I cugini d’America

La zia Angela aveva atteso quella busta per lungo tempo: finalmente era arrivata ma lei esitava ad aprirla, l’aveva posata sul comò di legno scuro e la fissava, timorosa e impaziente.
Ogni viaggio è un nuovo inizio, ogni meta conquistata un sogno che può divenire realtà.
Erano partiti.
Avevano portato poche care cose: qualche valigia, alcuni indirizzi preziosi, un mestiere nelle mani e la fatica di ricostruirsi il destino.
Il futuro è in un foglio, in un timbro, il futuro è al di là di una porta che si apre.
Il futuro è tra le righe di quelle domande, prima di imbarcarsi.
Ed è nelle risposte pronunciate con voce ferma per non tradire l’insicurezza.

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Galata Museo del Mare

Il pensiero resta a riva.
Sulla terra che hai lasciato, ancorato alla banchina.

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Il pensiero risuona negli addii, nelle voci commosse.
Scrivi presto, abbi cura di te, non piangere.
E sorridi, mentre il pensiero resta sulla riva.

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Il viaggio.
Lungo, faticoso, infinito, non lo si può neanche raccontare un viaggio così.
Alle tue spalle un continente si allontana, davanti ai tuoi occhi un luogo mai veduto.

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Galata Museo del Mare

Notti stanche, notti senza sonno sul tumultuoso oceano.

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Galata Museo del Mare

E poi, ancora con il fiato sospeso.
Uno sguardo che ti scruta, domande, domande e ancora domande.
Il futuro è in un foglio, nell’inchiostro che segna la tua vita.

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Galata Museo del Mare

Diverso tempo dopo era arrivata la lettera per la zia Angela, lei la aprì con mani tremanti, posò gli occhi su quella calligrafia a lei così cara e lasciò andare un sospiro troppo a lungo a trattenuto.
E li guardò uno ad uno quei nipoti, quei figli di famiglia andati così lontano.
Il futuro è una terra vasta e polverosa da calcare con quelle scarpette consumate.
Tutta la vita davanti.
Potrai diventare un contadino, un uomo d’affari, forse un avvocato, un commerciante.
Un uomo di successo.
O più semplicemente, un uomo felice.
Felice, capisci cosa intendo?
Gioca bene le tue carte, ora che sei là.

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Loro.
Laggiù.
Distanti.
Non sarebbero mai più tornati, nessuno lo aveva detto ma era implicito e sottinteso, quell’arrivederci aveva avuto un sapore amaro.
E tuttavia zia Angela era stata forte, non si era fatta scappare neanche una lacrima, aveva aspettato che la nave svanisse all’orizzonte e poi era scoppiata in un pianto dirotto e sconsolato.

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Il futuro.
Una lingua nuova, le tue usanze, i tuoi ricordi da tramandare ai tuoi figli.
E una casa.
Il futuro è là, davanti alla porta di legno.

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I cugini dall’America avevano gli occhi illuminati da una luce nuova: la luce di una nuova vita.
Adele, pensò zia Angela, sembrava come rinata, si leggeva sul suo viso il segno di una ritrovata serenità, la fiducia nel tempo che sarebbe venuto.
Del resto il marito di lei era sempre stato un gran lavoratore: nella terra delle opportunità avrebbe trovato modo di farsi valere.

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E i bambini?
Ah, zia Angela si era tanto raccomandata!
Negli anni a venire avrebbero dovuto conservare la memoria del luogo dal quale provenivano: uno sguardo al domani, una mano tesa verso il proprio passato.
Giacomino era così piccolo, avrebbe conosciuto le storie di famiglia dai ricordi di mamma e papà, Teresa sarebbe diventata una signorinetta in quella terra lontana.
Pietro, il più grande dei quattro, era un ragazzino assennato ed obbediente, per lui non c’era da preoccuparsi.

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Adele, la sua buona e dolce nipote, avrebbe mantenuto ogni sua promessa.
Avrebbe continuato a parlare in italiano ai suoi figli, avrebbe tenuto stretto il legame con la sua terra natale.
Anche se ormai era lontana, anche se ogni nuovo inizio porta inevitabili cambiamenti, anche se la zia Angela non era accanto a lei, ad aiutarla e a rassicurarla.
Italiani d’America, con il cuore e il pensiero sulla banchina di un porto.

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Alcune immagini di questo articolo sono state scattate al Galata Museo del Mare, nella sezione dedicata ai nostri emigranti.
La famiglia della quale vi narro è ritratta in una fotografia che da qualche giorno fa parte della mia piccola collezione.
Tutto ciò che avete letto è un mio gioco di fantasia, è reale il nome della destinataria della foto, sul retro si legge: alla Zia Angela auguriamo buon fine e miglior principio.
Non è specificato un anno o un luogo di provenienza, ma le scritte a stampa sul retro dell’immagine sono in inglese, pertanto presumo che questo ricordo provenga dagli Stati Uniti.
La fotografia spedita dal mondo nuovo è stata conservata con cura, osservata con affetto, accarezzata da mani amorose.
Loro ce l’hanno fatta.
Un carro, una casa, una famiglia unita, un solo cuore.
Loro ce l’hanno fatta, loro sono i cugini d’America.

