Genova, 1827: per le strade della Superba giunge un viaggiatore, è uomo dotato di spirito di osservazione e di una certa curiosità.
Annoterà poi le memorie del suo viaggio compiuto nella mia città e nella mia regione in un volumetto dal titolo Passeggiata per la Liguria Occidentale fatto nell’anno 1827 dal Signor Giacomo Navone edito a Torino dalla Stamperia Alliana nel 1831.
In casa abbiamo da sempre una copia di questo curioso libretto e tra le sue pagine ho trovato diversi argomenti interessanti, i miei lettori più affezionati forse ricorderanno che in passato ho già avuto occasione di citare il libro del Signor Navone in riferimento alla fondazione del Teatro Carlo Felice, egli infatti era in città proprio nei giorni in cui il teatro veniva edificato, come ebbi modo di scrivere in questo articolo.
Genova nel 1827 è una città in crescita e in fermento: come scrive Navone, conta 110.000 abitanti mentre nel 1813 erano appena 80.000.
In quell’epoca sgraziata, osserva il nostro, non si vedeva altro che cartelli con la scritta si appigiona, nel 1827 invece è tutta un’altra storia, trovare una casa è diventata un’impresa, gli affitti sono aumentati del 30 e del 50 per cento e per questa ragione si costruiscono nuove case e nuovi quartieri.
La ragione di questo aumento si deve ai floridi commerci e agli affari che attirano molte persone dalle due riviere, Navone narra di aver sentito che i locali del portofranco erano insufficienti per le molte merci e i coloniali prodotti e così fu necessario trovare nuovi depositi.
Egli stesso poi dice di aver veduto moltissimi navigli entrare ed uscire dal porto di Genova.
La città è ricca e in molti vivono negli agi, per lo meno così scrive Navone.
Elogia il talento dei liguri per le imprese in mare e ricorda alcuni celebri figure come ad esempio Filippo Doria e Biagio Assereto.
E da lungimirante si domanda quale sarà il destino di Genova dopo cent’anni, egli scrive infatti che nel dedicarsi alle opere pubbliche è d’uopo pensare alle generazioni future e alle loro necessità.
A tal proposito Navone considera che la costruzione del Teatro Carlo Felice sia opera meritoria ma invece trova da ridire a proposito dei portici dell’Accademia e scrive: ho udito forestieri che biasimavano la picciolezza di tale lavoro, sentii cittadini che lo disapprovavano.
Se la mia macchina del tempo funzionasse a dovere mi piacerebbe portare ai nostri giorni in Signor Navone e condurlo con me a spasso per Genova.
Da quel 1827 molte cose sono cambiate, la città è mutata in una maniera che Giacomo Navone non avrebbe mai potuto indovinare e così mi piace immaginare il nostro viaggiatore mentre percorre insieme a me Piazza De Ferrari e osserva le architetture tardo ottocentesche, la fontana e i palazzi maestosi sorti in seguito: avrei così un nuovo racconto di Giacomo Navone dedicato alle sue impressioni sulla Superba.


























































