Musica per spiriti inquieti

Ci sono note per spiriti inquieti.
Se le ascoltate mentre batte la pioggia forse le vedrete anch’esse danzare sospese nell’aria, tra le gocce che cadono al suolo.
Ovunque voi siate, sia che il vostro orizzonte sia una distesa di tetti o le montagne, una striscia d’asfalto o la linea blu del mare.
Ovunque voi siate, forse vi circonda il frastuono della città, lo sferragliare dei treni, le voci, le parole.
Oppure il silenzio, il silenzio a volte è rumoroso.
Ovunque voi siate, restate in questa luce d’autunno e dedicate alcuni vostri istanti a queste note.
Alcuni in realtà non smettono mai di esistere, restano tra noi attraverso l’espressione del loro genio, attraverso ciò che hanno lasciato, un dono di valore incomparabile rispetto a certe effimere inezie alle quali talvolta diamo importanza.
Certa musica consola ed avvolge, dischiude intorno a te mondi che non avevi mai veduto, sa farti vedere oltre il limite del tuo presente, non ha tempo e nemmeno confini, sa sovrastare ogni frastuono ed ogni disarmonica imperfezione che compone le nostre piccole vite.
Nascosta, in certi pentagrammi, c’è una cifra di bellezza che dovrebbe far parte della vita di ognuno.
Ed è questa, ce l’ha lasciata lui, Wolfgang Amadeus Mozart.

L’amore e il pentagramma

Love looks not with the eyes, but with the mind
And therefore is winged Cupid painted blind

L’amore non guarda con gli occhi, ma con la mente
e perciò l’alato Cupido viene dipinto cieco

William Shakespeare, A Midsummer Night’s Dream

L’amore cieco e le sue delusioni, nessuno ne è immune nemmeno i virtuosi del pentagramma, musicisti e compositori resi celebri dalle loro note ormai immortali.
Così accadde per Fred Chopin, con il suo amore disperato per George Sand del quale vi ho già parlato qui.
Ma non fu il solo a soffrire a causa dei tumulti del cuore, ai quali a volte non si riesce dare un ritmo regolare e costante, pur essendo geni della musica.
Corrisposto ma inappagato l’amore di Franz Schubert per Therese Grob.
Ricco di talento ma di poche sostanze, il compositore sperò invano per tre anni di sistemarsi economicamente per poter condurre all’altare Therese, figlia di un ricco commerciante, ma il padre di lei, sebbene la figlia fosse perdutamente innamorata, rifiutò di darla in sposa a uno spiantato, così Therese convolò a nozze con un ricco mercante, ma rimase nel cuore di Schubert che di lei dirà:

Le voglio sempre bene e da allora nessuna donna può piacermi di più e come lei.

L’amore e la felicità, desiderati e mai raggiunti da Ludwig Van Beethoven.
Dopo la sua morte tra le sue carte vennero ritrovate tre missive, note come Lettera all’amata immortale, dove si leggono parole di infuocata passione e desiderio.

Mio angelo, mio tutto, mio io.

Questo l’incipit, ancora oggi è ignota la reale identità della destinaria di queste parole.
L’amore che travolge, coinvolge e brucia, di questo ardeva l’anima grande e potente di Beethoven.
Numerose furono le donne da lui amate: dalla sua allieva Marianna Westerholt che fu la sua prima passione, alla cantante Amalia Sebald, alla quale Beethoven donò una ciocca dei suoi capelli.
Amò le sorelle Theresa e Giuseppina di Brunswick, e desiderò sposare Teresa Malfatti, la nipote del suo medico, ma nessuna delle donne da lui amate accettò di sposarlo e lui non raggiunse mai la felicità tanto agognata.
La passione spinge a commettere fatali errori, che a volte possono costare molto cari, come accadde al violinista Niccolò Paganini.
Questi, gironzolando per i caruggi di Zena, un giorno incontrò una giovane ragazza di nome Angelina Cavanna, dai costumi piuttosto libertini e poco ortodossi, a dire il vero.
Niccolò è innamorato, ma Angelina è astuta e per incastrarlo, su suggerimento del padre, dichiara di volersi concedere solo dopo le nozze.
I due lasciano Genova alla volta di Parma, difficile mantenere le distanze e rispettare la castità, Angelina, ahimé, rimane incinta.
I due si separano, Paganini va a Milano, Angelina torna a casa della sorella: la figlia che attende dal violinista nascerà morta, ma furono ben altri i guai nei quali incappò Paganini.
Il padre di lei, infatti, lo denunciò per ratto di minore e violenza, Niccolò venne accusato anche di aver tentato di avvelenare Angelina per porre fine alla sua gravidanza.
Dichiarò di non aver rapito la ragazza o di non averle usato alcuna violenza ma a nulla valsero le sue parole, Niccolò Paganini venne rinchiuso nella Torre di Palazzo Ducale e fu costretto a risarcire Cavanna con una forte somma.

