Un lieve battito d’ali

È la farfalla più comune e l’ho incontrata ancora, nella mia giornata a Fontanigorda.
Così la porto qui, con la sua grazia.

Una farfalla dai toni d’arancio, vivace e allegra, amica fedele delle mie tante estati trascorse in Val Trebbia.

C’erano diversi esemplari a posarsi sulle foglie frementi.

Un volo leggero, un lieve battito d’ali, una leggiadria che mi ha sempre incantata.

In un miracoloso equilibrio.

Nella meraviglia della bellezza del creato, complessa e semplice come un volo di farfalla.

La più bella tra le belle

La più bella tra le belle è sempre stata la piccola farfalla dalle ali turchesi che leggera e con incomparabile grazia si libra sui prati.
E ieri, durante la mia breve visita a Fontanigorda, ho incontrato la più bella tra le belle che con delicatezza si posava sui fiori gialli.

Il nome scientifico di questa farfalla è Lysandra bellargus, in inglese viene detta Adonis Blue.
La leggiadra bellezza delle ali azzurre è privilegio esclusivo del maschio, le femmine invece presentano ali color marrone con un’orlatura più chiara.
E così ecco questa meraviglia del creato, in un giorno di fine estate.

Una farfalla inquieta, una creatura dalla beltà straordinaria, proprio come Adone!

L’ho seguita mentre gironzolava tra i fili d’erba, incontrarla mi ha regalato quiete e serenità.

Nell’aria ancora tiepida di settembre, su un prato a Fontanigorda c’era anche lei: la più bella tra le belle.

Un giorno

“Ma succederà così anche a te.
Un giorno tu ti sveglierai e vedrai che è una bella giornata, ci sarà il sole e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido.
E quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale.
Non ci credi? Io sono sicuro. E presto.
Anche domani.”

Le notti bianche – Luchino Visconti, 1957
(liberamente ispirato all’opera di Fëdor Dostoevskij)

Fontanigorda, 2 Settembre 2026

Fiori a Ferragosto

Fiori a Ferragosto, nel cuore di questa calda estate.
Sono le fucsie forti e delicate che dondolano in un bel giardino di Fontanigorda, una bellezza colorata e vivace di questa stagione.
La natura, come sempre, torna a stupirmi per l’incanto dei suoi miracolosi e misteriosi equilibri.
E con questa meraviglia auguro buon Ferragosto a tutti voi!

Lo splendore dei girasoli

Lo splendore dei girasoli è nella loro vibrante vitalità, i girasoli radiosi si aprono al sole e dondolano lievi nell’azzurro.

Splendenti e radiosi, nutriti dalla luce gentile d’estate.

Generosi, magnifici e regali.

Con la loro prorompente bellezza che profuma di gioia, di vita e sole.

Ho scattato queste foto in una delle mie passate estati trascorse a Fontanigorda, quel giorno mi trovavo a Rovegno, località a breve distanza dal mio paesino del cuore.
Abbiamo veduto questi splendidi girasoli nel pieno della loro ricca fioritura, una bellezza semplice e al tempo stesso straordinaria.

Un dono di una diversa estate che arriva qui soltanto ora, con la grazia di una leggiadria gentile e gradita.

I petali grandi e così vivaci.

Due piccole api intente in un’opera preziosa.

E poi ancora una al centro del fiore.

La linea sinuosa dei monti della Val Trebbia, laggiù, in lontananza.

E la meraviglia, la gloria del creato, la voce della terra che sussulta e vibra.

Lo splendore dei girasoli, nel tempo di agosto.

La dolcezza delle ortensie di Fontanigorda

Non c’è estate senza la dolcezza delle ortensie di Fontanigorda e mi è bastata una semplice passeggiata per le stradine del paese per poter cogliere questa straordinaria bellezze.

Le magnifiche ortensie dai toni del rosa.

Vivaci di lilla e di sole radioso.

Così generose davanti alle case del mio amato paesino.

Allegre, trionfanti, semplici e straordinarie.

In una sinfonia di delicate sfumature.

Vicino a scalette, fontanelle e panni stesi.

Con i loro petali dai toni rasserenanti e tenui.

Di rosa e d’azzurro d’estate.

Sotto il cielo celeste della Val Trebbia così sbocciano le dolci ortensie di Fontanigorda.

Agosto 1930: una gita al Colle di Nava

Ritorniamo nel passato, all’estate del 1930, uniamoci anche noi a questa bella compagnia: si va a prendere il fresco al Colle di Nava, valico delle nostre Alpi Liguri.
E in questo giorno luminoso il nostro gruppo di amici si distingue per stile, spensieratezza ed eleganza.
Siamo ad un picnic eppure nulla è lasciato al caso, tutto è curato e perfetto come in una sorta di ricevimento all’aperto.

E tutti mostrano una certa allegria, le signore hanno la giacchetta sulle spalle, una porta un’importante collana, un’altra invece sfoggia un abito fresco in fantasia.

È un momento radioso catturato nell’istante effimero di una fotografia e osservarne i dettagli restituisce ai nostri occhi quell’autentica felicità.

Seduti sul prato, tutti vicini, nel tempo di un’estate calda.

Il ragazzo che si nota in primo piano ha come dipinta sul volto quell’inafferrabile e svagata rilassatezza dei momenti di gioia vera, quegli instanti in cui sei felice e forse nemmeno lo sai.

