I savonesi

Loro sono i savonesi o per lo meno io mi permetto di definirli tali in quanto vennero ritratti dal bravo fotografo Fazzi che era molto celebre nella città della Torretta e così si può ritenere possibile che anche questa famiglia fosse proprio di Savona.
Le fotografie di Fazzi si distinguono per la la loro nitidezza e questo ritratto in formato Cabinet non fa eccezione, è davvero un gradevolissimo ricordo di una famiglia unita.

La primogenita se ne sta in piedi con il suo vestitino bello e il fiocco tra i capelli e regge quel cerchio più grande di lei, il cerchio doveva essere un oggetto di proprietà del fotografo in quanto l’ho già notato in altri ritratti di Fazzi.

La mamma è una donna paziente, semplice e fiera, tutta la sua schiettezza traspare dal suo atteggiamento pacato che pare essere un lato del suo carattere.

Il capofamiglia ha l’aria di persona rassicurante e protettiva, vestito di tutto punto spicca per quei baffi importanti molto in voga a quell’epoca ma a me colpisce per sguardo inesorabilmente buono e amorevole.
Stringe a a sé la piccina di casa, stranamente posizionata su un curioso trespolo.

La piccoletta è una bimba deliziosa, ha quello sguardo meravigliato e ingenuo, la sua mano sinistra quasi scompare dentro la manica troppo lunga mentre l’altra mano è riposta fiduciosamente in quella grande e forte del suo papà.

Una fotografia narra affetti e legami indissolubili e così la mano della mamma affettuosa si posa sulla spalla della figlia maggiore.

Era un tempo diverso, era l’anno 1907 come scritto a tergo della fotografia.
E questa è una famiglia di Savona ritratta dal fotografo Fazzi in un tempo felice.

Una balia molto paziente

È un breve frammento di vita, un dolce istante di tenerezza catturato in una bella fotografia opera dello fotografo Lavagna di Savona.
È la rappresentazione della dolcezza, dell’amorevolezza e della cura: una balia e una creaturina tra le sue braccia.
E un candore di pizzi, una leggerezza di tessuti chiari e impalpabili.
La manina posata sul petto della balia, i cuori che battono, il profumo di pulito.

I sandaletti e le calzine con le righe, le mani forti della balia che salde sorreggono e proteggono.

Lei è giovane, affabile, attenta, generosa.
E porta questo vezzoso copricapo, oltre all’anello al dito indossa poi anche altri gioiellini preziosi come gli orecchini e la spilla.
E ha una pazienza infinita, la si legge in quei suoi occhi limpidi.

E del resto quel frugoletto doveva essere un bel peperino e dato che porta una collana io presumo che si trattasse di una bambina.
Ha lo sguardo vivacissimo e doveva essere una piccola e dolcissima peste.

Era il tempo della sua prima infanzia ed era al sicuro, tra le braccia amorevoli della sua balia gentile e paziente.

Stella Nera – Il grande domani

Cadeva un pioggia regolare, dentro un giorno che si era fatto più freddo. In breve giunsero su Via Paleocapa e si diressero verso la Torretta. I negozi, i bar erano aperti, e la gente affollava i portici dove una luce quasi mattutina rischiarava le volte, i visi e le vetrine.

È un chiarore invernale ad illuminare questo scorcio di Savona che è lo scenario della vicenda di Stella Nera – Il grande domani, terza e ultima parte della trilogia scritta da Marco Freccero.
Qui trovate la mia recensione del primo romanzo della serie intitolato Stella Nera – Le luci dell’Occidente e qui la recensione dedicata a Stella Nera – La Promessa.
La città è una delle grandi protagoniste di queste vicende e in questo scorcio del 1987 ritroviamo Davide, Filippo e Massimo, i tre amici che condividono l’esperienza dell’obiezione di coscienza e un mondo di misteri inesplicabili.
Delitti, personaggi sinistri, domande alle quali si cerca affannosamente una risposta.
E c’è un celebre dipinto del Bernini da ritrovare, questo Ecce Homo del Bernini è una di quelle cose che fanno fantasticare i protagonisti del romanzo e anche noi lettori!
Restiamo tutti in attesa che una porta si socchiuda per spalancarsi su questa bellezza da tutti così ricercata.
Dove sarà finito questo dipinto?
Verrà finalmente rinvenuto?

