Camminando nel passato di Via Sant’Ugo

Tic tac, tic tac!
Ripartiamo con la macchina del tempo che ci porta indietro nel passato della Superba, tra i curiosi passeggeri vedo già alcuni dei miei più affezionati compagni di viaggio che non si perdono neanche una di queste avventure a ritroso negli anni.
Cari amici, con il consueto brio e con una certa curiosità, planiamo nel passato di Via Sant’Ugo grazie a una mia bella cartolina spedita nel 1910.
Si sale allegramente in questa epoca a dire il vero poco trafficata.

Anni dopo, nello stesso tratto di questa via, ecco un autobus impegnare la salita.

Il tempo fluisce dolcemente in Via Sant’Ugo, due uomini se ne stanno a chiacchierare comodi sulla panchina, una signora incede con grazia e con il suo abito elegante.

Dal passato al presente, in un solo battito di ciglia, come se mesi e mesi non fossero trascorsi.

Sono così i viaggi nel tempo, ti riportano nei luoghi che sai riconoscere e che sono contemporaneamente rinnovati e fedeli a se stessi.
Notate il palazzo in primo piano sulla destra.

È questo edificio che ancora ospita famiglie, speranze, sogni e progetti come in quel 1910.

E su questo palazzo è affissa lla targa che identifica il sestiere, una di quelle preziosità da tenere da conto con un certo riguardo.

Là sotto, all’epoca, c’erano delle frequentate botteghe come ad esempio la Drogheria Confetteria Sant’Ugo che si nota sulla sinistra nel dettaglio che segue.

All’epoca c’erano alberelli piccolini, ora le fronde maestose regalano ombra e là sotto ci sono ancora i negozi per gli abitanti del quartiere.

Il tempo è scandito dal suono degli zoccoli del cavallo, man mano che torniamo alla nostra realtà quel rumore si affievolisce.

L’immaginazione tuttavia in parte rimane là, in quel frammento di un giorno distante che abbiamo conosciuto camminando nel passato di Via Sant’Ugo.

Pesi e misure: i bilanciai di Genova nell’anno 1890

Ritornando a camminare nel passato andiamo in cerca di… equilibrio!
E sì, infatti, con l’aiuto del mio fido Lunario del Signor Regina del lontano 1890, andremo a cercare gli abili venditori di pesi, misure e bilance: signore e signori, ecco a voi i bilanciai della Superba nello scorcio di un secolo lontano.
Le botteghe sono concentrate nella città vecchia, i vicoli di Genova pullulano di artigiani e commercianti, nei caruggi si trova tutto ciò che occorre.
Il Signor Alterio ha così il suo negozio in Via Carlo Alberto, antico toponimo della nostra Via Gramsci, il Signor Cevasco sta invece in Via dei Giustiniani, c’è un bilanciaio in Piazza della Raibetta e uno in Vico dell’Oliva.
Poi c’è il Signor Giacomo Grasso che ha un negozio in Via dei Conservatori del Mare e uno in Sottoripa e in Sottoripa, compreso lui, ci sono in totale ben cinque bilanciai, la concorrenza è forte!
Continuiamo i nostri giri tra grammi, etti e chilogrammi!
In Vico Salvaghi ci accoglie il Signor Giuseppe Oliva mentre il Signor Poggi ci aspetta per mostrarci le sue bilance in Vico della Rosa.
Mi destreggio alla perfezione in queste strade genovesi, sono i miei caruggi e li conosco molto bene, potete fidarvi di me!
Ho una sola esitazione, cari amici: vorrei portarvi con me a scoprire il negozio del Signor Pietro Gibelli ma, sinceramente, solo in questo caso, ho qualche difficoltà!
Gli altri negozi li abbiamo visti tutti, non ne abbiamo saltato nemmeno uno, possibile che non riusciamo a raggiungere questo posto?
Riprendo tra le mani il mio Lunario e leggo l’indirizzo della bottega del Signor Pietro: Salita di Santa Lucia 2.
Qualcuno di voi ha idea di dove si trovi? Non ci arrendiamo, il Lunario ci sarà certo utile!
E infatti, nelle ultime pagine del volumetto trovo un breve stradario per i più distratti e forse anche per i viaggiatori nel tempo e da qui si scopre che, in questo 1890, Salita di Santa Lucia si trova nella zona di Portoria, tra Via Giulia e Vico di Morcento.
Sono queste le strade perdute di Genova, demolite per lasciar spazio a Via Settembre e alle vie circostanti.
Sono i luoghi che possiamo solo immaginare, cercando di viaggiare nel tempo in cerca di un antico negozio.
Tra pesi e misure, alla scoperta dei bilanciai di Genova nel lontano 1890.

