Camminando nel passato in Piazza della Commenda

Tic tac, tic tac, riparte inesorabile la mia macchina del tempo e il nostro viaggio ci condurrà davanti al mare di Genova, in Piazza della Commenda.
La vita ferve, fremente e laboriosa, a breve distanza dalla nostra Via Prè.
Una mamma attraversa la piazza tenendo la sua bimba per mano, altri avventori paiono indugiare pigramente, sullo sfondo si notano un carro e un cavallo.

Poi tutto cambierà ma resterà, in qualche modo, identico a se stesso.

Alcuni trovano ristoro nel frequentatissimo bar.

E il tempo fugge, scandito dalle lancette degli orologi venduti dall’abile orologiaio che vende i suoi articoli ricercati nel suo negozio qui alla Commenda.
Lì accanto si trova anche una fornita Farmacia, forse alcuni di questi gentiluomini in completo e cappello di ordinanza si stanno recando proprio lì ad acquistare qualche medicinale.

Cigolano le ruote di legno che conducono sconosciuti passeggeri verso una meta a noi ignota.

Il tempo muta i luoghi e ciò che per taluni è il presente quotidiano è destinato a divenire memoria e talvolta persino dimenticanza.

Il tempo muta i luoghi e il loro aspetto, la storia ce li restituisce tenacemente legati al loro passato: la Commenda di San Giovanni di Prè venne edificata agli inizi del 1100 e fu ospitale per i pellegrini e i mercati e anche per i poveri della città.

In un tempo che non è più nostro ma in qualche modo ancora ci appartiene la vita scorreva, lenta e tranquilla, in Piazza della Commenda.

Senza fiato

Non sentivo neanche la fatica anche se quella salita mi spezzava il respiro.
Venivo da te.
C’erano tutte quelle parole non dette ancora da pronunciare, c’erano quelle memorie da condividere, quei frammenti di noi da rivivere insieme.
La galleria, il frastuono delle macchine attorno a me.
Semaforo rosso, un istante in più a separarmi da te.
Fremevo.
Partenza, il respiro sempre più affannoso.
E il pensiero già accanto a te.
E poi tu.
Ti ho vista in lontananza.
Camminavi su e giù, io lo so che tu sei sempre in anticipo, non riesco mai ad arrivare prima di te.
Mi hai sorriso, mi sei venuta incontro.
Sei paziente.
Sei semplicemente la gioia più grande.
Perché non so dirtelo mai?
– Arrivo, fisso la bici alla ringhiera.
C’era quella luce radiosa, c’era il disegno dell’ombra dei portici, spirava l’aria fresca del mare.
E c’eri tu, la sola che sa lasciarmi senza fiato.