Ritratto di Paganini di George Patten – Palazzo Doria Tursi

Amore, passioni e incomprensioni.
Mannheim, 1777.
In città giunge un musicista di belle speranze, il salisburghese Wolfgang Amadeus Mozart.
Incontra una giovane donna, lei è bella, è una soprano di discreto talento, il suo nome è Aloysia Weber e suscita l’interesse di Mozart.
Amore per breve tempo corrisposto, ma poi Aloysia si allontanò da Mozart e lui finì per sposare la sorella di lei, Costanza.
L’amore oltre gli ostacoli e al di là della disapprovazione del  padre Leopold, al quale Mozart scrisse:

….ha il cuore migliore del mondo. Io l’amo e lei mi ama di cuore. Mi dica, potrei forse augurarmi una moglie migliore?

E poi ancora altre lettere, nelle quali il giovane decanta le virtù della sua amata mogliettina.
Lei, Costanza, non seppe mai comprendere la grandezza del genio di Mozart, non fu mai capace di capire la statura intellettuale dell’uomo che aveva accanto.
Non fu la sola, del resto, no di certo.
Joseph Haydn finì per impalmare una donna per nulla degna del suo genio.
Il suo cuore batteva per Josepha Keller, giovane figlia di un parrucchiere, ma quando il compositore le dichiarò il suo amore la fanciulla svelò di aver scelto altrimenti, sarebbe divenuta una devota monaca.
E così Haydn convolò a nozze con la sorella maggiore di lei, Aloysia.
E no, neppure lei aveva ben compreso chi fosse il suo consorte, tanto che usava i suoi manoscritti come carta da pacchi, pensate un po’!
E il povero Haydn sconsolato, dichiarava:

Per mia moglie è indifferente che io sia un musicista o un calzolaio.

Il vero amore è come i fantasmi, tutti ne parlano ma sono pochi quello che lo hanno visto davvero, così scriveva La Rochefocauld.
E così è per tutti gli uomini, anche per coloro che hanno in dono la scintilla del genio.
Uno di essi, Beethoven, nel 1802 chiese in moglie una della sue alunne, la giovane Giulietta Guicciardi.
La famiglia di lei rifiutò e il sogno d’amore di Ludwig si infranse.
A noi restano le note dedicate a questa passione perduta, le note struggenti del Chiaro di Luna.

Amadeus

Che cosa intende con sogni di felicità? Non mi offende il riferimento ai sogni, perché non c’è mortale sulla faccia della terra che qualche volta non sogni. Ma sogni di felicità! Sogni pacifici, rasserenanti, dolci sogni! Ecco quello che sono: sogni che si avvereranno, mi renderanno la vita, oggi più triste che non allegra, più tollerabile.

