Autunno in Via San Bernardo

Vi porto ancora in uno di quei caruggi antichi che piacciono a me, la nostra Via San Bernardo custodisce storie lontane, glorie passate e suggestioni di un tempo perduto.
E in questa stagione dai colori caldi è sempre una gioia passare davanti alla bottega dei Fruttarelli e ammirare le meraviglie che tutti noi amiamo portare sulle nostre tavole.

Ed ecco le zucche allegre e vivaci, questo è proprio il loro tempo.

Alcune ceste sono ricolme di grappoli di uva dolce e succosa, altre accolgono i freschi agrumi.

E naturalmente, come già in passato mi è capitato di scrivere, questo non è semplicemente un negozio di frutta e verdura ma un luogo che custodisce, a suo modo, parte dell’anima di questa via.
Nell’ombra dei caruggi, tra vetusti palazzi nobiliari e là dove ancora si trova un’antica edicola ormai vuota.

In questo tempo, in questo tratto di Genova qui si trovano i colori di questa stagione: questo è l’autunno in Via San Bernardo.

Bellezza di ottobre

L’ho veduta volteggiare sulla creuza dietro casa e posarsi su un fiore e poi sul muro.
Non è la sola che ho incontrato, altre farfalle come lei in questa calde giornate d’autunno si librano leggiadre nell’aria tiepida e poi si posano e poi ancora si alzano in volo.
Ecco un farfalla magnifica ed elegante, una vera bellezza di ottobre: è la vanessa atalanta, una creatura che si ha la fortuna di incontrare anche in questa stagione.

Ed era inquieta, presa nel suo continuo muovere le ali all’unisono come un battito, come una musica, come un canto melodioso.

Sono rimasta ad osservarla mentre si godeva il tepore del sole e la luce e mentre donava al mio sguardo lo spettacolo della sua sfolgorante bellezza.

Il quadrifoglio di Teresa

Tra i fiori e le piante del mio terrazzo, direi in ogni stagione, crescono sempre rigogliosi i trifogli.
Indomiti e testardi, si ostinano a spuntare nonostante io mi impegni a far in modo che non ci siano: i trifogli, comunque, rispuntano.
E tra quel verde brillante e deciso, lo ammetto, ho tante volte sperato di trovare almeno un fortunato quadrifoglio ma ahimè, ad oggi non è ancora successo!
E tuttavia non mi perdo d’animo, sento che un giorno o l’altro capiterà e stringerò tra le mani un fragile e beneaugurante quadrifoglio.
Fino ad allora ho pensato di consolarmi con il delizioso quadrifoglio che l’ottimista Teresa scelse per la cartolina che inviò a Giacomo con poche gradite parole.
La cartolina è in rilievo ed è una raffinatezza di verde e di oro, impreziosita per di più anche da quei versi in rima così graziosamente adagiati tra le verdi foglie.
Questo è il quadrifoglio di Teresa: per Giacomo, per me e per voi.

Offrendoti il fiore che porta fortuna
ricevi il mio core che affetto raduna
e tal quadrifoglio ti sia talisman
da renderti lieto ognor il doman.

Una bellezza pericolosa

Nel tepore della luce settembrina sbocciano piano certi fiori, al margine del bosco, così li ho veduti a Fontanigorda in una mattina fresca e soleggiata.

Timidi ma tenaci, tra l’erba verde madida di rugiada.

Così sorretti da fragili steli.

Tra foglie accartocciate e rametti spezzati, nella perfetta armonia di uno scenario costruito ad arte dalla natura.

E così lentamente un petalo si apre e svela la sua pericolosa bellezza così a lungo protetta.

Questo fiore, così simile al croco, è il colchico autunnale ed è una pianta tossica e velenosa.
Osservando con attenzione, tuttavia, è possibile non confonderlo con il nobile croco che dona il preziosissimo zafferano.
In particolare il colchico ha sei stami, mentre il croco invece ne ha soltanto tre.

Inoltre, quando è il tempo della fioritura, il colchico alla base è privo di foglie.
E così, incontrando questi fiori tra le foglie cadute limitiamoci ad ammirare la loro leggiadria.

È questo uno dei fiori che preannunciano l’arrivo dell’autunno.

Così sboccia e si mostra agli sguardi, in una stagione che muta, il colchico autunnale.

Il benvenuto del plumbago

Sono ritornata a casa, sono ritornata a Genova.
E qui, sul mio terrazzo, ho ricevuto con mia sorpresa il benvenuto del plumbago.
Il plumbago ha trascorso l’estate sotto il sole caldo, nutrendosi della sola acqua che il cielo gli ha donato eppure è ricco di fiori ed è un’esplosione di azzurro.

Così, celeste, così lieve, fluttuante nell’aria ancora calda di settembre.

Bisognerebbe saper assomigliare al plumbago che sa bastare a se stesso e sa adattarsi alle stagioni e al clima difficile, uscendone vittorioso con una fioritura magnifica.
Dalla natura si impara sempre il giusto modo di essere, io credo.
E così ringrazio il plumbago per questo magnifico benvenuto che mi ha regalato.

Ritornando a casa

Sono pronta a partire, domani si ritorna a Genova.
Ho salutato gli amici, le creature del bosco, i prati e gli alberi, i fiori e i gatti.
Qui a Fontanigorda sto in un sottotetto e sopra di me abitano certi uccellini, hanno il nido qua sopra, sono dei vicini simpatici e allegri.
Quando tornano a casa arrivano in picchiata verso il tetto e se per caso mi trovano affacciata alla finestra della cucina virano rapidi e volano distanti.

