste iniziative mi entusiasmano e mi coinvolgono, sono viaggi della fantasia verso altri anni.
Si torna indietro nei secoli, al tempo in cui Genova, Venezia, Pisa e Amalfi erano Repubbliche Marinare.
Una domenica diversa, nel mare della Superba, nella città dove sventola orgogliosa la Croce di San Giorgio.

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26 Febbraio 1799, l’omicidio di Sebastiano Biagini

Oggi vi porto nel passato, al 26 Febbraio 1799, giorno nel quale accadde un fatto di cronaca che fece molto scalpore.
E’ il tempo della Repubblica Democratica e una riunione del Consiglio dei Sessanta sfocia presto in un drammatico scontro tra diverse parti politiche, uno dei protagonisti è Sebastiano Biagini, appassionato patriota, giornalista e giacobino.
Si tratta di votare il rinnovo delle cariche assegnate ai membri dei consiglio: Biagini, rappresentante del popolo, è favorevole ad un ricambio e accusa coloro che lo avversano di voler mantenere certe posizioni di privilegio.
Volano parole grosse, i toni si fanno accesi e concitati, la tensione è palpabile.
Il più acerrimo avversario del Biagini è un certo Domenico Queirolo, definito nei testi del tempo un maestro nell’arte dell’intrigo.
Terminata la seduta Biagini si concede un pranzo in trattoria e nel pomeriggio si reca in un tipico ritrovo di giacobini dove era solito incontrare i suoi sodali e far proseliti: una farmacia.
Questo non deve stupire, le farmacie in altri tempi furono spesso luogo d’incontro per coloro che erano impegnati in politica, quel giorno Sebastiano Biagini varcò la soglia della farmacia Odero, ai nostri giorni si trova in Via San Lorenzo ed è nota come Farmacia Papa.

Farmacia Papa

Questa è stata la sua sede fin dal lontano 1630 ed è tornata ad esserlo.
Per un lungo periodo la farmacia ha avuto una diversa collocazione: a partire dal 1700 venne trasferita in Piazza Nuova, l’attuale Piazza Matteotti, come attesta quest’antica cartolina che proviene dalla ricca collezione del mio caro amico Eugenio al quale va il mio consueto ringraziamento.

Farmacia Papa (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E proprio lì si reca il protagonista di questa vicenda, seguiamo Sebastiano Biagini mentre va incontro al suo destino.
Sebastiano apre la porta, in farmacia trova il deputato Mangini che condivide le sue stesse idee politiche.
Dopo breve tempo giunge anche il Queirolo, vuole farsi le sue ragioni e continuare l’accesa discussione iniziata in Consiglio.
Biagini lo saluta con cortesia e tenta un confronto civile, Queirolo invece si dimostra subito aggressivo, nella discussione interviene anche il Mangini.
Il diverbio verbale si fa subito serrato, Queirolo afferra Mangini per la gola e sfodera un affilato coltello con il quale tenta di colpire il suo avversario ma Sebastiano Biagini si mette in mezzo e cerca di fermare la mano armata di Queirolo.
E in questo instante Queirolo sferra un colpo mortale che trapassa il fianco del povero Biagini.
Il vigore della vita lentamente abbandona Sebastiano, prima di crollare a terra egli tenta di sorreggersi a una colonna sulla quale è posato un mortaio.
Quella colonna ancora si trova esposta nella farmacia Papa, potete vederla nella lunetta che sovrasta la porta di ingresso.

Farmacia Papa (2)

Farmacia Papa (6)

Sebastiano Biagini resta a terra e pronuncia parole di perdono per il suo assalitore.
Presto si diffonde la tragica notizia, il popolo è sdegnato e sgomento.
Attorno al ferito c’è gran concitazione, il farmacista Odero lo soccorre prontamente, Biagini viene condotto all’Ospedale di Pammatone dove morirà la mattina successiva.
Domenico Queirolo si rifugia a Palazzo Ducale ma viene catturato e portato in carcere, sarà processato con estrema celerità, il popolo reclama giustizia per Sebastiano Biagini.
La condanna non tarda ad arrivare, il 2 di marzo Domenico Queirolo viene fucilato sulla Piazza della Cava.

