Cose di Rezzoaglio

Queste sono cose di Rezzoaglio vedute qualche tempo fa in questa nota e apprezzata località della Val d’Aveto.
Tra il verde e la frescura, in un giorno d’estate.

È accogliente e gradevole Rezzoaglio, paesino lindo sotto il cielo blu.

Quel giorno a Rezzoaglio ho attraversato un ponte antico sotto il quale scorre l’Aveto.

E così lo si scorge, tra il fitto verde degli alberi.

I passi sul ponte, il canto dell’acqua.

Il sole che scalda le pietre, le foglie, i rami protesi.

E oltre, il prato, il fieno e la quiete.

L’armonia frutto del lavoro e delle fatiche degli uomini.

Il profumo del fieno, uno dei più deliziosi aromi estivi.

E ancora il ponte.

E la piccola edicola.

E il panorama in lontananza.

Sono molte le cose buone e belle di Rezzoaglio: qui si trova il Caseificio Val d’Aveto celebre per le sue delizie.

E fa parte di questo comune l’incantevole Lago delle Lame con la sua atmosfera fatata.

Questa visita a Rezzoaglio mi ha regalato poi una gradita sorpresa.
Stavo ammirando la Chiesa parrocchiale che al suo interno riluce di oro.

Sul muro laterale è affissa una lapide ai caduti in guerra, osservandola con attenzione mi è parso di riconoscere lo stile di un celebre artista nella drammatica bellezza del viso del soldato ritratto con la bandiera come sfondo.

Non mi sbagliavo, infatti la scultura è opera di Federico Bringiotti, talentuoso artista del quale ho scritto più volte a proposito delle sue magnifiche opere collocate al Cimitero Monumentale di Staglieno.
La sua arte è arrivata qui, tra i monti della Val d’Aveto.

Qui dove l’acqua è fresca e rigenerante.

A Rezzoaglio, dove sui prati riposa il il fieno caldo di sole.

Monumento Romanengo: la vite e i tralci

Un gesto accogliente, una grandezza che abbraccia e protegge.
Il Monumento Romanengo, collocato nel Porticato Montino del Cimitero Monumentale di Staglieno, è una delle opere suggestive realizzare dallo scultore Federico Bringiotti.

Saldo e amorevole è lo sguardo di Gesù.

E la sua figura si staglia così ieratica, pacificante e solenne, sullo sfondo una vita generosa e ricca.

E la mano sinistra del figlio di Dio regge con grazia uno di quei tralci.

L’altra mano accoglie e attende.

Ai piedi di Gesù, come era solito fare Bringiotti, è posta la citazione biblica alla quale si ispira la scultura.

La vite e i tralci, nella mistica quiete di Staglieno.

Monumento Gandolfo: per una selva oscura

Cammina lenta la fanciulla, tra gli alberi frondosi si dirige verso l’inconoscibile.

Cauta, timorosa, esitante.

E l’oscurità la avvolge, nel suo incedere inquieto.

La figura esile rappresenta l’anima sulla soglia dell’ignoto ed è opera magnifica dello scultore Federico Bringiotti che la realizzò per il Monumento Gandolfo sito nella Galleria delle Edicole al termine del Porticato Montino del nostro Cimitero Monumentale di Staglieno.

Lo sguardo attonito e turbato, le braccia alzate come fragile difesa.

E ai piedi di lei le parole di Dante Alighieri.

Il viso, le labbra frementi, gli occhi spalancati sull’ineluttabile.

Mentre l’abito cade morbido sulla sua eterea figuretta che così si distacca dal fitto bosco.

Incerta, titubante, affannata.

Nel mistero inesplicabile che così la conduce per una selva oscura.

Monumento Magistra: la grazia sublime

È una figura aggraziata e con una mano regge una lucerna.

Sottile, delicata, il sole lambisce la sua veste.

E la luce rischiara il suo volto bellissimo.

Le dita sottili e affusolate restano così immobili, in questo istante mistico.

In un equilibrio perfetto, denso di bellezza e autentico ascetismo.

La ieratica figura presiede la tomba della famiglia Magistra sita nel Boschetto Irregolare del Cimitero Monumentale di Staglieno ed è opera dell’artista Federico Bringiotti che la realizzò nel 1924.

