Le Figurine Liebig: fanciullezza di grandi italiani

Ritornando a viaggiare nel nostro passato tra le meraviglie delle Figurine Liebig, scopriamo una serie risalente al 1912 e sempre tratta dagli album della collezione di mia nonna.
La serie celebra la fanciullezza dei grandi italiani e si apre con il ricordo di un gesto eroico compiuto da Giuseppe Garibaldi che, ad appena otto anni, trasse in salvo una giovane donna che stava per annegare.

La seconda figurina è dedicata ad un altro personaggio del Risorgimento, Camillo Benso Conte di Cavour ritratto da giovane allievo dell’Accademia Militare di Torino.

Il mare per lui fu destino e vita: Cristoforo Colombo, fu il più celebre navigatore e la sua scoperta diede inizio all’età moderna.
Colombo ragazzino nelle Figurine Liebig è un giovane entusiasta che, seduto su uno scoglio in riva al mare, legge le avventure dei viaggi di Marco Polo che saranno per lui fonte di ispirazione.

Il sommo poeta, Dante Alighieri, è anche rammentato per il suo amore ideale per Beatrice.
E Beatrice è già presente negli anni della giovinezza di Dante, in questa figurina è raffigurato il primo incontro avvenuto tra i due.

Straordinario e intelligente il giovane Galileo si appresta a partire per un viaggio che lo condurrà a Pisa per intraprendere gli studi di medicina, gli interessi del fanciullo lo porteranno invece a studiare matematica e fisica.

E infine chiude questa serie la figura del geniale Michelangelo, talmente talentuoso da non aver bisogno di insegnanti, infatti qui vediamo il suo maestro che riferisce al padre del fanciullo prodigio di non aver più nulla da insegnare al piccolo Michelangelo.
Così sono ricordati alcuni grandi italiani, nel tempo della loro fanciullezza e nella bella armonia delle Figurine Liebig.

Esposizione Italo-Americana del 1892: fiori e profumi per Cristoforo Colombo

Nel giorno di Colombo e della sua straordinaria avventura, ritorniamo nel 1892, anno nel quale, in occasione dei 400 anni della scoperta dell’America, nella città natale del navigatore si tenne la grandiosa Esposizione Italo-Americana che comprendeva diversi eventi e manifestazioni che si dipanarono nel corso di diversi mesi dell’anno.
Questi fatti sono narrati con dovizia nel volume Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano edito a cura del Municipio in quel lontano 1892 e proprio da queste pagine emerge quanto sto per raccontarvi.
Ad aprire le numerose celebrazioni fu la prima festa colombiana che si tenne nello scenario incantevole del palazzo un tempo appartenuto ad Andrea Doria.

Nella fastosa cornice della magnifica dimora, in quei giardini che fronteggiano il mare della Superba, il Comizio Agrario allestì la Settima Esposizione Nazionale Italiana Floro-Orticola.
Intervennero tutte le principali autorità cittadine e anche un “numeroso stuolo di signore, la cui bellezza fiorente e lieta gareggiava col profumo e con le gaie tinte dei fiori.”

L’Esposizione venne inaugurata nel primo pomeriggio dal Marchese Gian Maria Cambiaso che, con solenne autorità e in qualità di presidente del Comizio Agrario, tenne il discorso di apertura.
Dopo di lui parlarono il prefetto Municchi e il Sindaco di Genova Barone Andrea Podestà, entrambi lodarono la grandezza di Colombo e la sua fierezza marinara, celebrata così nella dimora dell’Ammiraglio Andrea Doria.
Dopo i discorsi di rito, la folla degli ospiti scese nei fastosi giardini ad ammirare le magnifiche collezioni floreali, ad ornare il fronte mare era stato realizzato anche un porticato progettato dall’Architetto Luigi Rovelli.

