Sorella in Spianata Castelletto

Una giornata d’estate più fresca delle altre, il cielo limpido.
L’aria leggera, il silenzio mirabile e la quiete miracolosa.
La nostra ringhiera, il nostro orizzonte genovese, la linea del mare blu e i tetti di ardesia.
E l’abito bianco, un tempo lento e pacifico, una sorella in Spianata Castelletto.

In estate

In questa nostra estate nella quale il caldo non concede tregua, tutti cercano fresco e refrigerio.
E così, in un tardo pomeriggio d’agosto, eravamo in tanti a passeggiare sotto gli alberi di Spianata Castelletto, sulle panchine a chiacchierare o alla ringhiera ad ammirare il panorama.
Un gelato, una granita, una bibita fresca.
Due amiche che scambiano due parole, un giovane papà che spinge un passeggino nel quale sorride un piccolo frugoletto.
Sandali, ventagli, calzoncini corti.
Risate, occhiali da sole, cappelli di paglia.
E una brezza leggera che altrove magari non si sente.
Il cielo azzurro, la nostra cara ascensore e una sera d’estate in Spianata Castelletto.

 

Dalle finestre di Palazzo Rosso

Dalle finestre di Palazzo Rosso, celebre museo cittadino che custodisce pregiate opere d’arte, si ammira anche un commovente capolavoro: la veduta impagabile della distesa dei tetti di Genova.

E sono ardesie, cupole e campanili.

E laggiù, dall’antica dimora della Duchessa di Galliera, in lontananza si scorge fiera la Lanterna.

E ci sono terrazzini, piante, spazi accuditi amorevolmente.

Una magia di comignoli e spiovenze.

Mentre sotto il sole caldo sboccia generosa la bouganvillea.

E poi la svettante Torre degli Embriaci e scalette, finestre, vasi di piante che affollano angoli segreti e minuscoli ma infinitamente preziosi.

E abbaini, ringhiere e cielo azzurro.


La linea del mare quieta e lucente.

Qui è dove Genova si custodisce e si svela, raccontandosi senza parole, ritrovandosi nella sua vera complessità.

Mentre la Croce di San Giorgio sventola sulla Torre Grimaldina.

Volgendo lo sguardo altrove, poi, si vede la nostra Spianata Castelletto con il suo suggestivo ascensore, un luogo del cuore per noi genovesi.

E uno straordinario susseguirsi di curve, prospettive e vedute inattese.

Questa è Genova, nella sua autentica bellezza che fa semplicemente innamorare, questa è Genova dalle finestre di Palazzo Rosso.

Diventare grandi in Spianata Castelletto

Diventare grandi è sempre un’avventura.
Un gioco di continui entusiasmanti cambiamenti, una scoperta, ogni giorno un nuovo inizio e una nuova cosa da imparare.
Diventare grandi è un’emozione, tenendo stretta la mano della mamma.
E poi correre, scappare, sporcarsi la faccia con il gelato, rialzarsi, sbucciarsi le ginocchia, piangere un po’, ridere forte, nascondersi, saltare, correre giù per le discese, sdraiarsi sui prati, fare le capriole nell’acqua.
Diventar grandi è una faccenda estremamente divertente, dai.
Ed è anche una questione terribilmente seria, a dire il vero.
Si diventa grandi anche pedalando, prima con le rotelle e poi senza, su una bicicletta piccina che racconta questa bellezza qui di crescere e di diventare grandi.
In un pomeriggio tiepido, nella gioia dell’infanzia, in Spianata Castelletto.

Azzurro all’orizzonte

Un nuovo inizio in un luogo amato e a me molto caro.
Davanti alla ringhiera di Spianata Castelletto, ammirando i tetti, il mare e la Lanterna.
Il tempo è come una musica di frammenti irripetibili e per ognuno di noi assume un significato differente a seconda del nostro sentire.
E guardando lontano lo sguardo si impiglia nel blu del mare e nel tono celeste del cielo, in una sola sinfonia senza tempo che risuona come un felice auspicio di lucente azzurro all’orizzonte.