Bilancia dell’Antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi

Ricordi del mio quartiere

Ogni volta che scendo da Via Piaggio mi vengono in mente cose del passato, è inevitabile!
Una curva, ancora un’altra curva, arrivo così alla scalinata che porta a Via Paride Salvago e là, in quella prospettiva a me ben nota, c’è una parte di mondo perduto che però, a volte, pare tuttora esistente.
Parlo di tanti anni fa, all’epoca ero piccola, la mamma aveva la 500 e si andava comodamente a Castelletto in macchina e non c’era nessun problema di parcheggio!
In seguito la 500 venne sostituita da una 126 rossa ma, malgrado il cambio di vettura, quello là era comunque un altro mondo.
La mamma all’epoca insegnava catechismo in parrocchia, quindi lasciava la sua macchinetta nello spazio davanti alla chiesa e lì c’era anche un fruttivendolo, molti di voi lo ricorderanno!
Poi tornando verso casa, spesso ci si fermava in quel breve tratto di Via Paride Salvago dove si trovavano alcuni negozi che con la mamma frequentavamo sempre.
Laggiù, sotto il palazzo beige che si nota nella foto sottostante v’erano un macellaio e un pollivendolo, mi pare di ricordare vagamente che i due erano fratelli, purtroppo non ho nessuno a cui chiedere conferma ma questo è ciò che rammento.

Più in là c’era un fornito fruttivendolo e ho memoria di essermi fermata molte volte a far compere da lui, dopo qualche metro c’era poi la tabaccheria e cartoleria che si è in seguito trasferita in Corso Firenze.
In quel tratto di Via Paride Salvago c’era anche una parrucchiera dove credo di aver fatto le mie prime meches.
E poi ce n’era anche un’altra, un po’ più in su, erano le due parrucchiere di questa zona e ci incontravi le signore che poi prendevano il 76 e si servivano in quell’altro negozietto nel quale eri appena stata tu e così via, il quartiere alla fine era come un piccolo mondo a sé.
In questo nostro universo in salita tra scale e creuze c’era anche il fornitissimo bar latteria nella curva di Via Piaggio, uno di quei negozi che ti risolvevano qualunque dimenticanza.
C’era tutto, dalle marmellate inglesi alla briosissima Perlier nella bottiglia di vetro verde, c’erano i surgelati e i vini per la cena dell’ultimo minuto, quel negozio era veramente un’ancora di salvezza e a un certo punto in tempi abbastanza recenti, con gran dispiacere di tutti noi, lo abbiamo perso.
Il tempo scorre, le cose cambiano, comprendo che non si può pretendere che tutto resti immutato.
Era meglio prima? Magari no, nel mio piccolo, sinceramente, a me pare di sì.
Era più facile, era più immediato, era più nostro, ora mi sembra sembra tutto più dispersivo ma forse è soltanto una mia personale sensazione.
Rimangono intatti e dolcissimi i ricordi del mio quartiere, i posti dove ci si incontrava, la bellezza della vita semplice che ho sempre apprezzato e poi quei giri su e giù, con la mamma.
Con la 500 o la 126, in un tempo che non potrò mai dimenticare.

Genova, anni ’30: la favolosa polleria del Signor Zunino

Ritorniamo indietro nel passato, la mia macchina del tempo che fa tic tac ci porta dritti nella prima metà del secolo scorso, precisamente in Val Bisagno, si va a far compere dal Signor Zunino.
Io non gironzolo spesso da quelle parti ma, una volta, passando con l’autobus ho visto per caso da lontano un’insegna di marmo che mi ha davvero incuriosita e così sono scesa dall’autobus per andare a vedere di cosa si trattasse, ero certa che avrei iniziato un nuovo viaggio nel passato e avevo ragione!

E infatti eccoci in Via Bobbio, cari amici! Qui, negli anni ‘30, il signor Giovanni Zunino ha la sua bella e ben fornita polleria, di sicuro ha la sua fidata clientela.

