La voce dell’autunno

La voce dell’autunno è un sussurro nostalgico che sempre ritorna spirando tra i rami, soffiando sulle foglie per donare loro un sfumatura dorata e così accade al grande albero che si trova a Parco dell’Acquasola.

E i colori caldi tingono di sfumature diversi i corsi della nostra Circonvallazione a Monte.

La voce dell’autunno si ode improvvisa e lascia foglie accartocciate su quei gradini dove in primavera cadono i fiori leggeri del glicine odoroso.

La voce dell’autunno ravviva con le sue calde tonalità il muraglione di Via Domenico Chiodo.

E le bacche rosse pendono da certi rami generosi.

L’autunno ha le sue dolcezze, i suoi umori, i suoi languidi silenzi e le sue gioie improvvise.
E anche negli orti di città ecco maturare le magnifiche zucche dalla ricca polpa.

Di giallo e d’arancio, colori distintivi di questi mesi che precedono l’inverno.

Così si ascolta la voce dell’autunno mentre le foglie accartocciate scricchiolano sotto le scarpe come una sinfonia che sempre amiamo ascoltiamo in questa stagione.

Sempre ritorna la primavera

Sempre ritorna la primavera e quando arriva l’ultimo scorcio dell’inverno mi piace pensare che certe creature fantastiche si aggirino per le nostre città per aiutare la bella primavera a sbocciare e rinascere.
E così folletti e fatine dei fiori e degli alberi passano lievi sugli alberi spogli e rivestono le magnolie di fiori rosa.

E il bianco candido ricopre i rami del pruno.

Sempre ritorna la primavera e ad annunciarla è una luce nuova che tutto accarezza facendo risaltare i toni di blu del mare.

E il cielo brilla lucente e turchese.

Mentre l’orizzonte è lucidato dal vento che spazza via le nubi.

Sempre ritorna la primavera e palpita nel giallo brillante della magnifica mimosa in Via Domenico Chiodo.

Vibra nelle sinfonie di colori che si stagliano contro il cielo.

Sbocciano sul mio terrazzo le fresie odorose e spandono il loro prezioso profumo.

Sempre ritorna la primavera, con la su bellezza generosa e trionfante.

La prima mimosa

La prima mimosa, per me, da sempre è davvero questa che sboccia e fiorisce nel mio quartiere.
E così ieri sono andata a trovare il grande albero che saluta il sole e l’universo di fronte al Convento delle Suore Carmelitane Scalze in Via Domenico Chiodo.

Così è la prima mimosa, sboccia prodiga e splendida.

Ed è leggerezza di primavera che si avvicina, freschezza di colori e profumi.
Ricca, magnifica, lucente mimosa.

In un tempo d’inverno nuvoloso e incerto.

Eppure la mimosa promette già una stagione più luminosa, una luce più chiara, un confortante tepore a riscaldare il cuori.

Così si staglia su una delle curve di Via Domenico Chiodo il grande albero generoso.

È lei la prima mimosa, leggera e aggraziata nella sua maestosa leggiadria.

Impressioni d’autunno in Via Domenico Chiodo

E sono impressioni d’autunno nelle vie del mio quartiere, in quelle strade che hanno di fronte il panorama infinito della città, il suo orizzonte, i suoi tetti di ardesia.
E sono impressioni d’autunno nelle foglie che arrossiscono sul muraglione di Via Domenico Chiodo.

E laggiù le navi, il vivace turchese della Superba, il cielo lucidato di fresco.

E ancora si accartocciano le foglie chiare, cercano la luce e si lasciano toccare dall’aria.

E poi case, palazze, comignoli, campanili, tutta Genova ai vostro piedi.

Incorniciata in un ramo che a lei si inchina racchiudendo la sua beltà.

Sono impressioni d’autunno, così limpidamente genovesi, in Via Domenico Chiodo.

Rifiorisce la mimosa

E rifiorisce, ancora, la mimosa.
Nella strade spazzate dal vento impetuoso e inondate da sole d’inverno, nei giardini sboccia accanto agli agrumi che maturano.

E così si sporge sulle creuze impervie della città in salita.

In Salita Porta Chiappe sovrasta il vostro cammino, dona la sua luce e la sua assoluta bellezza.