Elogio della lentezza

Nessuna frenesia, nessuna fretta.
Solo la gioia di fermarsi ad ammirare un panorama, ad assaporare la quiete, i profumi di un luogo, i suoi colori.
E prendersi tutto il tempo senza pensare al tempo, senza guardare l’orologio.
Passeggiare, fare una sosta ristoratrice, riprendere il cammino.
Guardarsi intorno, scoprire i negozi, osservare le vite degli altri, perlustrare strade, attraversare piazze mai vedute, trattenere nello sguardo la memoria di un luogo, il ricordo di un’esperienza.
E ritrovarsi alla ringhiera, guardando i tetti.
Senza nulla da poter realmente afferrare, trattenendo negli occhi soltanto una diversa bellezza, un orizzonte per te inesplorato.
Piano, con dolce lentezza.

Per la prima volta

“We shall not cease from exploration
and the end of all our exploring
will be to arrive where we started
and know the place for the first time.”

“Non smetteremo di esplorare
e alla fine di tutte le nostre esplorazioni
ritorneremo al punto di partenza
per conoscerlo per la prima volta.”

Thomas Stearns Eliot – Quattro Quartetti

Nella luce del primo pomeriggio

È la luce del primo pomeriggio a giocare con le ombre degli alberi davanti all’ascensore di Castelletto.
A quest’ora del giorno alcuni semplicemente si godono il calore di un autunno mite, il panorama e una buona compagnia.
Sulle panchine si chiacchiera, si ricorda, si racconta, si ride.
E ci sono i bambini alle prese con i primi passi e quelli invece già esperti del cammino della vita.
A quest’ora del giorno passano i ragazzi con lo zainetto della scuola sulle spalle, qualcuno corre per non perdere l’ascensore e certi invece indugiano davanti alla ringhiera.
E si svolgono qui storie di amore, di amicizia e di vita quotidiana.
Nella luce di un primo pomeriggio di novembre.

Quiete

Un tempo lento, silenzioso e sospeso.
E l’albero antico si protende donando la sua dolce ombra mentre sull’altro lato l’alberello giovane deve ancora crescere, imparare e divenire saggio.
La ringhiera di Spianata Castelletto, il confine oltre il quale fluttuano i pensieri e le nostalgie.
Le alture della città, lo sguardo.
La pozzanghera, un magico specchio.
E le panchine.
Si rimane a pensare, a immaginare, a respirare.
Sotto il cielo di Genova: la quiete.

Nel passato di Spianata Castelletto

Ritornando nel passato di Spianata Castelletto potrebbe davvero capitare di trovarsi, ad un tratto, come disorientati in un luogo noto e sempre frequentato.
Io in questo quartiere ci sono cresciuta ma ha suscitato in me un certo stupore questo scorcio che scopriremo insieme, osserveremo i dettagli di una mia bella cartolina nella quale si vede quella che oggi è nota come Piazza Goffredo Villa e che un tempo era denominata Spianata Castelletto.
Tic tac, tic tac, saliamo sulla macchina del tempo e finiamo così in questo straordinario passato nel quale si intravede, in lontananza, l’imbocco di Corso Carbonara.
L’edificio che si nota lì all’inizio sembrerebbe essere l’ormai demolito Monastero della Santissima Incarnazione o delle Monache Turchine di sotto che fu demolito negli anni ‘60.

La tenda scostata di un negozio invita la clientela ad entrare.
Nella nostra epoca questi locali hanno sempre ospitato una panetteria e anche se l’insegna sulla cartolina non è del tutto visibile io credo che già allora da quel negozio uscissero i profumi fragranti del pane e della focaccia.

Ecco poi alcuni gentiluomini impegnati in un’interessante conversazione nei pressi di una bella aiuola.
E si nota la raffinatezza del palo della pubblica illuminazione, dietro al fitto delle piante pare che ci sia una specie di chiosco.

La vita scorre dolcemente, in Spianata Castelletto, il suo ritmo è così scandito dal suono delle ruote dei carretti.
Là, sullo sfondo, spicca la bella insegna della Farmacia che si trovava dove ai nostri tempi c’è la tabaccheria.

Era un tempo diverso e osservando questa parte del mio quartiere, con la sua luce e i suoi colori, pare ancora oggi di rivedere tutto ciò che è stato e che oggi non è più.

Tutto resta, in qualche maniera, come una memoria vissuta di ciò che eravamo.
È il nostro passato nel quale mi piace ritornare, con una certa commossa partecipazione, per ritrovare quella che un tempo era la nostra Spianata Castelletto.