Dovete sapere che ho compiuto le mie consuete ricerche sulle guide del passato e sono lieta di informarvi che la bottega del nostro abile commerciante era già in attività nel 1922, così risulta dalla Guida Pagano di quell’anno.
Il negozio allora era già in Via Bobbio ma al 195 rosso e lì lo troviamo ancora nel 1926 e poi, negli anni ‘30 ecco la nuova collocazione al 182 rosso.
E il nome del Signor Zunino fieramente scolpito nel marmo, ecco l’insegna che all’epoca aveva attirato la mia attenzione!

E tuttavia le sorprese non sono finite, perché il Signor Zunino era uno che evidentemente sapeva il fatto suo e aveva altre due insegne sull’altro lato del palazzo.

E su una di esse c’era ancora una volta scritto polleria.

E poi il racconto dell’attività commerciale continua sulla seconda insegna, non ricordo di aver mai visto due insegne unite da una semplice congiunzione.
Polleria e uova, nel negozio a poca distanza dal Bisagno.

E come l’acqua anche il tempo è trascorso e tutto è cambiato ma qui ancora si legge il nome del lungimirante Signor Zunino che negli anni ‘30 aveva qui la sua bottega.

C’era una volta una bella merceria

C’era una volta una bella merceria e si trovava in una delle strade del mio quartiere, ad esser precisi era in Corso Solferino.
E c’è stato un periodo, parecchi anni fa, in cui passavo sempre a fare acquisti in certi negozi di quella via e tra gli altri andavo anche in quella bella merceria.
Ora, non posso dire di essere stata un’affezionata cliente perché questa zona non è proprio vicina a casa mia, però ricordo di essere stata diverse volte in quel negozio.
Era, come vi dicevo, una bella merceria, uno di quei negozi dove si comprano la biancheria, le calze, i pigiami e le camicie da notte che se ne stanno richiusi nelle loro scatole.
Poi da qualche parte ci saranno stati scomparti con bottoni, cerniere, automatici, forbici, nastri, elastici, gros-grain di svariati colori e chissà che altro.
Le mercerie sono un mondo straordinario, secondo me!
Rammento così di aver fatto qualche acquisto in quella bella merceria e soprattutto mi ricordo la signora che c’era dietro il bancone, devo a lei la memoria cara di quel posto perché lei era un signora molto garbata, esile e minuta, abbastanza avanti negli anni, sapete, mi ricordo che aveva quella particolare pacata gentilezza che non si usa più, mi è proprio rimasta impressa.
Poi, un giorno ho trovato il negozio chiuso, direi ormai parecchio tempo fa.
È un peccato che spariscano le mercerie, ci servono pure sempre le calze, i pigiami e anche i bottoni e le cerniere e soprattutto i sorrisi delle signore gentili come si usava una volta, vero?
Io penso di sì, ecco.
Mi sembra sempre che i piccoli negozi facciano in qualche modo parte del nostro quotidiano, sono i posti dove ci ricordiamo anche di noi pur essendoci stati soltanto qualche volta, preservarli è prezioso per tutti noi.
L’altra mattina passavo da quelle parti e, come già mi era successo in passato, ho notato l’insegna del negozio.
Così mi sono fermata a fotografarla, è pur sempre un modo per ricordare che c’era una volta una bella merceria.

Le botteghe di Via delle Grazie nel 1926

Oggi, signore e signori, si riparte briosi con la macchina del tempo che ci porta indietro fino al 1926 e sempre grazie alla mia Guida Pagano di quell’anno ce ne andremo a zonzo per le botteghe della nostra Via delle Grazie che scorre sinuosa tra altri caruggi dai toponimi suggestivi, qui vicino ad esempio si snodano il Vico delle Pietre Preziose e Vico delle Camelie, una poesia di nomi che davvero incanta.

In questo 1926 la nostra Via delle Grazie è un fermento di vita e di commerci, non potete immaginare quanti negozi ci siano!
Ebbene, soddisfo la vostra legittima curiosità e vi svelo che, nella Guida del 1926, solo in Via delle Grazie risultano 42 attività commerciali, è una cosa straordinaria!

E così, da queste parti, è un continuo andirivieni di gente e di trafelate massaie intente nelle loro compere.

Per amor di precisione vi ricordo che qui, sotto queste finestre, c’è una targa che rammenta al passante che questa fu la casa natale di Jacopo Ruffini intimo amico di Giuseppe Mazzini e patriota.