Farmacia Papa (4)La colonna con il mortaio – ritratta sul resto della cartolina
appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Riguardo a questa vicenda ci sono ulteriori dettagli che meritano di essere ricordati in quanto il funerale del Biagini fu celebrato in maniera piuttosto inconsueta.
Il suo corpo viene imbalsamato, per dare l’ultimo saluto a Biagini si allestisce una cerimonia funebre dai toni cupamente macabri.
Sfila per la città un lungo corteo funebre formato da militari e da ufficiali della Guardia Nazionale, i loro passi sono accompagnati dai rulli dei tamburi, sono ben tre le bande che suonano per Sebastiano Biagini.
La marcia è scandita dai colpi di cannone, ne viene sparato uno ogni dieci minuti, quel suono ricorda ai genovesi che è un giorno triste per la città.
In fondo al corteo c’è un carro trainato da cavalli bianchi con le bardature a lutto, su quel carro è posta una sedia sulla quale è assisa la salma del Biagini attorniata da figure allegoriche che richiamano la sua virtù e la scelleratezza del suo omicida.
Ma il cielo non è clemente, come narrano le cronache, sul corteo di scatena una potente grandinata che danneggia il carro sul quale si trova il Biagini.
Il Corteo si dirige infine verso la Chiesa di Carignano dove si terrà il funerale.

Chiesa di Carignano

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E lì è posto un catafalco sul quale viene messo a sedere Sebastiano Biagini, l’eroe al quale tutti rendono onore ha tra le mani una copia della Costituzione.
Il mausoleo è imponente, sul piedistallo sono incise parole in onore del Biagini che è attorniato da statue, ci sono la Storia e l’Eternità, la Fama è scolpita nel gesto di suonare a tromba in onore del defunto.
La cerimonia è insolita, lugubre e tetra.
Sebastiano Biagini, nativo di Lerici, lasciò questo mondo all’età di 44 anni per mano di un assassino.
Il suo omicidio avvenne esattamente 215 anni fa, era il 26 Febbraio del 1799.
Accadde nella Farmacia Odero, oggi nota come Farmacia Papa.
Laggiù c’è ancora la colonnina con il mortaio alla quale Sebastiano Biagini tentò di sorreggersi mentre cercava di aggrapparsi alla vita.

Farmacia Papa (5)

San Lorenzo, le tracce della storia sul Portale di San Gottardo

La cattedrale di Genova e i suoi numerosi e affascinanti misteri, di alcuni di essi vi ho già parlato in questo articolo.
Ci sono figure e simboli scolpiti sulla facciata di San Lorenzo, questo è un tema che merita un ulteriore approfondimento.
Oggi vi parlo di altri segni, sono i segni del passato e della storia.
Camminiamo accanto a loro, non li notiamo e passiamo oltre.
Eppure chi ci ha preceduto ha lasciato qui traccia di alcuni istanti probabilmente tragici, è la traccia di aspri combattimenti che si tennero nel cuore della Superba.
Salite Lungo Via San Lorenzo e superate la Piazza e la facciata della Cattedrale.

San Lorenzo

Poco oltre, sul lato della chiesa, troverete il Portale di San Gottardo.
In questo periodo il portale, così finemente decorato, è oggetto di restauri e pertanto è parzialmente coperto.
E non potendo scattare una fotografia che mostri tutta la sua raffinata bellezza mi avvalgo del prezioso aiuto di un caro amico, Vittorio Laura, che ringrazio di cuore per aver cercato per me la fotografia che vedrete.
Vittorio possiede un archivio sterminato di immagini rare e di grande pregio, questo è il portale di San Gottardo immortalato dall’obiettivo del celebre fotografo Alfred Noack.

Portale San Gottardo

Avvicinatevi alle colonne e osservate bene, notate nulla?

