“Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia di sabato, Giuseppe di Arimatea, membro autorevole del Sinedrio, che aspettava anche lui il Regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Magdala e Maria madre di Joses stavano ad osservare dove veniva deposto.”
Il Vangelo secondo Marco 15, 42-47
Così è rappresentata la deposizione di Gesù nel sepolcro dal valente scultore Demetrio Paernio che ultimò l’opera nel 1914.
La scultura costituisce il monumento funebre della famiglia Ghiglione sito nella seconda galleria frontale a levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Il corpo senza più vita di Gesù, le braccia amorose che lo sorreggono.
L’angelo che attende davanti al sepolcro, sulla roccia è incisa una citazione biblica.
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Et erit sepulchrum Eius gloriosum
E il suo sepolcro sarà glorioso.
Libro di Isaia XI-10
Le palme, i drappeggi del manto, il cordoglio e la speranza.
Il volto sofferente e bello di Gesù, il viso triste e addolorato di Maria di Magdala, aggraziata e leggiadra come una figura preraffaellita.
Il silenzio, la preghiera.
Gli sguardi attoniti, i respiri, le rughe che segnano i volti.
E le stimmate sulle mani di Gesù, le sue palpebre chiuse, le sue labbra serrate.
Il sepolcro che si chiuderà sul Suo corpo mortale, il Suo sacrificio, la Sua resurrezione, la salvezza degli uomini.







