25 Settembre 1909: i fatti del giorno a Genova e in Liguria

Ritorniamo a camminare nel nostro passato con il più classico dei viaggi nel tempo e immergiamoci nella lettura del quotidiano Il Lavoro del 25 Settembre 1909 e nella cronaca minuta di quel giorno lontano.
Partiamo così dalla disavventura del Signor Bacigalupo che alle 18.30 del 24 Settembre si trovava alla guida della vettura pubblica nr 3 diretta da Piazza Acquaverde a Via Balbi quando, all’improvviso, il cavallo che trainava detta vettura si impennò e dandosi alla fuga andò a infilarsi nella vetrina di un parrucchiere con gran spavento degli avventori mentre contenitori e boccette di profumo esposti in vetrina andavano in mille pezzi!
Per fortuna il cavallo non ha riportato gravi ferite e tutto si è risolto senza problemi!

Ampio spazio è poi lasciato alle notizie che giungono dalla bella Varazze che è appena stata sconquassata da una tremenda alluvione che ha provocato grande devastazione.
E c’era gente che è stata sorpresa dall’acqua nelle proprie case o mentre mangiava all’Osteria, numerosi i gesti di coraggio come quello del giovane uomo che salvò una bambina che dormiva in una stalla sommersa dalle acque.
Grave danno hanno subito anche le campagne circostanti, il signor Persia ha raccontato al giornalista che anche il Cotonificio Ligure è stato gravemente danneggiato, grazie a Dio le persone al suo interno si sono tutte salvate e adesso uomini, donne e ragazzi sono al lavoro con i secchi per sgombrare lo stabilimento.

Tornando in città eccole le solite notizie sui soliti ignoti che hanno messo a segno i soliti tiri: a Ponte Parodi hanno sgraffignato 5 chili di grano, a casa di un tale in Via Madre di Dio qualcuno si è invece impossessato di soldi, preziosi e si è portato via pure 2 camicie e 2 tagli di stoffa.
Poi c’è la vicenda di due camerieri tedeschi che erano a Genova di passaggio e alloggiavano all’Albergo Croce di Ferro in Via Prè.
Uno dei due, verso sera, andò dal padrone dell’albergo e si fece dare la valigia del suo compagno al quale non restò altro che porgere denuncia, nella valigia c’erano tutti i vestiti e 250 marchi, caspita!

Qualcuno ha notizie di Flick? Lo avete visto da qualche parte?
Chi è Flick? È un barboncino bianco di sei mesi che si è perso in Via Cabella, chiunque lo vedesse abbia cura di consegnarlo al portinaio del civico 25, a casa lo aspettano con ansia!
Ah, a Sampierdarena un macellaio ha trovato un cappello da macchinista e lo ha consegnato alla camera del Lavoro.
Il giornalista sagace commenta: il proprietario supposto che non abbia smarrito anche la testa, sa dove trovarlo.
E infine ecco qualche appuntamento per il tempo libero, vorremo pure svagarci un po’!
Al Genovese inizia la stagione teatrale con Il trovatore di Verdi.
Al Lido d’Albaro sono in programma 2 rappresentazioni del trasformista Giuntini con tanto di spettacolo di fuochi d’artificio.
Per quanto mi riguarda ho già fatto la mia scelta, nella giornata del 26 Settembre è in programma una bella gita a Portofino.
Si parte alle 9 del mattino con il Piroscafo Australia e si torna a Genova verso le 16, i biglietti si comprano a bordo.
Tanti saluti a tutti, non mancherò di mandarvi una cartolina da Portofino.

Alla cavezza

Un panorama bucolico, il profumo dell’erba e il silenzio.
E la luce che con i suoi toni caldi circonda le due figure al centro del dipinto, un olio su tela dell’artista Ettore Tito intitolato Alla cavezza e conservato a Villa Grimaldi Fassio di Nervi, sede delle Raccolte Frugone.
Il dipinto venne esposto nel 1922 alla Biennale di Venezia, ora è custodito in questo prestigioso museo genovese.
La giovane donna è radiosa, un sorriso pulito illumina il suo viso.