San Lorenzo (1)

Su entrambe, ma in particolare sulla colonna alla vostra sinistra, vedrete dei segni, sono delle profonde scalfiture.

San Lorenzo (3)

E sapete da cosa vennero causate?
Questi sono i segni dei dardi scagliati dalle balestre, in qualche evento sanguinoso avvenuto nel cuore della città.

San Lorenzo (6)

Sono segni profondi e a guardarli con attenzione sembrerebbe che siano stati lanciati da una precisa direzione, ovvero dall’attuale Piazza Matteotti.

San Lorenzo (5)

E in certi punti si vede davvero il solco lasciato dalla punta del dardo.

San Lorenzo (7)

E insomma, un giorno sono venuta a fotografarli.
Era estate e San Lorenzo era colma di turisti e di gente che passeggiava.
E ho provato ad estraniarmi, a dire il vero da sognatrice innamorata dell’immaginario ci riesco senza alcuna difficoltà.
La fantasia che può farti vedere anche quello che non c’è, in una strada nel centro della città, può farti sentire le grida concitate, mentre il popolo fugge per mettersi in salvo.
Puoi udire pianti e i lamenti di chi resta ferito, puoi sentire lo scalpiccio degli zoccoli del cavalli che battono sul selciato.
E poi alzi lo sguardo verso il cielo azzurro e puoi vederlo attraversato dalla pioggia di dardi che impietosa si abbatte contro le colonne sulla cattedrale.
Dal presente al passato, una mattina di luglio, in San Lorenzo.

San Lorenzo (2)

In bianco e nero

In bianco e nero.
Le città e le sue chiese.
E le sue luci, in bianco e nero.

San Lorenzo (2)

La città e i suoi guardiani, alcuni sembrano piccoli e indifesi, eppure resistono allo scorrere del tempo.

Piazza delle Erbe

Il mondo in bianco e nero è forse più misterioso, ha il fascino di questi luoghi antichi, il passato pare anche più lontano.

Piazza delle Erbe (2)

Alza gli occhi, ovunque andrai incontrerai uno sguardo, a volte espressione di potenza e di grandezza.

Via XX Settembre

In queste strade ampie e spaziose, anche queste sono le mie strade.
E forse a leggere queste pagine si potrebbe pensare che a Genova ci siano solo creuze, piazzette e caruggi.
E invece no, non è così.

Via XX Settembre (2)

E anche qui troverai qualcuno che segue il tuo cammino.
Quanti sono gli sguardi che si posano su di noi?

Via XX Settembre (3)

La città in bianco e nero, la piazza inondata di luce.

Piazza De Ferrari

E scorci sulle case antiche e alte.

Via di Porta Soprana

 Cammino nella storia della città.

Palazzo Ducale

E incontro ancora altri guardiani silenziosi.

Chiesa del Gesù

La città in bianco e nero, l’azzurro del cielo che puoi solo raccontare.
E dire che sì, era terso, limpido e chiaro.

San Lorenzo (3)

E certe prospettive che ti regala solo la città vecchia.

San Lorenzo da Vico del Filo

Finestre, persiane e vetri.

Via San Lorenzo

E i nomi suggestivi, sempre.

Vico del Filo

E Colei che sempre veglia sul cammino degli abitanti di questa città, Colei che ne è Regina e che troverete in tanti caruggi.

Vico del Filo (2)

E qui vi imbatterete nelle storie più strane.
E a volte sono storie di tovaglie e patrioti, cose che non si penserebbe mai di vedere.

Piazza Caricamento

Storie di grandi armatori che guardano verso il mare di Genova.

Monumento a Rubattino

Di chiavi nei muri, di archi, di portici affollati di gente, di tutte le lingue del mondo che puoi udire in queste strade.

Piazza Caricamento (2)

E di piccolo putti dalle guance paffute.

Palazzo San Giorgio

E di angeli gentili e pieni di grazia.

Palazzo San Giorgio (2)

Di luce che danza sulle facciate.

Palazzo San Giorgio (3)

Ancora di archetti e di raggi di sole che tracciano al suolo linee perfette.
E tu sei lì, in quell’esatto istante e quando accade non vorresti davvero essere in nessun altro luogo.