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Nuovi nati all’Acquario e i colori della vita

Nel corso di questo weekend sono stata invitata da Costa Edutainment a partecipare ad un evento che ha coinvolto giornalisti di varie testate e blogger provenienti da diverse città, quindi avrete occasione di leggere anche altrove di queste giornate appena trascorse, io proverò a raccontare le visite alle quali ho preso parte.
L’occasione si deve a una piacevole novità: all’Acquario di Genova ci sono dei nuovi nati, un piccolo di delfino venuto alla luce alla fine di agosto e un lamantino nato agli inizi di settembre.
E quest’ultima nascita ha tratti eccezionali: ci sono solo 10 strutture in Europa presso le quali sono presenti i lamantini, l’Acquario di Genova è l’unica realtà italiana ad ospitarli e una delle cinque strutture europee nelle quali si sia verificata una nascita.
E così ci avviciniamo ai lamantini, gli adulti sguazzano in maniera piuttosto scenografica, la vasca che li ospita è ampia e spaziosa.

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Questi vetri dietro ai quali si svelano le bellezze degli oceani sono la gioia dei bambini.

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E il piccoletto?
Prima si è piazzato dietro a una roccia, poi si è messo a pelo dell’acqua, in seguito ha cambiato posizione, ho atteso con pazienza di vederlo nuotare ma una gentile signorina dell’Acquario mi ha detto che il piccino stava beatamente dormendo.
Ecco, come è giusto che sia il lamantino mica aspetta i comodi di Miss Fletcher, certo che no!
L’ho lasciato ai suoi sogni marini e ho continuato la mia visita.

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Come sapete io amo usare soltanto le mie foto, in questo caso faccio una piccola eccezione, l’immagine che segue è di proprietà dell’Ufficio Stampa di Costa Edutainment e mi è stata fornita in questa occasione, mostra il cucciolino con la sua mamma.

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Qui potrete ammirare le foche e gli squali, sono numerose le insidie che il mare nasconde.

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E lo stesso vale per certi fiumi, questi sono i temutissimi piranha.

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L’abisso ha tutti i colori dell’arcobaleno, fluttuanti meduse e sgargianti stelle marine, queste foto le ho scattate nel corso di una precedente visita.

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Le tinte della vita sono vivaci, vitali e sempre differenti.

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Un’ampia sezione è dedicata ai pinguini, per alcuni di loro questo è periodo di muta.

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Al visitatore sembra naturale vederli così, tra le acque gelide nelle quali essi abitano, naturalmente questo prevede un particolare allestimento che ricrei il clima adatto a queste creature.

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E poi ancora, guarda.

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Importante  è certamente la valorizzazione degli aspetti ludici ed educativi, l’Acquario attira diversi tipi di visitatori, sono numerose le famiglie con bambini.
A loro è dedicato un gioco in scatola, Mr Goodfish, una maniera divertente di far conoscere ai più giovani alcune pesci dei nostri mari.
E i più piccini hanno diverse maniere per entusiasmarsi, sicuramente si soffermano presso la vasca tattile dove è possibile accarezzare le mante.

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Qui si incontra la biodiversità, impossibile citare ogni specie presente.

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Creature di mare e di terra, grandi e piccine.

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La visita prosegue al padiglione dei cetacei che offre al visitatore la possibilità di ammirare i delfini da diversi punti di osservazione.
Ecco l’ora del pranzo e uno di loro che balza fuori dall’acqua.

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All’Acquario ci sono biologi e veterinari, i loro studi sono volti alla conservazione e alla tutela delle specie presenti nei nostri mari, non dimentichiamo che il Mar Ligure è parte del Santuario dei Cetacei, pertanto è prezioso il lavoro di questi studiosi, essi si occupano anche di censire gli animali che nascono e crescono nelle nostre acque.
E a differenza del lamantino il cucciolo di delfino era bello sveglio, eccolo insieme alla sua mamma.

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E qui, in diverse immagini, i delfini e tutta la loro dolcezza.

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Oltre a vederli in questa maniera potete fare di più, come si legge qui, sul sito di Acquario, in certe stagioni è possibile anche partecipare ad un’uscita di avvistamento cetacei, è un’esperienza indimenticabile e io spero di ripeterla.
Nell’acqua chiara, la vita che dobbiamo difendere e valorizzare.

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Lo sguardo va oltre la vetrata, verso la prospettiva della Nave Italia e verso l’Isola delle Chiatte.

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Costa Edutainment comprende diverse realtà museali e attrattive ben note a coloro che visitano la Superba, come il bigo e la biosfera realizzata da Renzo Piano.

Porto Antico (11)E una visita all’Acquario dev’essere anche uno spunto per scoprire Genova e le sue antiche bellezze: non fermatevi al Porto Antico, percorrete i caruggi e lasciatevi incantare dai loro misteri, dalle botteghe dal fascino eterno e dai giochi di luce, Genova è ricca di tesori capaci di suscitare stupori.
E poi ancora è parte di Costa Edutainment il Museo dell’Antartide.
Ci siete mai stati? Io sì, ne ho scritto in questo articolo.

