La storica rivalità tra Genova e Venezia si è tradotta spesso in eventi che paiono la trama di un film.
Affascinanti i personaggi, esotiche e piene di mistero certe ambientazioni, intricate e avventurose alcune vicende.
E allora andiamo insieme a quel 1354, anno nel quale i mari sono solcati dalle galee e molti e cruenti sono gli scontri.
Laggiù, sulle coste occidentali del Pelopponeso, all’isola di Sapientza, si trova un grande condottiero veneziano, il suo nome è Niccolò Pisani ed appartiene a un’illustre famiglia.
Un genovese, che risponde al nome di Pagano Doria, su quelle acque cerca trionfi e maggior gloria contro i suoi storici nemici.
Il veneziano però è astuto e ha un piano di attacco non da poco.
Niccolò Pisani, infatti, dispone di un buon numero di galee: venti di esse vengono incatenate una all’altra e poste all’imbocco del golfo della Sapientza e a difesa di esso.
Altre 15 galee, invece, vengono lasciate libere nelle acque del golfo ed affidate al comandante Morosini.
Vengano pure i genovesi! Per loro è pronta una bella trappola!
E’ il 4 novembre del 1354 e al largo della Sapientza si intravedono le galee genovesi, guidate dal prode Pagano Doria.
Questi manda a dire al Pisani che avanzi con le sue galee, i genovesi sono pronti alla battaglia, ma il Pisani si rifiuta di abbandonare la sua posizione di favore.
Allora le ciurme genovesi levarono gran grida, vituperando i loro avversari e risuonando nacchere e trombe.
Così scrive Girolamo Serra, nella sua cronaca della battaglia.
Cosa fa la differenza negli eventi della storia? Un gesto, una decisione, ponderata od improvvisa, che muta il corso dei fatti.
Il giovane nipote di Pagano Doria, Giovanni, al comando della sua galea, si stacca dalla flotta dello zio e punta diritto verso il varco dal quale uscivano le navi nemiche.
Lo segue, incurante del pericolo, il figlio di Pagano.
Il Pisani, vedendo i genovesi che avanzano così rischiosamente, pensa che sia semplice per lui sconfiggerli e commette l’errore di lasciarli passare.
Intanto la flotta di Pagano Doria combatte al centro, mentre altre 11 galee genovesi si uniscono a quella di Giovanni Doria e del cugino per puntare insieme all’assalto del porto, dove sono le galee del Morosini.
Questi, nel vedere i genovesi che navigano sicuri sulle acque, pensa che le galee di Pisani, che si trovavano a difesa dell’imbocco del porto, siano state sconfitte e disarmate, e pertanto oppone poca resistenza.
Per i suoi uomini è la disfatta: molti si buttano in mare, altri si arrendono al nemico, le galee veneziane vengono prese prigioniere oppure bruciate.
I genovesi, non paghi di questa vittoria, voltano le galee verso l’imbocco del golfo, tenendo davanti a sé due navi infuocate che intendono gettare contro Niccolò Pisani.
Il veneziano, vedendosi contro dei nemici così invincibili, si arrende.
Le cronache narrano che in questa sanguinosa battaglia caddero 4000 veneziani, 5000 invece furono i prigionieri.
Nessuna delle galee veneziane scampò alla furia dei genovesi, come già detto ad alcune fu dato fuoco ma 30 di esse vennero fatte prigioniere.
E allora pensate: Genova, anno 1354.
All’orizzonte si scorge la flotta del vincitore, avanza vittorioso e con le sue galee conduce nella Superba anche quelle che ha sottratto ai nemici.
Un trionfo glorioso per Pagano Doria.
Tra i prigionieri c’è anche il grande condottiero veneziano, che finirà nelle carceri della Superba, ne uscirà l’anno successivo, grazie alla pace del 1355.
Ai giorni nostri vi è poca memoria di questi eventi, oserei dire nessuna.
E siamo un’unica nazione, ci unisce la lingua che parliamo, l’amore per il bello, l’arte che trionfa in ogni piccolo borgo della nostra bella Italia, ci unisce la nostra origine comune.
Un tempo non era così, un tempo Pagano Doria fu nemico di Niccolò Pisani e lo sconfisse nelle acque del Pelopponeso.
Ma ancora oggi, quando camminate per la città potrete trovare traccia di quel passato.
Il nemico dei genovesi, il comandante Niccolò Pisani, vi guarda dall’alto.
Se ne sta lassù, accanto agli altri avversari della Superba.
Ricordate Palazzo Ducale e le otto statue incatenate sulla sua facciata?
Uno di essi è il terribile pirata Dragut e cliccando qui trovate la sua storia.
Ma tra loro, tra quegli uomini effigiati in catene, ad ammirare dall’alto i genovesi che un tempo qui lo condussero prigioniero c’è anche lui, Niccolò Pisani.
Ha un’espressione pensierosa e preoccupata, forse la stessa che ebbe quel giorno di novembre del 1354, quando vide le galee dei genovesi che si avvicinavano.
