Camminando nel passato di Via Giovanni Tomaso Invrea

Ritorniamo a camminare nel passato, oggi la mia speciale macchina del tempo vi condurrà in Via Giovanni Tomaso Invrea, vibrante e ampia arteria cittadina che tutti noi abbiamo attraversato e che si estende dalla zona di Brignole fino a Piazza Alimonda, laggiù sullo sfondo si nota la bella Chiesa del Rimedio.
Via Giovanni Tomaso Invrea è una strada larga, con un bel marciapiede e una fila di lampioni della pubblica illuminazione per gran comodo e sicurezza degli abitanti.

E il cielo è blu su Via Giovanni Tomaso Invrea, camminando nel passato tutto poi si ammanta di una luce nuova.

Si esce e certo non si scordano a casa l’ombrello da passeggio e un cappello fastoso, certe dame si distinguono sempre per stile.
E quanti negozi ci sono in Via Giovanni Tomaso Invrea, li ho scoperti consultando come sempre la mia Guida Pagano del 1926.

Sarebbe complicato nominare tutte le botteghe ma sappiate che all’epoca c’erano ben nove commestibili, due latterie, macellerie e pollerie, diversi fruttivendoli, un pizzicagnolo, una sartoria, un parrucchiere e due calzolerie.
E non mancavano una bella e fornita merceria, un negozio di pellami, due rivendite di sali e tabacchi, nelle osterie si brindava alla bellezza della vita e le diverse vinerie tenevano i vini migliori.
Era un piccolo mondo con le sue botteghe e con le sue buone consuetudini.
Là dietro, sull’angolo di un palazzo, si nota una panciuta insegna e parrebbe riferirsi ad una bottiglieria e drogheria che certo sarà stata molto frequentata.


Ho naturalmente cercato tra le pagine della mia Guida e ho così scoperto che, nel 1926, lì si trovava la rivendita di vini del Signor Marradi, da un lato c’era poi la signora Adele con la sua stiratoria e dall’altro lato il sellaio Binelli.
E approfitto dell’occasione per mandare un caro saluto a tutti questi signori e dir loro che, se potessi, verrei a sbirciare nei loro negozi e sarebbe una bella emozione, scorgo da qui la Signora Adele che mi sorride annuendo comprensiva.

Ah, chissà se la dama con l’abito a balze era un’affezionata cliente della Signora Adele e affidava alle sue abili mani i suoi capi esclusivi ed eleganti.

I giorni di un altro secolo, a volte, appaiono un po’ appannati e inevitabilmente distanti: per fortuna ci sono i pali della pubblica illuminazione a rischiarare la via e anche il nostro viaggio nel tempo.

E il passato e il presente, in qualche maniera, si sovrappongono e ti ritrovi proprio davanti al palazzo dove un tempo c’era l’insegna della bottiglieria e drogheria.

E si cammina, in Via Giovanni Tommaso Invrea.
Con la paglietta calcata sul capo, con le gonne lunghe fino ai piedi oppure con le braghette al ginocchio e tutta la vita davanti.

Così, a volte, ci sembra quasi che tutti coloro che sappiamo immaginare in questo scorcio di Genova, in qualche maniera, siano ancora là, in Via Giovanni Tomaso Invrea, in un frammento di passato che un invisibile filo sottile unisce al nostro presente.

Antica Farmacia Sant’Anna: una cartolina dal passato

Vi porto ancora in un luogo a me molto caro e sovente citato su queste mie pagine: l’Antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi sita nella piazza omonima, nella nostra Circonvallazione a Monte, è un luogo dalle molte bellezze e come è noto vi si trovano speciali rimedi erboristici preparati in un moderno laboratorio avvalendosi di antiche ricette.

L’Antica Farmacia è inclusa tra le Botteghe Storiche della città ed è la più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario: correva l’anno 1650 e i Frati Carmelitani già allora preparavano i loro medicinali.
E oggi vi si trovano anche ottime marmellate, cosmetici, liquori e molto altro ancora.