Museo Nazionale dell'Antartide (13)

E da non perdere è il Galata Museo del Mare, per me è la realtà più coinvolgente che ci sia a Genova, comprende anche il sommergibile Nazario Sauro e potrete visitarlo.
Nelle sale del Museo troverete celebri quadri e tutto ciò che racconta l’arte marinara e certe vicende genovesi, questo è un museo che ha fatto dell’interattività la sua carta vincente.

Galata Museo del Mare

Ed è una grande emozione, ti cali nei panni di coloro che emigrarono in America in cerca di miglior fortuna.
Prendi il documento e la carta d’imbarco, avrai l’identità di un vero emigrante.

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Camminerai per le strade di Genova, da dove partivano i nostri emigranti.

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E vi rimando a questo post dove capirete quali viaggi e quali avventure sulle onde vi attendono.

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E ancora, siete mai saliti a bordo di una galea?
Andate al Galata e comprenderete la vita un altro tempo e le sue difficoltà, qui trovate il mio articolo dedicato a questa sezione del Museo.

Galata Museo del Mare - La Galea

Riguardo al Galata ci sono ancora diversi argomenti che desidero approfondire e lo farò molto presto, per adesso mi fermo qui.
L’incanto del mare non svanisce mai, è come il suono delle sue onde, emozionante come la vita che abita.

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Street Fish, i sapori del mare e della terra al Porto Antico

I pescatori di Genova li trovate là, al Mercato del Pesce in Darsena, a due passi dal Galata Museo del Mare.
E con il nuovo anno è in arrivo un’interessante novità, Street Fish, il mercato ittico del Porto Antico offrirà anche un servizio di ristoro.
Questa è un’iniziativa di Coldiretti, Campagna Amica e UeCoop, il venerdì sera e sabato all’ora di pranzo qui potrete gustare genuine bontà.

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Sono stata invitata alla presentazione di Street Fish e così posso raccontarvi le delizie che verranno servite nello spazio del Mercato del Pesce.
E la cornice è questa, tanto familiare sia ai turisti che ai genovesi.

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Scendono tra le onde del mare le reti adagiate a terra a Calata Vignoso.

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E loro, i pescatori, hanno sorrisi belli e aperti, sono allegri, gioviali e particolarmente accoglienti.

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Dondolano le barche che portano il pesce sulle tavole dei genovesi.

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E certo, non sempre alla Darsena troverete i pescatori, spesso sono fuori a fare il loro mestiere.
E comunque c’è il cartello: stiamo pescando per voi!

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Se volete comprare il pesce da cucinare nelle vostre case sappiate che circa alle 9.30 rientrano le barche con le reti da posta, alle 14.30 è la volta di quelle con le reti a strascico.
E da marzo a novembre alle 8 del mattino in Darsena ci sono già le acciughe fresche appena pescate.

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Con queste barche che non mi stanco mai di ammirare, la terza di questa foto si chiama Alga e appartiene a Roberto.

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A Street Fish i visitatori potranno gustare i sapori della terra e del mare, questo è il basilico di Liguria che ha il suo profumo solo nella nostra regione, portalo lontano da qui e perderà tutta le sue caratteristiche.

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Limoni, peperoncino rosso e vino bianco, c’è tutto ciò che occorre per preparare un buon pranzo!

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Uno dei pescatori mostra un contenitore con i carciofi tagliati.
Ah no, scusate, a Genova si dice articiocche, segnatevelo!

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I pentoloni sono pronti.

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Si ride, si chiacchiera, si prepara il cibo in allegria.
La buona cucina è proprio questo, comunione e convivialità.

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Come prima cosa ci viene offerta una degustazione di olio extravergine di oliva ligure, c’è l’olio della Riviera di Ponente che nasce dalla spremitura di olive taggiasche e quello della Riviera di Levante, di quest’ultimo ho appreso che ne esistono due tipologie, uno nasce dall’oliva Lavagnina e l’altro dalla pignola, un’oliva selvatica e rustica delle zone di Genova e Portofino.

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Io resto fedele all’olio delle zone di Imperia, è da sempre il mio preferito.

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I sapori della terra e del mare, era presente lo chef Corazza che armato di mortaio d’ordinanza ha preparato il pesto per tutti noi.

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Il condimento più tipico di Liguria e il profumo del basilico che si spande nell’aria, davanti al mare di Genova.

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Fare il pesto è una vera arte, una sorta di cerimonia alla quale assisto sempre volentieri.

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Ed ecco la palamita cruda che verrà preparata in una maniera speciale.Street fish (19)

Si tratta di una tartare  servita come antipasto e  accompagnata con verdure fresche, il mare sposa la terra nei piatti della Liguria.

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Si cucina, si lavora e si prepara un saporito secondo.

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E intanto vengono servite fumanti trofie al pesto.

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Cosa ci attende dopo? Guardate un po’ qua, direi che è semplice da immaginare.

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E sull’acqua si posano certi visitatori, giurerei che parteciperebbero molto volentieri al nostro banchetto!

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A noi fortunati verrà proposta una deliziosa frittura e naturalmente non posso far altro che seguirne la splendida preparazione.

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E ci sono anche gamberi e triglie, pesce a volontà per tutti!

