Torriglia: ad Aldo Gastaldi, il grande Partigiano

A Torriglia, rinomata località dell’entroterra ligure e nel passato scenario di vicende partigiane, si conserva la memoria di uno uomo che fu figura cardine e guida del movimento partigiano a Genova.
Il suo nome è noto e celebrato: Aldo Gastaldi, detto Bisagno.

E le parole tramandate nella pietra sono scritte in ricordo di lui e delle sue gesta sul monumento commemorativo collocato in questa piazza a lui dedicata.

Sotto il sole che scalda la Val Trebbia vive così, ancora forte e potente, la memoria di Bisagno e di coloro che lo seguirono nella strenua lotta partigiana compiuta con coraggio in questi boschi e in questa valle.

Con un profondo senso di gratitudine e di stima per i partigiani.

Bisagno, grande partigiano e Comandante della Divisione Cichero, come molti suoi compagni non visse la stagione di libertà e democrazia che egli stesso aveva contribuito a realizzare per la nostra nazione, cadde infatti il 21 Maggio 1945.

Rimane a noi la memoria di lui e dei suoi compagni.

Se vi recate a Torriglia cercate anche voi il luogo nel quale si ricorda la grandezza di Aldo Gastaldi, detto Bisagno, il grande Partigiano Comandante della Cichero.

Luce tra gli alberi

Erano gli alberi di Fontanigorda carichi di foglie di questo inizio d’autunno.
Erano gli alberi che a breve si vestiranno di bronzo e di oro.
Erano gli alberi che sovrastano la strada del Bosco delle Fate, silenziosa e incantevole.
E c’era il sole che filtrava tra le foglie, così improvviso e gentile.
Luce tra gli alberi immensi e meravigliosi di Fontanigorda.

Tra le foglie d’autunno

Tra le foglie d’autunno a Fontanigorda si leva, leggero, il profumo di una stagione nuova.

Tra i rami freme ancora il verde tenace lasciato dalla una lunga estate e brilla di luce l’oro che illumina le foglie degli alberi.

Tra le foglie si adagiano i ricci che racchiudono castagne gustose.

E si posano i frutti maturati al sole.

Tra le foglie si protende un ramo carico di bacche rosse.

E dondola il ramoscello di fusaggine, pianta tanto leggiadra quanto velenosa.

Alcune foglie, poi, scelgono percorsi imprevedibili.

Una si era fermata sulla ringhiera alla quale pareva caparbiamente aggrapparsi come se fosse una nuova imprevista occasione di rimanere ancora sotto la luce del sole.

Tra le foglie si celebrano nuovi inizi, tempi freschi e profumati di molte dolcezze.

Tra le foglie d’autunno, a Fontanigorda, vi è la bellezza della semplicità e l’armonia perfetta della natura.

Gatti neri e rose d’autunno a Fontanigorda

Un giretto in autunno a Fontanigorda regala sempre piacevoli incontri, si ritrovano gli amici di sempre e anche certi magnifici felini.
Eccoli qua i gatti d’autunno, per un caso del destino erano tutti neri e ve li presento alternandoli alle belle rose che sbocciano nei giardini.
Il primo felino aveva una certa grinta, per così dire.

D’altra parte presidiava il mio muretto preferito.

Di lì a poco, però, mi è parso meno diffidente.

E poi c’era un bocciolo di rosa gialla pronto a sbocciare.

Poco distante ecco un altro tipetto incuriosito.

Sempre con cautela, eh!

Dal nero al bianco dei petali leggeri.

Ed ecco un altro superbo felino che è balzato via velocissimo.

Una rosa screziata fiorisce nel giardino della sua casa.

E poi, amici cari, credo che questa sia una vecchia conoscenza: mi sa che questo è il gatto Blu, in passato l’ho sempre visto camminare sulla ringhiera del terrazzino e mai lì davanti a casa sua.
Eppure mi sa che fosse proprio lui!

Ha gironzolato un po’ tra le sedie e sotto il tavolo.

Poi è andato ad accoccolarsi laggiù in fondo.

E in questo post di gatti e rose non può certo mancare una fiore rosso e leggiadro.

E in conclusione ecco un gatto regale e attento.

Se ne stava sul suo trono in una tiepida mattina di settembre.