Era un trionfo di anthurium e orchidee, c’erano piante e fiori di diverse specie, una meraviglia di gerani proveniva dalla Villa Pratolongo di San Martino d’Albaro e agavi e araucarie erano invece dei Fratelli Villa di Cornigliano Ligure.
Particolarmente ammirate furono le collezioni di rose del Cavalier Oneto.

Gli espositori provenivano da diverse parti d’Italia, ad abbellire lo scenario erano le serre in ferro della ditta Rey di Torino e Villa di Milano, c’era anche un sistema di riscaldamento fornito dalla ditta Zolla di Torino.
E oltre ai fiori freschi si ammiravano mazzi di fiori recisi, delicate corbeilles e corone, piante e piante essiccati adatti come ornamento per gli appartamenti.
La Società Ortolani e Coloni del Bisagno e il Signor Catto esposero una ricca collezione di ortaggi.
Fu un evento riuscitissimo che diede il via alle grandi celebrazioni che in quell’anno si tennero nella Superba.
Erano i giorni della favolosa Esposizione Italo-Americana del 1892 e nell’aria limpida di Genova si spandeva il profumo dei fiori in onore di Cristoforo Colombo.

Camminando nel passato davanti al Monumento a Cristoforo Colombo

Oggi ripartiamo per un viaggio nel passato di Genova, la mia speciale macchina del tempo ci porterà in Piazza Acquaverde davanti al Monumento eretto in onore di Cristoforo Colombo, un genovese che davvero segnò le sorti del mondo.
E in questa passeggiata a ritroso negli anni ammireremo insieme i dettagli di tre diverse cartoline della mia piccola collezione, sono frammenti della Superba che ci restituiscono uno sguardo su giorni distanti.
Così eccoci davanti al maestoso monumento, in un diverso articolo vorrei narrarvi i mutamenti urbanistici di questa parte di Genova ma in questa circostanza desidero semplicemente portarvi là, davanti all’opera che celebra il grande navigatore genovese.

Questa poi è zona di viaggi e di partenze, a pochi metri infatti c’è la Stazione Principe e da lì molti viaggiatori meno avventurosi di Colombo partono alla scoperta di mondi per loro nuovi.
Chi resta, invece, cammina lentamente verso Via Balbi, la vita pare avere un ritmo quieto e tranquillo.

E c’è un carretto trainato da un cavallo, lì in attesa.

La seconda cartolina offre il medesimo scorcio ma alcuni dei protagonisti sono mutati.

C’è ancora il carretto e in questo caso si nota persino un uomo davanti al cavallo.

E un po’ più in là ecco un azzimato passante con bombetta e poi un lavoratore che si guadagna da vivere con una certa fatica: ha una cesta sulla schiena e con in una mano stringe una ramazza, a lui tutti dovrebbero essere grati perché con il suo lavoro rende più pulita e accogliente la città.

Tanta vita e tanti respiri circondano il nostro Colombo, in diversi momenti della quotidianità di Genova.
E non dimentichiamo che nelle vicinanze c’è la Stazione Marittima dalla quale partiranno quegli emigranti che nelle Americhe vanno in cerca di fortuna e di un destino migliore.
Nella terza cartolina ritroviamo altri genovesi in posa per il fotografo: con le mani in tasca e i cappelli calcati sulla testa, grandi e piccini di Genova immortalati nella cornice di una fragile cartolina.

In un tempo che è svanito eppure non sembra neanche tanto distante.
In Piazza Acquaverde, camminando nel passato davanti al Monumento a Cristoforo Colombo.

Gli illustri custodi di Via Gramsci

Camminando in Via Gramsci alzate lo sguardo verso i palazzi che così si stagliano contro il cielo turchese di Genova.
Là, su due antichi edifici, noterete due nicchie che ospitano due illustri personaggi che hanno fatto la storia di Genova e del mondo.

Avvicinandovi potrete poi ammirare le belle sculture: ecco la postura regale, la fermezza di gesti di un celebre condottiero che diede lustro alla Superba.

È l’Ammiraglio Andrea Doria e così venne effigiato nella sua autentica fierezza.