Per un felice caso fortunato sono riuscita ad acquistare un’antica cartolina della farmacia e questo luogo tanto amato è davvero sempre riconoscibile e fedele a se stesso, con i suoi antichi arredi e le sue belle sedie.

E dentro le vetrinette saranno stati riposti i libri, le bilance da farmacia e le preziose pozioni.

Un saggezza antica è custodita tra queste mura e ancora ai nostri giorni possiamo beneficiarne.

All’Antica Farmacia Sant’Anna, in quel tempo distante, c’era già la bella statua della Madonna a sovrastare il bancone.

E alzando lo sguardo, se vi recherete là, potrete così vederla.

In quei giorni di un secolo diverso altri frati vissero in questo convento e certo ci sarà stato un frate esperto di tutti i segreti della farmacia e dell’erboristeria simpatico come il mio caro amico Frate Ezio.

Così era in un tempo distante, in un frammento del passato dell’Antica Farmacia Sant’Anna.

Il delizioso pane dei Kunkl: una storia di Genova

Questa è una storia che inizia in un giorno lontano e in un luogo distante: è una storia di successo, intuito e intraprendenza che si dipana per le vie della vecchia Genova.
E per raccontare da capo questa vicenda bisogna andare in Tirolo, a Neumarkt, in italiano nota come Egna.
Lassù, tra quelle maestose montagne, nasce il giorno 11 novembre 1813 Giovanni Martino Kunkl, in quel periodo il territorio di Egna è incluso nel Regno di Baviera ma, dopo breve, sarà unito all’Austria.
E proprio con il suo passaporto austriaco Giovanni Martino intraprende l’avventura della sua vita: siamo nel 1847 e Kunkl parte alla volta di Genova che diverrà la sua città di adozione.
Certo non sarà stato facile per un austriaco inserirsi in una città come la Superba che con gli austriaci, come ben sappiamo, aveva avuto un passato di contrasti politici.
Giovanni Martino però è un giovane di belle speranze, ha 34 anni e porta con sé la saggezza di una professione nella quale eccelle: Giovanni Martino è panificatore e porterà la sua sapienza nei caruggi di Genova, in particolare in quella Via Lomellini a me tanto cara.

Giovanni Martino non è solo, con lui ci sono la moglie Giuseppina e le prime tre figlie nate in Austria: Maria, Vittoria ed Enrichetta, a Genova vedranno poi la luce Anna e Stefano.
Restiamo in questi caruggi, qui dove Giovanni Martino inizia la sua fiorente attività, la prima traccia della sua presenza, naturalmente con riferimento alle Guide e ai Lunari di mia proprietà, è sul magnifico libro di Edoardo Michele Chiozza dal titolo Guida Commerciale descrittiva di Genova del 1874-75.
Qui il nostro Giovanni Martino viene annoverato come fabbricante di pane di lusso ad uso di Vienna e la sua attività si trova Via Lomellini 3.

Il tempo, poi fugge via veloce e, in un giorno fatale del 1877, Giovanni Martino Kunkl lascia le cose del mondo.
Naturalmente io sono andata a cercare traccia di lui nel nostro Cimitero Monumentale di Staglieno e così ho trovato il suo nome inciso nel marmo nella Galleria Inferiore a Ponente.
È una tomba semplice la sua, simile a quella di tanti genovesi del suo tempo che qui riposano.

A succedere a Giovanni Martino nella conduzione dell’impresa di famiglia sarà Stefano, il suo ultimo figlio.
Quando il padre muore, in quel 1877, Stefano è un giovane di 26 anni: dal padre ha appreso tutti i segreti del mestiere, custodendoli e mettendoli a frutto per il bene suo e della sua famiglia.
Ed è il nome di Stefano a comparire così tra le pagine dei libri e a rifulgere nel commercio della città.
Stefano ha talento, intuito e capacità imprenditoriale, espande l’attività con successo e lo troviamo citato sui lunari del Signor Regina del 1881 e del 1887 tra i fabbricanti di paste e galette e come proprietario di due negozi, il primo si trovava in Via Lomellini 61, nella parte alta della strada.

