A mani giunte

Così, nell’ombra, una dolce preghiera.
Le mani sono giunte, le palpebre restano socchiuse, il respiro pare fremere tra le labbra carnose.
Lei è una delle figure femminili che custodiscono l’eterno sonno della famiglia Casale, nell’ombra e nel silenzio.

La tomba è collocata in un luogo difficile e al momento non accessibile, si trova infatti quasi al termine della scala che conduce al Porticato Superiore a Levante da dove, comunque, potete ammirare la scultura.
Alcune di queste foto sono state scattate negli anni passati ed è così che si scorge nella sua beltà l’opera frutto del talento dello scultore Gaetano Olivari che la scolpì nel 1921.

La scultura trasmette, nel suo complesso, un senso di grazia e leggerezza, io vi leggo una ricerca della lievità che sembra, per il mio sentire, trovare la sua espressione in questa verticalità che interpreta in modo sublime il legame tra la dimensione terrena e quella celeste.

A mani giunte, mentre le ali degli angeli fanno da cornice.

La bellezza si svela in questi sguardi, nella purezza dei tratti di volti fanciulleschi, nella grazia dei gesti e nell’eterea armonia dei movimenti, si comprende in quest’opera che il linguaggio dell’arte si è lasciato ormai alle spalle certe convenzioni ottocentesche e trova una diversa maniera di esprimersi.
Se la vita è fragile e caduca, l’anima invece palpita per l’eternità e io credo di trovarla rappresentata nella figura al centro della scultura, non so se fosse questo il reale intento di Olivari ma è ciò che a me suggerisce l’osservazione di questa splendida opera.

I morbidi capelli cadono sulle spalle, in una preghiera che pare non terminare mai.

A mani giunte, nella grazia dei misteri inconoscibili.

L’angelo e l’attesa

Così, in questo silenzio.
Sotto al porticato, nella quiete del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Le grandi ali aperte, la mano sotto il mento.
E la grazia fanciullesca, la lievità dei gesti, le labbra frementi, il viso bello e delicato, lo sguardo rivolto verso l’infinito e l’eternità.
Tra l’ombra e la luce radiosa, nel suo intenso mistero, l’angelo e l’attesa.

Monumento Oberti di Luigi Orengo
Settore B Porticato Trasversale al Semicircolare

Monumento Lanata: angeli nella luce

Sono quattro angeli, insieme custodiscono l’eterno sonno dei componenti della famiglia Lanata, ricchi commercianti che fecero fortuna nella lontana America.
Il monumento funebre, realizzato nel 1873 dal talentuoso scultore Giuseppe Benetti, è collocato nel Porticato Superiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno e si contraddistingue per la ricchezza di marmi e di decorazioni raffinate.
I quattro angeli spiccano poi per la loro grazia armoniosa, così vigilano nei pressi del sepolcro e recano i simboli della Passione di Cristo.
Il primo angelo a partire da sinistra stringe in una mano la corona di spine.

Così egli tiene il capo reclinato sulla spalla dell’angelo al suo fianco che regge la croce e tiene lo sguardo fisso verso il cielo.

Ho ammirato molte volte la bellezza di queste figure, i due angeli posti sul lato destro così appaiono nella prospettiva del porticato, in un quieta ombra, tra i colori tenui dei fiori.

E poi, un giorno, ho veduto la loro beltà esaltata da uno di quei momenti effimeri e straordinari donati dal sole che improvviso accarezza i volti e i manti drappeggiati.
E l’angelo con la coppa è rimasto avvolto in questa luce radiosa e brillante che ha illuminato le sue labbra carnose, i suoi boccoli, la sua ala ampia e fremente.

In questo chiarore, nel mistico splendore e nel silenzio.

E poi l’ombra piano è svanita e la luce ha lambito anche l’altra figura angelica e le sue dita che reggono i chiodi, i capelli che lunghi cadono sulle sue spalle, i lineamenti perfetti e decisi, le palpebre socchiuse e questa grazia assoluta.
Nella loro beltà e nel loro mistero così restano, frementi nelle loro preghiere, gli angeli nella luce.

La Madonna Immacolata di Largo Lanfranco

Se percorrete la nostra bella Salita Santa Caterina, una volta giunti in cima, vi sarà facile notarla.
Il suo sguardo si posa là, su questa via elegante e fastosa.

L’aggraziata immagine di Madonna Immacolata si trova collocata nell’edicola posta sul Palazzo della Prefettura, tra Largo Lanfranco e Salita Santa Caterina.


L’edicola che la ospita è tenuta con cura e finemente restaurata.