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Colui che è intento a infarinare con sapienza le nostre trigliette chiacchiera con noi e cita un celebre detto: chi dorme non piglia pesci!
Eh, in effetti i pescatori appartengono a una categoria piuttosto mattiniera!

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Il pesce è pronto per essere fritto e presto lo sentiremo sfrigolare nell’olio bollente.

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Eccolo qua, sulla carta, una visione paradisiaca che non necessita di ulteriori commenti.
Cose buone che si mangiano a Genova, a Street Fish.

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Una frittura di pesce e un buon bianco, davanti al mare.

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Mi appoggio alla ringhiera a guardare i riflessi di quelle barche e il cielo che si rasserena, l’acqua calma e turchese, lì di fronte c’è il Galata Museo del Mare, direi che questo è un posto da tenere in considerazione per una sosta sfiziosa, non sembra anche a voi?

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Cibo genuino e di qualità, Street Fish alla genovese, pesce fresco appena pescato, questo è ciò che troverete al Porto Antico, oltre ai piatti che avete veduto vi saranno anche altri primi e secondi sempre a base di pesce.
E anche qui sono riuscita a scoprire la Superba da nuove prospettive, attraverso il bicchiere colmo di vino di Liguria.

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Ogni nuova iniziativa che esalta e preserva le nostre tradizioni e i nostri sapori è semplicemente preziosa e questa è la mia maniera di dare il benvenuto a Street Fish.
E prezioso è il lavoro dei pescatori, parlando con loro credo di aver capito che lo amino tanto.
Sono quelli che lontani dal mare non sanno starci, i pescatori.
Sono quelli che sanno ascoltare le parole delle onde e le sue storie.
Sono quelli che le raccontano anche a te.

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Genova e Anversa, vite in movimento

Genova e Anversa, due città lontane e diverse: la città dei Dogi che si affaccia sulle acque calde del Mar Mediterraneo e la città dei diamanti che guarda verso il Mare del Nord.
Due città lontane e diverse eppure unite da profonde affinità.
Genova, il mare e i mercanti.
A metà del ‘400 gli scambi mercantili con le Fiandre furono fruttuosi e innumerevoli.
I mercanti e i ricchi banchieri genovesi avevano forti interessi in quelle terre, Genova esportava l’allume, prezioso materiale del quale aveva il monopolio e che serviva a fissare i colori sulle stoffe.
E nelle case di Genova giungevano dalle Fiandre arazzi e tessuti, gioielli e dipinti.
Ed è proprio l’arte la testimone di questo legame, nei musei della Superba sono esposti quadri appartenuti alle nobili famiglie della Superba, sono opere di Joos Van Cleve e Van Heyck, di Rubens e Van Dick.
Ricchi committenti e grandi artisti, tra Genova e Anversa.
Un legame che non si spezza ma negli anni si rinnova e trova altri punti in comune.
Tutto muta, ma le città di mare hanno un destino, è il destino delle moltitudini che si trovano davanti a quel mare.
E’ la promessa del futuro, del cambiamento e delle speranze che divengono realtà.
Una nuova patria, una nuova casa.
Un viaggio sull’oceano.

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Galata Museo del Mare

Vite in movimento. Storie di persone, affari e idee tra Anversa e Genova, questo il tema della conferenza che si terrà il 30 Ottobre prossimo al Galata Museo del Mare, un evento organizzato dall’Ente Turismo delle Fiandre con il patrocinio dell’Ambasciata del Belgio e del Comune di Genova.
L’incontro è aperto al pubblico fino ad esaurimento dei posti disponibili, per richiedere l’invito occorre scrivere a info@turismofiandre.it
Il mare e la promessa del futuro, Genova, Anversa e le emigrazioni.
E due musei che narrano le vicende di queste vite piene di speranza.
Nella Superba il Galata Museo del Mare, del quale ho già avuto occasione di parlarvi in questo articolo, ad Anversa il Museo Red Star Line che ha da poco aperto i battenti.
Due musei che vi calano nella realtà di chi lasciò la propria casa in cerca di un destino migliore, due musei che utilizzano l’interattività come mezzo espressivo privilegiato.
Tra il 1873 e il 1934 circa due milioni di persone lasciarono l’Europa a bordo delle navi della Red Star Line,  al museo di Anversa si scopre la storia di questa compagnia di navigazione che condusse tante persone verso un futuro che non conoscevano.

Red Star Line

Poster Red Star Line Museum Antwerp
Immagine di proprietà di Visitflanders e tratta dal relativo profilo Flickr

Le vite in movimento, destinazione Canada e Stati Uniti, la Merica dei nostri emigranti.
La Merica di Anna Sciacchitano.
Dalla Sicilia a Ellis Island passando da Genova, durante il viaggio Anna perse uno dei suoi bagagli.
La sua immagine è divenuta una sorta di simbolo delle tante persone che fecero la medesima scelta.

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Galata Museo del Mare

E come al Galata Museo del Mare anche ad Anversa si viaggia virtualmente insieme agli emigranti.
Si parte, il destino sarà roseo e luminoso per questa bimba dal visetto impaurito?