Sogni e parole di Wolfgang Amadeus Mozart, da Salisburgo.
Sono talmente celebri certi aneddoti su di lui, che non saprei neppure se siano da citare.
Amadeus, il bambino prodigio, colui che a cinque anni suonò davanti all’imperatrice d’Austria.
Amadeus, che suonava bendato o a braccia incrociate.
Amadeus, che amava lo scherzo, che giocava con le parole, Amadeus che parlava e scriveva al contrario.
Il film che narra la sua vita, per la regia di Miloš Forman, ce ne restituisce un ritratto vivido e vitale. Tom Hulce, l’attore che interpreta il compositore in maniera così coinvolgente e vera, porta sul grande schermo il suo genio, la sua sregolatezza, la sua fantastica follia.
Splendidamente folle Amadeus, uomo del Settecento, eppure nessuno è più moderno di lui.
A Vienna, la città che vide l’esplosione del suo estro, tutto parla di lui e se ci siete stati sapete di cosa stia parlando.
Vienna è attuale, vibrante e vivace, in certi luoghi le architetture ci riportano al nostro tempo, altrove sembra una vecchia signora e in molti quartieri, in molte sue strade si respira l’atmosfera di quegli anni, i bellissimi anni di Mozart.
C’è la sua casa, con i suoi oggetti.
Camminare nelle stanze di Mozart, calpestare quel pavimento, sfiorare i muri che hanno ascoltato i suoi respiri e le sue note.
Per me saper apprezzare tutto questo ha un valore inestimabile, è il senso di esistere accanto a qualcuno che a volte mi accompagna, con qualche suo accordo, con quelle melodie che hanno la potenza di rasserenare e di farmi sentire la grandezza dell’universo.
Io che non conosco la musica, io che non so leggerla ma solo ascoltarla, io che grazie a lui riesco a vedere un cielo, l’immensità, la totalità dell’infinito, ascolto, sento, vedo, grazie a quelle sue note, non credete anche voi che sia una grande privilegio poter trascorrete il proprio tempo in sua compagnia?
Mozart, se volete incontrarlo andate a Vienna, dove Amadeus è presente e vivo, Amadeus è un brand, l’immagine e il suono di una nazione.
Un uomo del Settecento, eppure molto vicino a noi, al nostro sentire.
Se volete incontrarlo leggete le sue lettere, l’espressione di quel suo genio folle, smisurato, capace di toccare gli abissi e le vette della coscienza, imprevedibile e sofferto, irrazionale e giocoso.
Giocava Amadeus, con le note e con le parole.
A volte si firmava WAM, a volte Wolfgango de’ Serenissimi Mozartini, ma anche Trazom, il suo cognome al contrario.
Genio infantile e particolare, eccolo Mozart, scrive missive al padre, alla sorella, alla cugina, alla moglie.
Fantasioso e amante del ridicolo, conclude così una lettera alla cugina:

Ora stai bene, ti mando mille baci e sono come sempre il vecchio giovane Codadiporco
Wolfgang Amadé Rosadibosco

E se qualcuno di voi ha letto il suo Epistolario saprà che lui, uno dei più grandi compositori di tutti i tempi, usa spesso un linguaggio scurrile, ama lo scherzo pesante, la parola greve, oscena, capace di suscitare scandalo ed imbarazzo.
E sì, è Mozart, ma io non ho il cuore di riportare qui alcune sue parole.
Perdonami Amadeus, se mi avessi incontrata so che mi avresti presa in giro, io sono permalosa, oltre tutto, sarei stata un bersaglio perfetto!
Mozart, tenero e adolescente, che appena quattordicenne scrive da Napoli alla sorella e chiede:

Scrivimi come sta il signor canarino. Canta sempre? Fischia ancora? Sai perché penso al canarino? Perché nella nostra camera ce n’è uno che fa gran chiasso, proprio come il nostro.

Candore giovanile, vero? Mozart lo conserverà per tutta la vita, a volte, da uomo adulto, mostrerà certi acerbi entusiasmi, è proprio del genio essere così deliziosamente infantile.
E scrive alla sua amatissima, carissima mogliettina:

Sii allegra, felice e compiacente con me. Non affliggermi e non tormentarmi con un’inutile gelosia.
Abbi fiducia nel mio amore, certo non te ne mancano le prove! E vedrai come saremo felici!

E poi ancora:

…nell’aria ci sono 2999 bacetti e mezzo che volano via da me e aspettano di essere presi.
Adieu. Mille baci teneri.

 Adieu cara mogliettina, amami quanto io ti amo, ti bacio duemila volte con il pensiero.