L’altro negozio era invece in Via Roma.

Il segreto del pane delizoso e rinomato in tutta Genova risiedeva nella scelta accurata di ingredienti di prma qualità.
Stefano Kunkl, infatti, ogni estate si recava in Austria o in Ungheria per acquistare la farina da usare per il suo pane: la sua farina aveva un alto potere lievitante senza agenti aggiunti, in pratica era l’equivalente della manitoba.
Fu così che il segreto dei Kunkl portò loro il meritato succcesso, nel 1899 si aggiunse un ulteriore punto vendita, citato ovviamente nel Lunario del Signor Regina, in Via ai Quattro Canti di San Francesco.

Stefano, con il suo innato fiuto per gli affari, fu poi talmente abile da divenire, insieme al figlio Silvio, stimato fornitore della Real Casa: l’attività di famiglia sarà infatti denominata Panificio Reale Stefano Kunkl.
E in punta di piedi entriamo nell’ufficio di Stefano Kunkl: qui lo vediamo insieme al figlio Silvio.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

Come specificato, la fotografia è di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl e mi è stata inviata dall’Architetto Chiara Kunkl che un giorno è capitata casualmente su queste pagine e ha così generosamente condiviso con me questa magnifica storia di famiglia che vi racconto, la ringrazio anche da qui per questo, le molte informazioni da lei fornite e le immagini di famiglia, unite alle mie ricerche a Staglieno e tra le pagine delle guide, mi permettono di narrarvi questa vicenda.
Ecco ancora Stefano Kunkl: lui è al centro della foto vicino alla moglie Angela e tiene in braccio una nipotina.
Accanto a Stefano siede Silvia, la moglie di Silvio che è in piedi alle spalle di lei, insieme ad altri parenti.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

E riporto qui una frase tratta dal documento trasmessomi da Chiara Kunkl, queste parole riassumono interamente lo spirito dei Kunkl e il senso del loro operare: si tramanda che Stefano Kunkl raccomandasse ai suoi figli di dividere l’utile di ogni anno in due metà uguali fra loro di cui la prima doveva essere accantonata e reinvestita nell’attività mentre la seconda doveva obbligatoriamente e interamente essere spesa al fine di ricordare a se stessi quali benefici potessero portare un anno di duro lavoro.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

Tra le notizie inviatemi da Chiara Kunkl c’è anche un articolo di Edilio Pesce dedicato allo storico panificio con l’elogio delle michette e delle rosette deliziose, con il rimpianto per gli sfilatini che si acquistavano uscendo dalla messa in San Filippo Neri.
E certamente da Kunkl avranno fatto anche la focaccia!
Va inoltre anche ricordato che furono i Kunkl a introdurre a Genova i libretti, un tipo di pane molto apprezzato dalle nostre parti.
E continuiamo il nostro giro per Genova, in cerca dei luoghi di Stefano e Silvio Kunkl.
Già nel 1913 avevano un negozio al 110 rosso di Piazza Soziglia, all’epoca i mei antenati avevano un negozio in Campetto, chissà quante volte avranno comprato il pane dai Kunkl!

Il negozio in Via Lomellini fu spostato poi al numero 48 rosso.

Il Panificio era in Via della Maddalena 29, ecco qui l’edificio.

Un altro panificio era in Vico del Fornaro, il caruggio dal toponimo perfetto!

Tutte queste notizie sono presenti sui lunari del tempo, nel 1926 c’era un Panificio Kunkl anche in Via Frugoni, traversa di Via XX Settembre.
E sul Lunario del 1902 si trovano pure i numeri di telefono.
Per dire, il negozio di Via Lomellini aveva il numero 341 e a leggerlo ho pensato: ora chiamo e ordino un chilo di libretti!