Oggi però non siamo in cerca dei padri della patria ma dei negozi frequentati dai genovesi e in Via delle Grazie non manca nulla: ci sono 8 negozi commestibili, numerose macellerie e pollivendoli, una drogheria, cinque parrucchieri. un calzolaio e una rivendita di carbone.
Insomma, Via delle Grazie è un piccolo mondo che basta a se stesso, non mancano poi le osterie che sono ben otto, ci sono le rivendite di liquori, i bar e troviamo anche una fiaschetteria.

Sapete che a volte nei nostri tempi moderni mi capita di girare per il centro e di domandarmi: e adesso la tal cosa dove la compro?
Ecco, in questo viaggio a ritroso tra le botteghe di cento anni fa questa cosa non accade!
In Via delle Grazie, come vi dicevo, infatti non manca nulla, c’è persino un delizioso negozio di confetti e ho scoperto una fornitissima merceria per il comodo delle madri di famiglia dei dintorni.

In questo magnifico saliscendi troviamo poi diverse latterie, di mattina consiglierei di fermarsi dal Signor Carrozzino che vende latte e caffè, è perfetto per la colazione!

Proseguiamo ancora con il nostro tour delle antiche botteghe, vi mostrerò ora il tratto che è stato di ispirazione per questo mio articolo.
Come avrete di certo intuito, con il passare del tempo ho preso a osservare la città con occhi diversi, mi capita così di scorgere le tracce di un passato che in qualche modo resiste ed è proprio ciò che è mi è accaduto attraversando Via delle Grazie.
Infatti osservando la decorazione marmorea al civico 17 rosso ho pensato che fosse la traccia di una vecchia bottega ed era necessario un viaggio nel tempo per scoprire di cosa si trattasse.

E così, giunti nel 1926, dietro il bancone di questo negozio sito al 17 rosso di Via delle Grazie ho trovato il viso bonario e sorridente del Signor Tirelli che qui vende commestibili e ottimi salumi, mi sarei volentieri fermata a chiacchierare con lui!

Di fronte c’è poi l’osteria del Signor Stradini che ai suoi clienti offre porzioni abbondanti e generose, sarei curiosa di provare i ravioli, a dirvela tutta!
Del resto, come già vi ho detto, la concorrenza qui è forte, ci sono tantissime osterie e ognuno può scegliere in base ai propri gusti.

Stranamente in quel 1926 non ho trovato alcuna notizia su civici rossi 21 e 23 ma, compiendo un ulteriore balzo nel tempo e consultando la Guida Pagano del 1936, ho scoperto che al 23 rosso in quell’anno c’era un fornito fruttivendolo.


Quando attraverso queste strade, ripensando a come erano e a come non le ho mai vedute, per qualche istante mi pare di ritrovarmi anche io tra la baraonda di massaie e di cuoche, con i bambini che sgattaiolano da tutte le parti e tra la gente del porto che va a ritemprarsi in una delle tante osterie.
Ci sono i volti sorridenti, quelli rabbuiati, si scorgono le fatiche di ognuno e le speranze che si coltivano sotto questo cielo.

È un tempo sul quale gli anni hanno posato un velo, è un tempo che è trascorso, questa era la nostra Via delle Grazie nel 1926.

Nel passato di Via San Luca: la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi

Ritorniamo a camminare nel passato della Superba, saliamo ancora sulla macchina del tempo per ritrovarci sotto il cielo turchese che sovrasta le case antiche di Via San Luca.

E qui ce ne andiamo a far compere, come da consuetudine dei genovesi di ieri e di oggi.

Cerchiamo un prestigioso esercizio commerciale fondato nel lontano 1880 e che ha la sua sede proprio in Via San Luca.
È il negozio del Signor Giuseppe De Bernardi, successore di Enrico.
Qui si trovano strumenti per bande e orchestre, macchine parlanti, pianoforti e accessori di ogni tipo.

Tratto da Guida Pagano del 1922 di mia proprietà

E secondo voi, camminando in Via San Luca, riusciremo a trovare il favoloso negozio del Signor De Bernardi?
Eccoci qua davanti, amici musicisti e melomani, l’emozione è davvero grande ed io sono curiosa di andare a scoprire le meraviglie esposte in vetrina!

E poi balzando all’improvviso dal passato ai tempi moderni, ecco il luogo nel quale un tempo si potevano udire melodiose armonie.