Come da consuetudine dello scultore, anche in questo caso alla base della statua è riportato un verso tratto dalla Bibbia e precisamente dal Salmo 132, 17 e le seguenti parole significano: preparai la lucerna per il mio Cristo.

Il capo velato, la leggiadria dei tratti, la purezza assoluta.

Nel silenzio, nella quiete.

Reggendo la lucerna, con grazia sublime.

Monumento Lavoratti: dalla terra al cielo

Si staglia aggraziata la scultura posta sulla tomba della famiglia Lavoratti, opera magnifica di Federico Bringiotti risalente al 1933 e sita nel Porticato Montino del Cimitero Monumentale di Staglieno.

Un angelo, etereo e perfetto, stringe il polso di una fanciulla per portarla con sé, volgendo lo sguardo verso il cielo.

Dalla terra all’eternità, in un distacco ineluttabile.
In questa tomba riposa anche una giovane ragazza ma la fanciulla con la sua grazia gentile, secondo la mia opinione, potrebbe essere al tempo stesso la rappresentazione dell’anima.

Ha i tratti delicati e gli occhi rivolti alle cose terrene, ai ricordi, al tempo trascorso.

E la sua mano nulla trattiene.

Così leggera, nella sua elegante postura, piano si distacca dal mondo.

Sullo sfondo si nota un campo di grano sovente rappresentato da Bringiotti anche in altri monumenti funebri.

La fanciulla dai capelli di seta ha lo sguardo assorto e attraversato da memorie e pensieri.

Diafana ed esile così rimane con il suo abito che cade sulla sua figura in morbidi drappeggi.

Mentre l’angelo, inesorabile, la trae a sé.

Lo scultore Federico Bringiotti era solito porre alla base delle sue sculture una citazione biblica e sul Monumento Lavoratti sono scolpite le parole “La sua anima era gradita a Dio” tratte da Il Libro della Sapienza 4, 14.

L’angelo, fidente e radioso, stringe un fascio di spighe di grano che simboleggiano l’Eucarestia.

Con lo sguardo la fanciulla ancora indugia, per qualche istante, verso le cose del mondo.

E poi condotta dall’angelo, si libra lieve e leggera, dalla terra al cielo.

Monumento Serrati: ali come di colomba

È una fanciulla dalla grazia soave e il sole sfiora i suoi tratti delicati e le linee armoniose della sua figura.

Così protesa, nel suo anelito di eternità.

La scultura, opera di Federico Bringiotti, è posta sulla tomba della famiglia Serrati ed è collocata nel campo sito di fronte al Porticato Sant’Antonino del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Una figura fremente, aggraziata e dolcissima.

Una fanciulla dal profilo perfetto.

E tra le mani regge con questa lievità una colomba.

Simbolo di una luce che rischiara e foriera di una speranza di eterna quiete.

Lo scultore, come da sua consuetudine, appose alla base della figura la seguente citazione tratta da uno dei Salmi della Bibbia:

Chi mi darà ali come di colomba e volerò e avrò riposo?

E così l’anima, magistralmente personificata dalla fanciulla, aspira alla perfetta letizia dell’eternità.

Un chiarore salvifico la lambisce.

E lei rimane con la colomba leggera tra le mani e la speranza dell’eterno riposo nella luce divina.

Monumento Pinoli: come colomba

È una dolce fanciulla a custodire il sepolcro della famiglia Pinoli e a scolpirla fu il valente Federico Bringiotti che negli anni ‘30 lasciò ampia testimonianza del suo talento in diverse sculture presenti nel nostro Camposanto.
La fanciulla che qui vedete posò poi anche per altri monumenti, con la sua grazia così si staglia mentre alle spalle di lei si nota un simbolico volo di colombe.

Eterea e gentile, così si erge nella seconda galleria frontale a ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno.

Ai piedi di lei sono incise parole latine tratte da un Salmo della Bibbia e il loro significato è il seguente:

Chi mi darà le penne affinché io come colomba voli e trovi riposo?

Lieve e leggera è la fanciulla e i suoi piedi paiono appena sfiorare il suolo.

Tra fiori in sboccianti e colombe, candore e purezza.

Le dita sottili, i gesti, il viso dai tratti perfetti.