C’è anche un’iscrizione alla base della statua, le parole sottolineano la caratura del personaggio.

Vi è inoltre un altorilievo nel quale, con evidenza, sono scolpite le gesta di Andrea Doria.

L’altra nicchia ospita il più celebre navigatore di tutti i tempi e un illustre figlio di Genova, il sole illumina i suoi tratti mentre ai lati della statua le persiane restano chiuse.

È il nostro Cristoforo Colombo e pensoso pare scrutare la linea dell’orizzonte infinito.
Entrambe le sculture sono opera suggestiva del valente Giovanni Battista Cevasco che lasciò ampia prova del suo mirabile talento sotto i porticati del Cimitero Monumentale di Staglieno.

E così si esalta la grandezza del nostro prode Cristoforo.

E nel marmo c’è anche traccia della sua celebre scoperta e di quel suo approdo in una terra prima di lui sconosciuta.

Il navigatore guarda lontano, verso le rive che toccherà, là dove giungeranno le sue caravelle.

Se passate da quelle parti alzate anche voi lo sguardo, là su quegli edifici si stagliano le fiere figure di due celebri uomini di mare: Andrea Doria e Cristoforo Colombo, gli illustri custodi di Via Gramsci.

Gli illustri custodi di Corso Solferino

Accadde un bel giorno e del tutto per caso, camminando in una strada del mio quartiere mi capitò di notare certi dettagli che non avevo mai veduto prima: non si finisce davvero mai di scoprire la propria città, così dice un mio caro amico e non saprei dargli torto.
Dunque mi trovavo a passeggiare sotto gli alberi di Corso Solferino, una pianeggiante ed elegante arteria della nostra Circonvallazione a Monte.
Ad un tratto, alzando lo sguardo verso un certo edificio tardo ottocentesco, vidi con mio stupore i volti di alcuni illustri italiani effigiati in sculture apposte sopra ad alcune finestre.

Chi progettò questo edificio volle, con tutta evidenza, rendere omaggio al genio italico, all’estro, alla creatività, al talento e all’unicità che resero questi uomini immortali.
E così sulla facciata di questo edificio si può ammirare il volto saggio e severo di Dante Alighieri, tra l’altro questo 2021 sarà l’anno delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, croce e delizia degli studenti e autore di versi davvero imperituri.

A vigilare attento su Corso Solferino c’è anche un celebre genovese, è il più grande dei navigatori, è il nostro Cristoforo Colombo.

E ancora, ecco il volto pensoso di uno dei padri della scienza, l’illustre Galileo Galilei.

L’Italia è terra di artisti e ha donato al mondo alcuni dei più stimati ed eccelsi pittori, tra di essi viene qui ricordato Raffaello Sanzio dai tratti così delicati e regolari.

E infine, a concludere questa galleria di celebri italiani, ecco il viso austero di Michelangelo Buonarroti.

Sono figure importanti e personalità che hanno dato lustro alla nostra nazione: questi sono gli illustri custodi di Corso Solferino.

Esposizione Italo-Americana del 1892: regate a vela e a remi

Accadde nel 1892, in quell’anno glorioso si celebravano i 400 anni della scoperta dell’America e la città di Genova, per celebrare il più celebre dei suoi figli, organizzò in onore di Cristoforo Colombo la grandiosa Esposizione Italo-Americana che ebbe inizio ai primi di luglio per terminare poi ai primi di dicembre.
Numerosissimi furono gli eventi e le iniziative, ovviamente è impossibile narrarli tutti in breve e allora oggi vi porterò in riva al mare blu come quello che condusse con le sue onde il prode Colombo verso fama imperitura.
Qui, su quell’azzurro spumeggiante, si tennero le regate a vela e a remi, traggo le notizie che vi narro dal volume Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano edite a cura del Municipio proprio in quel 1892.
Dunque, a promuovere le splendide regate a vela fu il Regio Yacht Club Italiano e moltissime furono le imbarcazioni che presero il mare.
Il campo di regata comprendeva un triangolo che aveva i suoi vertici nei tre seguenti punti: all’estremità del Molo Lucedio, davanti a Sampierdarena e a Quinto al Mare.
Gli yachts e le candide vele si sfidarono ai primi di agosto, il vento di scirocco favorì la navigazione.

