Una meraviglia nascosta in Canneto il Lungo

Accade sempre di lasciarsi cogliere dalla meraviglia, nel nostro centro storico.
E succede una volta di più varcando la soglia di un’antica dimora che custodisce il fasto di secoli lontani.
Ci troviamo in Canneto il Lungo, al civico 17 presso il Palazzo di Gio Andrea Cicala risalente al XVII secolo e in seguito divenuto di proprietà della famiglia Donghi.
L’edificio è annoverato tra i Palazzi dei Rolli, è quindi una di quelle dimore che la Repubblica utilizzava per le visite di stato.
E qui, in questo luogo, nell’atrio è posto un suggestivo ninfeo.

È protetto da una cancellata ma avvicinandovi potrete ammirare i dettagli.

Secondo l’uso antico che di frequente si ritrova nella Superba il ninfeo è sontuosamente decorato con splendide conchiglie.

E pietre minute sistemate a mosaico compongono alcune figure.

Due fiere creature sovrastano il ninfeo.

E uno stemma decora la vasca marmorea nella quale un tempo zampillava l’acqua.

Rimane, sempre viva e presente, l’opera della mano dell’uomo, la traccia di colui che in un giorno che non conosciamo sistemò con pazienza certosina le fragili conchiglie in un gioco di armoniosa perfezione.

E così persiste l’antica gloria di Genova, nella bellezza delle sue antiche dimore che gelosamente racchiudono antichi splendori.

Una di queste meraviglia si ammira nell’atrio di un favoloso palazzo in Canneto il Lungo.

Un’antica edicola in Via Garibaldi

È un’antica edicola sita in Via Garibaldi ed è tutta una meraviglia di marmi e di piccoli angeli deliziosi e devoti.

Le mani sul cuore, lo sguardo rivolto a Gesù.

La parte centrale dell’edicola, oscurata già nei tempi lontani da una grata, era destinata ad ospitare un dipinto raffigurante la Madonna di Loreto che penso non sia più presente oppure è talmente sbiadito da non essere visibile, personalmente però propendo per la prima ipotesi.

Nella parte superiore i piccoli angioletti circondano l’ovale nel quale è dipinto il volto di Gesù.

E i suoi tratti, sebbene offuscati dallo scorrere del tempo, restano invece ancora riconoscibili.

Un piccolo angelo sovrasta il ricco baldacchino.

E alla base dell’edicola è collocata un’iscrizione latina recante anche l’indicazione dell’anno 1874.

Un visetto dolce, una celestiale e infantile tenerezza.

La bella edicola si trova all’inizio di Via Garibaldi, sul fastoso Palazzo di Agostino Pallavicino.

È la memoria viva di una devozione antica, nella strada più bella di Genova.

Gli austeri custodi di Canneto il Lungo

Camminando nei nostri caruggi vale sempre la pena di varcare certi portoni dietro ai quali si celano storie antiche e lontane.
E percorrendo Canneto Il Lungo fermatevi davanti al civico 21, antico edificio custodito da severi custodi.

Questo è il portone e se avrete l’opportunità di varcarlo scoprirete le bellezze di un edificio annoverato tra i palazzi dei Rolli già nel lontano 1588, era cioè una di quelle dimore nelle quali si ospitavano i capi di stato e le illustri personalità al tempo della Repubblica di Genova.

Questo palazzo noto come Palazzo Agostino Calvi Saluzzo venne acquisito a metà del ‘600 dai Veneroso e fu dimora di Gerolamo Veneroso e di Gian Giacomo Veneroso che furono entrambi Dogi della Repubblica.

E salendo le scale noterete che ogni porta è sovrastata da un busto marmoreo.

I tratti di questi volti rimandano al mondo classico e alle sue saggezze.

E ancora si sale, accanto a colonne di marmo e su per gli antichi gradini.

Sotto a questi sguardi attenti e severi.

Le porte di antica ardesia si chiusero, nei secoli lontani, su vite che non conosciamo.

I palazzi come questo sono scrigni di memorie e di storie da evocare.

A un tratto poi, c’è una sorta di passaggio.

