Piazza Pollaiuoli: l’edicola di Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina da Genova

Tra le molte antiche edicole genovesi questa si distingue per la sua scenografica struttura che ne esalta la bellezza nei minimi dettagli.
L’edicola è situata nella nostra Piazza Pollaiuoli e così è collocata tra le finestre di un’antica dimora.

La scultura settecentesca ritrae Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina da Genova, tra loro si trova il piccolo Gesù.

Così si staglia la grandiosa edicola in tutta la sua bellezza.

Alla base si leggono le lettere IHS che rappresentano il trigramma di Cristo.

La devota Caterinetta è inginocchiata in preghiera, ricco e fastoso è il manto sul quale si appoggia.

E Sant’Antonio affabile e amorevole trattiene la manina del piccolo Gesù che così dolcemente è raffigurato tra i due Santi devoti.

In particolare colpisce la leggiadra beltà degli angeli abbarbicati attorno all’edicola, così la sorreggono con questa forza e questa lievità.

Un piccolo putto completa la cornice.

E tutto è armonioso, magnifico e perfetto.

Così rimane, nella grazia che testimonia un’antica devozione, il piccolo Gesù tra Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina da Genova.

Piazza Pollaiuoli, l’edicola di Santa Caterina e Sant’Antonio

E’ una delle edicole più belle e raffinate che possiate ammirare nella città vecchia, affacciandosi da certe finestre la si scorge là sul muro, in Piazza Pollaiuoli.

Edicola (2)

L’opera settecentesca ritrae due Santi cari a molte persone: Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina Fieschi, nobildonna genovese che si adoperò con tutte le sue forze per il bene dei più umili e bisognosi.
E lo scenario scolpito nel marmo è armonioso e al contempo movimentato, lo si deve al drappeggio degli abiti e alla grazia di quei gesti devoti, tra i due Santi c’è il Bambino Gesù.
E tutto attorno piccoli putti e angeli lievi dalle fattezze eteree e celesti.

Edicola (3)

Un’edicola di caruggi, forse davvero una delle più scenografiche e dettagliate.
E poi.
E poi a volte puoi vederla sotto a una luce particolare.
Quando il sole brilla e i suoi raggi fanno divenire specchi evanescenti certi vetri.
E compare il cielo azzurro, si distinguono i contorni di Palazzo Ducale, un tempo dimora del Doge della Superba.
E alla grandezza celeste dei Santi si affianca il simbolo dell’effimero potere terreno.
Sacro e profano.
E lo splendore della bellezza in Piazza Pollaiuoli.

Edicola

Vico Lavezzi, il respiro della città vecchia

Vi porto con me, ancora per caruggi, in Vico Lavezzi.
E dove sarà mai?
A due passi da Palazzo Ducale, vi basterà scendere per Salita Pollaiuoli e vi troverete nell’omonima piazza.
Eccolo laggiù il nostro caruggio.

Piazza Pollaiuoli e Vico Lavezzi

E certo è stretto ed angusto come molti nostri vicoli.
E lo sapete ormai, io amo guardare Genova nella sua vertigine, nell’altezza del cielo che a volte sorprende con le sue geometrie inaspettate.
E così è in Piazza Pollaiuoli.
Le impreviste e stupefacenti bellezze dei vicoli.

Piazza Pollaiuoli

E qui, su questo lato della piazza dalla quale si accede a Vico Lavezzi, alzando lo sguardo si può vedere uno splendido Ninfeo.

Ninfeo

E questo è vico Lavezzi con i panni stesi ad asciugare davanti alle facciate colorate.
Genova nella sua essenza, il respiro della città vecchia.

Vico Lavezzi  (6)

E questo insolito toponimo, cosa saranno i Lavezzi?
Leggiamo un vecchio libro, Il colle di Sant’Andrea di Francesco Podestà, la mia preziosa copia dalle pagine ingiallite me l’hanno lasciata i miei nonni e me la tengo cara.
Tra le molte perle che si trovano in questo testo c’è anche una citazione per il nostro breve caruggio:

Parallelo al carubbio della Manica correva quello dei Lavezzi, e così chiamato allora certamente dal vendere che vi si faceva i laveggi, che in antico, oltrecchè di terra, si preparavano eziando lavorando al turno la pietra ollare detta perciò anche lavezzera.

Oh, ma allora qui si vendevano quelle pentole,  i lavezzi, paioli con il manico e i piedini, erano fatti in pietra ma a volte anche di rame.
Tuttavia, c’è una sorta di incertezza sull’origine di questo toponimo.
Alcuni studiosi avanzano altre ipotesi: forse qui un tempo c’erano dei lavatoi.
Inoltre è accertata a Genova la presenza di una famiglia Lavezzi, che si debba a loro il nome del nostro caruggio?
Quale che sia l’origine del termine una cosa è sicura: mentre il carubbio della Manica non esiste più e al suo posto si trova Salita Pollaiuoli, ancora abbiamo il nostro Vico Lavezzi.

Vico Lavezzi  (3)

Colori e palazzi che cercano la luce, in Vico Lavezzi.

Vico Lavezzi  (8)

E sapete, molto tempo addietro c’erano qui certe case e certe signorine, ma le si trovava anche in Vico Calabraghe, in Vico dei Castagna e in altri caruggi della zona.
Laggiù, in Vico Lavezzi, come spesso accade, il sacro era accanto il profano.
Ancora c’è questa bella edicola, ormai vuota.

Vico Lavezzi  (2)

Silenzio, nel caruggio antico.
Silenzio e penombra, un piccolo lume potrebbe emanare una luce fioca.

Vico Lavezzi (2)

Quando cammino in posti come questo so di avere sopra di me le medesime prospettive che guardavano i genovesi di un tempo molto lontano dal nostro.
E’ questo il respiro della città vecchia, sentire l’ineluttabile presenza del passato.
Silenzio, nel caruggio antico, un muro e le cornici ad archetti.

Vico Lavezzi (3)

Un tempo lontano, una lapide di marmo racconta dei padri del Comune e di un antico decreto riguardante questo luogo, era il lontano 1645.

Vico Lavezzi  (4)

Silenzio.
Silenzio e penombra, contrasti e sfumature.
In Vico Lavezzi, dove c’è chi lascia la bicicletta assicurata alla ringhiera.
Tra queste case, dove si sente il respiro della città vecchia.

Vico Lavezzi  (9)