Questa non è una città dove facilmente incontri persone note, accade assai raramente e comunque non è mai stata una delle mie priorità, neppure da ragazzina.
Tuttavia, come sempre nella vita, c’è qualche eccezione.
Mi piaceva tanto Alberto Fortis, ad esempio, e lui aveva una casa al mare nello stesso luogo dove io andavo in vacanza.
E così ricordo un’estate degli anni Ottanta, io e una mia amica ci piazzavamo sulle scale della casa di Fortis, con la speranza di vedere Alberto passare.
Interi pomeriggi sotto il sole cocente di luglio, seduta su un gradino di marmo.
Avrò avuto sì e no 15 anni, data la giovane età, tendo ad autoassolvermi.
E poi, in realtà, lui da quella casa non è mai uscito.
Ebbi la fortuna, in una di quelle serate estive, di incontrarlo sulla passeggiata a mare: io avevo appena lasciato la mia postazione sullo scalino, lui si stava dirigendo verso casa sua.
E insomma, ero del tutto impreparata a quell’incontro.
Dopo ore ed ore di estenuante attesa, lui si faceva vedere così, all’improvviso?
D’istinto mi venne da corrergli incontro, ma ero talmente sorpresa che riuscii a malapena a spiccicare poche parole:
– Alberto, volevo solo dirti ciao…
Lui mi rispose, ma sinceramente non ricordo cosa mi disse, ed è strano, se ci pensate.
Sarebbe più logico se avessi dimenticato le mie parole, invece delle sue, o forse è normale che sia così.
Così fu breve il mio incontro con Fortis, eppure lo rammento ancora.
E ricordo ancora l’emozione che provai nel pronunciare quelle parole.
Volevo solo dirti ciao….
Le parole: in certi momenti della nostra vita, alcune hanno tutto il senso del mondo.
Ancor meglio ho memoria di un incontro che feci anni dopo, qui, a Zena.
Andavo all’Università, ai tempi, e quindi avevo superato da un pezzo l’età nella quale si hanno certi trasporti verso le persone famose.
E poi, come vi dicevo, da queste parti non s’incontra quasi mai nessuno.
Quel giorno ero in Via Garibaldi, da sola.
Giunta all’altezza di palazzo Tursi, vidi di fronte a me una coppia.
Camminavano uno accanto all’altra, tenendosi a braccetto ed erano tutti intenti in una conversazione.
Lui era vestito semplicemente, portava dei jeans un po’ larghi, aveva i capelli che gli cadevano sul collo, lei, biondissima, gli stava accanto e intanto gli parlava, ricordo che aveva dei grandi occhiali da sole con le lenti scure.
Erano Fabrizio De André e Dori Ghezzi.
Si percepiva una tale vicinanza tra loro, che non mi sarebbe mai venuto in mente di interromperla, neppure per un istante.
E mi sembravano davvero superflue le parole, tutte le migliori era già state cantate da lui, mandate a memoria da me, entrate per sempre a far parte della mia vita.
Cosa avrei potuto dire al poeta della vita e della morte, delle storie e dell’amore, delle vicende piccole ed immensamente grandi?
Rimasi in silenzio a guardare e li osservai svoltare in Vico del Duca, verso Via della Maddalena.
Ho ripensato spesso a quel giorno, ogni volta che sono in Via Garibaldi mi si riaffaccia prepotente alla mente l’immagine di loro, uno accanto all’altra.
E sapete, un po’ mi dispiace.
Mi dispiace che a quel tempo non avessi già più quell’età, l’età nella quale si sanno dire certe parole, che hanno tutto il senso del mondo.
Volevo solo dirti ciao…