Nella mia bella Fontanigorda, ancora il mio paesino del cuore, dove ho trovato gatti neri e rose d’autunno.

Una rosa d’autunno

È una rosa d’autunno, una rosa delicata e bella.
L’ho veduta ieri a Fontanigorda, dove sono andata per appena poche ore.
E c’erano molte rose, tutte diverse.
E castagne cadute e ortensie alle ultime fioriture, margherite intrepide, api e libellule.
E rose e petali lievi e boccioli.
E poi questa rosa d’autunno.
Così leggiadra e magnifica, fresca e leggera.
L’ho veduta e l’ho trovata rara, nella sua disarmante semplicità così affascinante e complessa come sa essere soltanto la vera bellezza.

La Bella di Torriglia

Questa è la storia di una fanciulla della quale si narra che sia stata molto desiderata.
Questa fanciulla abitava nella ridente località di Torriglia ed era talmente bella e seducente da avere moltissimi pretendenti e tutti avrebbero voluto sposarla, ma le cose poi andarono in diversa maniera.
Divenne così protagonista del seguente celebre e diffuso detto popolare genovese:

A l’é a bella de Torriggia: tutti a vêuan e nisciûn s’a piggia.
È la bella di Torriglia: tutti la vogliono e nessuno se la piglia.

Ma chi era la Bella di Torriglia?
Raccontano gli ottimi Nello e Ivana Ferrando nel loro volume dal titolo I proverbi genovesi edito da Sagep nel 1997 che la nostra eroina con tutta probabilità doveva essere la giovane Rosa Garaventa che visse fino all’anno 1868.
Rosa divenne talmente celebre che sul giornale umoristico “La Farfalla” fu pubblicato un suo ritratto accompagnato dalla seguente didascalia: “Regina di Torriglia accende i cuor / si chiama Rosa e un fior essa è tra i fior”.
Ma c’è anche una seconda candidata al titolo di bella di Torriglia: si tratta di una certa Clementina vissuta nel XVI Secolo e amata dal Conte Sinibaldo Fieschi di Lavagna.
E infine c’è una terza possibilità ma questa non è citata nel libro dei Ferrando.
Si tratterebbe della giovane Maria Traverso, nata nel 1818 e vissuta fino al 1902, la bella Maria è così raffigurata nel dipinto di Pietro Lumachi collocato sotto il portico di quella che fu un tempo la casa di Maria.

E se osservate la prospettiva è esattamente questa.

È la caratteristica Piazza Fieschi con le sue case colorate.

E chiunque sia stata la Bella di Torriglia possiamo provare a immaginare l’avvenente fanciulla che attraversa le strade del suo paese ammirata da tutti i suoi corteggiatori.
O forse non è mai davvero esistita la Bella di Torriglia, tuttavia la sua figura è ormai parte del nostro immaginario comune.

Ritornando ancora al celebre detto ecco altre varianti riportate nel volume Filastrocche genovesi e liguri di Beatrice Solinas Donghi edito da Sagep nel 2004.
Ritroviamo così l’ambita fanciulla, in queste rime però il detto assume un significato davvero del tutto differente:

A l’é a bella de Torriggia,
tutti a vêuan, nisciûn a piggia,
ma quando poi a s’é maiâ,
tutti orieivan aveila sposâ. 

È la bella di Torriglia,
tutti la vogliono, nessuno la piglia,
ma quando poi si è maritata,
tutti vorrebbero averla sposata.

E ancora:

A bella de Torriggia cô çento galanti a l’é morta figgia.
La bella di Torriglia con cento pretendenti è morta signorina.

E per finire, un monito:

Dixe a figgia de Torriggia: chi vêu troppo, ninte piggia.
Dice la fanciulla di Torriglia: chi troppo vuole niente piglia.

Così la tradizione ha fatto pervenire fino a noi questo detto molto popolare che è ormai parte del nostro comune modo di parlare, ognuno di noi una volta nella vita di certo lo ha usato!
Se doveste andare in Val Trebbia e in particolare a Torriglia, località di villeggiatura molto amata dai genovesi, cercate una certa dimora dove un tempo abitò una certa fanciulla.
E così troverete lei: la Bella di Torriglia con la brocca in mano e il sorriso radioso, una fanciulla divenuta leggenda.