Testoline gioiose di piccoli angeli sovrastano la figura della Maria.

Così leggera lei si staglia contro l’azzurro, ha sul viso un’espressione serena e rasserenante, palpita di dolcezza e il suo abito pare fremere sospinto da brezza lieve.

Due angeli custodiscono l’edicola, uno di essi tiene le braccia incrociate sul petto.

L’altro, a mani giunte, leva le sue dolci preghiere.

Così vigila, sugli abitanti della città e su coloro che percorrono questa via, la bella immagine della Madonna Immacolata di Largo Lanfranco.

La Cappella del Sacro Cuore nella Chiesa di San Siro

Vi porto ancora una volta nella bella Chiesa di San Siro, così ricca e luminosa: un tempo questa chiesa fu Cattedrale della Superba e scoprendone la maestosa bellezza se ne comprende di certo la ragione.
Lucente e mistica San Siro con i suoi infiniti tesori.

E così, giungendo al termine della navata destra, vi invito a soffermarvi ad ammirare la Cappella del Sacro Cuore già di San Giovanni Battista e Nicola di Bari.
Sull’altare spicca il meraviglioso dipinto di Domenico Fiasella risalente al 1642, il quadro è denominato “San Nicola è insignito dello scapolare”.

Tutto attorno vi è una ricchezza di raffinate decorazioni e un’armoniosa varietà di marmi come spesso si trova in queste antiche chiese.

È armoniosa e bella questa cappella così riccamente decorata.

Soffusa di misticismo è la figura del Santo, lo sguardo trova la gestualità, le espressioni, l’istante cruciale nel cammino di fede di San Nicola.

A colpire la mia attenzione, in questa ricca cappella della chiesa di San Siro, è un dettaglio del dipinto di Domenico Fiasella.
Ed è quella bellezza di angioletti dalle bionde testoline ricciolute, è quella grazia di manine innocenti che stringono fiori e boccioli, è quell’armonia di sguardi, gesti angelici e ali frementi, è una leggiadria assoluta che mi lascia senza parole.
Soffermatevi anche voi, nella quieta bellezza di un’amata chiesa dei caruggi, davanti alla dolcezza degli angeli magistralmente dipinti da Domenico Fiasella.

Tomba Faveto: la grazia dell’angelo

Nel silenzio e nel mistero così si staglia la figura gentile di un angelo dalle fattezze armoniose di eterea fanciulla, la creatura celeste così vigila sul sonno eterno di Luigi Faveto.
Ha sguardo colmo di purezza, i boccoli incorniciano il suo viso, gli occhi speranzosi e fidenti sono rivolti a Dio.

Austero è il volto di colui che qui riposa e che venne così effigiato nel marmo: i baffi importanti, l’espressione compunta, un ritratto probabilmente ispirato a qualche antica fotografia.

Il cippo, situato nel porticato superiore a levante del Cimitero Monumentale di Staglieno, è opera sempre mirabile del bravo Giovanni Scanzi e venne realizzato nell’anno 1888.
A percorrere con frequenza i porticati del Staglieno accade di saper ritrovare alcune caratteristiche proprie delle sculture di un determinato artista: gli angeli ragazzini di Scanzi sono per me sempre inconfondibili nella loro magnifica grazia.
Alla cara memoria di Luigi Faveto la moglie e il figlio dolenti posero, così si legge scolpito nel marmo.
E l’angelo con le sue ali frementi là rimane a custodire il luogo dell’ultima dimora di Luigi Faveto.

Le dita intrecciate, le labbra socchiuse, le parole sante e preziose.

Il viso bellissimo, la grazia assoluta, la lieve e mistica dolcezza di un angelo assorto in preghiera.

Monumento Carpaneto: una vela gonfia di luce

Ritorno a mostrarvi un angelo bellissimo, di lui già scrissi ampiamente diverso tempo fa in questo post nel quale vi descrivevo la sua ritrovata bellezza dopo un accurato restauro.
È un angelo aggraziato ed è rappresentato come nocchiero di una barca, così presiede il luogo del sonno eterno di Giacomo Carpaneto, a scolpirlo con autentico talento fu Giovanni Scanzi nel 1886.
E così la luce accarezza i suoi tratti di fanciullo acerbo in certe ore d’autunno.

Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.
Così si legge alla base della tomba, queste parole sono tratte dalle Sacre Scritture.
Ed è sempre il sole ad avermi incantata e ad avermi trattenuta per qualche istante al cospetto dell’angelo ragazzino che così governa questa nave che è chiara metafora dell’umana esistenza.
Con i suoi gesti sapienti egli regge le cime e dirige la sua barca e quella vela che lui ammaina, in luogo di favorevole brezza, pare essere inondata da luce miracolosa e salvifica.

