La luce e la Madonna del Rosario in Via della Maddalena

Ritornando nella città vecchia vi porto ancora ad ammirare l’edicola della Madonna del Rosario in Via della Maddalena, ho già avuto modo di mostrarvela in passato ma in un giorno di questa nostra primavera la luce l’ha illuminata in maniera incantevole.
Questa nicchia ospita oggi una copia fedele della statua originale della Madonna della Guardia risalente al XVII secolo e attualmente conservata presso il Museo di Sant’Agostino.

E il sole attraversa il vicolo, incontra l’ombra e così disegna i contorni delle case alte.

In un gioco di tenui contrasti.

Così si rimirano la grazia di Maria, la dolcezza del piccolo Gesù e la devozione degli angioletti.

Un chiarore miracoloso ravviva i colori e fa risaltare i dettagli della scultura.

Accade in Via della Maddalena, quando la luce rischiara la sacra immagine della Madonna del Rosario.

Gli sguardi di San Giovanni Battista

Sono sguardi che provengono da epoche distanti, sono sguardi che un tempo addolcivano la quotidianità dei genovesi e che ora sono custoditi nella città dentro la città: il Deposito Lapideo del Museo di Sant’Agostino.
Questo amato museo cittadino è il luogo dove si ritrovano le antiche Madonnette e i sovrapporta dove è effigiato San Giorgio, è il luogo dove si conservano le antiche pietre, i portali di edifici demoliti, i marmi, le ardesie, i capitelli, le statue e le testimonianze di strade che non possiamo più percorrere.
Alcune di queste ricchezze si trovano al Museo, altre sono invece custodite negli spazi del Deposito Lapideo del Museo ed è possibile scoprirle grazie alle visite guidate.
E si incontra lo sguardo benevolo di San Giovanni Battista, questa statua marmorea risalente al XVI Secolo era un tempo collocata nella ormai perduta Chiesa di San Francesco di Castelletto.

Solenne e fiero, San Giovanni stringe a sé l’agnello, secondo l’iconografia classica indossa il mantello e il vello di pecora.

E si staglia nell’armonia perfetta della sua figura ieratica.

Si trova, a poca distanza, un’altra statua di San Giovanni risalente al XVII Secolo e proveniente dall’Ospedale di Pammatone.

Tra le sue mani sicure, come da tradizione, si trova l’Agnello di Dio.

Così, in questo luogo silenzioso e protetto, si ritorna a percorrere le strade di Genova perduta e a ritrovare le sue antiche preziose bellezze.

Sono gli sguardi di San Giovanni Battista, custoditi per noi nel Deposito Lapideo del Museo di Sant’Agostino.

La memoria della presa di Porto Pisano

Questa è la memoria di una antica vicenda e di lontani contrasti del tempo delle Repubbliche Marinare.
È il 6 Agosto 1284, giorno nel quale i genovesi si distinguono per il loro valore nella Battaglia della Meloria, a combattere contro i figli della Superba ci sono i pisani.
Al comando della flotta genovese sono due valenti condottieri, Oberto Doria e Benedetto Zaccaria i quali usciranno vittoriosi dalla battaglia e condurranno a Genova un folto gruppo di prigionieri, si dice che fossero più di 9000.
Quei pisani vissero e morirono nella zona ancora oggi nota come Campo Pisano.
I tempi turbolenti non erano però finiti e i dissidi continuarono, perché le condizioni poste da Genova a Pisa non vennero rispettate e nel 1290 i genovesi compirono così una spedizione navale e distrussero il Porto di Pisa.
Tornarono in patria recando il simbolo della loro vittoria: le catene del Porto di Pisa che vennero esposte in diversi luoghi della città.
Restiamo nel passato, tra quelle strade di Genova che non esistono più a causa dei rinnovamenti urbanistici del secolo scorso.
Tra Vico Dritto Ponticello e Via dei Servi c’era un tempo una casa che custodiva quella memoria.
Sulla dimora era collocato un marmo che celebrava la conquista di Porto Pisano, così scolpita nel marmo.

È la memoria di un evento rammentato nei libri di storia.