Alzando lo sguardo e ammirando altri dettagli di questa cartolina pubblicitaria che appartiene alla mia piccola collezione noteremo alcuni straordinari particolari.
L’orologio segna le 12.37 ed è lì a testimoniare un’altra importante attività: il Deposito di Orologeria del Signor Carlo Tragni.
Osservate poi con attenzione le finestre, lì sono poste due mampae e cioè quei telai che si usavano a Genova per riflettere la luce nei vicoli scuri, ne scrissi diffusamente anni fa in questo post.

Le finestre sono ancora lì e custodiscono il ricordo di tempi lontani.

All’epoca il nostro Signor De Bernardi sapeva proprio il fatto suo, infatti sul retro della cartolina aveva fatto stampare il dettaglio della ricca offerta della sua Casa Musicale.
Autopiani, armoniums e tutto il resto!
E sale di audizione!
E, badate bene, cataloghi gratis!

In effetti avvicinandosi alle vetrine c’è da rimanere a bocca aperta: spartiti, grammofoni, accessori di ogni tipo.

E dischi per tutti i gusti!

E trombe, flauti, chitarrine e romantici mandolini, ci sono strumenti di ogni genere.

Nel mio girovagare per caruggi, come sempre faccio in questi casi, ho portato con me la cartolina pubblicitaria di questo bel negozio, riconducendo così questa immagine proprio in quel luogo che fu scenario dei successi di questo abile commerciante.

E così, la prossima volta che passerete in Via San Luca, provate a guardare con attenzione: potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi.

Genova, 1926: la bottega dei Fratelli Canepa

Ritorniamo nel passato di Genova, siamo nel 1926 e ce ne andiamo a far compere nei nostri caruggi.
Un passaggio rapido di nuvole e il cielo turchese, sapete riconoscere il luogo nel quale ci troviamo?

Percorriamo un altro tratto di strada, dove ci sovrasta un magnifico incrocio di vicoli, uno di quei luoghi autentici della Superba.

Benvenuti in Canneto il Lungo, luogo amatissimo dai genovesi tutti, qui si coglie l’anima semplice e vera della città.
Botteghe e fastosi palazzi, quotidianità e grandiosità e una sapiente armonia.

Andiamo avanti con fiducia, la nostra meta è il fornitissimo negozio dei Fratelli Canepa, abili commercianti che hanno cura della loro clientela.
Qui tutti vengono accolti con un sorriso e con disponibilità: i Fratelli Canepa hanno una bella macelleria al 18 rosso di Canneto il Lungo.
E sapete, all’epoca la concorrenza doveva essere notevole, da quanto risulta dalla mia Guida Pagano dell’anno 1926.
Su queste pagine infatti si legge che in quell’anno in Canneto c’erano altre nove macellerie e quindi le massaie che andavano in giù per far compere avevano una bella scelta, ah sì!
Di conseguenza i negozianti dovevano essere abili nel fidelizzare la propria clientela, secondo me i Fratelli Canepa lo sapevano bene!

Ogni volta che cammino in centro ormai osservo la città vecchia in altra maniera, certo tracce e piccoli indizi anche insignificanti che possano in qualche modo condurmi nel passato.
E così, notando un antico negozio sono andata a cercare notizie di questa bottega del tempo passato e vi ho portato ancora una volta con me, nel magnifico negozio dei Fratelli Canepa in Canneto il Lungo.

Camminando nel passato di Vico della Rovere

Camminando nel passato di Vico della Rovere la memoria del tempo lontano ritorna, ancora una volta inesorabile.
Vico delle Rovere è un breve caruggio stretto che si dipana tra Via David Chiossone e Via Luccoli e prende il suo nome da una famiglia dalla quale provenivano un Serenissimo Doge e ben due Papi.

A parte ciò, il nostro modesto vicoletto ha vissuto in altri tempi giorni ben più luminosi e trafficati.
Pensate che nel 1902, come sempre riporta la mia fedele Guida Pagano, c’erano in Vico della Rovere una valigeria, un tappezziere e una fabbrica di mobili.
La valigeria era del Signor Rezzo e risulta ancora tenacemente presente nel 1926, anno nel quale si aggiunge una società di corrieri e un invitante negozio di salumi.

Eh, anche il vicoletto all’apparenza più insignificante racchiude invece storie nascoste.
Scendiamo un po’, nella penombra si nota un portoncino con davanti qualche scalino.