Rifiorisce, generosa e leggera la fragile mimosa, annuncio della primavera e del tempo che verrà.
Ondeggia oltre i muretti, accompagnata dall’aria fresca che la fa danzare nell’azzurro.

Dolce, tenera e fragile mimosa, leggiadra foriera di gioia.

Così si affaccia, verso l’orizzonte e verso il profilo della città che così abbraccia il suo mare.

Di giallo e di azzurro, con tutta la sua intensità.

Vive, respira, in quei giardini che costeggiano ripide scale.

E ancora saluta l’immensità dell’universo e il suo Creatore, di fronte alla facciata del Monastero delle Carmelitane Scalze.

Nella grandezza del cielo, con quella bellezza che soltanto la natura sa regalarci, ancora sboccia e rifiorisce la mimosa.

Le mimose di Castelletto

Così fiorisce magnifica l’ondeggiante mimosa e con la sua luce vitale si staglia contro l’azzurro, la mimosa è una bellezza effimera di questa stagione ed è molto diffusa qui in Liguria.
In questi quartieri abbarbicati sulle alture è molto frequente vedere questo albero così maestoso: una grande mimosa si scorge da una delle fermate della funicolare, andando a cercarla ho poi scoperto che se ne sta protetta da un alto muro che circonda il giardino nel quale si trova.

La mimosa gentile e generosa regala agli sguardi l’incanto della sua solarità, ancora l’ho ritrovata, salendo oltre nelle impervie vie del mio quartiere.
Eccola sporgersi così graziosa sopra una semplice creuza silente in un perfetto gioco di luci e di ombre.

Con la sua grandiosa bellezza così si nutre del primo tepore, alzare gli occhi e vedere una mimosa è un dono magnifico.

E ancora, un albero regale vive, fiorisce e respira in un giardino di Via Ausonia.

E così omaggia grandezza del cielo e sovrasta il cammino dei passanti.

E ancora altre mimose sbocciano lungo le vie che si snodano in tornanti e in ripide salite, preziosi alberi che abbelliscono la nostra città.
E là in alto, in Via Domenico Chiodo, certe mimose danzano lievi nell’aria e quasi celano il mare, il porto e la nostra fiera Lanterna.

Dolce, gentile e leggiadro albero dai fiori di seta.

Con i suoi rami superbi che si intrecciano contro il blu del cielo.

Cornice profumata che racchiude la costa, le case di Genova e il nostro mare.

Nel trionfo della bellezza, nel tempo della magnifica mimosa.

La Cappella del Monastero delle Clarisse Cappuccine

Vi porto in un luogo silenzioso, lindo e semplice, vi porto a scoprire la piccola Cappella del Monastero delle Clarisse Cappuccine di Via Domenico Chiodo.
L’ordine delle Suore di Santa Chiara ha la sua sede qui fin dal 1904 ma la presenza delle Clarisse a Genova risale alla fine dell ‘500.
Per lungo tempo il loro convento fu in Carignano ma poi le religiose dovettero lasciare quella zona per permettere la costruzione dell’Ospedale Galliera e nel 1880 si spostarono così nell’area dell’attuale Corso Firenze e per i rinnovamenti urbanistici della zona furono costrette ad abbandonare anche quel luogo.
Andarono infine sulle alture, in un posto arioso e chiaro di luce, l’edificio del Monastero è in una splendida posizione.

Forse alcuni di voi ricorderanno che in passato vi mostrai il magnifico Presepe di Greccio che le suore allestiscono nel periodo di Natale.
Di recente poi ho avuto modo di tornare dalle Suore Clarisse, come ben saprete è un ordine che osserva la clausura ma c’è una parte del Monastero che resta in certi momenti accessibile al pubblico ed è appunto la piccola cappella.