E così quando li vedo arrivare ho la buona abitudine di chiudere la finestra della cucina per permettere ai miei piccoli amici di tornare al loro nido.
Ho scattato queste fotografie ai primi di luglio, nel cuore dell’estate, ero appena arrivata qui.
E ora, come i piccoli pennuti anch’io torno a casa.

Saluto questo luogo del mio cuore, questo panorama, questi monti e questi alberi, l’airone superbo e i dolci daini, le farfalle, le api ronzanti e i gli uccellini.
Saluto te, mia sempre amata Fontanigorda.

I daini nella luce di settembre

C’era una luce radiosa, era presto.
Silenzio, aria fresca, i prati madidi di rugiada, di mattina, qui a Fontanigorda.
E aggraziati sull’erba i daini, nella luce di settembre.

Sono rimasta in silenzio e loro non mi hanno vista e non mi hanno sentita, così ho potuto osservarli a lungo e scattare queste fotografie, le più belle che abbia mai fatto a queste splendide creature, grazie alla luce splendente del mattino.

Crescono forti i più piccini, sul capo hanno già piccole corna.

E gustano le tenere foglioline.

E condividono questo istante di assoluta bellezza.

Erano in cinque, non c’erano i daini possenti con i grandi palchi di corna ma solo questi giovani esemplari con le macchie.

Creature magnifiche, per me sono parte della componente fiabesca della natura e dell’universo che così di rado siamo capaci cogliere.

Liberi, infinitamente liberi.

Sono rimasta ad osservarli in sacro silenzio per un tempo magnifico scandito solo dalla grazia dei loro movimenti, i daini paiono leggeri come il vento.

Poi piano si sono avvicinati agli alberi.

Come in una fiaba, con questo incanto.

Svelti e rapidi, con quei balzi sull’erba sanno arrivare lontano.

Nel fitto del bosco che li nasconde e li protegge.

Dopo aver goduto del calore del sole, della freschezza dell’erba e di quei germogli per loro deliziosi da assaporare.

Sono creature meravigliose e sono grata per aver avuto il dono della loro compagnia, per questo meraviglia e questo stupore.
Sono i magnifici daini nella luce chiara di settembre.

I colori della vita nel bosco

I colori della vita nel bosco sono intensi, vibranti, carichi di bellezza.
Così, nel verde e tra le rocce, palpitano i misteriosi ritmi della natura.

E ai margini del bosco la vita ha i toni del blu scuro sui rami che si protendono verso la luce.

Nel bosco, sempre, cerco le magnifiche felci, una di esse pareva aprirsi per accogliere il tepore del sole.

Nel bosco, i colori della vita, in questa stagione, sono quelli dei funghi.
Spuntano, timidi tra le foglie, in una perfetta sinfonia di sfumature.

La natura non lascia nulla al caso, spiccano le tinte più vivaci.

E ogni foglia accartocciata, ogni filo d’erba, ogni minima parte di vita pare posata ad arte dalle mani sottili di qualche leggera fata dei boschi.

E così ecco una leggera pennellata di rosso.

E verde intenso, come i muschi madidi di rugiada.

Il bosco è incanto, scoperta, stupore e meraviglia, lo si osserva ammutoliti, è l’opera di un artista dal talento inarrivabile.

Così si stagliano i piccoli funghi tra verdi foglioline.

E mi sono accorta solo più tardi che su uno di essi passeggiava un’operosa formichina, la potete vedere anche voi osservando con attenzione il primo funghetto sulla sinistra.

Così è la vita, sorprendente e irripetibile, in ogni sua manifestazione.

E così freme, nella sua intensità, la vita nel bosco di Fontanigorda.

Spiriti liberi

Sono spiriti liberi, osservano da distante celandosi tra le foglie.

Sono spiriti liberi, i daini sgranocchiano la frutta e poi corrono via tra gli alberi.

E si nascondono, nella loro fuga aggraziata e leggera.

Alcuni poi sono più diffidenti e sfuggenti.
Ecco qui una creatura maestosa, è un daino scuro che si confonde con i tronchi degli alberi, ha anche un bel palco di corna e gira spesso attorno a quel melo insieme ad un suo simile.

Sono spiriti indipendenti e avventurosi, questo piccoletto l’ho visto di mattina presto su un prato qui vicino a casa.
Orecchie tese, sguardo attento, una cauta diffidenza.
Ci siamo un po’ guardati, appena un istante.

E poi, svelto e leggiadro, anche lui è svanito tra gli alberi.

Sono spiriti liberi, osservano e scrutano e restano nel silenzio e nella quiete del loro bosco.

Un tratto del bosco

C’è un tratto del bosco, nella strada che collega Fontanigorda a Loco, nel quale gli alberi paiono inchinarsi al tempo e allo scorrere delle stagioni.
In quel tratto del bosco, in quella curva, solo una delle tante, su questa strada bella di sole e di ombra.
E i rami, così protesi verso l’azzurro, ondeggiano lievi e sembrano sfiorare intrepidi il cielo.
Gli alberi accolgono, proteggono, riparano e custodiscono.
In quel tratto del bosco, quegli alberi sembrano porgere il loro saluto alla stagione che volge al termine per accoglierne una nuova con i suoi profumi e le sue differenti sfumature.
In quel tratto del bosco la voce della natura sussurra, vibra ed emoziona, nell’assoluto mistero della sua perfetta bellezza.