Vyvyan, il figlio di Oscar

“Son of Oscar Wilde” è il libro di memorie che Vyvyan Holland, secondo figlio dello scrittore, pubblicò per la prima volta nel 1954, quando gli echi dello scandalo che aveva travolto suo padre erano ormai lontani ed ampiamente sorpassati dalla fama imperitura di Wilde.
Vyvyan, secondogenito di Oscar e di Constance Llloyd, vide la luce nel 1886 a Londra.
Dopo la nascita del primogenito Cyril, i coniugi Wilde desideravano avere una bambina ma, forse delusi per l’arrivo di un altro maschietto, lo battezzarono con questo nome di fantasia, dal suono vagamente femminile.
In questa sorta di diario intimo, l’autore ricorda la sua prima infanzia, i pochi anni felici trascorsi accanto al padre, e i lunghi giorni del distacco e della lontananza.
Racconta che nella casa di Tite Street, a Chelsea, a lui e al fratello era proibito entrare nello studio di Oscar, una stanza sui toni del giallo e del rosso, nella quale erano stipati scaffali pieni di libri.
Era un posto, dice Vyvyan, “in prossimità del quale non bisognava fare alcun rumore e se ci si passava davanti bisognava farlo in punta di piedi”.
Quando lui e Cyryl riuscivano ad intrufolarvisi, il loro obiettivo principale era il cestino della carta straccia, dove si potevano trovare cose meravigliose per un bambino, come francobolli, scatolette e cataloghi di ogni specie.
Quel cestino era spesso pieno di quei manoscritti che i collezionisti, nel futuro, avrebbero fatto a gara per avere e con grande rammarico Vyvyan racconta come quella stanza venne depredata, mentre suo padre era in prigione e lui, con la madre e il fratello, in esilio.
Vyvyan ricorda, in un misto di orgoglio e di tenerezza, di quando lui e Cyril, in occasione di una festa mascherata, ottennero di vestirsi da marinaretti, suscitando l’invidia di tutti i compagni.
I figli del dandy più celebre d’Inghilterra, infatti, non indossarono un costume, bensì una vera e propria divisa, con tanto di sciarpa di seta ed accessori, appositamente cucita per loro da un sarto specializzato in abbigliamento militare.
Casa Wilde, allora, era frequentata da gente di gran qualità: l’attrice Sarah Bernhardt, il pittore John Sargent, John Ruskin, Mark Twain e l’intero circolo dei preraffaelliti, la carriera di Wilde era al suo apice e la vita mondana ferveva.
Molti padri, a quel tempo, ricorda Vyvyan, erano “solenni e pomposi con i loro bambini…il mio era molto diverso; aveva un profondo lato infantile nella sua stessa natura e si divertiva a giocare con noi”.


Fu breve l’infanzia felice dei piccoli Wilde.
Quando la condanna al carcere si abbatté come una scure sullo scrittore e sulla sua vita, un’ondata di fango lambì la sua stessa famiglia.
Constance, per tutelare il buon nome e il futuro dei suoi figli, decise di lasciare l’Inghilterra.
Era il 1895 e Vyvyan non rivedrà mai più suo padre.
Ai due bambini verrà cambiato il cognome: d’ora in poi si chiameranno Holland e a Vyvyan verrà tolto il secondo nome, Oscar.
Saranno anni di peregrinazioni, abiteranno in Svizzera, poi in Liguria, in Germania, e di nuovo in Liguria.
Vyvyan vivrà quegli anni in una protetta inconsapevolezza, senza sapere per lungo tempo cosa fosse capitato alla sua famiglia, ignorando quali fossero le cause che avevano condotto alla sua disgregazione, mentre Cyril, più grande d’età, era a conoscenza del motivo per cui suo padre era caduto in disgrazia ma, rispettando la consegna del silenzio, non ne fece parola con il fratello.
Constance, malgrado tutte le traversie che sarà costretta ad affrontare, avrà sempre per Oscar un affetto grande e profondo, tenendo spesso in maggior conto i bisogni di lui piuttosto che i propri.
Quando la madre di Oscar morirà, Constance partirà dall’Italia, per essere lei stessa a dare la notizia al marito, in quei giorni ancora in carcere, e quando Wilde sarà liberato, ricorda Vyvyan, lei vedrà deluse ancora le sue speranze di vederlo tornare, e proverà l’amarezza di saperlo nuovamente distante, con Bosie Douglas, l’uomo che per Wilde era “l’amore che non osa pronunciare il proprio nome”.
Constance, fragile di salute per un grave problema alla schiena, morirà a soli 39 a Genova, dove è sepolta, in questa tomba, nel cimitero di Staglieno.
Vyvyan studierà a Cambridge, dove inizierà a scoprire gli scritti del suo famoso genitore.
Manterrà sempre l’anonimato ma, prima di lasciare la scuola, a due dei suoi compagni prediletti svelerà l’identità di suo padre.
E uno di loro risponderà: ho sempre saputo che c’era qualcosa di misterioso in te. E ora so perchè. Ma in fondo cosa importa? Tuo padre era un grande scrittore.
E Holland, pieno d’orgoglio, ribatterà: E questo mi riempì di gioia come niente altro al mondo.
Una volta adulto Vyvyan incontrerà Robert Ross, uno dei migliori amici di Wilde, e sarà lui a raccontagli come suo padre, negli anni, avesse sempre cercato di trovare i suoi figli, di come li avesse amati, malgrado la sua assenza.
Conoscerà Reginald Turner, altro storico sodale di Wilde, e poi Max Beerboohm, Henry James, Thomas Hardy e H. G. Wells.
Il solo che non chiederà mai di conoscere è lui, Alfred Douglas.
Lo incontrerà, una sola volta, in un’occasione mondana e poi mai più.
Il libro di Vyvyan Holland è toccante, tenero e sofferto.
Narra la vita di un grande osservata da una prospettiva unica: quella di un figlio con i suoi rimpianti, i suoi ricordi, la sua adorazione per il padre, le sue ferite.
E per una volta, l’unica forse, Oscar Wilde con le sue parole non ha fatto centro.
Non aveva fatto i conti con Vyvyan, quando scrisse: I figli da piccoli amano i genitori. Una volta cresciuti li giudicano. Raramente, per non dire mai, li perdonano. (Una donna senza importanza).