Red Star Line Museum

Red Star Line Museum
Immagine di proprietà di Visitflanders e tratta dal relativo profilo Flickr

Si parte, tante valigie e tante storie.
Si parte, a volte bisogna affrontare molte difficoltà, ad Ellis Island occorre sottoporsi a visite mediche.
La piccola Ita Moël, affetta da una contagiosa malattia agli occhi, non venne ammessa negli Stati Uniti, è il 1922 e Ita è una bambina di nove anni quando viene rimandata ad Anversa.
La sua famiglia, invece, riesce a stabilirsi negli Stati Uniti.
Lei tornerà e verrà ancora deportata in Belgio, verrà ammessa solo nel 1927.
Storie di vite difficili, storie che non dovremmo dimenticare.

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Red Star Line Museum
Immagine di proprietà di Visitflanders e tratta dal relativo profilo Flickr

Storie di padri, madri e figli.
La piccola Irene Bobelijn aveva sei anni quando partì da Anversa con la sua governante, i suoi genitori l’attendevano in Illinois dove la vita pareva essere più dolce che in Belgio.
E dolce è il ricordo  che conservò questa bimba riguardo alla sua permanenza negli Stati Uniti.
Irene fece anche il viaggio al contrario per tornare nelle Fiandre con mamma e papà quando vennero i tempi duri, i tempi della Grande Depressione.
E qui, al Museo Red Star Line, c’è il baule con il quale la famiglia di Irene fece le sue traversate.
Sogni e vestiti racchiusi in valigia.

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Galata Museo del Mare

Storie di speranze, di abbandoni e di nuove vite.
Storie di personaggi celebri, come Albert Einstein.
Aveva viaggiato tante volte sulle navi della Red Star Line.
E compì un altro viaggio, nel 1933, verso gli Stati Uniti, per mettersi in salvo dalla furia cieca dell’orrore nazista.

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Storie di vite in movimento, storie di uomini e donne che partirono da Genova e da Anversa.
Un filo che lega due città, un incontro che avrà questa città come suo scenario.
Il futuro è una misteriosa promessa, il futuro è al di là dell’oceano.
L’avventura è appena iniziata, prendete posto anche voi insieme agli altri viaggiatori.

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Red Star Line Museum

Tra le reti

E vi racconto ancora del mare, forse dell’eco del mare e del suo profumo.
In una mattinata qualunque, tra le calate e i moli.
C’è gente, alcuni camminano lentamente, altri con passo svelto, è facile distinguere chi è qui per diletto e chi invece è soltanto di passaggio.
Siamo a poca distanza dal Galata, al Porto Antico.

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L’eco e la musica del mare risuonano di onde che scivolano via, tra le reti, onde che fuggono, nulla può impigliarle e trattenerle.
Le onde amano la libertà, sono come alcuni di noi, inafferrabili.
Le reti invece vivono di acqua e luce, ora stanno qui ad asciugare al sole.
Semplici reti da pesca.

Reti da pesca

Alcune paiono vesti di una principessa d’oriente, con organze trasparenti e collane di perle.

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Altre giacciono una sull’altra, estenuate dalla lotta quotidiana contro le invincibili onde.

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L’eco degli abissi è corde, catene e trame fitte.

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Ognuno vede ciò che sa vedere.
La superficie dell’acqua cela un fondale di conchiglie e coralli tra i quali guizzano mille pesciolini d’argento.
E il velo della sposa del mare attende solo la fanciulla che lo indossi.
Forse una sirena che si tufferà gioiosa tra i flutti?

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Reti che hanno le tinte calde della terra, reti di rosso e di ruggine, i colori del Mediterraneo, di certi suq e certe bancarelle.

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E intanto i pescatori portano a riva le casse ricolme di pesci, il frutto di un duro lavoro.

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Reti di smeraldo e dai toni d’arancio.

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Corde distese e arrese che giocano con le ombre e il sole.

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Reti che nascondono e svelano, che velano e rivelano, al di là c’è il mare, il viaggio, l’avventura e un nuovo giorno che verrà.

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In una mattinata qualunque, tra le calate e i moli.
Ognuno vede ciò che sa vedere, tra le reti dei pescatori al Porto Antico.

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Galata Museo del Mare, viaggi e avventure sulle onde

E si viaggia ancora, sui mari del mondo.
Sui mari che separano le terre e i continenti, sui mari che sono il nostro orizzonte di speranza.
E si viaggia ancora, al Galata Museo del Mare.
E si parte da qui, da Genova.

E là fuori c’è un universo da scoprire, paesi sconosciuti, ghiacci, foreste e fiumi.
E popoli, genti diverse.
Quanto è grande il nostro pianeta?

Attorno a questo mappamondo troverete delle postazioni interattive, ognuna contiene un antico atlante spalancato su una diversa nazione, la tecnologia vi permetterà di sfogliare virtualmente  quel libro e di scoprirne le meraviglie.
Terre ignote, uno di questi atlanti è aperto su una mappa del Nord America sulla quale non sono disegnate la maggior parte delle terre settentrionali, quei territori ancora da svelare.
E qui, in questo museo troverete un famoso ritratto del più celebre genovese, il più noto navigatore che ebbe i natali in questa città, Cristoforo Colombo.
L’avventura del mare conduce lontano, oltre il limite conosciuto.