Cari amici, non sto a elencarvi i nomi dei partecipanti, erano davvero tanti e certo si trattava del fior fiore della buona società, tra di essi figura anche il Capitano Enrico d’Albertis, il volume riporta con precisione i risultati delle diverse gare.
Ovviamente non mancarono le occasioni mondane e la sera dell’otto agosto nello scenario della sfavillante Villetta Serra riccamente illuminata si tenne un esclusivo garden party, la sala al piano terreno era adornata con le bandiere di tutte le nazioni.
Ecco l’augusta nobiltà cittadina, fanno sfoggio di raffinatezze le elegantissime signore dell’olimpo genovese e forestiere, così recita l’articolo di Il Secolo XIX riportato sul libro.
Non mancava il sindaco Barone Andrea Podestà e con lui molti notabili della città.
Venne poi la metà del mese e dal 14 al 16 si tennero nel Porto di Genova le regate internazionali a remi.
Il pubblico sulle tribune che circondavano il palco reale ammirò compiaciuto lo spettacolo straordinario delle regate.

Tratto da Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano
Volume di mia proprietà

L’Italia annoverava atleti provenienti da città diverse e schierò nelle diverse gare equipaggi con sportivi provenienti da Genova, Milano, Torino, Piacenza, Pavia, Livorno e Firenze.

E così si legge:

“Lungo il campo delle regate due lunghe file di navi da guerra, yachts e grossi vapori della Navigazione Generale Italiana e di altri armatori completavano il quadro grazioso a cui era sfondo splendido il Superbo Porto di Genova.”

Le giornate si conclusero con le cerimonie di premiazione dei vincitori e con il brindisi alla gloria dei partecipanti.
Furono giornate memorabili per Genova, furono tempi di festa e di celebrazione.
In onore di Cristoforo Colombo, fiero navigatore e illustre figlio della Superba.

Domenico Colombo: una memoria dal passato

In secoli lontani esisteva un’antica casa in Vico Morcento: in quell’edificio visse un uomo di nome Domenico Colombo, suo figlio Cristoforo diverrà celebre per la scoperta di un nuovo continente.
A quella vetusta dimora ormai perduta dedicai diverso tempo fa questo articolo nel quale vi raccontavo gli stravolgimenti urbanistici di quella zona attorno all’antica Ponticello, l’area a metà degli anni ‘30 fu oggetto di demolizioni e abbattimenti e al posto di certi antichi caruggi sorsero strade moderne come Dante e Via Fieschi.
Quella dimora appartenuta al padre dell’intrepido navigatore si trovava nella zona dell’attuale Via Ceccardi, ho trovato notizia di questa casa in un prezioso volume di mia proprietà: la Guida Commerciale Descrittiva di Genova del 1874 scritta dal giornalista Edoardo Michele Chiozza.
Come già vi dicevo nel mio precedente post, il magnifico libro di Chiozza mi ha permesso di fantasticare e di immaginare di trovarmi là, in quel Vico Morcento, davanti alla lastra affissa sulla casa di Domenico Colombo.
E come dice Chiozza queste sono le parole che i passanti potevano leggere:

Domenico Colombo
padre a Cristoforo
ebbe qui casa e bottega di scardassiere

Come tutti i miei concittadini ben sanno, a Genova esiste ancora un edificio noto come Casa di Colombo, viene indicato come il luogo nel quale Cristoforo trascorse i primi anni della sua giovinezza.
Va detto che a proposito di questo casa si afferma spesso che, sebbene sia antica, si tratti di una ricostruzione più recente dell’originale ma non è certo questo il tema del mio articolo.
Non entravo da tanto tempo nella Casa di Colombo, la mia ultima visita risale a diversi anni fa e all’epoca ancora non possedevo il libro di Edoardo Michele Chiozza.
Ieri mi trovavo con un’amica da quelle parti e così abbiamo pensato di fare un giro in quella casa vetusta.
E là, nella prima stanzetta, su un muro campeggia una lapide.
Vi si leggono parole che già conosco: le ha riportate Edoardo Michele Chiozza sulla sua guida, invitando i suoi lettori ad alzare gli occhi in Vico Morcento davanti a quella casa che noi non possiamo vedere perché non esiste più.
Sono proprio quelle parole e così mi sento di poter supporre che si tratti proprio della stessa lastra marmorea un tempo posizionata su quella facciata in Vico Morcento e in seguito trasferita qui, all’interno di questa casa di Ponticello.
Una memoria dal passato, il ricordo di Domenico Colombo, scardassiere e padre di Cristoforo.

La casa di Domenico Colombo in Vico Morcento

C’era un tempo a Genova una casa e si riteneva che quella dimora fosse legata alla figura di un uomo divenuto poi celebre in tutto il mondo: è il nostro Cristoforo Colombo, fiero e abile navigatore.
L’edificio si trovava in un quartiere centrale e molto popoloso, non abbiamo potuto vederlo in quanto quella via venne demolita a metà degli anni ‘30.
In quel periodo infatti la zona attorno a Ponticello fu abbattuta per lasciare spazio a strade più moderne come ad esempio Via Fieschi, non distante dall’attuale Via Dante c’erano fino ad allora certi angusti caruggi come Vico Nuovo, Vico Dritto di Ponticello e Vico Berettieri.
E là, dove ora si trova la moderna Via Ceccardi, c’era un tempo il Vico Morcento con l’edificio che si diceva essere stato dimora di Domenico Colombo, padre del nostro Cristoforo che a quell’epoca era ancora un bambino.

Monumento a Cristoforo Colombo – Genova

Il giornalista Edoardo Michele Chiozza ebbe modo di segnalare ai suoi lettori questa casa e lo fece nel lontano 1874 sulle pagine della sua Guida Commerciale Descrittiva di Genova, io qui lo ringrazio perché il suo libro prezioso mi permette di immaginare i luoghi mai veduti e non più esistenti della Superba.
Egli scrive che già all’epoca si discuteva sulle origini di Colombo: certi sostenevano che fosse genovese, altri dicevano che era nato a Cogoleto.
Chiozza, per parte sua, sottolinea che tutti noi dovremmo soltanto essere fieri del fatto che Cristoforo Colombo era ligure ed italiano, già questo dovrebbe essere ritenuto un grande onore.
Suo padre Domenico, scrive il nostro, non avrebbe mai potuto immaginare che il figlio avrebbe mutato la storia del mondo.
Occorre inoltre specificare che questa non era la sola casa attribuita al padre di Cristoforo e anzi in seguito alcuni storici scrissero che la notizia era infondata, tra questi Francesco Podestà nel suo libro dedicato al Colle di Sant’Andrea e risalente al 1901.
Ora tuttavia non possiamo più fare congetture perché quell’edificio non esiste più.
Altrimenti, voi lo sapete, io andrei là e seguirei le indicazioni di Edoardo Michele Chiozza.
E alzerei gli occhi all’inizio del vicolo e cercherei quel palazzo vetusto a lungo creduto la casa del padre di Cristoforo.
E vedrei l’iscrizione riportata sulla targa, la leggo tra le pagine del mio libro e la riporto qui per voi, lasciandovi immaginare un caruggio, un frammento di passato, uno squarcio di cielo nella prospettiva di un vicolo di Genova perduta.

