La luce e la Madonna del Rosario in Via della Maddalena

Ritornando nella città vecchia vi porto ancora ad ammirare l’edicola della Madonna del Rosario in Via della Maddalena, ho già avuto modo di mostrarvela in passato ma in un giorno di questa nostra primavera la luce l’ha illuminata in maniera incantevole.
Questa nicchia ospita oggi una copia fedele della statua originale della Madonna della Guardia risalente al XVII secolo e attualmente conservata presso il Museo di Sant’Agostino.

E il sole attraversa il vicolo, incontra l’ombra e così disegna i contorni delle case alte.

In un gioco di tenui contrasti.

Così si rimirano la grazia di Maria, la dolcezza del piccolo Gesù e la devozione degli angioletti.

Un chiarore miracoloso ravviva i colori e fa risaltare i dettagli della scultura.

Accade in Via della Maddalena, quando la luce rischiara la sacra immagine della Madonna del Rosario.

Alla luce

Nei caruggi in primavera, cielo azzurro e panni stesi in Via della Maddalena.

Alla luce che forte e potente disegna il contorno dei vicoli e si lascia cadere al suolo fendendo l’ombra.

Alla luce, negli antichi sestieri della Superba.

A volte intravedendo lo splendore della cattedrale di San Lorenzo.

Verso le antiche dimore nobiliari, in un’incantevole verticalità.

In Salita San Siro, tra sole e ombra.

Alla luce, percorrendo Via San Luca, nei rumori e nei colori di Genova.

Sopra i tetti davanti alla Chiesa della Maddalena

Questa è una storia di tetti, ardesie e cielo azzurro che sovrasta i palazzi di Genova e la Chiesa di Santa Maria Maddalena nel cuore della Genova antica.
E queste vedute privilegiate le ho potute ammirare dalla bellissima dimora di una mia cara amica: sono quei panorami sorprendenti e segreti che si scorgono soltanto da certe altezze, affacciandosi da un terrazzino che ha di fronte la cupola e il campanile della Chiesa della Maddalena.

E tutto attorno la Genova antica con le sue case vetuste e colme di storie.

I palazzi sfiorati dal sole potente.

E le ardesie, i comignoli e altri terrazzini che sfidano l’azzurro.

E lo stupore, la meraviglia, l’unicità assoluta e il raro privilegio di ammirare Genova da un diverso punto di vista.

Una piccola croce si staglia così tra le case.

E il campanile svetta nel cielo chiaro di Genova.

In lontananza, tra i palazzi, si scorge un altro campanile ed è quello della Chiesa del Gesù.

Non conosciamo mai abbastanza le bellezze nascoste della Superba, la ammiriamo alzando lo sguardo ma lassù, dove non sempre possiamo arrivare, c’è un’altra Genova: rara, autentica, discreta, semplicemente stupefacente.

Le case vicine, le finestrelle e gli abbaini.

Il profilo del Teatro Carlo Felice.

E ancora diverse altezze, diverse epoche, diverse vite.
E ardesie, mattoni, tendine bianche, piantine, muri spessi che hanno racchiuso gioie e amori di secoli lontani, talmente tanti da non poterli immaginare.
E ogni esistenza ha lasciato la sua traccia, in qualche maniera.

La grande croce della Chiesa della Maddalena risalta nel turchese straordinario di una giornata limpida e realmente genovese in tutti i suoi colori.

Questa è Genova La Superba, nella magnificenza della sua anima vera, sopra i tetti davanti alla Chiesa della Maddalena.

Via della Maddalena: l’edicola della Madonna del Rosario

Camminiamo ancora nella città vecchia, nella nostra Via della Maddalena, nel tratto dove di trova il breve Vico del Rosario c’è una sontuosa edicola e nelle nicchia è ospitata la bella statua della Madonna del Rosario.
Ed è un una figura di notevole grazia, suscita tenerezza il piccolo Gesù con la sua gioiosa vivacità.

Posta ad angolo sull’edificio, la pregevole edicola è finemente decorata e risulta particolarmente armoniosa.

La statua originale, risalente al XVII secolo, è stata restaurata ed è attualmente conservata presso il Museo di Sant’Agostino, in loco se ne ammira una copia fedele.
Ai lati della nicchia sono collocati due angioletti.