E il mare può essere amico o nemico, può spingerti leggero verso la tua meta o ostacolarti con le sue tempeste, con le onde che si alzano altissime, con venti che ti spingono altrove.
E gli uomini di mare combattono, lottano si sfiancano.

Giorno e notte, sospinti e trascinati via, sulla superficie dell’acqua che bisogna domare e vincere.

Fotografia di E.

La sfida al mare è conquista e predominio, è commercio e ricchezza.

Lo fu per Genova, quando era una potenza del Mediterraneo.

Il fregio di una galea, che ha veduto terre lontane ed è arrivato fino a noi, per essere esposto qui agli sguardi dei visitatori.

Vedrete tutto questo nelle sale del Galata, tra strumentazioni di bordo e opere d’arte, quadri che ritraggono velieri che affrontano l’ignoto, vedrete vele, sartie e corde.
L’uomo e il suo ingegno, l’uomo e la sua infinita sete di conoscenza che lo conduce a spingersi oltre il proprio presente, laddove il viaggio diviene esperienza di vita e di crescita.
Una polena che ha sfidato i flutti, in qualche tempo ormai distante.

E un brigantino, signori viaggiatori, si sale a bordo ancora una volta.

Oh, state tranquilli, la cambusa è ben fornita!

E il Capitano ha tutto sotto controllo, nella sua cabina ci sono mappe, strumenti per tenere la rotta e per scrutare l’orizzonte.

Un viaggio per mare, la partenza, la città che lasciate che diviene sempre più piccola, la distanza aumenta e le case diventano dei puntini colorati, gli alberi dei fili d’erba, attorno a voi resta solo un’infinita distesa d’acqua, giorno e notte in balia dei flutti.
Oh, ma arriverete a destinazione, certo!
E scenderete dal brigantino Anna ed avrete qualcosa da raccontare.

Il mare, dal principio dei tempi l’uomo lo ha affrontato con ogni mezzo.

Il mare è foriero di speranze, di promesse per il futuro.
Quanti italiani hanno lasciato la propria patria per cercare maggior fortuna in luoghi lontani?
Partivano, alla volta delle pampas e delle terre del Sud America.
Coltivatori ed allevatori, in continenti che diverranno la loro casa.
L’emigrante porta con sé le sue tradizioni, la sua religione e le sue usanze, porta con sé la propria vita e il proprio passato.

Si apre qui una delle sezioni più interessanti del Museo del Mare, la zona con le sale dedicate ad Ellis Island.
Il viaggio degli emigranti verso il Nuovo Continente, ne parlai agli albori di questo blog, ma oggi posso mostrarvi quel viaggio e quelle persone, coloro che lasciavano la propria patria per lanciarsi in una sfida ricca di incognite.
Stavano lì, in attesa di imbarcarsi.
La Merica, la Merica e Nuova York, questo avevano negli occhi e nel cuore.

E sarebbero sbarcati laggiù, a Ellis Island.
Sarebbero giunti con i bambini piccoli al seguito e con le loro povere cose, molti di loro, una volta giunti a destinazione, non trovavano più le loro valigie.
Come Anna Sciacchitano, qui ritratta con i suoi figli nella sala bagagli di Ellis Island dove arrivò nel 1905.

Sapete, prima di intraprendere la traversata, vi daranno un passaporto.
Sì, voi sarete gli emigranti, voi sarete gli italiani in cerca di fortuna.
E di volta in volta utilizzerete il vostro documento nelle varie postazioni interattive che troverete durante il percorso.
Ma da dove parte il vostro viaggio?
La riconoscete questa città? Non sembra anche a voi di aver già visto questi caruggi e queste case che si arrampicano verso il cielo?

Questa è Genova, con le sue chiese.

Genova con le sue strade e i suoi negozi.

Quanti uffici, gli emigranti si affollano fuori dalla porta!

Sì,  ci sono uffici dove dei serissimi impiegati si occupano delle linee che portano in Sud America.

E una scuola dedicata a Giuseppe Garibaldi.

Si parte dalla Superba, si parte alla volta della Merica, vi controlleranno il passaporto e dovrete attendere con pazienza il vostro turno, accanto a voi i vostri bauli.

E poi si sale, si sale a bordo, riuscite a immaginare la frenesia? Sentite quella folla vociante e rumorosa che si accalca, le madri che si tengono strette i piccini che piangono, gli uomini e i giovani che parlano tra di loro?
Su per la scaletta della nave, alla volta del nuovo mondo.

Con i bagagli accatastati uno accanto sull’altro.

E’ una vera nave, con un camerone per gli uomini.
E se prenderete posto sui letti un congegno elettronico vi racconterà le storie di questi emigranti.

Persone semplici, con tante speranze e pochi averi.

Oh, altri invece possono permettersi maggiori agi.

E altri ancora addirittura il lusso.

Una vera nave.

E quando il mare è mosso bisogna tenersi bene!

Le donne stendono i loro panni davanti ai letti.

E si mangia tutti insieme, attorno a questi tavoli.