Così il sole lambisce le fattezze della creatura celeste, così sfiora le sue ali grandi e rischiara la vela di lui, l’angelo nocchiero così magnificamente scolpito da Giovanni Scanzi.

Monumento Poggi: la luce della speranza

Vi porto ancora al Cimitero Monumentale di Staglieno, dove l’armoniosa perfezione dell’arte è posta ad ornamento dei sepolcri.
Nel Porticato Inferiore a Levante è situata la tomba di Francesco Federico Poggi e della sua famiglia, il monumento è opera dello scultore De Barbieri e risale al 1901.
Un angelo misericordioso così si svela nell’incanto di una luce improvvisa.

E sono proprio la luce e l’ombra a mostrare ulteriore bellezza e ad accarezzare in questa maniera il marmo che pare infine prendere vita.

L’angelo dalle ali grandi con una mano indica il cielo, il suo gesto appare come un mistico invito ad affidarsi alla misericordia divina.

Ai piedi della creatura celeste c’è la figura di una giovane donna, lei volge lo sguardo verso l’angelo e verso l’infinità e quella luce radiosa rischiara i suoi tratti, il tempo ha fatto cadere la polvere sul suo bel viso ma lei ancora osserva fidente e speranzosa.

Segue l’angelo e le sue parole che noi non sappiamo sentire, eppure è tutto in quei movimenti immaginati, in quella grazia così palpitante.

E ancora la luce abbacinante delinea il profilo perfetto della giovane donna.

Le braccia distese, le mani aperte in un gesto arrendevole, la dolcezza di lasciarsi accogliere e guidare, mentre questo chiarore mistico la avvolge.

L’angelo, silente e sicuro, ascolta con la forza del suo cuore puro, saldo come la fede e la luce della speranza.

E ancora il sole vira e rischiara ancora di più il viso dolce della fanciulla, i suoi capelli raccolti, le sue labbra sottili, i suoi occhi spalancati sul destino e quella semplice croce che porta al collo.

Così la luce e l’ombra donano beltà a questi capolavori.

Accade spesso, sotto i porticati di Staglieno, accade all’improvviso e lascia l’osservatore ammutolito ad ammirare la leggiadra leggerezza di un raggio di sole.

Il chiarore e la mistica ombra poi si abbracciano, lentamente si uniscono e in ogni istante di questa loro danza svelano ancor di più i dettagli, le sfumature, gli sguardi e radiosa così risplende la luce della speranza nei tratti di una fanciulla e di un angelo.

Una cartolina da Staglieno

È un’immagine del passato, una cartolina nella quale si apprezza un veduta del Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
È un’immagine di un tempo diverso che ci viene così restituito e svela la cura riservata a questo luogo.
Ed è un candore, una bellezza di gesti, un’armonia di statue e capolavori che ancora oggi possiamo ammirare: sono i custodi dell’eterno sonno di coloro che riposano in queste tombe.
Colpisce lo sguardo l’abbondanza delle ricche ghirlande composte da piccole foglie, fiori e boccioli intrecciati a nastri secondo il gusto e lo stile del tempo.
Si distinguono poi i portacandele in vetro, armoniosi dettagli che spesso, purtroppo, si sono ormai perduti.
E sguardi di angeli, braccia protese, mani giunte in preghiera.
Il silenzio, l’antica e mistica bellezza del Cimitero Monumentale di Staglieno.

La leggerezza di un angelo

Così si avvicina, piano.
Con questa dolcezza si approssima alla porta che racchiude respiri e misteri e che si apre sull’eternità.
Così resta il dolce angelo posto sulla tomba della famiglia Dassori, la scultura risalente al 1906 è opera di Luigi Beltrami ed è collocata nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.

Così la creatura celeste si accosta con grazia all’uscio chiuso.

È un angelo etereo, così sottile e leggero, la sua veste cade con quei drappeggi sulle sue membra, le ali grandi sono la sua forza e la sua bellezza.
Con una mano regge un lembo dell’abito, il suo sguardo vede oltre e verso l’ignoto.

La sua postura, poi, è una sorta di gioco di curve dal quale si percepisce un senso di assoluta lievità e di splendida armonia.

I capelli cadono morbidi sul suo collo, gli occhi paiono cercare ciò che lo sguardo umano non sa vedere.

E così rimane, davanti alla porta, nell’inesplicabile mistero dell’eternità l’angelo affabile, così dolce e così lieve.