Piazza de Marini da Caricamento

Di armonia di gesti e di misticismo.

Edicola - Via San Pietro della Porta

Di architetture che sorprendono.

Via dei Conservatori del mare

E l’istante.
Quell’istante perfetto.
E davvero non sai come sia possibile capitare lì proprio in quel momento.
Ancora me ne stupisco, i raggi di sole sono sempre imprevisti e imprevedibili in questi caruggi.

Via Conservatori del mare

Eppure accade.
Qui, nella città vecchia.
Cade la luce sull’abito umile.
Cade la luce su quelle mani giunte.
L’ombra misteriosa protegge il viso e quello sguardo benevolo che veglia sul nostro cammino.

Edicola

Camminando nel passato con Amerigo

I ricordi: quelli di coloro che hanno veduto ciò che noi non esiste più sono di un valore inestimabile.
C’era una volta una città che ormai è scomparsa, chi l’ha veduta può raccontarla ed è quello che ha fatto con me il Signor Amerigo, la sua è una memoria preziosa.
E allora vi porto al tempo della sua infanzia, negli anni Trenta.
All’epoca, dopo la scuola, si scendeva in strada a giocare.
Alla, trottola, alle biglie e al giro del mondo.
Cos’era il giro del mondo?
Bastava un pezzetto di gesso trovato da qualche parte per tracciare al suolo una sorta di strada e poi chini per terra si giocava con certe scatolette di lucido da scarpe dentro alle quali si mettevano le immagini dei ciclisti famosi dell’epoca: Binda, Guerra e Olmo.
E si doveva restare nei limiti del tracciato che a un certo punto si interrompeva e allora bisognava far saltare oltre la scatoletta, verso una meta precisa, una zona chiamata l’isola.
E ugualmente si giocava coi tappi a corona, ho scoperto dal Signor Amerigo che si chiamavano Agrette in quanto prendevano il nome da una celebre bibita, l’Agretta, io non l’avevo mai sentita, pensate!
La città che non esiste più, in Via Madre di Dio e in Piazza Ponticello un pullulare di piccole botteghe e una varia umanità.

Vico Dritto di Ponticello

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E qualcuno, a quanto pare, viveva anche di sotterfugi.
E c’erano quelle ragazze, note con il nome assai poetico di dispensatrici di piaceri.
E’ Genova, ma potrebbe essere qualunque altra città, in quel periodo storico.
E a quel tempo a qualcuno capitò di trovare nella spazzatura un sacchetto nel quale tintinnavano certe monete.
E insomma, il sacchetto venne portato all’osteria più vicina e si scoprì che si trattava di preziose sterline che alleviarono certe difficoltà.
E giù per Salita del Prione c’erano i negozi di robivecchi: una strada animatissima, dove si trovava ogni genere di merce, dagli stracci alle stoviglie.

Salita del Prione

Istantanee dal passato che vive nella memoria di chi lo ricorda: dalle parti di Via Ayroli, in San Fruttuoso, in un tratto di strada c’era un fossato.
Beh, sapete cosa c’era lì?
C’erano le stalle con gli animali e certi carretti a due ruote detti Tombarelli, mentre quelli a quattro ruote servivano il Mercato di Corso Sardegna.
E si giocava lì, nel fossato.
E alle quattro, quando era l’ora della merenda, tutti i bambini correvano a casa e chiamavano a gran voce la mamma e ognuno riceveva una delizia sopraffina: un panino con dentro un filo d’olio.
Ricordi di eventi rari: la merciaia che aveva una macchina, un’Appia Lancia!
E che evento per i bambini quando arrivava la macchina!
E che dire degli altri piccoli, quelli della nave scuola Garaventa? I loro abiti erano fatti con i vestiti smessi dei Carabinieri, presto vi parlerò nel dettaglio di questa istituzione genovese.
Altri tempi, altre usanze.
E a casa si mangiava minestra in brodo o spaghetti alle acciughe, insalate e uova, la carne quasi mai, il pollo era l’ambizione del Natale.
Frammenti dal passato, della città che non c’è più.
E ricordi vividi e chiari: la Rinascente in Via San Lorenzo, scendendo sulla sinistra, proprio dopo il Duomo.