La Merica. Sarete sottoposti a un test, come si usava realmente ad Elllis Island e vi faranno le domande di rito, in base alle quali saprete se siete stati ammessi negli Stati Uniti o se verrete espulsi.
Molti italiani  ce la faranno e inizieranno una nuova vita negli Stati Uniti, molti  altri sceglieranno il Sud America e andranno a vivere  nelle fazende.

E qui tutto ha il colore di quelle terre che hanno ospitato tanti nostri connazionali.

Gli uomini e il mare, non tutti viaggiano con lo scopo di mutare la propria esistenza, alcuni partono per diletto e sorseggiano un tè caldo a bordo di un translatlantico.

Potrete vivere e vedere tutto questo e molto altro al Galata Museo del Mare, c’è anche la possibilità di visitare un vero sommergibile.
Ringrazio nuovamente la direzione del Galata per avermi concesso il permesso di pubblicazione delle immagini.
Ho dedicato così tanto spazio a questo Museo in quanto lo ritengo un luogo d’eccellenza e di grande lustro per Genova, un museo didattico e divertente, che racchiude un mondo da scoprire.
Il viaggio per voi deve ancora inziare: comincerà qui, al Galata Museo del Mare.

Galata Museo del Mare, sali a bordo di una Galea

Signori, oggi si parte per un’avventura.
E’ un viaggio, un viaggio per mare tra onde altissime, a bordo di galee che sfidano il destino.
Vi porto qui, al Galata Museo del Mare, il più grande Museo marittimo dove vivrete esperienze irripetibili.
E questa è l’immagine perfetta per aprire questo articolo.
Le reti stese al sole, il cielo di Genova e il Museo che vi attende.

Questo è un luogo che affascinerà grandi e piccini, sono 28 le sale da visitare, potrete trascorrervi un’intera giornata senza stancarvene mai.
La storia della navigazione, dalle navi a remi ai piroscafi, il viaggio dell’uomo e le emigrazioni verso altri continenti.
Troverete carte geografiche e mappamondi, strumenti di bordo e opere d’arte che hanno come soggetto il mare e la navigazione.

Sì, oggi vi porto a vivere una vera avventura.
E voglio innanzi tutto ringraziare la direzione del Galata Museo del Mare per avermi accordato il permesso di pubblicazione delle immagini, che renderanno questo articolo coinvolgente ed interessante.
Partiamo per il nostro viaggio e andiamo ai tempi della Repubblica di Genova.
Ecco le armi, i pezzi di artiglieria con i quali si difendeva la Superba.

Pronti a far fuoco contro il nemico!

E l’equipaggiamento dei soldati, che indossavano il corsaletto, un’armatura leggera che copriva solo il tronco.
Leggera per modo di dire, visto che pesa 15 kg, erano gente tosta i soldati di quel tempo!

Ed ecco gli  elmi che hanno riparato il capo di coloro che si imbarcavano sulle galee.

Le galee che solcavano il Mediterraneo per sfidare i corsari.
Le galee spinte dalla forza delle braccia di molti uomini.
Le mostre allestite in questo Museo hanno una particolarità, calano il visitatore nella storia, facendogli vivere esperienze indimenticabili.
Oh, alcune lo sono davvero!
Al Museo del Mare si trova la fedele ricostruzione di una galea del 1620, sulla quale verrete imbarcati.
E in questo Museo, nel quale l’interattività è uno dei mezzi espressivi privilegiati, sull’imbarcazione troverete degli schermi, sui quali vengono proiettate le performance di alcuni attori che interpretano i personaggi chiave a bordo della galea.
E tutto attorno a voi si sente un sinistro sferragliare, si odono voci e urla, si ascoltano parole, si è totalmente immersi in una realtà di secoli orsono.

E pregate la vostra buona stella che il destino sia generoso con voi, sulla San Francesco la vita è grama, ve lo posso assicurare!
Oh, non fatevi illusioni!
All’imbarco vi chiederanno, voi chi siete?
Sì, chi siete?  Uno schiavo, un forzato o un buonavoglia?

Dichiarate le vostre generalità, non vi rimane altro da fare.
E sappiate che qui non sono teneri con nessuno, ve lo diranno a chiare lettere.
Oh, quest’uomo vi spiegherà tutto!

Sì, se siete un buonavoglia avete qualche possibilità in più rispetto agli altri.
Una certa razione di cibo, un compenso in denaro, forse ricorderete che della vita sulle galee vi avevo già ampiamente parlato in questo post.
Se siete un buonavoglia sarete responsabili del banco e della voga di un forzato e di uno schiavo.
Ma attenti, se lo schiavo vi sfugge sarete messi al suo posto!
Il forzato viene imbarcato per scontare la pena assegnatagli per i reati commessi, lo schiavo, come tutti sapete, non dispone della sua vita e della sua libertà.

Nel ventre della galea.

La vita di bordo e ciò che serve a tenere il comando di una nave.

Ci vogliono i rifornimenti per navigare e la San Francesco è ben equipaggiata.

Certo, ovunque vedrete gli oggetti della vita quotidiana.

E un’imbarcazione immensa, capace di solcare le vaste acque del Mediterraneo.

E c’è chi sorveglia con attenzione che ognuno compia il proprio duro lavoro.

La galea era l’inferno, i galeotti vivevano legati al banco.
Lì mangiavano e facevano i propri bisogni.
Incatenati al banco della galea.