La vita non era facile per nessuno, in quel tempo, come in tutte le famiglie anche i Kunkl ebbero i loro tragici lutti.
Come vi dissi da principio, Giovanni Martino Kunkl aveva avuto 5 figli.
La seconda figlia Vittoria morì a soli quattro anni e la terza, Anna, spirò appena ventunenne.
La primogenita Maria si sposò e lasciò questo mondo ad appena 24 anni, io ho trovato la sua tomba nella Galleria Inferiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno.
È collocata in alto, questo rende difficile la lettura della lapide e allora, in memoria di lei, la riporto per intero.

A Maria Lanfranchi nata Kunkl
figlia e sposa affettuosa ed esemplare
che immatura morte rapiva
il 6 Aprile 1867
lo sposo e i suoi desolatissimi
quale attestato di affetto questa lapide consacrano

Stefano Kunkl morì nel 1913 e in seguito alla sua dipartita il figlio Silvio prese in mano le redini dell’Azienda e divenne presidente dell’Associazione Panificatori ed insegnante, tramandando così alle nuove generazioni i segreti per fare il pane.
A Staglieno ho trovato anche la tomba di Stefano Kunkl, egli riposa nella Galleria Frontale, accanto alla moglie Angiolina.
La loro tomba è opera dello scultore Luigi Orengo.

I viaggi nel passato rappresentano l’emozione di ritrovare i luoghi che non abbiamo veduto e di osservare i volti di coloro che non abbiamo conosciuto: eppure in qualche modo ci sembrano vivi e presenti, ci osservano da un’immagine in bianco e nero e si raccontano, con sincerità e verità.
Ringrazio ancora di cuore Chiara Kunkl per aver permesso a me e a voi questo percorso a ritroso sulle tracce di Giovanni Martino e della sua numerosa famiglia.
C’è ancora un piccolo tratto di strada da fare insieme, proprio là, in cima a Via Roma.
In quello slargo oggi denominato Largo Eros Lanfranco e un tempo noto come Largo di Via Roma.
È un giorno qualunque di un tempo distante: due eleganti genovesi passeggiano vicine, chiacchierano tra loro amabilmente.
Osservate con attenzione alle loro spalle e dietro al signore con la bombetta: si vede un negozio, non è del tutto visibile l’insegna ma se ne legge chiaramente una parte, S. Kunkl, spiccano in particolare i caratteri gotici.
Ecco qui il favoloso negozio di Via Roma più volte citato e ritrovato nelle guide, l’immagine è un dettaglio di una cartolina che di seguito trovate pubblicata interamente e appartiene all’amico Stefano Finauri che qui ringrazio.

La memoria e il ricordo sono ricchezze da custodire, raccontare certe storie significa far tornare tra noi sorrisi, sguardi e vite di un altro tempo.
E quando passate in Via Roma rammentatevi che là, accanto all’imbocco di Galleria Mazzini, un tempo si sentiva il profumo del pane fragrante dei Kunkl, memoria preziosa del passato della nostra Genova.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Genova, 1899: la magnifica bottega del Signor Poggi

Oggi vi porto nel passato, signore e signori, nella città vecchia pullulante di negozi e di attività commerciali di ogni genere.
E così, nel lontano e vagheggiato 1899, ecco la magnifica bottega del Signor Poggi che doveva essere dotata di un capiente magazzino, considerando le merci ingombranti che vendeva.
Il signor Poggi, infatti, era specializzato in forniture per cantine e aveva la sua redditizia attività in quel di Campetto, a due passi dalle delizie di Romanengo e dal negozio di passamanerie dei miei antenati.
Eh, quando leggo dei negozi di Campetto la mia fantasia vola, cari lettori, infatti son già qua che mi domando se il Signor Poggi abbia conosciuto il mio avo Vincenzo, mi pare quasi di vederli quei due: eccoli là davanti alle loro botteghe, conversano amabilmente di faccende genovesi.