Sono effigiati nel marmo anche i volti dei pisani sorpresi dall’assalto dei genovesi.

E tutto è vivido, efficace e reale.

Una domanda rimane ancora senza risposta.
Chi visse in quell’antica dimora tra Vico Dritto Ponticello e Via dei Servi?
Chi varcava ogni giorno la soglia alzando lo sguardo verso il profilo del Porto di Pisa?
Il tempo travolge i luoghi e li muta, quella dimora oggi non c’è più.

L’antica scultura è invece custodita al Museo di Sant’Agostino e qui potete ammirarla: è la memoria della presa di Porto Pisano.

Un’antica casa in Vico Capriata

Ritornando a camminare nel passato potrebbe capitarci di ritrovarci in Vico Capriata, una strada genovese che ai giorni nostri non sapremmo neanche immaginare.
Il nostro Vico Capriata, infatti, si trovava nella zona di Portoria, precisamente nei pressi della Chiesa di San Camillo, una zona che ha subito stravolgimenti e demolizioni e che oggi è definitivamente consegnata alla modernità.
In un tempo diverso, in Vico Capriata, c’era invece un’antica dimora che custodiva cuori e speranze: sul muro esterno di questo edificio era collocata una preziosa edicola sacra al centro della quale è rappresentata la dolce immagine della Madonna con il Bambino.

Nella parte superiore vi sono invece i Santi Bartolomeo e Antonio, i loro nomi sono anche scolpiti nella pietra.

E lo sguardo di Maria è dolce, materno e amorevole.

Accanto a lei la ieratica figura di San Giovanni Battista.

E sull’altro lato si trova invece Santo Stefano.

Al centro, nella parte superiore, il trigramma di Cristo.

La pregiata scultura marmorea si deve ad un artista lombardo e risale al lontano 1456: è parte delle collezioni del Museo di Sant’Agostino ed è ora esposta negli spazi suggestivi della Chiesa di Sant’Agostino.
Era un tempo sotto il chiarore del sole, su un’antica casa, nell’ormai perduto Vico Capriata.

La dolcezza di Sant’Anna

Ritornando a scoprire Genova antica ritroviamo le tracce e le preziose testimonianze che ancora raccontano il nostro passato.
Si svela così in tutta la sua bellezza un marmo pregiato nel quale abili mani d’artista hanno scolpito la figura di Sant’Anna che stringe tra le braccia Maria con il Bambino, ai loro piedi c’è un frate raccolto in preghiera.
L’opera risale al lontano 1456 ed era un tempo collocata in Piazza Sant’Anna e con tutta probabilità proveniva dalla demolita Chiesa di San Francesco di Castelletto.
Tali notizie si apprendono dalla didascalia posta accanto alla scultura attualmente esposta negli spazi della Chiesa di Sant’Agostino e parte dell’immenso patrimonio conservato al Museo di Sant’Agostino.
È dolce e solenne Sant’Anna mentre stringe a sé la Madonna e il piccolo Gesù.

Sorride materna la giovane Maria accanto a suo Figlio.

E il frate devoto ripete le sue accorate preghiere.

L’edicola, così riccamente scolpita, comprende anche un tondo con il trigramma di Cristo.

Candida, armoniosa e così leggiadra, sfiorata dalla luce e dall’ombra, questa è a magnifica edicola di Sant’Anna che ancora oggi possiamo ammirare al Museo di Sant’Agostino dove è amorevolmente custodita.

San Giovanni Battista e un’antica casa in Via del Molo

Una strada antica e l’immagine di San Giovanni Battista, patrono della città.
Nei secoli passati a Genova si è sempre osservata l’usanza di condurre in processione le sacre ceneri del Santo fino al Molo Vecchio perché il Battista placasse la potenza minacciosa del mare.
E in Via del Molo, a poca distanza dal fragore delle onde, vi era una dimora sulla quale era collocato un pregiato sovrapporta scolpito nella preziosa pietra di Promontorio usata a Genova come ornamento nei tempi molto antichi e proveniente dalla zona del Promontorio nei pressi della Lanterna.
Una strada antica, un santo amatissimo, un casa forse dalle scale ripide come tante se ne trovano nella città vecchia: la dimora di Via del Molo sulla quale era collocato il sovrapporta è stata demolita e ormai non esiste più, il sovrapporta in pietra nera di Promontorio è invece custodito al Museo di Sant’Agostino ed è ora esposto negli spazi della Chiesa di Sant’Agostino dove potete ammirarlo.
È un pregiatissimo lavoro, opera di pazienza e di molto talento, attribuito ad un artista lombardo vissuto intorno al 1450.
E così abili mani fecero scaturire dalla pietra la figura di San Giovanni Battista, così solenne e ieratica.