È un luogo raccolto e particolare per le opere che racchiude, ho avuto modo di scoprirle grazie alla cara Suor Speranza e qui la ringrazio per la sua gentilezza e per la sua naturale affabilità, Speranza è una persona speciale.
Come saprete Genova ha di recente ospitato una mostra prestigiosa dedicata ad Anton Maria Maragliano, valente artista genovese vissuto tra la seconda metà del Seicento e la prima metà del Settecento, le sue preziose sculture lignee arricchiscono le chiese di Genova e della Liguria, la sua sapiente mano ha anche forgiato nel legno le molte statue che impreziosiscono questa Cappella.
Sotto questo chiarore i vostri occhi troveranno il viso dolcissimo di una fanciulla di nome Maria, giovane madre che tiene teneramente in braccio il piccolo Gesù.
È la Madonna del Rosario, Maragliano ha scelto di donarla al mondo così, con questa grazia e questa tenerezza.

Nella cappella del Convento la pala d’altare è un’opera su ardesia dipinta da Luca Cambiaso.

Convento Clarisse Cappuccine (4)

Ed è sempre di Maragliano il magnifico Crocifisso ligneo.

Crocifisso

Nelle nicchie poi vegliano sui fedeli le immagini di alcuni santi, Maragliano ha rappresentato ognuno di loro con le proprie caratteristiche.
Non crediate che io li abbia riconosciuti tutti ma ci ha pensato Suor Speranza a parlarmi di loro, spero proprio di ricordare tutto senza fare errori.
Inginocchiato in mistica ed umile preghiera è San Francesco d’Assisi che riceve le stimmate.

San Domenico invece si erge in una posa molto scenografica, ai suoi piedi c’è un cane.

San Domenico

Ancora ecco un’altra statua e rappresenta Sant’Antonio da Padova.

Con il suo sacco sulla spalla questo è invece San Felice da Cantalice.

San Felice da Cantalice

Ed è magnifico il movimento delle vesti di San Giuseppe, il giallo e l’azzurro contrastano vivacemente in un gioco perfetto di luci ed ombre.

La rappresentazione dei Santi restituisce sempre armonia di proporzioni, gestualità precise, sguardi colmi di amore e di devozione.

E trovo spesso mirabile il modo di raccontare l’infanzia nella sua ingenuità e nella sua spontanea dolcezza.
Ecco Gesù tra le braccia di Giuseppe con questa tenerezza assoluta.

Ed ecco ancora i piccoli putti dalle guance rosee, nei loro sguardi si legge gioia e beatitudine, essi si trovano ai piedi della Madonna del Rosario.

La circondano nel suo splendore glorioso.

Ed è un dorato trionfo di misticismo, opera magnifica di Anton Maria Maragliano, nella luce e nella quiete del Monastero delle Suore Clarisse Cappuccine di Genova.

Madonna del Rosario (4)

Guardando Via Piaggio, ieri e oggi

Ci sono vedute per me consuete, ci sono scorci più facili da riconoscere in certe fotografie del passato.
Oggi vi mostro parti diverse di un’unica immagine di anni lontani, vi sono ritratti luoghi del mio quotidiano e strade che percorro ogni giorno.
Guardando Genova, i suoi tetti e le case, le curve, il mare e la costa da Via Domenico Chiodo.

Osservo meglio.
Cerco un palazzo dalla forma triangolare, accanto c’è una strada che sale, è Via Paride Salvago, su tutto domina l’inconfondibile Castello Bruzzo.

Ed era così anche molti anni fa.
Certo, l’edificio si nota nella sua interezza, allora non c’erano così tante costruzioni intorno.

E ancora guardo i tetti e conto le finestre degli ultimi piani dei palazzi di Via Ameglia.

E guardo i tetti e conto le finestre, ritrovo le prospettive.

E poi torno ad ammirare Genova dall’alto, sempre da Via Domenico Chiodo.
Il porto sullo sfondo, il mare e le navi.
E Castello Bruzzo ora inquadrato sulla sinistra, la via che si inerpica sinuosa sulle alture con le sue incantevoli ville è Via Piaggio.

E così era, tanto tempo fa.
Sul lato delle ville su notano degli alberelli appena piantati.
E poi il tempo è trascorso, è proprio scivolato via.

La città è cambiata, sono state costruite nuove case e questo ha logicamente mutato anche il nostro panorama.
Si sono aggiunte altre finestre e altra vita, altri tetti coprono un tratto del tracciato di Via Piaggio.

In altri anni, invece, la via si vedeva completamente.
Di strade tortuose, salite e alture di Genova.

