Monumento Risso Zerega: la solennità della Fede

Una figura dai tratti sublimi e solenni custodisce il sonno eterno dei componenti della famiglia Risso Zerega.
Lei è la rappresentazione della Fede e così posa le sue mani gentili sulla grande croce.

Hai il viso bellissimo e il capo coperto dal manto che cade fino ai suoi piedi.

Attorno alla Fede vi sono i busti di coloro che un tempo furono una famiglia di certo segnata da molti dolori.
Ecco il padre Carlo, dall’aspetto affettuosamente severo.

E la sua consorte, lei porta i capelli raccolti, una collanina e un semplice scialletto con le frange.

Con loro riposano i figli, entrambi stroncati nel fiore degli anni.
Luigi era appena un ragazzo.

E la piccola Maria era soltanto una bimbetta.

Su tutti loro vigila attenta la Fede che così li ha riuniti attorno a sé.

Il monumento funebre sito nella prima Galleria Frontale a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno è opera dello scultore Luigi Brizzolara che lo realizzò nel 1908, come si legge scolpito nel marmo.

La Fede si staglia, solenne e sicura, nella sua grazia e nella sua misteriosa bellezza.

Colpisce per la sua garbata gestualità, le sue dita sottili e frementi sfiorano delicate la croce.

Lo sguardo è intenso, saldo, volto all’eternità.

Così la Fede veglia sull’eterno sonno della famiglia Risso Zerega.

Monumento Pessale: la fede e la preghiera

Una fanciulla rimane così assisa sul sepolcro, custode di un tempo che non è più.

Il suo candore e la sua grazia spiccano nella prospettiva della Galleria Superiore dei Colombari del Cimitero Monumentale di Staglieno.

L’opera è frutto del talento mirabile dello scultore Domenico Carli che così appose la sua firma sul marmo.

La fanciulla si distingue per la sua bellezza che a mio parere risponde ai canoni classici, nei tratti e nelle fattezze ricorda certe statue greche.

Scrive lo studioso Ferdinando Resasco che questa figura rappresenta la rassegnazione nella fede.

Qui dorme il suo sonno eterno Andrea Antonio Pessale, esempio di operosità di probità civile di virtù domestiche, la memoria di lui è così consegnata alla lapide che ne rammenta le molte doti.

Il candore delle origini era ormai da lungo tempo oscurato dal degrado e dallo scorrere degli anni, la statua infatti fino alla fine del 2024 si presentava in queste condizioni.

Un restauro accurato e paziente, ultimato nei primi mesi del 2025, ha restituito al monumento il suo antico splendore.

A effettuare questo magnifico lavoro è stata la restauratrice Emilia Bruzzo che è anche una mia cara amica, la vediamo qui accanto al monumento.

E nel corso di una delle mie visite a Staglieno ho avuto modo anche di poter ammirare la sua opera di restauro.
Ecco il volto bello della fanciulla, nel suo ritrovato chiarore.

E i capelli di lei sottoposti a uno speciale trattamento di bellezza.

E la croce come era un tempo.

Ora è invece magnificamente candida, tra le dita sottili della fanciulla.

Il semplice nastrino ha riacquistato la sua delicatezza.

E la fanciulla volge così il suo sguardo devoto verso il cielo.

Ha la vita sottile e l’abito accentua la sua grazia.

E le rose sbocciano sul sepolcro.

E la mano gentile resta così posata.

Vicino alle foglie tenere e ai petali setosi.

Fiori in memoria di chi non è più.

Domenico Carli, con il suo incommensurabile talento, scolpì una figura dalle linee perfette, in assoluta armonia con l’ambiente circostante.

La fanciulla pare ripetere nella sua mente una preghiera devota a Dio, con fede e speranza.

E così rimane, nel silenzio della Galleria, a custodire il sonno eterno di Andrea Antonio Pessale.

Monumento Danovaro: la luce della Fede

Camminando sotto gli alberi nella parte alta del nostro Cimitero Monumentale di Staglieno, lungo il viale che sovrasta Valletta Pontasso, si scorge la fiera bellezza di una figura femminile che così è posta a guardia del sepolcro.

Ritta, austera, nulla pare temere.

Ha il viso bello dai lineamenti perfetti e regolari.

E il sole sfiora le pieghe del suo abito e quei drappeggi leggeri.
La scultura bronzea è opera dell’artista Vittorio Lavezzari e risale al 1914: questa giovane fanciulla che così custodisce la tomba di Tomaso Danovaro brandisce con fermezza una croce e rappresenta la Fede.

Lo si legge inciso sulla tomba nelle parole scritte in memoria del defunto: visse modestamente morì beneficando fisso in quella fede che qui volle effigiata.

E Lavezzari diede quindi alla sua Fede il volto di una fanciulla che salda trattiene in una mano quella croce e la eleva sopra ogni cosa, simbolo di cristianità, di fiducia e fratellanza.
Colpiscono, in questa giovane donna, l’armoniosa fisicità e quella folta chioma smossa da invisibile vento che le solleva i capelli ma non può scalfire la sua incrollabile fermezza.

Così rimane, in questa misteriosa ombra.

Leggiadra, mistica e fidente.

Nella quiete formidabile di questo viale.

In un tempo senza tempo mentre la luce sfiora le sue dita sottili e quella croce che così si staglia radiosa tra gli alberi.