E lo scultore ha saputo cogliere con maestria l’esuberanza dell’infanzia.

Ai piedi di Maria si leggono le parole latine Virgo Potens.

La luce filtra, accarezza il marmo e rischiara la bella edicola.

Le stelle brillano sul capo di Maria e l’aureola circonda la testolina di Suo figlio, il manto di Lei cade in morbidi drappeggi mentre il piccolo Gesù tiene stretto a sé il mondo e con l’altra mano pare compiere un gesto benedicente.
Grazia amorevole e armonia così ammantano la bellezza della Madonna del Rosario di Via della Maddalena.

Il cielo di ottobre

Il cielo di ottobre e di Genova è luminoso e brillante, ancora denso del chiarore dell’estate.
E così ho voluto mostrarvi questo cielo radioso, azzurro e intenso, questo è il cielo della Superba e così l’ho veduto durante una passeggiata mattutina che è inIziata in Salita alla Spianata di Castelletto.

Pochi passi ancora ed eccomi in Via ai Quattro Canti di San Francesco dove il celeste chiaro fa risaltare le splendide architetture della Superba.

Un incrocio di caruggi in Via della Maddalena.

E curve, linee, contrasti tra la chiesa, le case e il nostro cielo in Vico dietro il Coro della Maddalena.

E ancora, scendendo giù da Via dei Macelli di Soziglia, l’azzurro brilla tra i palazzi alti.

E si svela in una delle tipiche prospettive genovesi.

È chiaro, lucente e profumato di mare il cielo di Genova e così lo si ammira in Piazzetta Merli.

Ed è un nastro di luce splendente sulla nostra Via Orefici.

E infine così trionfa questo cielo di ottobre e di Genova sulla minuta Piazza dello Amor Perfetto dove si manifesta, chiara ed evidente, tutta questa antica meraviglia di Genova che davvero sa fare semplicemente innamorare.

Caruggi, luce e fiori

E questi sono semplicemente caruggi di Genova, luce e fiori.
La luce è quella radiosa del sole che, nella bella stagione, così cade e disegna questi contorni in Via dei Macelli di Soziglia.

E così si insinua tra le altezze vertiginose di Via della Maddalena, una di quelle meraviglie genovesi che non si sa descrivere.

E sempre in Via della Maddalena, lassù sotto l’azzurro, c’è un terrazzino dove abita una rigogliosa bouganville, quando passo alzo sempre lo sguardo per ammirare i suoi fiori.

E poi un giorno, forse a causa di un colpo di vento, ho trovato posati sul vicolo i petali dei fiori, una di quelle magiche circostanze ancor più incantevoli se accadono in posti come questo.

La luce brilla in Via Luccoli.

Risplende la striscia di cielo sopra Vico della Torre di San Luca, un luogo che racchiude antiche memorie.

E il sole riscalda i muri delle case in Vico del Rosario e così le accarezza in uno degli incanti effimeri della nostra bella Genova.

Alzando lo sguardo in Via della Maddalena

Alzando lo sguardo in Via della Maddalena potrebbe capitarvi di scoprire bellezze mai notate che restano come celate tra le ombre della città vecchia.
E così i vostri occhi potrebbero incontrare un pregiato sovraporta nel quale è ancora impressa un’antica fierezza lasciata dalla maestria di una mano talentuosa.

E vi sarà più facile ammirare questa antica testimonianza se verrete qui in un giorno di sole.

Al centro spiccano le lettere IHS che rappresentano il trigramma di Cristo, sopra di esse è scolpita una regale corona e ai lati si notano ricche foglie.

Vi sono inoltre due fierissimi grifoni e due stemmi abrasi.

Rimane ancora, in queste strade vetuste, la testimonianza di un tempo lontanissimo che dovremmo saper meglio custodire, proteggere e ammirare.

In questo vicolo dove il sole si insinua tra le case altissime.

Vi basterà alzare lo sguardo verso questa antica bellezza di Via della Maddalena.

Via della Maddalena: una bellezza ritrovata

Ogni volta che un antico edificio viene restaurato se ne svela una parte di bellezza nascosta che attendeva soltanto di essere riscoperta e mostrata ai nostri occhi stupiti.
E così, passando in Via della Maddalena, ho trovato per caso una di queste meraviglie e non ho potuto far altro che restare ad ammirare quei colori tenui e delicati che ora ravvivano la facciata.