Un angelo a mani giunte è assorto in devota preghiera, accanto a lui la lettera G.

E gli uccelli, leggeri, si posano sugli alberi.

Dalla legenda che accompagna l’opera si apprende che sul sovrapporta si distinguono i simboli araldici della famiglia Adorno.

Ecco così un fierissimo leone scolpito con mirabile perizia.

E un altro albero, un’ altra creatura del bosco, le foglie e le ghiande.

E sbocciano i fiori sull’antica pietra di Promontorio.

E ancora un angelo che freme di devozione, alla sua sinistra si nota la lettera A.

Non esiste una Genova più autentica, più fiera, più fedele a se stessa, più straordinaria e preziosa di questa.
Non esiste una Genova più commovente, più vera, così inestimabile per bellezza e straordinarietà di quella custodita tra le mura di questo museo e di quella che ancora resiste tra le nostre strade con il suo carico di storia, di memorie e di antichi talenti.
È il nostro cammino nel mondo, la strada che abbiamo fatto per arrivare fino ad oggi.
San Giovanni Battista così fiero si stagliava sotto il sole di Genova nell’anno del Signore 1450, sopra a un’antica casa in Via del Molo.

La Madonna Immacolata di Canneto il Curto

È un’antica edicola genovese e la potrete vedere percorrendo Canneto il Curto.
Testimonia una storia lontana per la quale i genovesi, a dimostrazione della loro devota gratitudine, vollero collocare in quella nicchia una statua magnifica della Madonna Immacolata.

Come speso accade, la scultura ora presente è una copia dell’originale della quale rispetta la grazia e le fattezze.
Ed è così ospitata nell’edicola posta ad angolo con Vico dell’Oliva.

Il tabernacolo, con questa ricchezza di marmi policromi, venne realizzato nella bottega dello scultore Francesco Maria Schiaffino ed è di questo raffinato artista anche la statua originale della Madonna oggi conservata al Museo di Sant’Agostino.
Lei è eterea e leggiadra e i drappeggi del suo manto la avvolgono dolcemente.

Come si legge nella scheda illustrativa del Museo Sant’Agostino, il tabernacolo fu realizzato come ex voto in occasione della cacciata degli austriaci avvenuta il 10 Dicembre 1746, due giorni dopo la festa della Madonna Immacolata.

E nella nostra moderna distrazione, passando in Canneto, dovremmo provare a immaginare quei giorni di furore e di sincera devozione.

Sempre al Museo Sant’Agostino è riportata la scritta oggi non più leggibile, posta alla base della statua.
Ne viene anche fornita anche la relativa traduzione che di seguito riporto.

MDCCXLVI X XBRIS / EGRESSA ES. IN. SALVTEM / POPVLI TVI / EX. CAP. 3° HABAC

1746, 10 DICEMBRE / TI SEI MOSSA PER LA SALVEZZA / DEL TUO POPOLO / DAL CAPITOLO III [DEL LIBRO DEL PROFETA] HABACUC

Ciò che resta del nostro passato ha sempre un legame autentico, a volte commovente e straordinario con quei giorni difficili e tempestosi che fanno parte della nostra storia.
E allora immaginate la folla dei genovesi sopraggiunta a rivolgere grate preghiere sotto la bella edicola edificata per ringraziare la Madonna.

In Canneto il Curto, in un tempo distante, quando occhi colmi di speranza si levavano verso la grazia della Madonna Immacolata.

La fierezza di San Giorgio

È fiero come un principe e saldo come la sua fede.
È un cavaliere ardito ed è uno dei Santi custodi della Superba: è il nostro San Giorgio, l’intrepido che uccise il drago.
Emblema del coraggio, è qui così effigiato nella sua eroica baldanza.