E qui, tra le vetuste mura, si svela anche il cielo sempre sorprendente di Genova.

E il volto che presiede a quella porta è quello di una graziosa fanciulla e la sua beltà ricorda ancora le donne dell’età classica.

Una balaustra, un’insolita prospettiva in un misterioso palazzo genovese.

Una bellezza nascosta e così custodita.

Ritorniamo ora nel portone, come avete veduto anche sulle porte qui collocate ci sono dei busti.

E tuttavia c’è una differenza rispetto agli altri piani: queste figure non portano toghe e non sembrano antichi romani.
Forse in questi volti che custodiscono l’atrio sono stati effigiati i padroni di casa?
Non ne ho la certezza ma ho fatto personalmente questa supposizione.

Uno accanto all’altro vegliano su questa antica dimora.

Li troverete là, nello stupore di Canneto il Lungo, al civico 21.

Dove certi antichi custodi vigilano sul tempo trascorso e su quello che verrà.

Luci mattutine in Strada Nuova

Così, una mattina di dicembre.
Era presto, da poco erano passate le sette e mi trovavo in Via Garibaldi, la magnifica via genovese che io amo chiamare ancora con il suo antico toponimo: Strada Nuova.
Meravigliosa, regale, bella da togliere il fiato, semplicemente Strada Nuova nella luce del mattino.

Quando ancora poche persone l’attraversano, quando la notte sfugge via per lasciare posto al giorno nascente.

Cosi si diradano le ombre e la luce accarezza gli antichi edifici nobiliari.

E un chiarore dorato riveste il palazzo un tempo appartenuto a Baldassarre Lomellini, i recenti restauri ne valorizzano davvero l’eleganza.

Lentamente il cielo si rischiara, piano il sole si leva e sotto al turchese si risveglia la città con le sue fastose dimore.

E tutto è avvolto da una magica e silenziosa quiete.

Così risplende la nostra Strada Nuova nelle brillanti luci del mattino.

Palazzo Giorgio Doria: la fierezza di San Giorgio

Il fasto dell’antica città ancora vive e respira sulle sue facciate vetuste, sui portali e sugli edifici antichi, nelle chiese e nei luoghi del passato, basta alzare lo sguardo ed osservare con la dovuta attenzione.
Nella Piazza di San Matteo si trova un magnifico edificio annoverato tra i rolli di Genova e appartenuto a Giorgio Doria, come sappiamo questa era la zona nella quale i membri della famiglia Doria avevano le loro dimore, qui c’è anche la casa dell’Ammiraglio Andrea Doria.
Il palazzo di nostro interesse si può notare nella parte destra della foto.

Precisamente si tratta del civico numero 14 ed è ragione di molti diversi stupori.

Se alzerete gli occhi verso il raffinatissimo sovraporta vi troverete un mondo intero vibranti di espressioni, sguardi e fierezza.
Questa è una delle più suggestive rappresentazioni di San Giorgio, nelle vie della Superba la sua effige veniva scolpita sulle dimore dei capitani di galea distintisi in battaglia per il loro coraggio.

Ed eccolo San Giorgio, così lo scolpì Giovanni Gagini nel lontano 1457, un’epoca che si perde in secoli talmente distanti e non pare vero di avere ancora tra noi questa magnifica opera testimone di un passato glorioso.

E tutto è vivo, scolpito con assoluta sapienza, reale e così denso di emozioni.
C’è un pastorello che suona una dolce melodia per le sue pecore.

E c’è un pubblico di attoniti spettatori che assistono alla scena del Santo temerario che senza esitazione trafigge il drago.

La principessa porta una morbida tunica, la corona sul capo e tiene le braccia incrociate sul petto.

E sotto al sovraporta si notano due buffe figure.

Pose insolite, sguardi stupiti, racconti di un tempo lontanissimo.

Fieri gendarmi presidiano la scena, racconto vivo e presente delle gesta di un santo molto amato in questa città.

San Giorgio cavalca il suo destriero, stringe forte la spada e così uccide l’orrendo drago, sotto il sole di Genova, in Piazza San Matteo.