Il palazzo fa angolo con Vico del Tempo Buono e su questo caruggio si affacciano certe splendide finestre dipinte.

Imboccando poi questo vicoletto dal nome così suggestivo ecco che vi ritroverete in Vico di Porta Nuova e vedrete la parte posteriore dell’edificio.

Una luce effimera riesce a raggiungere vittoriosa anche un caruggio come questo.

E qui troverete persino una grata dipinta tra antiche pietre così delineate.

Questi sono caruggi magnifici e ricchi di storie, un edificio così antico deve aver ospitato innumerevoli cuori e infiniti sorrisi ma anche lacrime e addii e nuovi inizi e tutto quello che la vita regala.

Se capiterete là in un giorno luminoso magari troverete un’allegria di panni stesi ad asciugare nel vicolo e il sole che filtra e così tutto rischiara.

Sul portone, nel marmo bianco, si leggono le lettere IHS che costituiscono il trigramma di Cristo.

E c’è anche una Madonnina alla base della quale si legge: Per G.R. (Grazia Ricevuta) posero a custodia nostra 21.11.1945.
E tutto rimanda a tempi e tempestosi, al frastuono e ai dolori della guerra e a una luce di speranza che in qualche modo illuminò questa casa.

Se passate in Via della Maddalena alzate lo sguardo verso il sole, verso questi colori e verso questa radiosa bellezza ritrovata.

Ricordando Fabrizio De André

Camminando per le strade di Genova è facile ricordare Fabrizio, lui resta ancora qui, in queste vie che amava.
Fabrizio De André se ne andò durante il freddo inverno, era il giorno 11 Gennaio 1999.
E ripensando a lui, ancora adesso, capita spesso di chiedersi cosa avrebbe scritto, detto e pensato dei nostri tempi e di questi anni che non ha vissuto.
Come avrebbe cantato i nostri momenti bui, i mutamenti e le difficoltà di questo nuovo secolo così complicato?
Quali sue rime e note avrebbero descritto certe inquietudini o certi nostri istanti?
Mi coglie questo pensiero, a volte, so che non capita soltanto a me.
Non sapremo mai trovare le risposte e tuttavia, solo il fatto di porsi tali domande dimostra, a mio parere, quanto egli sia ancora presente nei nostri pensieri e a suo modo anche nelle nostre vite.
Ci sono persone che non vanno mai via: restano in un accordo, in una melodia che sentiamo nostra, nelle parole delle canzoni e in quella voce inconfondibile.
Ricordare Fabrizio, così, è un’affettuosa consuetudine che riserviamo a lui che è così presente e reale, nei nostri cuori e nella nostra memoria, per le vie della sua città e nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi.
Ciao Fabrizio, sei sempre qui con noi.

Via della Maddalena

Il delizioso pane dei Kunkl: una storia di Genova

Questa è una storia che inizia in un giorno lontano e in un luogo distante: è una storia di successo, intuito e intraprendenza che si dipana per le vie della vecchia Genova.
E per raccontare da capo questa vicenda bisogna andare in Tirolo, a Neumarkt, in italiano nota come Egna.
Lassù, tra quelle maestose montagne, nasce il giorno 11 novembre 1813 Giovanni Martino Kunkl, in quel periodo il territorio di Egna è incluso nel Regno di Baviera ma, dopo breve, sarà unito all’Austria.
E proprio con il suo passaporto austriaco Giovanni Martino intraprende l’avventura della sua vita: siamo nel 1847 e Kunkl parte alla volta di Genova che diverrà la sua città di adozione.
Certo non sarà stato facile per un austriaco inserirsi in una città come la Superba che con gli austriaci, come ben sappiamo, aveva avuto un passato di contrasti politici.
Giovanni Martino però è un giovane di belle speranze, ha 34 anni e porta con sé la saggezza di una professione nella quale eccelle: Giovanni Martino è panificatore e porterà la sua sapienza nei caruggi di Genova, in particolare in quella Via Lomellini a me tanto cara.