Così si sostentavano, con una misera brodaglia.

Questo è un museo che coinvolge il visitatore, gli fa vivere parte dell’esperienza che viene rappresentata.
E piacerà sicuramente ai bambini, che potranno imparare molte cose nuove.
Ad esempio, si può provare a caricare una bombarda.

Ecco le munizioni, pronte ad essere ad essere lanciate contro l’imbarcazione nemica.

Ma voi chi siete? Un galeotto, uno forzato o un buonavoglia?
Mettetevi la catena alla caviglia!
Non penserete mica di poterlo evitare!

E poi vi dovrete sedere al banco, impugnare il maniglione e provare a vogare secondo la tecnica del “monta e casca”, che prevede che il vogatore stia in piedi e si lasci cadere all’indietro insieme al remo.
Che fatica! Occorre vigore, equilibrio, sincronia e stabilità.
Provate a mettervi al remo, ma ricordatevi che voi siete riposati e ben nutriti.
Pensate cosa doveva essere la voga per uomini fiaccati dalla fame e dalle percosse, sul mare in tempesta, esposti alla pioggia, al vento, al caldo bruciante e al freddo pungente.

Le catene dei forzati, si prova un certo brivido a vederne di vere.
Ci si chiede quali vite si siano spente, laggiù nel mare, e quanti destini siano stati spezzati.
Questa è un’antica catena, lo splendido effetto seppiato si deve ad E. , che ama giocare con le fotografie.

Salirete anche voi a bordo della San Francesco e direte se siete un forzato, uno schiavo o un buonavoglia.
Affronterete il vostro destino, qualunque esso sia.
Termina qui la nostra giornata sulla galea, ma non finisce il nostro viaggio tra le sale di questo Museo, l’avventura dell’uomo tra le onde e i flutti è emozionante e immensa come il mare stesso.

On board

A Genova, a volte, il tempo si ferma.
C’è un posto dove, con l’ausilio della tecnologia, è possibile fare un viaggio virtuale, non privo di emozioni.
Si parte, da veri emigranti, pieni di speranze racchiusi in una valigia di cartone, alla ventura, verso Ellis Island, Stati Uniti d’America.
Pagate il biglietto e una gentile signorina vi porgerà un passaporto, il vostro lasciapassare verso il futuro.
Il nome che troverete sul vostro documento non è di fantasia: apparteneva ad una persona realmente esistita che, all’inizio del secolo scorso, ha lasciato l’Italia in cerca di maggior fortuna nel nuovo mondo.
Vi presenterete all’ufficiale dell’emigrazione, e vi verranno poste domande. Attenti a rispondere bene, ci vuole scaltrezza. Vi chiederanno se sapete leggere e scrivere, se avete un consorte, dei figli, se avete già un lavoro che vi aspetta, laggiù, nel nuovo continente.
E attenti a non cadere, sulla scaletta d’imbarco.
C’è coda, decine e decine di persone, con i loro poveri bagagli, i bambini che scappano, accenti e dialetti che si mischiano, in un vociare rumoroso e indistinto.
Tanti vengono dai paesi dell’entroterra ligure, ci sono le loro lettere in esposizione e lì, in quei loro scritti a volte sgrammaticati, si legge entusiasmo e al contempo rimpianto.
Nuova York, si va a Nuova York.
C’è la prima classe, con una qualche agio e raffinatezza.
E c’è la classe dei più, con le camerate, una per uomini e una per le donne.
Vi siederete sui letti e un congegno elettronico vi racconterà le storie di chi ha passato le notti lì, in attesa di arrivare a destinazione.
E sentirete lo sciabordio del mare, il rumore ritmato delle onde, il frastuono dei motori della nave e guarderete fuori dall’oblò, in cerca di un orizzonte.
Vedrete le tavole apparecchiate con le stoviglie di bordo e sui tavoli troverete uno schermo, se ci passate la mano sopra potrete leggere le lettere degli emigranti: quello che racconta come ce l’ha fatta, quello che scrive parole d’amore alla fidanzata lasciata in Italia e quello che non si scorda di scrivere alla sua mamma lontana.
Tutti, dal sud e dal nord dello stivale, con una meta comune: la Merica, nome che dà il titolo a questa esposizione ormai divenuta permanente al Galata Museo del Mare.
Una volta sbarcati a Ellis Island, dopo quasi due settimane di viaggio estenuante, l’odissea ancora non è finita.
Ci sono le visite mediche e il fuoco di fila di domande alle quale si viene sottoposti per essere accettati negli Stati Uniti.
E’ una bella esperienza la Merica, ricca di documentazioni interessanti e di molto materiale fotografico.
Se volete, parte di esso potete trovarlo qui.
Può anche darsi che, una volta tornati a casa, vi colga l’insopprimibile curiosità di sapere se qualcuno dei vostri antenati abbia tentato la buona sorte in quegli anni avventurosi.
Bene, se guardate qui, potrete saperlo.
Chissà, potreste anche scoprire di avere uno zio d’America che cambierà le vostre sorti.
Fate buon viaggio, e mi raccomando: se c’è mare grosso, tenetevi forte.