Londra, 1771.
Soggiorna nella capitale inglese un giovane di belle speranze, uno spirito indomito e appassionato, diventerà uno dei massimi poeti e drammaturghi di tutti i tempi.
Il suo nome è Vittorio Alfieri, all’epoca appena ventiduenne.
Nella capitale inglese il giovane frequenta il bel mondo, bazzica i salotti della nobiltà, ed è nella dimora del Principe di Masserano che si incontrerà colei che gli strazierà il cuore: Penelope Pitt.
Lei è una ragazza di eccezionale bellezza, Alfieri ne rimane stregato.
Ahimé, la fanciulla è già sposata!
Il marito, lord Edward Ligonier, è tenente colonnello dell’esercito inglese.
Ah, certo, questo non è sufficiente a tenere lontani i due!
Vittorio è pazzo d’amore e cerca ogni occasione per incontrare la sua amata.
Si vedono in Hyde Park, a teatro, i due amanti si incontrano a casa di Penelope, quando il marito di lei è fuori per lavoro.
Che rischio!
E giunge il mese di maggio.
Penelope parte per la campagna, per soggiornare in una villa fuori Londra.
E in una di quelle sere, nelle quali il marito è lontano, impegnato con i suoi doveri militari nella capitale inglese, il bel Vittorio parte alla ventura, per incontrare la tanto desiderata Penelope.
E’ notte, notte fonda.
Cautamente, Alfieri lascia il suo cavallo a un miglio di distanza dalla casa di lei e, con l’ausilio delle tenebre, si avvia a piedi verso la sua meta.
Che follie si compiono per amore, eh?
Quelle visite, scrive il poeta, erano zolfo sul fuoco, e nulla ci bastava se non ci rassicurava del sempre.
Io viveva in un continuo delirio, inesprimibile quanto incredibile da chi provato non l’abbia, e pochi certamente l’avranno provato a tal segno.
E’ così, vero?
Ciascuno ritiene che il proprio sentimento sia sempre il più grande, incomparabile al sentire altrui.
La vita del poeta procede a gonfie vele, fra quell’amore ardente e le altre sue passioni; tra le tante, Vittorio adorava cavalcare.
Un giorno, in sella al suo cavallo preferito, in compagnia del Marchese Caracciolo, nel tentativo di saltare un ostacolo, il poeta cade malamente slogandosi una spalla.
Ah che sfortuna!
E ora come farà a raggiungere la sua bella?
Oh, nulla lo ferma! Una sera parte in carrozza e come sempre si fa lasciare a distanza di sicurezza, fa un bel pezzo di strada a piedi, scavalca la staccionata e finalmente si butta tra le braccia di Penelope.
Pochi giorni dopo accade il fattaccio.
Al teatro italiano, il poeta incontra Lord Ligonier, il consorte di Penelope.
Costui lo chiama da parte, i due escono da teatro e si dirigono verso Green Park, dove Ligonier riferisce al poeta di essere a conoscenza della tresca amorosa.
Vittorio nega.
Oh, no! Non c’è mai stato nulla tra lui e la signora!
Il nobiluomo insiste, afferma che sia stata la sua stessa moglie a confessare il tradimento, Alfieri a quel punto, ammette la sua colpa.
Come si era soliti a quei tempi, il marito tradito sfida a duello il fedifrago.
Io sono sempre stato un pessimo schermidore; mi ci buttai dunque fuori di ogni regola d’arte come un disperato; e a dire il vero io non cercava altro che di farmi ammazzare.
Queste le parole di Vittorio Alfieri!
Che momentaccio!
Il povero poeta riportò una lieve ferita al braccio, tenete conto che, oltre a non essere tanto abile con la spada, aveva pure la spalla slogata, e comunque se la cavò con quella che lui definì una scalfitura.
Ah, l’amore!
Vittorio pensa bene di rifugiarsi a casa di una sorella di Ligonier, che tante volte aveva fatto da copertura ai due amanti e lì trova proprio la sua Penelope.
Lei gli svela che il marito, assalito dai dubbi e dalla gelosia, aveva dato ordine a una persona di sua fiducia di vigilare sulla moglie, durante le assenze del marito, e così era accaduto che l’Alfieri era stato visto introdursi furtivamente nella villa.
Il racconto dettagliato di questo fierissimo intoppo amoroso, come lo definisce lo stesso Alfieri, si può leggere su La Vita scritta dal medesimo, dove egli chiosa:
Ogni lettore italiano sta qui aspettando pugnali, veleni, battiture, o almeno carcerazione della moglie, e simili ben giuste smanie.
Nulla di tutto ciò, il Lord non fa un plissé, con britannico aplomb si limita a chiedere il divorzio.
Gioia e felicità! Finalmente quell’amore può essere vissuto alla luce del sole!
Penelope, tuttavia, mostra una certa inquietudine.
Malgrado Vittorio le dimostri ogni giorno la sua devozione lei piange, si dispera, afferma che certo lui non l’avrebbe mai sposata.
Cosa è mai accaduto?
Dopo giorni di angoscia, lei confessa di aver avuto una lunga relazione con il palafreniere di casa, il quale, vinto dalla gelosia nei confronti del poeta, era andato dal padrone a spiattellare tutti i dettagli della sua storia con Penelope, dicendo al povero Ligonier che certo non perdeva una gran moglie!
Alfieri è furente, e così ricorda: andai quella sera facendo e disfacendo, e bestemmiando, e gemendo e ruggendo.
Per la rabbia, lui che inglese non è, dice a Penelope se io mai fossi venuto in chiaro d tale infamia dopo averla sposata, l’avrei certamente uccisa di mia mano e me stesso forse sovr’essa.
Un dramma d’amore!
Poi si cheta, riconoscendo a lei l’onestà di quell’attimo di sincerità.
E ancora non è finita, a sera Vittorio Alfieri si trova a sfogliare un giornale, dove trova un lungo articolo con i dettagli della sua vicenda amorosa, legge anche particolareggiati racconti sulle avventure di Penelope con il palafreniere.
Allora comprende che la confessione di lei era giunta solo nel momento inevitabile, quando cioè tutta la faccenda era stata ormai resa pubblica.
E qui il focoso Alfieri non regge il colpo, si precipita a casa di lei e la copre di male parole ma, malgrado la rabbia, non riesce a staccarsi da lei.
Eh, la povera Penelope, per rimediare al proprio disonore, si trasferirà in Francia, in un monastero, dove certo le distrazioni non saranno state tante!
Vittorio farà parte del viaggio insieme a lei, accompagnandola fino a Rochester per prolungare di stare insieme, fremendo io e bestemmiando nell’esservi e non me ne potendo pure a niun conto separare.
L’amore, sempre uguale nei secoli, come scriveva Catullo.
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato
Vittorio e Penelope si rincontreranno vent’anni dopo.
Lui è ormai legato alla contessa d’Albany, Penelope è ancora bellissima. Lui le scrive una lettera, con la quale si scusa per aver messo a soqquadro la sua vita, lei risponde serenamente, dichiarandosi fiera di aver conosciuto un poeta ormai famoso e noto al mondo.
Terminò così la passione d’amore di Vittorio Alfieri per Penelope Pitt, un fierissimo intoppo amoroso.