E la leggiadra bellezza della fanciulla che così veglia sul sonno eterno della famiglia Pinoli.

Acqua zampillante in vita eterna

Ritorno con voi nella penombra silenziosa del Cimitero Monumentale di Staglieno, nella Seconda Galleria Frontale a Levante si trova il monumento funebre delle famiglie Cozzetti Perelli Vaccarezza.
L’opera risale al 1931 e si deve al prolifico e talentuoso scultore Federico Bringiotti, un artista che fece della grazia armoniosa uno dei suoi tratti distintivi.
Una palma, la figura ieratica di Cristo.

E l’acqua cristallina che fluisce sulle rocce, una fanciulla così raccoglie l’acqua della vita nel palmo della sua mano.

Lo sguardo di Gesù, la sua amorevole figura.

La veste che tocca i suoi piedi, i suoi sandali.

Il manto che si posa delicatamente sulla caviglia della fanciulla, lasciando scoperto il piede.
Questo dettaglio ricorda la postura della ragazza del Monumento Consigliere.

E osserviamo ancora meglio l’insieme della monumento marmoreo scolpito da Federico Bringiotti.

Lasciamo Staglieno e seguiamo la luce che così sfiora il porticato del Cimitero della Castagna a Sampierdarena.
A custodire l’eterno riposo dei componenti della famiglia Riccardi è ancora un’opera di Federico Bringiotti.
In questo caso le due figure sono in bronzo.

La stessa dolcezza, la stessa mano amorosa.

La stessa acqua che scorre, rapida e ineluttabile.

Acqua salvifica, pura e perennemente sgorgante.

Il sole illumina questa grazia, le mani, le labbra, l’abito che copre la figura.

E l’acqua scende per l’eternità e cade ancora nella mano di una terza fanciulla, rappresentata nella medesima postura delle due precedenti.

Tra fiori sboccianti, in questa perfetta armonia, queste è l’opera di Federico Bringiotti posta sulla Tomba Bonanini e sita nella Galleria delle Edicole del Cimitero Monumentale di Staglieno.

Alla base di queste tre tombe sono scolpite le medesime parole tratte dal Vangelo Secondo Giovanni.

Acqua zampillante in vita eterna, così narrata in maniera magistrale dallo scultore Federico Bringiotti.

Monumento Consigliere: la dolcezza di Gesù

È l’opera magnifica di uno scultore novecentesco che ha lasciato la sua firma e la prova del suo talento su diversi monumenti funebri siti al Cimitero Monumentale di Staglieno, le opere di Federico Bringiotti si distinguono per alcune caratteristiche che le accomunano, io ho imparato ad apprezzarle durante le mie frequenti visite a Staglieno.
Il monumento della Famiglia Consigliere, risalente al 1935, è collocato nel settore C del Porticato Montino ed è una scultura che spicca per formidabile armonia.
Un grande albero sullo sfondo e Gesù a braccia aperte: egli così accoglie la fanciulla che rimane con il capo posato sulle ginocchia del figlio di Dio.
Sotto le due figure un’iscrizione latina: è un verso delle Sacre Scritture, questo è uno dei tratti caratteristici di Bringiotti che accompagnava sempre le sue opere con citazioni tratte da sacri testi.
In questo caso qui si leggono le parole “In pace, in idipsum dormiam et requiescam” tratte dal Salmo 4.9 e significano “in pace mi coricherò e in pace dormirò”.

Gli occhi chiusi per sempre, l’abito che cade in morbidi drappeggi.

Sotto lo sguardo dolce e amorevole di Gesù.

In questo dialogo muto Lui la osserva, la custodisce e la protegge nel suo eterno sonno.

Grazia diafana nella fragilità nella vita.

I gesti, l’abbandono, il senso di ogni cosa.
Le mani, le dita sottili.
L’eternità.

Le palpebre serrate, i capelli mossi che cadono sul collo, le labbra carnose, i tratti armoniosi.

E una perfetta armonia di gesti e di linee, un senso di straordinaria lievità.

È una delle opere magnifiche di Federico Bringiotti, scultore per me straordinario.

E a volte poi la luce e l’ombra si alternano e fugacemente sfiorano queste figure e un’incantevole misticismo così le avvolge, nella dolce bellezza del monumento Consigliere.