Il Signor Poggi, dicevo, vendeva tutto ciò che serviva a imbottigliare il vino e l’ho scoperto, chiaramente, grazie al mio solito Annuario Genovese del Signor Regina di quel 1899.
Quella paginetta dedicata al signor Poggi è una magia di parole che si concatenano fino a ricreare davanti ai vostri occhi lo spettacolo di un luogo ricolmo di ogni oggetto necessario, da Poggi secondo me si trovava di tutto!

E così, vado enumerarvi ciò che vende il signor Poggi, riportando qui le esatte parole che si leggono sulle pagine dell’annuario: bottiglie per vini, liquori e olii in genere, turaccioli, timbri a fuoco per detti, capsule con o senza ditta bianche e colorate, stagnole argentate e dorate formato per bottiglie, ceralacca, etichette, coni di paglia (o buste) e infine quanto occorre per imballare liquidi per l’esportazione.

E poi macchine, travasatori, tubi gomma e cavatappi.

Chissà quanti intenditori di vino saranno passati dal Signor Poggi!
E lui, affabile, ha il consiglio giusto per ognuno dei suoi clienti, ne sono più che certa.

E poi ancora, da questo commerciante genovese si trova anche sabbia finissima per lucidare i metalli, si legge sul libro che è utilizzata dai litografi, dagli argentieri e dai cocchieri.
E per finire il nostro signor Poggi vende pure lumini da notte con galleggiante in porcellana, fatto assai peculiare e un po’ sorprendente che mi costringerà a salire subito sulla macchina del tempo per andare in Campetto a verificare.
Tic, tac, tic tac, ci siamo!
Quanta gente nei caruggi, in questo finale del secolo, tutti si affrettano a far compere, c’è un’allegra confusione di voci che si sovrappongono.
Oh, ma cosa vedo laggiù? Delle damigiane! E quante!
Eccomi arrivata dal Signor Poggi, nella nostra cara e vecchia Campetto, nel lontano anno 1899.

27 Novembre 1887: Santa Teresa del Bambino Gesù a Genova

La memoria dei luoghi si affida anche alla nostra capacità di riconoscere e ritrovare i fatti accaduti  sui quali il tempo posa il suo velo inesorabile.
Torniamo al passato, alla seconda metà dell’Ottocento, seguiamo così i passi di una giovane fanciulla devota di nome Marie-Françoise Thérèse Martin, lei è originaria di Alençon dove è nata il 2 Gennaio 1873.
La storia della sua scelta è la storia di una vocazione sentita in giovane età e perseguita con passione e con ardente amore per Dio.
Eccola la ragazza devota, lei vorrebbe diventare suora carmelitana nel convento di Lisieux proprio come le sue sorelle ma è ancora troppo giovane per seguire quel suo cammino.
Giunge poi l’autunno del 1887 e Teresa, insieme ai fedeli della diocesi di Lisieux, compie un pellegrinaggio in Italia per il giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII.
È il 20 Novembre 1887 e la ragazzina, fiduciosa e determinata, durante l’udienza concessa dal pontefice, chiede a Leone XIII di entrare nel Carmelo: Teresa ha appena 15 anni eppure sa già che quello è il suo destino.
Sulla via del ritorno, il 27 Novembre 1887, la giovane Teresa farà anche una breve sosta qui a Genova.

Ed ecco la memoria dei luoghi e delle persone che li hanno percorsi:  alcuni sono già celebri proprio nel momento del loro soggiorno, altri diventeranno poi noti per i più svariati motivi.
La giovane fanciulla di Alençon trovò ospitalità in un celebre albergo cittadino del quale spesso vi ho parlato: è il Grand Hotel Isotta di Via Roma.
Calpestò questa strada, varcò questa soglia.