Domenico Colombo
padre a Cristoforo
ebbe qui casa e bottega da scardassiere

L’uovo di Colombo

Ecco lì, l’uovo di Colombo!
Tutti noi conosciamo questa espressione che contempla la possibilità di trovare una soluzione rapida e in qualche modo inaspettata, questo modo di dire si riferisce ad un particolare aneddoto sul più illustre navigatore genovese.
Dunque, la leggenda narra che il nostro Cristoforo Colombo ebbe un diverbio con certe persone che cercavano di ridimensionare la grandezza della sua impresa: del resto, dicevano, chiunque avrebbe potuto portare a termine quel compito e scoprire così quelle terre sconosciute.
Colombo allora gettò il guanto di sfida ai suoi rivali proponendo un’impresa altrettanto insolita: c’era qualcuno in grado di far star dritto un uovo su un tavolo?
Prova e riprova, nessuno ci riuscì e infine il geniale Cristoforo prese un uovo, lo ammaccò leggermente sul fondo e lo pose sul tavolo: ecco qui l’uovo di Colombo, la soluzione di uno che non si limitava alle parole ma faceva anche i fatti.
Dopo questa dovuta premessa compiamo adesso un viaggio a ritroso nel tempo perché all’Uovo di Colombo è legata anche un’altra peculiare curiosità tutta genovese.
Andiamo al glorioso 1892, a Genova in quell’anno si celebrò il quarto centenario della scoperta dell’America e per onorare Colombo, illustre figlio della Superba, venne allestita una grandiosa manifestazione.

L’Esposizione Italo-Americana fu inaugurata nel luglio del 1892 e chiuse i battenti nel mese di dicembre dello stesso anno.
Venne allestita nella vasta area della Spianata del Bisagno e cioè in quella zona che oggi è occupata dalle attuali Piazza della Vittoria e Piazza Verdi.
Fu un evento fantastico, non basterebbero giorni e giorni per narrare tutte le attrazioni proposte a genovesi e turisti.
Le cronache dell’Esposizione del IV Centenario Colombiano pubblicate dal Comune di Genova sono raccolte in un volume di oltre 400 pagine, io ho la fortuna di avere questo bel libro dal quale ho tratto le prime due illustrazioni di questo articolo.
Ci furono gare velocipedistiche e concorsi di bande militari, la lotteria e il tiro a segno, spettacoli e tornei sportivi, balli, sfilate in costume, ricevimenti e feste, concerti e mostre d’arte, l’Acquario Marino, le fontane luminose, le montagne russe e molto altro ancora.
Vennero in visita persino i reali e nei padiglioni si celebrò la gloria di Colombo con l’entusiasmo per le innovazioni.
E chiaramente non mancavano i ristoranti e i ritrovi per rinfrancarsi con la buona cucina, tra questi anche il locale del brillante e intraprendente signor Quarone, fiero proprietario dell’Uovo di Colombo.

Il gigantesco uovo era alto 26 metri ed era illuminato all’interno con delle apposite aperture ovali, come dicevo fu adibito appunto a Caffè Ristorante.
Il locale si articolava su tre piani e come potete bene immaginare attirò l’interesse di molti curiosi, era decisamente una peculiare particolarità, vi si gustava tra l’altro del buon vino.
E dovete sapere che in realtà le strutture dell’Esposizione Italo-Americana erano provvisorie e costruite in legno.
Purtroppo nel giorno dell’Epifania del 1893 un terribile incendio, a quanto pare doloso, mandò tutto in cenere ma questa è un’altra storia che un giorno vi racconterò.
Così finì anche l’originale ristorante del Signor Quarone e statene certi, i vostri bisnonni certamente avranno conservato memoria di quel luogo sensazionale allestito proprio per l’Esposizione Italo- Americana.
E del resto non può che essere stato così: d’altra parte quello era l’Uovo di Colombo.