Via San Lorenzo

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E un negozio di articoli musicali dopo Porta dei Vacca, e botteghe di suppellettili e di ogni genere di merce, i negozi eleganti in Via Orefici.
E certi crocchi di gente in Via San Luca, come mai si affollano tutti attorno a quel tavolino?
Là dietro c’è seduto un signore dall’aria spavalda, pare molto sicuro di sé.
E fa il gioco delle tre tavolette, ovvero tre carte rovesciate che mostra agli avventori, poi le mischia e chiede di puntare.
E insomma, non è tanto chiaro come faccia, ma immancabilmente vince sempre lui.
E mischiati nella folla ci sono certi sodali dell’uomo seduto al tavolino, appena si accorgono che qualcuno mostra segni di insofferenza e sembra sospettare che ci sia sotto un trucco sono pronti a prenderlo a spallate.
Scene di ordinaria quotidianità, nei caruggi della città.
E poi Portoria e certe casupole poverissime sopra Galleria Mazzini.
Piazza Pammatone, la piazza con il monumento al Balilla della quale vi ho parlato in questo articolo.

Piazza Pammatone

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E una bottega che vendeva un materiale assai prezioso, era la bottega di un carbonaio.
E certi ricordi vividi e reali di lui che sedicenne un bel giorno partì con il carretto da San Fruttuoso, era diretto a Cornigliano e quindi a Sestri, lo scopo del viaggio era compiere una consegna per suo papà.
E sulla via del ritorno una sosta dal carbonaio e il giorno dopo immancabile arrivò la febbre, ma le mance gli consentirono di comprare i libri di scuola.
Una fatica grande che non sappiamo neppure immaginare, siamo viziati, siamo abituati ad ogni comodità, non saprei dire se siamo più felici.
E non credo che nei nostri quartieri si respiri quel senso di comunità del quale parlava con nostalgia il Signor Amerigo, forse siamo più distanti uno dall’altro.
Noi siamo la generazione che non conosce la guerra, gli anziani sono quelli che invece l’hanno vissuta.
E a quel tempo a pranzo e a cena si mangiava solo pane, un etto e mezzo per i ragazzi, solo un etto per adulti.
Gli ordigni bellici che cadono e squarciano la città, un cratere davanti all’Hotel Verdi, poi macerie ovunque in Via Galata e nella zona di Via San Vincenzo.
E chi racconta mi dice che trascorse un po’ di tempo prima di sapere che si trattava del bombardamento navale.
Noi oggi siamo abituati all’immediatezza, una volta non era così, sarà un’osservazione banale ma trovo che sia un valido spunto di riflessione.
E sapete, il signor Amerigo mi ha raccontato molte altre vicende e alcune preferisco non scriverle qui, le tengo per me come un prezioso regalo che mi ha fatto questo nuovo amico che ringrazio di vero cuore per la sua disponibilità e per il tempo che mi ha dedicato.
Questo articolo nasce in seguito a certi commenti che a volte ricevo dai lettori, sono commenti di persone che raccontano del proprio passato e spesso mi commuovono e offrono spaccati per me inediti di questa città.
Se incontrerò ancora persone che hanno il desiderio di condividere con me le loro memorie sarà un privilegio potervele raccontare, mi piacerebbe che diventasse un nuovo emozionante appuntamento.
Ricordi che sono tasselli di un quadro che prende vita e diviene reale, è accaduto davvero, in un altro tempo.
E oggi è diverso, certo.
Sapete?
Stamattina ero in Via San Luca, d’un tratto mi è parso di vedere un gruppo un gente, c’era una folla attorno a quel tavolino! E che brusio, quante voci!
Sì, io quelle persone le ho viste e le ho sentite perché qualcuno mi ha raccontato di loro.

Via San Luca