Ed è semplice, con il suo abito celeste, i capelli raccolti e i piedi scalzi.
Tiene alla cavezza, e cioè alla corda, il suo candido destriero.
E così, insieme, suscitano un senso di armonia e di serenità, nella cornice di un quieto panorama agreste.

È anche questo uno sguardo sul passato: una fanciulla, un cavallo bianco e un magnifico dipinto di un celebre artista.

Cavalli sui prati di Fontanigorda

E ritornando a Fontanigorda ho incontrato i cavalli che in questo periodo dell’anno si godono la quiete silenziosa e il tepore dei giorni di giugno.

Magnifiche e regali creature.

Tra l’erba verde e intrisa di rugiada.

Inconsapevolmente ho anche immortalato un elegantissimo movimento della coda.

All’ombra degli alberi, in attesa dell’estate.

I cavalli mi sono sempre parsi depositari di una sorta di saggezza che traspare dal loro incedere aggraziato e dalla loro armonia.

Come molte delle creature che ci circondano forse conoscono meglio di noi i segreti veri della natura.

Nell’incanto del silenzio sui prati di Fontanigorda.

Dolci cavallini felici

E sul finire dell’estate si incontrano anche certi dolci cavallini felici, allegramente scalpitanti sul prato proprio in fondo al paese.

Si trattava di due piccoletti con le loro mamme, una coppia aveva il manto un poco più scuro.

Gli altri due erano invece sono più chiari, con un’elegante sfumatura color champagne.

Tutti quanti erano momentaneamente “evasi” dalla loro dimora e si godevano l’erba fresca e la quiete, i due puledrini parevano particolarmente intraprendenti.

E allegri e avventurosi come tutte le piccole creature.

Nella luce di una mattinata dall’aria frizzantina.

Mi è stato detto che si tratta di magnifici cavalli Haflinger e trovo che la loro bellezza sia decisamente indiscutibile.

Eccoli sotto agli alberi che donano ombra ristoratrice.

E che tenerezza lo sguardo di questo piccolino, una dolcezza assoluta!

Poi sono stati recuperati dal loro legittimo proprietario e leggeri e obbedienti di sono avviati verso casa.

E anche questo è stato un bellissimo incontro qui a Fontanigorda.
Arrivederci, dolci cavallini felici, buona vita!

In Val d’Aveto: cavalli, mucche e fieno

Questi sono i colori d’estate e alcune delle bellezze che si incontrano salendo da Fontanigorda verso Santo Stefano d’Aveto.
La Val d’Aveto è molto diversa dalla Val Trebbia, vi si trovano alte vette e in inverno a Santo Stefano d’Aveto gli amanti della neve possono dilettarsi con lo sci.
E salendo, in certo tratto, qui si incontrano sempre i cavalli.

Sono creature regali e meravigliose.

Procedendo ancora la strada diviene ampia e piana, da qui si raggiunge la piccola Mileto che è una frazione di Rezzoaglio.
Ho sempre avuto una predilezione per questa strada che così si snoda tra il verde della valle.

Qui pascolano felici le mucche.

La Val d’Aveto è anche celebre per i suoi deliziosi e apprezzati formaggi realizzati con il latte di queste mucche.

Qui la vita sa essere semplice e connessa agli aspetti più autentici e veri.

E mette sempre allegria trovare le mucche mentre si sale per proseguire poi verso Rezzoaglio.

Sotto il cielo chiaro in questa campagna così curata.

E una delle testimonianze di questa dedizione e di questa cura è il fieno raccolto in balle con il lavoro e la fatica dell’uomo.

Il fieno è per me uno spettacolo prodigioso di rustica semplicità ed è al contempo rasserenante nella sua armoniosa bellezza.

Il sole lo riscalda e lo sfiora, il sole gli dona queste sfumature dorate.

E tutto è quiete, silenzio, magnifica pace.

Mentre la luce lentamente declina e dona un gioco di ombre ai prati della Val d’Aveto nel tempo del caldo agosto.