E là, sulla curva, sorge una bella villetta, ai giorni nostri non si riesce a vederla dall’alto, rimane coperta dai palazzi costruiti in seguito.

E c’era anche allora, a guardar bene mi pare che non avesse il cancello.
E chissà quali fiori sbocciavano davanti al quel giardino nel tempo che non abbiamo veduto.

E ancora si sale, tra alberi svettanti, verde rigoglioso e splendide case.

Diverse prospettive di Via Piaggio, diverse stagioni di una strada che conosco bene.

E poi gli istanti sono volati, sono trascorsi gli anni e queste alture hanno ospitato nuove abitazioni e nuovi edifici.
E terrazzini e balconi, strade asfaltate, ringhiere, muretti e finestre e vita, giardini, alberi e piante, un piccolo autobus arancione percorre Via Piaggio, questa zona di Genova è sempre bella e molto panoramica.
Metti indietro le lancette dell’orologio e vai là, in quel tempo che non hai vissuto e guarda Genova in bianco e nero, guarda Genova da lassù.

Meraviglie di primavera

Sono andata a salutare gli alberi, in queste giornate di sole alcuni di essi ci incantano con la loro bellezza.
Fiorisce il glicine generoso, sui pergolati, davanti alle finestre, contro i muraglioni.

Si arrampica sulle grate, si posa gentile davanti a misteriosi volti di un altro tempo.

Sopra un cancello, davanti a un palazzo di Carignano e di fronte ad uno splendido risseu.

Sono andata a salutare gli alberi che conosco bene, li rivedo vestirsi di nuovi fiori ad ogni primavera.
Un inchino a te, maestoso glicine di Via Piaggio.

E a te, magnifico ciliegio giapponese.

E ancora oltre, un trionfo di petali gialli, un’esplosione di profumi e bellezza.

E poi la delicatezza dei lillà.

Ancora qualche passo, su per la salita di Via Domenico Chiodo e oltre quel mare di bocci il mare di Genova e la Lanterna.

E un piccolo fiore di campo è cresciuto proprio tra loro, è un tipo semplice ma si vede che ama l’alta società.

E ancora, salendo, il panorama si svela in questa maniera e sono di nuovo cartoline di Genova e glicini.

Non sono l’unica ad amare questi alberi dal dolce profumo, c’era un ospite che andava e veniva, se avessi voluto immortalarlo non ci sarei mai riuscita.

Delizia di fiori sfumati, il glicine regna sovrano.

E sì, taluni passano da un fiore all’altro, in continuazione!

E ancora specchi, muraglioni e ancora azzurro.

Trionfo, meraviglia e stupore.

E rami che si stagliano contro il cielo.

Su questo grande albero due gazze petulanti, andavano e venivano, volavano insieme.

Una sosta all’ombra, due chiacchiere e poi ancora via, lontano.

E intanto i petali rossi fremono nell’aria tiepida.

E l’albero di Giuda si protende verso il sole.

Il glicine dondola su un orizzonte calmo.

E tutto è perfetto, in questo tempo di primavera.

Mare, cielo e vento

Guarda Genova dalle alture e vedrai la vastità del suo azzurro.
Guarda Genova da Circonvallazione a Monte e coglierai una delle sue essenze: l’incontro tra mare, cielo e vento.
E a volte è onde alte, infinito sereno e tramontana potente.
In altri giorni invece tutto è calmo e spira un’aria fresca e leggera.
Guarda giù, verso il Porto Antico.

Genova

Non sei davanti al mare eppure sembra così vicino, tra cielo e vento.

Genova (2)

Tra i rami degli ulivi, mentre il sole scende e arrossa l’orizzonte.

Mare

Su certe alture, in certe strade in salita che si inerpicano tortuose ci sono anche splendide ville, paradiso dei fortunati che ci abitano.
E una in particolare è collocata in una posizione incantevole, dal cancello si scorge un giardino meraviglioso e davanti alle sue finestre si apre un panorama di rara dolcezza.

Mare (2)

Guarda Genova dalle alture e vedrai la vastità del suo azzurro e del suo spirito.
E come sempre c’è da alzare lo sguardo, in questo caso verso il tetto di questa casa.
E vedrai mare, cielo e vento.

Barca