Illustrazione tratta da Ricordo del IV Centenario Colombiano
Tipografia della Gioventù 1892 – Copia di mia proprietà

A Cristoforo Colombo, genovese e navigatore

Nella città in cui nacque c’è un monumento dedicato a Cristoforo Colombo, colui che mutò il destino del mondo.
Opera di numerosi artisti, il monumento ebbe una genesi travagliata: la prima pietra venne posata nel lontano 1846, passarono poi 15 anni prima che venisse completato.
Le sue prime fondamenta vennero poste al centro di Piazza Acquaverde ma poi fu il progresso a incidere sulla collocazione: c’era da costruire la ferrovia e si ritenne che il nostro Cristoforo là in mezzo sarebbe stato di impiccio, quindi si decise di porlo nel luogo in cui ancora adesso lo vediamo.
Colombo, il navigatore che partì per un viaggio avventuroso e approdò in terre sconosciute il 12 Ottobre 1492.

Il progetto dell’opera è di Michele Canzio e furono molti gli scultori che contribuirono alla realizzazione del monumento, le notizie che leggerete sono tratte dalla Guida illustrativa della città di Genova di Federico Alizeri.
Mise mano alla statua del navigatore Lorenzo Bartolini che morì disgraziatamente nel 1850, continuò il suo lavoro Pietro Freccia, artista che non ebbe maggior fortuna.
Durante i lavori infatti cadde dal trespolo e in seguito divenne pazzo, morì poi poco tempo dopo.
La statua di Colombo venne terminata da Franzone e Scanascini, il monumento fu inaugurato nel 1862.
Ha lo sguardo saggio e pensoso Cristoforo, guarda lontano, verso orizzonti ignoti.

Attorno alla sua figura quattro bassorilievi narrano l’epopea della sua impresa.
Sul fronte l’opera del Gaggini nella quale si vede Colombo al Congresso di Salamanca.

Il celebre genovese viene poi effigiato da Aristodemo Costoli mentre porta la Croce nel Nuovo Mondo.

E ancora, eccolo davanti ai Sovrani di Spagna, questa è l’opera del talento di G. B. Cevasco.

E infine Colombo in catene eppure fiero, il bassorilievo fu scolpito da Revelli.

Ai piedi di Colombo siede una figura giovane: ha lo sguardo ingenuo e remissivo.
Lei è l’America dai tratti esotici e porta le piume sul capo.

Svetta il navigatore accanto alla sua ancora.

E ci sono parole che celebrano la sua impresa.

La sua figura simboleggia appieno la sua grandezza.

Su un lato è incisa quella data in cui iniziò l’edificazione del monumento.

Colombo è attorniato da quattro figure, sono le allegorie di coloro che furono sue compagne di viaggio e di avventura.

Di fronte, a sinistra, la statua della Nautica, opera del Gaggini.

Regge il mondo in una mano con perizia e sapienza.

Sull’altro lato ancora una figura che per me, da sola, è un autentico capolavoro di bellezza e armonia.
Questa fanciulla aggraziata e gentile venne scolpita da Santo Varni e raffigura la Pietà.

Regge in una mano le Sacre Scritture.

E con l’altra stringe il turibolo con il quale spande odoroso incenso.

E volge lo sguardo all’infinità.

Dietro di lei ancora una fanciulla, la statua è opera dell’abile scalpello di Aristodemo Costoli.
Lei è la prudenza, assisa sotto il cielo chiaro di Genova.

E tiene in una mano uno dei suoi simboli, il serpente.

L’ultima allegoria venne realizzata da Emilio Santarelli e rappresenta la Forza.

L’impresa di Cristoforo Colombo mutò la maniera di percepire il mondo, aprì nuovi orizzonti e fu l’inizio di una nuova epoca: da allora tutto cambiò.

Unus erat Mundus; Duo sint, ait Iste: fuere.
Uno era il Mondo; siano due, disse costui: due furono.

Così si legge sulla corona posta alla base del monumento dedicato a questo illustre concittadino.
Il mondo sempre conosciuto e il mondo del futuro, con la sua ingenua bellezza.
In questo 12 Ottobre, giorno in cui si celebra la sua epica impresa.
A Cristoforo Colombo, genovese e navigatore.