Rimase, presumo, lo spazio di una notte, giusto il tempo per ritemprarsi dalle fatiche del viaggio per poi ripartire alla volta della sua città.
La memoria dei luoghi è labile, a volte svanisce e non ce ne curiamo più.
Provate a immaginare Teresa, in quella stanza di albergo, mentre recita le sue preghiere e con la mente ritorna all’incontro con il Papa.
Prega e spera, prega e sorride, anche nel cuore.
La memoria di lei e del suo passaggio è rimasta e ci ricorda che qui si fermò una fanciulla che diverrà poi nota come Santa Teresa del Bambino Gesù e del Santo Volto.

La giovane Teresa entrò nel convento di Lisieux, come desiderava, nel 1888.
Sarà breve il suo cammino terreno: Teresa di Lisieux muore ad appena 24 anni nel 1897 a causa della tubercolosi dopo una lunga malattia,
Teresa di Lisieux è Santa e Dottore della Chiesa, la sua festività di celebra il 1 Ottobre, è patrona di Francia e anche dei malati di diverse malattie infettive.
Uno dei suoi attributi sono le profumate rose.

Quando camminate in Via Roma alzate lo sguardo e troverete il luogo che in un tempo lontano ospitò Santa Teresa del Bambino Gesù.

Genova, 1899: Gio Batta Sacco, il salsamentario di Via Roma

Vi porto ancora nel passato della Superba: correva l’anno 1899, il secolo nuovo si approssimava con il suo carico di promesse e di entusiasmanti novità.
I mirabili indizi della quotidianità di quel tempo distante sono capitati tra le mie mani grazie ad un prezioso volumetto acquistato di recente: l’Annuario Genovese Lunario Signor Regina di quell’anno 1899, un’indispensabile guida che racchiude interessanti notizie sulle attività dell’epoca.
E non c’è nulla di meglio per viaggiare nel tempo, finiremo così dritti dritti nella fastosa Via Roma.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Andiamo insieme in cerca del favoloso negozio del Signor Gio Batta Sacco, io appena ho letto sulla guida il suo nome mi sono subito immaginata un tipo gioviale, dai modi accoglienti, una persona gradevole e allegra.
Dunque, il Signor Sacco di professione è salsamentario, termine desueto e per noi piuttosto insolito: per dirlo con parole nostre il Signor Sacco è pizzicagnolo e ha la sua bella bottega per l’appunto in Via Roma.
E così immaginatevi un’abbondanza di salumi e conserve, nel periodo delle feste si fa la fila dal Signor Sacco!
Qui si trovano i migliori vini e i liquori pregiati, il miele del Monte Rosa, l’estratto di pomidoro al naturale e molte altre delizie gastronomiche, non mancano i formaggi saporiti e altre prelibatezze.
Inoltre il nostro Signor Sacco è un commerciante abile e lungimirante: come si nota offre alla sua clientela servizi a domicilio, servizi per soirée e pure spedizioni in pacchi postali.

E così, eccomi in Via Roma: armata del mio annuario me ne vado in cerca di questo bel negozio, tra le pagine del mio libro è chiaramente specificato un civico e così non sarà poi difficile trovare il punto esatto nel quale si trovava la bottega di Gio Batta Sacco.
Ho percorso tutta la strada guardando con attenzione tutti i negozi e infine, arrivata in cima, ecco la fantastica scoperta: il negozio dei Signor Sacco si trovava nei locali nei quali oggi ha sede una celebre ed esclusiva gioielleria genovese.
Caro Signor Sacco, chi lo avrebbe mai detto!

E così, d’ora in avanti, passeggiando per Via Roma, userò gli occhi della fantasia e mi immaginerò di sbirciare nelle fantastiche vetrine che c’erano un tempo in questa elegante via genovese nel lontano 1899.
Dedicato a lei e in ricordo del suo glorioso negozio, caro Signor Gio Batta Sacco, salsamentario in Via Roma.