La sua mano è posata sullo scudo nel quale si riconosce la croce che figura sulla bandiera di Genova la Superba.
Croce rossa in campo bianco: la croce di San Giorgio.

La scultura proviene da quella Genova scomparsa e mai veduta che ancora rimpiangiamo ed è conservata al Museo di Sant’Agostino che al momento attuale è chiuso per restauri.
Sulla legenda che accompagna l’opera si legge che la statua proviene da una delle aree dove vennero operate delle demolizioni e così, un tempo, era sotto gli sguardi dei genovesi.
Nel cuore degli abitanti di questa città, come è noto, c’è sempre stato un posto speciale per San Giorgio, così mi piace pensare che questa statua fosse cara a molti.
Nel nostro cuore c’è poi anche un posto speciale per il Museo di Sant’Agostino: camminare in quelle sale, posare gli occhi sulle sculture e sulle opere un tempo collocate nelle strade di Genova è un privilegio senza pari, significa davvero percorrere luoghi mai veduti e ritrovarli ancora, nel nostro presente.
E così, quando sarà di nuovo possibile, desidero ritornare là, al Museo di Sant’Agostino, tra i frammenti di Genova perduta, dove si ammira anche la fierezza di San Giorgio.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida: la Madonna con il Bambino e San Giovannino

È una bella edicola collocata nella città vecchia e così la si ammira in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.
Sfiorata dall’aria del mare di Genova e rischiarata dal sole che illumina questi caruggi, in questa sinfonia di colori armoniosi.

L’edicola è sita in questa piazza così caratteristica e un tempo attraversata dalle molte massaie che ai truogoli lavavano i loro panni, in quei giorni diversi dai nostri le preghiere e le voci si mescolavano al suono argentino dell’acqua limpida.

Ricca e raffinata è la decorazione della nicchia che ospita la statua oggetto di antica devozione.

È la Madonna con il Bambino e San Giovannino, la statua attualmente presente nella Piazza è un calco dell’opera originale che è invece custodita al Museo di Sant’Agostino.

E nel museo che racchiude le antiche ricchezze e le storie della Superba così si staglia la bella immagine di Maria.
La scultura risale al 1617 ed è attribuita ad uno scultore appartenente alla scuola di Leonardo Mirano o di Gio. Domenico Casella.

Questa dolcezza materna attraversa il volto di Maria.

È un’opera preziosa che come si vede non è giunta integra fino a noi ma oggi è preservata tra le mura di un magnifico museo.
Sguardi di un tempo diverso dal nostro si posarono fiduciosi su queste figure.

Ancora oggi, se passerete in questa zona dei nostri caruggi, i vostri occhi troveranno questa immagine sacra: la Madonna con il Bambino e San Giovannino nella Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.

La Madonna Immacolata di Salita del Prione

Ritorniamo insieme nei miei amati caruggi e percorriamo la bella e ariosa Salita del Prione che da Piazza delle Erbe conduce al cospetto delle Torri di Porta Soprana.
Mentre salite osservate alla vostra sinistra e potrete notare una maestosa edicola che ospita la statua della Madonna Immacolata.

Tra due colonnine, due angeli reggono la sua corona.

La sovrasta il Padre Celeste.

E ai suoi piedi si nota un’iscrizione latina.

Nella luce radiosa che rischiara questi caruggi.

Maria ha le mani giunte, il suo sguardo è rivolto verso il cielo e verso Dio.
Questa statua aggraziata che si ammira nel nostro centro storico è un calco dell’originale che risale al 1600 circa ed è conservato al Museo di Sant’Agostino.

Là, tra quelle mura, ecco la preziosa e antica statua che un tempo si venerava in Salita del Prione.

Così eterea e colma di grazia, il suo manto pare smosso da vento lieve e Lei così si staglia nella sua bellezza perfetta.

Ancora resta la sacra immagine della Madonna Immacolata, nel luogo dove sempre a Lei si levarono suppliche e preghiere.
In Salita del Prione, nel cuore di Genova antica.