Giovanni Martino non è solo, con lui ci sono la moglie Giuseppina e le prime tre figlie nate in Austria: Maria, Vittoria ed Enrichetta, a Genova vedranno poi la luce Anna e Stefano.
Restiamo in questi caruggi, qui dove Giovanni Martino inizia la sua fiorente attività, la prima traccia della sua presenza, naturalmente con riferimento alle Guide e ai Lunari di mia proprietà, è sul magnifico libro di Edoardo Michele Chiozza dal titolo Guida Commerciale descrittiva di Genova del 1874-75.
Qui il nostro Giovanni Martino viene annoverato come fabbricante di pane di lusso ad uso di Vienna e la sua attività si trova Via Lomellini 3.

Il tempo, poi fugge via veloce e, in un giorno fatale del 1877, Giovanni Martino Kunkl lascia le cose del mondo.
Naturalmente io sono andata a cercare traccia di lui nel nostro Cimitero Monumentale di Staglieno e così ho trovato il suo nome inciso nel marmo nella Galleria Inferiore a Ponente.
È una tomba semplice la sua, simile a quella di tanti genovesi del suo tempo che qui riposano.

A succedere a Giovanni Martino nella conduzione dell’impresa di famiglia sarà Stefano, il suo ultimo figlio.
Quando il padre muore, in quel 1877, Stefano è un giovane di 26 anni: dal padre ha appreso tutti i segreti del mestiere, custodendoli e mettendoli a frutto per il bene suo e della sua famiglia.
Ed è il nome di Stefano a comparire così tra le pagine dei libri e a rifulgere nel commercio della città.
Stefano ha talento, intuito e capacità imprenditoriale, espande l’attività con successo e lo troviamo citato sui lunari del Signor Regina del 1881 e del 1887 tra i fabbricanti di paste e galette e come proprietario di due negozi, il primo si trovava in Via Lomellini 61, nella parte alta della strada.

L’altro negozio era invece in Via Roma.

Il segreto del pane delizoso e rinomato in tutta Genova risiedeva nella scelta accurata di ingredienti di prma qualità.
Stefano Kunkl, infatti, ogni estate si recava in Austria o in Ungheria per acquistare la farina da usare per il suo pane: la sua farina aveva un alto potere lievitante senza agenti aggiunti, in pratica era l’equivalente della manitoba.
Fu così che il segreto dei Kunkl portò loro il meritato succcesso, nel 1899 si aggiunse un ulteriore punto vendita, citato ovviamente nel Lunario del Signor Regina, in Via ai Quattro Canti di San Francesco.

Stefano, con il suo innato fiuto per gli affari, fu poi talmente abile da divenire, insieme al figlio Silvio, stimato fornitore della Real Casa: l’attività di famiglia sarà infatti denominata Panificio Reale Stefano Kunkl.
E in punta di piedi entriamo nell’ufficio di Stefano Kunkl: qui lo vediamo insieme al figlio Silvio.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

Come specificato, la fotografia è di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl e mi è stata inviata dall’Architetto Chiara Kunkl che un giorno è capitata casualmente su queste pagine e ha così generosamente condiviso con me questa magnifica storia di famiglia che vi racconto, la ringrazio anche da qui per questo, le molte informazioni da lei fornite e le immagini di famiglia, unite alle mie ricerche a Staglieno e tra le pagine delle guide, mi permettono di narrarvi questa vicenda.
Ecco ancora Stefano Kunkl: lui è al centro della foto vicino alla moglie Angela e tiene in braccio una nipotina.
Accanto a Stefano siede Silvia, la moglie di Silvio che è in piedi alle spalle di lei, insieme ad altri parenti.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

E riporto qui una frase tratta dal documento trasmessomi da Chiara Kunkl, queste parole riassumono interamente lo spirito dei Kunkl e il senso del loro operare: si tramanda che Stefano Kunkl raccomandasse ai suoi figli di dividere l’utile di ogni anno in due metà uguali fra loro di cui la prima doveva essere accantonata e reinvestita nell’attività mentre la seconda doveva obbligatoriamente e interamente essere spesa al fine di ricordare a se stessi quali benefici potessero portare un anno di duro lavoro.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

Tra le notizie inviatemi da Chiara Kunkl c’è anche un articolo di Edilio Pesce dedicato allo storico panificio con l’elogio delle michette e delle rosette deliziose, con il rimpianto per gli sfilatini che si acquistavano uscendo dalla messa in San Filippo Neri.
E certamente da Kunkl avranno fatto anche la focaccia!
Va inoltre anche ricordato che furono i Kunkl a introdurre a Genova i libretti, un tipo di pane molto apprezzato dalle nostre parti.
E continuiamo il nostro giro per Genova, in cerca dei luoghi di Stefano e Silvio Kunkl.
Già nel 1913 avevano un negozio al 110 rosso di Piazza Soziglia, all’epoca i mei antenati avevano un negozio in Campetto, chissà quante volte avranno comprato il pane dai Kunkl!