Un Natale d’argento

Questo è il racconto di una nostalgia che puntuale ritorna nel periodo delle feste.
Mi capita, sempre, quando passo in Soziglia, di soffermarmi davanti a certe vetrine dei nostri caruggi: l’Argenteria Brizzolari è uno storico negozio della città vecchia, è una realtà attiva dal lontano 1921 e quindi esiste da cent’anni esatti, quanto tempo!
È un bel negozio nel quale trovano posto spaziose ed eleganti vetrinette che ospitano gli argenti preziosi: ci sono le cornici, i piccoli oggetti, i piatti e tante diverse raffinatezze per la propria casa e per i regali.
Questo negozio per me è poi veramente speciale perché è sempre stato uno dei preferiti di mio papà ma devo dire che è sempre piaciuto a tutti noi, anche mia mamma e mia sorella ne conservano un dolce ricordo.
Così, nel tempo di certe festività natalizie lontane, uno dei miei diletti era acquistare qualche piccolo regalino in questa bella argenteria.
Quel negozio racchiudeva un universo magnifico, era un piccolo mondo fiabesco composto da una distesa di oggettini minuti adatti alla casa di una bambola, era una gioia scegliere ma non era neanche così semplice!
E così, in casa mia, di volta in volta e di Natale in Natale, qualche componente della famiglia si aggiudicava qualche oggettino delizioso di Brizzolari: una barchetta con la vela gonfia, una seggiolina e una comoda poltroncina, un minuscolo velocipede e una scarpina degna di Cenerentola, gli strumenti musicali di un’orchestra mignon, un ramo di vischio o una campanella con un fiocchetto.
Era un mondo intero, ve l’ho detto!
Ancora adesso, come sempre ho fatto, quando passo in Soziglia mi incanto davanti alle vetrine e alle vetrinette.
Sto un po’ lì, osservo e mi ritrovo ad ammirare una piccola macchina da scrivere, una racchettina da tennis, una sprintosa biciclettina.
E naturalmente vorrei avere tutto, resto indecisa, quanto è difficile scegliere, in certi casi!
Proprio come accadeva allora, in quegli anni distanti, quando il Natale era d’argento.

Le dolcezze di Cavo in Via Cipro

Ritorno a parlare di dolcezze a tutti noi gradite e vi porto a scoprire una nuova pasticceria che ha appena aperto i battenti, le sue delizie sono però già ben note non solo ai genovesi in quanto questo è il nuovo punto vendita di Cavo, celebre per la storica Pasticceria Liquoreria Marescotti di Via di Fossatello e anche per altre diverse iniziative imprenditoriali.
La nuova elegante pasticceria si trova nel quartiere della Foce, in Via Cipro, 42-44-46 RR, in quel tratto di strada che poi termina in Via Carlo Barabino.

Ed è un paradiso di delizie, baci di dama, canestrelli e crostatine, bignè e dolcetti alla marmellata.

E piccole Sacher, tortine red velvet e alla frutta che sono dei veri capolavori!

E poi torte per festeggiare i compleanni e celebrare i momenti felici.

Per un caso del destino io sono pure stata la prima cliente, pensate un po’! E così mi sono ritrovata lì e avevo davanti a me questa distesa di bontà e non sapevo cosa scegliere, alla fine mi sono aggiudicata l’ottima torta Zena e i cavolini alla panna.

È una pasticceria dall’atmosfera raffinata e secondo me sarebbe tanto piaciuta anche alle protagoniste di una celebre poesia del mio amato Guido Gozzano dal titolo Le golose e della quale riporto qui per voi l’incipit

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!

E di certo anche alla Foce non mancano i tradizionali Amaretti di Voltaggio nelle loro belle confezioni, una delle eccellenze di Cavo.

Dolci deliziose dolcezze per addolcire le nostre giornate: adesso le trovate anche nella bella Pasticceria di Via Cipro alla Foce.