 

A cavallo al Bois de Boulogne

“Le carrozze non si muovevano ancora. In mezzo alla lunga fila di coupé, numerosissimi al Bois, in quel dolce pomeriggio autunnale, scintillava di tanto in tanto il morso di un cavallo, l’impugnatura d’argento di una lanterna, i galloni di un lacchè seduto a cassetta. Qua e là, in qualche landò scoperto, spiccavano abiti femminili di seta o di velluto.”

Emile Zola – La Preda (1871)

Con le evocative parole di uno scrittore a me tanto caro vi porto nella Parigi di un altro secolo, al Bois de Boulogne, vasto parco situato nel XVI Arrondissement della capitale francese.
Là, lungo quei viali, si trovò un giorno anche una giovane donna: cappello, giacca, abito da perfetta cavallerizza, lei stringe le redini e sorride al fotografo che la ritrae.

E ritorniamo ancora al massimo rappresentante del naturalismo francese e ad un brano di un altro suo celebre romanzo che qui voglio riportare.
È una gioiosa baraonda, un fremito vitale, una tela dipinta con talento e pazienza:

“Quella domenica, sotto un cielo gonfio dei primi temporali di giugno, si correva, al Bois de Boulogne, il Gran Premio di Parigi.

Arrivavano carrozzini con ruote immense che al sole mandavano lampi di acciaio, cabriolet leggerissimi, delicati come strumenti di orologeria, che filavano tra un tintinnio di sonagli. Ogni tanto, passava un cavaliere e un’onda di pedoni correva spaventata in mezzo agli equipaggi. Il lontano rotolio delle carrozze, proveniente dai viali del Bois de Boulogne, si smorzava in un fruscio attutito; si sentiva soltanto il rumore crescente della folla: l’aria era piena di grida, di richiami, di schiocchi di frusta.”

Emile Zola – Nanà (1880)

Vita, voci e suoni, come sempre Zolà è un impeccabile ritrattista e sa restituirci l’atmosfera di quella Parigi che lui conosceva bene.
Ho scelto i suoi brani per accompagnare il racconto di questa fotografia che ho di recente acquistato: da sempre mi affascina Parigi e naturalmente la giovane cavallerizza ha subito attirato la mia attenzione.
Il ritratto è opera di Delton, fotografo parigino che si dedicava alle “photographie hippique” proprio al Bois de Boulogne, come si legge nell’angolo in basso a destra della mia fotografia e come ho poi avuto anche modo di verificare con alcune mie ricerche.
E così, in sella al suo elegante destriero, ecco Mademoiselle con i suo stivali, i piedi nelle staffe, la posa sicura e il sorriso luminoso.
Era un giorno di un tempo distante al Bois de Boulogne.

Incontri felici a Fontanigorda

E come sempre accade questa amata campagna regala sempre momenti emozionanti: nelle ore del mattino, infatti, ho incontrato certi bellissimi cavalli dal portamento fiero ed elegante.
Uno di loro era un piccoletto piacevolmente socievole e mi ha regalato più di uno sguardo, con questa dolcezza.

I cavalli erano tre, immagino che si tratti di una bella famigliola.

E i più grandi se ne stavano là a brucare la tenera erba del tutto incuranti della mia presenza.

Il puledrino invece no, lui mi ha notata eccome!
E sembrava veramente incuriosito di questa nuova visitatrice, è facile fare amicizia con tipetti così.

Prati, alberi da frutta, boschi generosi e cielo azzurro: l’estate di Fontanigorda è lo scenario quieto nel quale vivono queste splendide creature.

Insieme, nell’armonia perfetta che regola la natura e i suoi ritmi.

E che magnifiche criniere questi cavalli!

Il cavallino teneva le zampe a quel modo buffo, però se l’è cavata alla grande, correva felice sul prato e sotto gli alberi, al seguito dei cavalli grandi.

Un incontro felice a Fontanigorda, come sempre accade nella calda estate.
Arrivederci piccoletto, speriamo di rincontrarci presto!

I cavalli di Lucio

Questi sono i cavalli di Lucio, sul prato verde nel cuore dell’estate, era una bella mattina di luglio e i colori erano così brillanti e lucidi come sempre accade in questa stagione.
E i due cavalli se ne stavano là, quieti sull’erba.