Il negozio in Via Lomellini fu spostato poi al numero 48 rosso.

Il Panificio era in Via della Maddalena 29, ecco qui l’edificio.

Un altro panificio era in Vico del Fornaro, il caruggio dal toponimo perfetto!

Tutte queste notizie sono presenti sui lunari del tempo, nel 1926 c’era un Panificio Kunkl anche in Via Frugoni, traversa di Via XX Settembre.
E sul Lunario del 1902 si trovano pure i numeri di telefono.
Per dire, il negozio di Via Lomellini aveva il numero 341 e a leggerlo ho pensato: ora chiamo e ordino un chilo di libretti!

La vita non era facile per nessuno, in quel tempo, come in tutte le famiglie anche i Kunkl ebbero i loro tragici lutti.
Come vi dissi da principio, Giovanni Martino Kunkl aveva avuto 5 figli.
La seconda figlia Vittoria morì a soli quattro anni e la terza, Anna, spirò appena ventunenne.
La primogenita Maria si sposò e lasciò questo mondo ad appena 24 anni, io ho trovato la sua tomba nella Galleria Inferiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno.
È collocata in alto, questo rende difficile la lettura della lapide e allora, in memoria di lei, la riporto per intero.

A Maria Lanfranchi nata Kunkl
figlia e sposa affettuosa ed esemplare
che immatura morte rapiva
il 6 Aprile 1867
lo sposo e i suoi desolatissimi
quale attestato di affetto questa lapide consacrano

Stefano Kunkl morì nel 1913 e in seguito alla sua dipartita il figlio Silvio prese in mano le redini dell’Azienda e divenne presidente dell’Associazione Panificatori ed insegnante, tramandando così alle nuove generazioni i segreti per fare il pane.
A Staglieno ho trovato anche la tomba di Stefano Kunkl, egli riposa nella Galleria Frontale, accanto alla moglie Angiolina.
La loro tomba è opera dello scultore Luigi Orengo.

I viaggi nel passato rappresentano l’emozione di ritrovare i luoghi che non abbiamo veduto e di osservare i volti di coloro che non abbiamo conosciuto: eppure in qualche modo ci sembrano vivi e presenti, ci osservano da un’immagine in bianco e nero e si raccontano, con sincerità e verità.
Ringrazio ancora di cuore Chiara Kunkl per aver permesso a me e a voi questo percorso a ritroso sulle tracce di Giovanni Martino e della sua numerosa famiglia.
C’è ancora un piccolo tratto di strada da fare insieme, proprio là, in cima a Via Roma.
In quello slargo oggi denominato Largo Eros Lanfranco e un tempo noto come Largo di Via Roma.
È un giorno qualunque di un tempo distante: due eleganti genovesi passeggiano vicine, chiacchierano tra loro amabilmente.
Osservate con attenzione alle loro spalle e dietro al signore con la bombetta: si vede un negozio, non è del tutto visibile l’insegna ma se ne legge chiaramente una parte, S. Kunkl, spiccano in particolare i caratteri gotici.
Ecco qui il favoloso negozio di Via Roma più volte citato e ritrovato nelle guide, l’immagine è un dettaglio di una cartolina che di seguito trovate pubblicata interamente e appartiene all’amico Stefano Finauri che qui ringrazio.

La memoria e il ricordo sono ricchezze da custodire, raccontare certe storie significa far tornare tra noi sorrisi, sguardi e vite di un altro tempo.
E quando passate in Via Roma rammentatevi che là, accanto all’imbocco di Galleria Mazzini, un tempo si sentiva il profumo del pane fragrante dei Kunkl, memoria preziosa del passato della nostra Genova.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri