Nessuno di noi lo ha veduto, nessuno di noi ha udito il mare frangersi imperioso su di esso.
Nessuno ne conserva memoria, lo scoglio Campana è scomparso dagli sguardi dei genovesi ormai da molto tempo e tuttavia la sua silenziosa e rimpianta presenza è ammantata da una sorta di affettuosa nostalgia.
Lo scoglio Campana rimane, in qualche maniera, nella nostra memoria emotiva come un luogo che appartiene al tesoro dei nostri ricordi.
Lo scoglio Campana si ergeva tra il flutti di fronte alle Mura delle Grazie e alle Mura della Marina, affiorava con quella sua tipica forma ed era così perfettamente riconoscibile.
Accadeva in quello scorcio di Ottocento nel quale il mare, con la sua potenza, sferzava le Mura della Marina e le Mura delle Grazie.
Il mare arrivava lì, sotto l’Oratorio di Sant’Antonio Abate.
Le città cambiano, le rivoluzioni urbanistiche mutano l’aspetto dei luoghi e così avvenne anche in questa parte della città dove le tempeste implacabili infuriavano sotto le case dei genovesi.
Intorno al 1880, infatti, venne realizzata la costruzione della Circonvallazione a Mare e in seguito ai riempimenti la strada prese il posto del mare.
Lo scoglio Campana venne interrato e sparì dagli sguardi, insieme alle onde e oggi quel tratto di Genova si presenta in questa maniera.
È rimasta, immutata e tenace, la memoria di quella bellezza aspra, impervia, così autenticamente ligure.
Lo scoglio Campana venne immortalato anche nel dipinto di William Parrott dal titolo veduta del Porto di Genova dallo Scoglio Campana e risalente al 1854.
Ho avuto modo di vedere e fotografare questo dipinto in occasione della mostra La città della Lanterna e così, grazie ad un dettaglio di questo magnifico quadro, provo a riportarvi a quel tempo.
Un uomo a cavallo percorre le mura, i gabbiani volano bassi e un marinaio è intento nel suo lavoro.
E lì, circondato dalla spuma bianca del mare, affiora lo scoglio Campana.
E lì, dove un tempo il salmastro si levava il spruzzi altissimi, vi è ora la strada.
Osserviamo meglio lo scoglio Campana e gli archi sullo sfondo.
Gli archi sono ai nostri giorni quasi del tutto interrati, resta emersa soltanto la parte più alta oggi occupata da esercizi commerciali.
La nostalgia del mare, in quel luogo antico e davanti a quelle case svettanti oltre le mura.
La nostalgia del mare, del libeccio e delle onde che si inseguono e sommergono lo scoglio Campana e poi si ritirano e ancora si abbattono su di esso.
La nostalgia del mare e del suo canto ammaliante.
Allo scoglio Campana è dedicata anche un’opera buffa di Domenico Monleone risalente al 1929 dal titolo Schêuggio Campann-a: era viva anche allora la nostalgia del mare.
E allora provate ad immaginare le onde che si insinuano sotto quegli archi, la risacca, i pesci guizzanti, le voci dei pescatori, il vento che scompiglia i capelli delle donne e fa arrotolare i panni stesi.
Provate a vedere il nostro passato dove ne resta una fragile traccia.
Una distesa salmastra, le vele dondolanti, le nuvole vaghe, i remi che fendono l’acqua, il profilo della costa, lo Scoglio Campana e in lontananza la Lanterna.
William Parrott Veduta del Porto di Genova dallo Scoglio Campana (1854)
E il cielo azzurro e l’aria e nel cuore la nostalgia del mare.






























































