Davanti alla casa di Santa Virginia Centurione Bracelli

Passo spesso in Via Lomellini, è un’antica strada molto amata che fu culla di molte appassionanti storie genovesi e ho già avuto modo di narrarvi alcune di esse in questo post scritto agli albori del blog.
Strada di patrioti e di fastosi palazzi nobiliari, Via Lomellini è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco ed è davvero ricca di tante bellezze che mai ci si stanca di ammirare.
L’altra mattina, passando da quelle parti, ho alzato gli occhi verso un certo edificio annoverato tra i Rolli di Genova.
Il palazzo un tempo appartenne a Giorgio Centurione, doge della Repubblica di Genova dal 1621 al 1623 e padre di Virginia, fanciulla generosa e dedita alla cura del prossimo, per le sue buone opere Virginia Centurione Bracelli è stata proclamata Santa.
E questa è una delle case dove lei visse, quando passo in Via Lomellini mi capita spesso di alzare lo sguardo verso questo edificio.

Di recente, con mio gradito stupore, ho notato una gradevole novità.
Sopra il portone è collocata una statua della Madonna con il Bambino, il tempo aveva posto un velo scuro su questo marmo ma, dopo un accurato restauro, la scultura è tornata al suo originario splendore.
Sotto l’immagine di Maria è scolpita una frase in latino: sub tuum praesidium (sotto il tuo presidio).

Quando passerete nei caruggi fermatevi anche voi ad ammirare questo edificio che ospita ancora oggi le Suore di Nostra Signora del Rifugio di Monte Calvario, l’ordine fondato da Santa Virginia.
In questo palazzo Virginia iniziò a prendersi cura dei più sfortunati, in questo palazzo sposò Gaspare Bracelli.
Qui trovate il mio racconto della commovente storia di Virginia e potrete vedere anche una fotografia del portale e della statua prima dei restauri.

Ora il marmo è tornato al suo antico candore e si coglie ancor di più la dolce grazia di questa giovane mamma di nome Maria: lei custodisce la strada e la dimora dei Centurione, due grandi fiocchi decorano le due semicolonne che fanno da cornice alla figura di lei.
Amorosa regge il suo bambino, a guardarlo bene lui sembra proprio un piccoletto vivace e allegro.

I capelli mossi incorniciano il viso dolce della Madonna, i suoi tratti sono delicatamente regolari, ha occhi grandi e labbra a cuore, il suo piccolo Gesù è un bimbetto gioioso e tenero.
Amorevole vi osserva da lassù, dove sempre è stata, davanti alla casa di Santa Virginia Centurione Bracelli.

Un pianoforte in Strada Nuova

Una sera, rientrando a casa.
Mentre la luce si fa sempre più fioca, nel tempo d’autunno.
E metti che ci sia un pianoforte in Strada Nuova.

E metti che poi le note risuonino in questa strada ampia e gloriosa.
E tutti si fermano ad ascoltare, la musica ha questa potenza, sa avvolgere i pensieri, in certi luoghi poi è ancora più incantevole.

Un pianoforte in Strada Nuova: chi lo vede da lontano rallenta il passo.
Arriva una ragazza con lo zainetto sulle spalle, alcune persone stanno sedute sui gradini di Palazzo Tursi, una mamma spinge il passeggino.

Musica nella via dei Rolli, i palazzi della nobiltà, questo è uno degli eventi organizzati in occasione del Salone Nautico.
Tra questi edifici maestosi, davanti alla prospettiva dorata di un caruggio a me molto caro, mentre il giovane pianista fa scorrere le dita sui tasti bianchi e neri.

Un pianoforte in Strada Nuova: una che come me ama i caruggi non può che osservarlo da là, tra le case alte di Vico Duca.

E intanto dolcissime note si levano nell’aria.
Ed è pura bellezza e perfetta armonia.
Semplicemente, in Strada Nuova.

Ritratto di dama con maschera

Mi hanno colpita la sua grazia e l’eleganza della sua postura, lei è una misteriosa gentildonna, non so il suo nome ma ho incontrato il suo sguardo in una delle sale di Palazzo Rosso.
Forse i critici d’arte conoscono la sua vera identità, io non so dirvi nulla su questa giovane donna ritratta da Jacop Ferdinand Voet, pittore originario di Anversa vissuto nella seconda metà del ‘600.
Lei con una mano pare stringere un lembo della sua veste chiara.

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Porta un abito raffinato dalle ricche maniche di pizzo, il vestito è ingentilito da vaporosi fiocchi rossi come papaveri.
E così la sua immagine è giunta fino a noi, nella sua incontestabile grazia.

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Indossa orecchini preziosi e al collo porta una collana di perle, i riccioli si posano sulla sua pelle bianca.
Chi sei, graziosa dama di un altro tempo?
Il suo sguardo vivace ha catturato la mia attenzione, la immagino inquieta davanti al pittore, la penso a suo modo impaziente.
L’attesa e la posa immobile, forse invece lei vorrebbe parlare o magari ridere, forse trattiene il respiro.
Forse, io credo.

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Regge con la mano una mascherina nera e a questo dettaglio si lega l’intera opera denominata appunto Ritratto di dama con maschera.

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Nel mese del Carnevale ho incontrato lei.
Viene da un tempo lontano, dama gentile con quella veste dai fiocchi vermigli, con la maschera scura per celare il suo viso.
Viene da un tempo lontano e ancora ci osserva, in un salone di Palazzo Rosso.

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Piazza Corvetto, guardando i tetti

Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.

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E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.

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Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.

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E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.

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Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.

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E poi ringhiere, campanili, torri e  il Teatro Carlo Felice.

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Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.

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E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.

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Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.

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E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.

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Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.

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Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.

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Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.

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Da un diario genovese del passato: un mancato duello

Oggi su questa mia pagina troverete un breve aneddoto tratto dal diario di Francesco Dufour, vi avevo promesso che avreste letto una chicca ed eccoci qua, è arrivata.
Come dire, si tratta di una sorta di gossip ottocentesco, una sgradevole impasse che vide protagonista un rappresentante dell’aristocrazia cittadina.
Il suo nome? Beh, l’ho omesso di proposito però sappiate che si tratta proprio del jet set genovese, d’altra parte è facile intuirlo solo considerando la strada dove si svolse il fattaccio.
Il nostro amico Francesco Dufour presenta questo episodio con questo titolo: Un mancato duello a Genova, così come mi fu raccontato da mia madre.

Verso la fine dell’Ottocento una marchesa, passando per Via Garibaldi, fu molestata dalle galanterie di un bellimbusto.
La nobildonna si rifugiò nel palazzo di suo cugino il Marchese, questi scese in strada e disse il fatto suo al Don Giovanni.
Questi gli inviò il cartello di sfida.

Via Garibaldi

Il Marchese era di famiglia, allora come oggi, religiosissima e fece rispondere che le sue convinzioni gli proibivano il duello.
Dopo di ciò tutte le nobili genovesi inviarono alla moglie di lui il loro biglietto da visita.
Il significato era il seguente: allora il duello era sì proibito dalla Chiesa ma era talmente nell’uso che tutto lo praticavano, era considerato una necessità sociale.
Le marchese amiche e parenti della nobildonna avevano inviato la loro carta ad indicare la loro partecipazione e il loro compatimento per avere lei un marito vigliacco perché, ripeto, allora nessuno, anche religiosissimo, si faceva scrupolo di battersi in duello.

Via Garibaldi

Ecco lì!
Un uomo devoto si premura di rispettare i dettami della Chiesa e finisce sbeffeggiato e additato come un codardo, che disdetta!
E costui avrà camminato per Strada Nuova a testa bassa per il resto dei suoi giorni?
E la sua consorte? Che perfide amiche!
E il bellimbusto?
Non sarebbe interessante scoprire qualche notizia in più su tutti loro? Magari ci proverò, se dovessi trovare altre scottanti notizie sarete i primi a saperlo.
Accadde in Via Garibaldi, sul finire dell’Ottocento.

Via Garibaldi (17)