Macelleria Nico: ricordando il Risorgimento

Vi porto ancora con me nei caruggi di Genova, alla scoperta di un antico negozio: la Macelleria Nico è annoverata tra le Botteghe Storiche della Superba ed esiste dal lontano 1790.
Si trova là, ai Macelli di Soziglia, dove un tempo appunto si macellavano e si vendevano le carni, ogni antico mestiere aveva infatti la propria porzione di caruggi.

La Macelleria Nico ha ancora il suo antico pavimento e ha in dotazione un prezioso e raffinato bancone in marmo di Carrara che è l’elemento distintivo del negozio.

Qui ancora ci sono gli antichi ganci.

Il bancone, dicevo, è un elemento importante e ci racconta molto del suo antico proprietario.
Costui doveva infatti essere fiero e orgoglioso del proprio lavoro: nel marmo sono scolpiti gli attrezzi del mestiere e si distingue anche la figura di Mercurio, il dio dei commerci.

E poi osservate con attenzione ciò che il marmo restituisce agli occhi degli avventori.

La Macelleria Nico, infatti, testimonia ancora un glorioso passato e colui che qui esercitò con sapienza il suo mestiere doveva essere un fervente patriota perché nel marmo sono scolpiti i volti di importanti figure del nostro Risorgimento.

Con cura e attenzione sono poi anche raffigurati buoi e mucche.

Ecco un dettaglio nel quale si nota infatti la sagoma di un toro.

E poi i volti di coloro che in questo luogo erano forse idolatrati e particolarmente amati, come il nostro caro Giuseppe Mazzini.

E ancora, ecco Giuseppe Garibaldi.

E poi ecco viso femminile, questa figura rappresenta l’Italia.

Tutto questo passato ancora rimane tra di noi, scolpito sul bancone di marmo della Macelleria Nico in Via dei Macelli di Soziglia.

Camminando nel passato: l’Albergo Ristorante Porto Principe

E torniamo a camminare nel passato, non si tratta di giorni poi così distanti ma è pur sempre un viaggio a ritroso nel tempo.
Saremo turisti nella Superba e con nostro grande comodo scenderemo all’Albergo Ristorante Porto Principe di proprietà dei Signori Cavallero e Valpreda a breve di stanza dalla Stazione Principe.
E pare davvero un posto comodissimo, c’è persino l’acqua corrente in tutte le camere, calda e fredda, mi rincuora che quelli dell’albergo lo precisino!
In più, con mio grande sollievo, apprendo che i fattorini sono pronti a far servizio nelle stazioni di arrivo, che gran vantaggio per le visitatrici che hanno bagagli pesanti!

Sul retro della cartolina, poi, troviamo anche precise indicazioni sui mezzi di trasporto, queste informazioni saranno utili a chi voglia dedicarsi alla scoperta della città.
Eccone alcune, ma sappiate che oltre a questi mezzi c’è anche il tram nr 30 che va dalla Foce a Sampierdarena e il 52 che da Principe vi porta fino a Nervi, che meraviglia!

Di questo Albergo ho trovato notizie già nella Guida Pompei del 1934 ma all’epoca la strada si chiamava ancora Via Carlo Alberto, la mia cartolina è chiaramente successiva in quanto, come potrete notare, risulta un successivo toponimo e cioè Via Gramsci.
Come sempre i veri viaggi nei giorni lontani sono davvero tali soltanto quando si riannodano i fili del tempo e quando il passato e il presente finiscono per coincidere.
E così ecco a voi, cari amici, l’edificio che ospitava l’Albergo Ristorante Porto Principe.

Proseguirò gioiosamente la mia vacanza, prenderò il 52 e arriverò fino nel levante cittadino e così serberò un ricordo caro di questo viaggio indietro nel tempo.

Un caro saluto a tutti voi dal passato della Superba e dall’Albergo Ristorante Porto Principe.