Con la loro bellezza regale e con quell’eleganza che li contraddistingue.

Ed era molto caldo, il cavallo nero ad un tratto si è sdraiato ed è rimasto un po’ lì.

Poi si è tirato su con una certa baldanza.

Meglio garantirsi un posto all’ombra e la tanto agognata frescura: così svelti, agili, eleganti e leggeri.

Tra il verde dei cespugli e di quel prato rigoglioso.

Con tutta loro leggiadra e fiera bellezza.

E così hanno trovato riparo all’ombra dei rami generosi di un albero e sono rimasti inconsapevoli protagonisti di questa cartolina da Fontanigorda, in un caldo giorno d’estate.

Cavallini felici

Questa è una piccola storia di cavallini felici, li ho veduti qualche giorno fa e stavano su un bel prato tutto per loro, proprio a lato della strada e al margine del bosco.
Due cavallini piccini e due cavalli grandi.
Due avevano il manto chiaro.

Due invece erano elegantemente scuri.

Stavano lì, a fare le cose che fanno i cavalli e i cavallini felici.

E quello piccolo e scuro, a dir la verità, non si è mosso poi tanto: stava lì fermo, un po’ insicuro.
Come dire: sono ancora un cavallino senza esperienza, ci vado cauto!

E infatti se ne stava vicino al cavallo grande, al sicuro.

L’altro piccoletto invece, ah, quello lì era in cerca di avventure e se ne andava alla scoperta del cose del mondo.
Si è infilato senza paura nel fitto degli alberi e poi ne è uscito avvolto dalla luce brillante del sole.

Poi se ne è andato vicino alla sua mamma.

E con grande soddisfazione ha preso il latte che lo farà divenire un cavallo grande e forte.

E poi ancora, se ne è andato a gironzolare di qua e di là mentre io rimanevo ad osservare questa dolce e tenera quotidianità di certi cavallini felici.

Andar per mele

Oggi metto indietro di poco le lancette dell’orologio fino ad arrivare ai giorni della scorsa estate e al profumo delle mele di Fontanigorda.
Oh, fortunati quelli che hanno gli alberi da frutta e a fine stagione possono dedicarsi al raccolto!
Io per parte mia vado per mele a modo mio, le mele lassù sono davvero ovunque e di tanti tipi diversi: piccoline e selvatiche, verdi e asprigne, gialle e appena ravvivate di toni rubino, rosse e succose che crescono su certi armi ritorti nella freschezza di un orto.
E siccome trascorro tanto tempo lassù io le vedo maturare.
È questa bellezza qui la natura: le mele che a poco a poco diventano più morbide, zuccherine, mature e pronte per essere colte.
Così durante le mie passeggiate le osservo e seguo questo processo lento e stupefacente, da giugno a settembre ci sono i giorni del sole e del caldo e a poco poco tutto segue il proprio corso.
È banale?
È questa bellezza qui la vita: ad un certo punto ci lasciamo persino sorprendere dalle cose più semplici che sono anche le più misteriose, riusciamo con nostro stesso stupore a meravigliarci come bambini e questa cosa qui è una straordinaria ricchezza, almeno secondo me.
Così vado per mele, lassù, praticamente sempre.
Non sono la sola, c’è chi le raccoglie e confeziona confetture e marmellate, dolce conforto per i giorni d’inverno.
E poi c’è chi si serve a modo suo, diciamo così.
Forse ricorderete che lassù a Fontanigorda, non lontano da casa mia, c’è un prato dove spesso si trovano i cavalli.
Ora, immagino che il proprietario dell’albero non l’abbia presa troppo bene, ne avrebbe anche avuto tutte le ragioni, lo capisco.
Quel giorno però io mi sono fermata a guardare la cavalla bianca che faceva merenda sgranocchiando una mela dopo l’altra.
La cavalla invece non mi ha degnata di uno sguardo, effettivamente aveva troppo da fare.
Era un giorno di settembre e anche lei, a modo suo, andava per mele.