Le sorridenti signore hanno davanti a loro una capiente cesta con il pane fragrante, forse ci sono anche gli ottimi formaggi di queste zone e la frutta fresca.

E davvero non manca nulla per trascorrere una bella giornata, sull’erba è posata una raffinata teiera e al centro , sullo sfondo, si nota un signore con un gilet scuro.
Vedete bene cosa si trova proprio davanti a lui? Oh sì, è un grammofono, per portare dolci note in queste ore felici!

L’aria era fresca, gli ucccellini cinguettavano lieti e la musica suadente segnava il tempo felice di una giornata trascorsa al Colle di Nava.

Sanremo e i ricordi di Odette

Percorreva svelta le strade di Sanremo, conosceva quelle vie a menadito.
A Sanremo era nata e cresciuta, coltivando il suo innato e riconosciuto talento, da Sanremo se ne era poi andata inseguendo quel sogno coltivato fin dai giorni dell’infanzia.
Acclamata cantante e attrice di successo, nessuno ormai più la conosceva come Teresina: per il mondo lei era Odette, una stella di prima grandezza che brillava nella Ville Lumière e sui palcoscenici più prestigiosi.
Di rado ritornava a Sanremo, ormai non aveva più parenti lì.
Quando poi decideva di solcare le strade dei ricordi sceglieva un albergo esclusivo che le garantisse una certa riservatezza e che le ricordasse che, ad ogni modo, lei apparteneva ormai ad un altro mondo.
E ogni volta tornava sedersi sulla panchina davanti all’infinito del mare.
Osservava le onde, respirava, ricordava.

E quando percorreva quel lungomare straordinario in parte le pareva che tutti la guardassero anche se, in realtà, sapeva bene che era difficile ritrovare la semplice Teresina di un tempo nella sofisticata Odette con il suo abito alla moda e il cappello uscito da un atelier di Parigi.
Quel giorno, mentre incedeva sicura sul suo cammino, notò una signora di una certa età con la cesta dei panni posata sulla testa.
Non la conosceva eppure trovava in lei qualcosa di famigliare, sembrava una donna forte e tenace proprio come sua nonna Maria, anche lei portava sempre la cesta sulla testa.

Odette sorrise, scostò la veletta e continuò a osservare la signora che svelta proseguiva per la sua strada.
Pensò alla nonna Maria, al suo scialle di lana scura, alle sue mani segnate da molte fatiche, a quelli rughe che le percorrevano il volto, alle sue cure mai svogliate e incerte.
Ripensò alle parole che le aveva detto quando ancora era bambina, alle sue raccomandazioni, a quegli insegnamenti che le erano rimasti nel cuore e comprese che, sebbene non ci avesse mai riflettuto, un filo sottile ma fortissimo ancora la legava a Sanremo e ai giorni del suo passato che avevano fatto di lei la donna che era poi poi diventata.

Era pomeriggio, la luce dorata lenta declinava.
Un refolo di vento smuoveva le cime degli alberi, il profumo leggero degli agrumi si spandeva nell’aria mescolandosi alla freschezza del salmastro.
Odette fece qualche passo e tornò a sedersi sulla sua panchina.
I suoi occhi scuri luccicavano di una commossa consapevolezza, mentre i suoi dolci ricordi fluivano come la marea.

Ritratto di famiglia alla spiaggia

È il ricordo di un tempo felice, l’onda batteva sulla riva, il sole brillava nel blu e per ripararsi dal caldo ci voleva proprio un vezzoso ombrellino capace di procurare confortevole ombra.

E c’era una fanciulla così aggraziata nella sua età acerba.

È una foto di famiglia, un ritratto che risale a un’estate lontana, su una lunga spiaggia di sassi, presumo nel ponente ligure.

La frangetta, la pelle scurita dal sole, l’età del gioco e della scoperta.

Il frugoletto di casa se ne sta al sicuro in braccio al papà.

Sulla riva una giovane ragazza con la pettinatura alla moda, il costume scuro, è una bellezza in fiore pronta a sbocciare.

E là, sui sassi, c’è lei: seduta a gambe incrociate con tutta la vita davanti.

Era il tempo di un’estate, era il tempo della villeggiatura e della felicità.
Tutti insieme, sulla spiaggia, sotto la luce del sole.

Una signora ghiandaia

È questo il tempo nel quale più spesso si incontra da queste parti la signora ghiandaia e io, quando mi imbatto nella sua regale figuretta, resto sempre in ammirata contemplazione.
La signora ghiandaia, con le sue piume che dal beige sfumano nell’azzurro, è una creatura particolarmente elegante e penso, tra l’altro, che ne sia ben consapevole.

Inoltre, come già più volte ribadito su queste pagine, io sono la fortunata proprietaria di un certo numero di piume di ghiandaia raccolte con pazienza ai margini del bosco a Fontanigorda, sui prati e sui sentieri e, come è ovvio che sia, generosamente donate da altre ghiandaie.
La piumetta più piccina è quella con maggior presenza di azzurro ma non mi dispiacerebbe averne anche altre, naturalmente!

E quindi, cara signora ghiandaia, se sorvolando il mio terrazzo volesse essere così cortese da far cadere tra le piante una delle sue sgargianti piume sarò felice di aggiungerla alla mia già notevolissima raccolta della quale vado molto fiera.
Amici, in caso di gradite novità da parte della signora ghiandaia, naturalmente sarete i primi saperlo!