E sul marmo si leggono le lettere IHS che rappresentano il trigramma di Cristo e ai lati le lettere F e R che evidentemente indicano l’antico padrone di casa.

E ancora, sopra, di nuovo il trigramma di Cristo.

Scendendo ancora si trova poi un antichissimo portale di pietra nera che ancora testimonia antichi fasti ormai perduti.

Quando sono da queste parti passo spesso di qui, vado ad ammirare la scultura che si trova al di sopra di esso e che davvero meriterebbe di essere restituita alla sua originaria bellezza.
Sono qui raffigurati due piccoli putti che reggono uno stemma abraso, al di sopra c’è un ovale che forse racchiudeva qualche immagine sacra.

E sul portale ci sono antiche decorazioni floreali.

Il tempo tutto cambia e muta, rimane identico il cielo racchiuso tra le case alte di questo vicolo genovese.

Nutro sempre speranza che un giorno potrò riportarvi qui e mostrarvi la ritrovata bellezza di questa antica scultura.

Raggiungiamo così la confluenza con Via Luccoli mentre il cielo brilla di una luce evanescente, sfiorando le antiche memorie racchiuse nel nostro Vico della Rovere.

Genova, 1926: le favolose botteghe di Vico alla Chiesa delle Vigne

Ritornando a camminare nel passato andiamocene per caruggi e nel lontano 1926, a guidarci alla scoperta di alcune botteghe della città vecchia sarà come sempre la mia fidata Guida Pagano, impareggiabile mezzo per andare alla scoperta degli anni perduti.
E così, sotto una striscia di cielo racchiusa tra i palazzi di Vico alla Chiesa delle Vigne, inizia il nostro viaggio.

Vico alla Chiesa delle Vigne è quel vicoletto che si snoda laggiù, tra le case alte, oltre Campetto.

E lo percorriamo insieme, non senza curiosità, perché il viaggio a ritroso nel tempo ci riserverà molte entusiasmanti sorprese.

Vedrete i negozi chiusi perché sono passata da queste parti in un giorno festivo, ai nostri tempi queste attività hanno naturalmente nuove destinazioni.
In questo anno 1926 ad accoglierci al civico 6 e 8 rosso è la signora Mary Mignanego, proprietaria di una fornitissima merceria dove mi perdo tra le scatole di bottoni, i nastri e le passamanerie.
La signora Mary sorride bonaria, è abituata alla clienti esigenti ed ha affinato ormai una certa pazienza.

Più oltre, sotto il cielo lucente della Superba, altre magnifiche botteghe attirano la mia attenzione.
Ci sono le tele raffinate della signora Isabella e le curiose chincaglierie del Signor Comparetti, una baraonda di ninnoli, statuine, specchi e porcellane deliziose, c’è da perdersi davanti alla vetrina!

E intanto eccoci arrivati in prossimità dell’ingresso laterale della Chiesa delle Vigne, abbiamo fatto appena pochi metri e già abbiamo veduto meraviglie!

Stiamo raggiungendo il secondo tratto del nostro vicoletto e lo sentite questo dolce sentore di gelsomino frammisto talco?
È una dolcezza delicata e di certo proviene dalla Profumeria Ligure che tiene in vetrina tutti quegli eleganti flaconi colmi delle sue ricercate fragranze.
Proverò un profumo alla violetta, una vera raffinatezza!

Le botteghe dei caruggi, una dopo l’altra, raccontano un mondo e coloro che lo abitano.

Al civico 22 rosso è tutto un trionfo di eleganze: questo è il regno dei Fratelli Garbarino che qui vendono i loro pregiatissimi tessuti.

E ancora ecco il negozio del Signor Dellepiane che vende biancherie ed è specializzato in corredi per neonato e abiti da comunione, la vicinanza della Chiesa è chiaramente un bel vantaggio e il negozio è un tripudio di pizzi e veli.

E così eccoci arrivati al termine del nostro vicoletto che sbuca in Piazza delle Vigne, da qui in poi inizia un’altra storia.

Qui svetta la magnifica Basilica che si affaccia in questa bella piazza genovese.

Siamo arrivati qui attraversando un caruggio modesto eppure ricco di tante vicende umane, reso allegro dalle voci dei commercianti e dei loro clienti, reso unico da quelle vetrine scintillanti e ricche di articoli particolari.

Camminando nel passato di Genova, in un giorno qualunque del 1926, in Vico alla Chiesa delle Vigne.