Sulla riva del Trebbia

Quando il caldo è feroce e pressante taluni amano ristorarsi sulla riva del Trebbia.
I sassi, un lettino, una buona lettura e una magnifica pace.

Mentre l’acqua scorre briosa.

Tra il verde intenso d’estate.

Un ombrellone per ripararsi dal sole mentre l’acqua ancora fluisce, sotto il ponte di Montebruno.

Un piccolo angolo di paradiso per bagnanti affezionati a questi luoghi.

Qui dove l’acqua è trasparente e chiara.

Qualcuno poi aveva sistemato il lettino un po’ più avanti.

Un luogo speciale dove ritemprarsi dal caldo prepotente.

E dove l’acqua è fresca, limpida e cristallina.

Nel tempo d’estate, a Montebruno, sulla riva del Trebbia.

Quiete d’agosto a Montebruno

In campagna, in quei luoghi accoglienti come un abbraccio, puoi trovare una magnifica quiete.
Così, come in un quadro di bucolica bellezza.
La buca delle lettere dove recapitare parole d’amore e di amicizia.
Le sedie per mettersi fuori di casa a far quattro parole guardando la vita che scorre.
La bicicletta e una sosta ristoratrice.
E un tempo lento, il tempo della quiete d’agosto a Montebruno.

A Fontanigorda, sulle strade già percorse

Ogni volta che ritorno a Fontanigorda, pur brevemente e per poche ore, ogni luogo è memoria e ricordo e sensazione già vissuta in diverse epoche della vita.
La strada che porta al paese, non si riusciva mai a farla tutta senza fermarsi perché nei piccoli paesini si incontra sempre qualcuno che si conosce e allora ci si ferma a parlare o chissà che altro.

E tutto è come sempre è stato, mentre  fiori allegri sbocciano generosi nei vasi.

Il campanile, gli angeli, il cielo azzurro.

E la strada per il Bosco delle Fate, fatta migliaia di volte, di corsa o in bicicletta, con le ginocchia sbucciate e più con calma, poi.

E le ortensie che delicate fioriscono sotto il sole.

Una delle mie panchine, quella dove mi fermavo a guardare le stelle e ad ascoltare le cicale, seduta qui ho letto un intero libro di Stendhal.

Il Bosco delle Fate, gli alberi.

E le foglie che cantano nel vento.

Le piccole mele sui rami protesi verso la luce.

E le zucchine negli orti con i loro fiori densi di sole.

Le finestre fiorite, nel tempo d’estate.

Le nuvole vaghe sui monti, il cielo, un orizzonte che per me è nostalgica e indelebile memoria.

Luglio 1925: il servizio automobilistico per Fontanigorda

Era un bel giorno della calda estate del 1925 e su una pagina del seguitissimo quotidiano Il Lavoro venne pubblicata un’interessante notizia.
Felici i villeggianti amanti del fresco della Val Trebbia, per loro ecco un’occasione in più!
E sì, infatti su iniziativa della Ditta Audioguidovie Alta Italia Laviosa, a partire la luglio fino alla metà di ottobre di questo 1925 viene istituito un utilissimo servizio automobilistico settimanale tra Genova e Fontanigorda.
Chi volesse sfuggire alla canicola cittadina e godere invece della frescura della campagna colga la palla al balzo, il servizio automobilistico è disponibile ogni sabato e la partenza è prevista alle ore 16.00 da Via Canevari, per arrivare a Fontanigorda alle ore 19.00.
Il ritorno invece si tiene di lunedì di buon mattino, si parte alle 5.30 e si arriva alle ore 9.00.
Cento anni dopo c’è sempre una gloriosa corriera che porta lassù a Fontanigorda e ci mette poco più di 2 ore perché fa il giro di tutti i paesini prima di arrivare nel mio posto del cuore, chi va su con la propria automobile ci mette naturalmente molto meno.
In quell’estate del 1925, con viaggi lenti, romantici e piacevolmente avventurosi, certi allegri villeggianti se ne andarono lassù a prendere il fresco.
Una curva dopo l’altra, poi la strada che si inerpica e infine, tra il verde degli alberi, ecco comparire i tetti rossi e le casette bianche: ecco la mia amata Fontanigorda, la perla della Val Trebbia.