Dolce, infantile, appassionato con la sua Stanzi, come lui la chiamava.
Lei che conosceva il suo talento, ma non sapeva compenetrare nelle profondità della sua creatività, lei che avrebbe forse desiderato accanto un uomo solido, dalle molte concretezze.
Ebbe Mozart, sregolato e geniale, vicino a lui la vita fu un continuo batticuore con tante emozioni e molte difficoltà, ma quanto poco conta la ricchezza materiale, quella che Mozart non ebbe!
C’è la sua vita nelle sue lettere, ci sono i viaggi, i trionfi e i concerti.
C’è il dolore per la perdita della madre, ci sono gli incontri, i successi, le fanciulle, come una povera ragazza che certo non incontra i favori di Mozart!
Lui la descrive grossa come una contadina che suda in maniera orribile,  la trova una creatura repellente.
No, ad Amadeus la ragazza non piace proprio:

 Si è puniti a sufficienza per tutto il giorno se gli occhi hanno la sventura di volgersi da quella parte.

Eh, Mozart le da lezioni di piano e che accade? La ragazza si innamora perdutamente di lui.
E lui, implacabile, le dice che proprio non c’è speranza per loro due.

 Non è però servito a niente, era sempre più innamorata.
Alla fine ho iniziato a trattarla sempre con molta cortesia, tranne quando faceva le sue moine: in questo caso ero scortese.

Ah, ma lei non si arrende, in giro si dice si sposerà con Amadeus!
Povera ragazza, così perdutamente perduta del genio inafferrabile.
Imprevisto e imprevedibile, vi ho già detto, Amadeus ama il turpiloquio, scoprite da voi quanto è nelle sue corde, quanto si diletti con la battuta sporca, sfrontata e provocatoria, con una pioggia di parole pesanti che non potete immaginare!
Provate a leggere e sorriderete, così è Amadeus.
E provate a pensare alla sua giovane cugina, vestita con un abito lieve dai colori chiari, con una di quelle pettinature complicate così tipica delle donne di quell’epoca, profuma di cipria e borotalco, di rosa e di verbena, è una creatura allegra e vivace, regge tra le sue mani di perla una lettera di quel matto di Amadeus che le scrive:

Mia carissima violoncelletta, così va e gira il mondo, uno ha la borsa e l’altro ha il denaro, e c’è chi non ha né l’uno né l’altro, non ha nulla e il nulla è molto poco, il poco non è molto, quindi niente è sempre meno di poco, poco sempre più di non molto e molto sempre più di poco e…

E la cugina sorrise.
E anch’io.
E noi no, non siamo grandi abbastanza per comprendere gli equilibrismi verbali e musicali di Wolfgang Amadeus Mozart, siamo umili essere umani di fronte alla sua grandiosità.
Mozart, il compositore che ha lasciato all’umanità il Flauto Magico e il Don Giovanni, le sonate, le variazioni e le sinfonie, morì ad appena 35 anni e disponendo di pochi mezzi venne buttato in una fossa comune.
Quando sono stata a Vienna sono andata in quel cimitero, dove si trova un monumento a lui dedicato.
E’ un luogo tranquillo, con i viali alberati.
C’è una statua, che celebra il più grande dei compositori, il salisburghese Wolfgang Amadeus Mozart.
Ma lui non è lì, non è nella terra,  in un luogo così infimo che mai potrebbe contenere il suo genio.
Non è sotto una lapide, accanto a un cipresso, sotto ad un freddo marmo.
Mozart è nell’aria fresca di primavera, nei tasti di un pianoforte, nelle corde di un violino, nell’armonia delle stagioni, del tempo, di una sinfonia.
Mozart è nella pioggia e nel cielo cupo, nelle nostre gioie e nelle malinconie che ci colgono in certe giornate, è nella consolazione di quel sogno di felicità che ognuno di noi cerca.
La felicità, quella fatta di cose semplici quanto eterne, il sogno della felicità.
E’ nella complessità, nelle cose oscure e in quelle che invece riusciamo a comprendere.
Nelle cose più semplici.
Una tartina, un coltellino e un strato di burro.
Provate ad ascoltare, vi sembrerà che questa musica risuoni da sempre nella vostra testa.
Con questa leggerezza, con questa lievità, con il profumo del pane caldo e fragrante e la dolcezza del burro.

Un suono, nato dalla fantasia di un genio.
Chiamatelo WAM, oppure Wolfgango de’ Serenissimi Mozartini, o Trazom, se preferite.
Lui solo, Amadeus.