Si trova poi, in queste pagine, la storia di una professoressa che a questo dipinto ha dedicato anni di studio e passione scrivendo un libro che deve essere dato alle stampe.
E c’è un prete, lo zio di uno dei ragazzi, pure lui andrà a finire nei guai.
Riemergono, da un lontano passato e dai tempi della II Guerra Mondiale, le vicende di una donna tedesca e di suo fratello, riprendendo naturalmente il filo degli eventi descritti nei precedenti romanzi.
E l’intreccio, fatalmente, si complica e si arricchisce di colpi di scena.
Se leggerete la trilogia di Stella Nera ritroverete un orizzonte ligure, questi misteri tutti da scoprire e cesellati con pazienza da Marco Freccero.
È un libro sincero, credibile, coinvolgente al punto giusto e si avvale della bella scrittura di Marco Freccero: diretta, priva di fronzoli, moderna ed efficace.
Uno scrittore, a mio parere, deve conoscere bene i luoghi e i tempi che intende proporre, deve saper guardare il mondo con gli occhi dei suoi personaggi, offrendo al lettore un punto di vista inedito che sia per autentico e probabile, senza essere artefatto: nella mia opinione l’autore ha centrato appieno il bersaglio, offrendo una storia pienamente convincente.
I tre libri di Stella Nera sono adesso proposti in un volume unico e se volete immergervi in questa storia savonese vi rimando al blog di Marco Freccero, qui trovate l’articolo di presentazione e tutte le informazioni per acquistare il volume.
E seguendo le vite dei tre ragazzi in questa storia intricata e densa di sorprese vi accorgerete che questa trilogia è un inno ai valori della vita e all’importanza dell’amore, è la riscoperta dell’importanza dell’amicizia, fraterna, profonda e vera.
Ed è un richiamo a volgere lo sguardo nella giusta direzione: ce n’è sempre una, bisogna soltanto trovare la strada.

Ci sono quelli che dicono che le cose vanno da sempre in un certo modo e non si possono cambiare, e coloro che si battono per cambiarle.
Voi, da che parte volete stare?

I talenti di Fortunata Bottaro

Questa è la storia di una donna dai molti talenti e per narrarla bisogna partire da Savona, luogo dove nel 1833 nasce la nostra Fortunata Bottaro.
Fortunata ha appena 10 anni quando, con la famiglia, si trasferisce a Genova, la bambina cresce in un ambiente agiato e non le mancano certo gli stimoli culturali: Fortunata ama appassionatamente gli studi nei quali si applica con fervore ed eccelle in maniera particolare.
Ha un fratello maggiore di nome Luigi, lui è sacerdote e cultore di studi umanistici, Luigi diventerà socio dell’Accademia di Filosofia Italica fondata nel 1850 da Terenzio Mamiani, insegnante di filosofia, cattedratico di logica e antropologia nell’ateneo di Genova e, a partire dall’anno 1859, anche giornalista.
Fortunata è una giovane donna con il talento per la scrittura, diverrà lei stessa affermata giornalista e scrittrice e nel 1862, all’età di 29 anni, insieme al fratello e al pubblicista Domenico Caprile, fonderà il mensile “La donna e la famiglia”.
La rivista ha un programma di “istruzione, educazione e ricreazione” e si avvale di firme di successo: tra i collaboratori ci sono Raffaello Lambruschini e Niccolò Tommaseo, amico caro di Fortunata.
La rivista riscuote molto successo tra il pubblico femminile genovese, su quelle pagine si trattano in maniera approfondita le diverse tematiche della questione femminile.
E così rifulge l’astro del talento di Fortunata Bottaro.

Con la rivista uscirà, a partire dal 1863, la strenna annuale “Letture femminili”.
E Fortunata volge lo sguardo verso nuovi orizzonti: nel 1868 infatti si trasferisce con il fratello a Parigi e nella Ville Lumière porta il suo talento e la sua cultura.
A Parigi fonderà “La femme et la famille”, edizione francese della sua apprezzata rivista.
L’opera principale scaturita dalla penna di questa donna così speciale è “La famiglia e la felicità”, testo nel quale la Bottaro illustra le sue teorie nel campo della pedagogia.
Un giorno, per caso, il destino mi ha fatto incrociare lo sguardo di Fortunata.
Mi trovavo ad uno dei soliti mercatini e stavo guardando delle fotografie francesi quando, ad un tratto, ho veduto lei.
A tergo della Carte de Visite una mano provvidenziale aveva scritto il suo nome, io allora non conoscevo la storia di Fortunata ma, con inspiegabile ottimismo, acquistai la fotografia con la speranza di trovare tracce di lei e della sua vicenda.
E così ho fatto la gradita conoscenza di Fortunata Bottaro e ho trovato diverse notizie su di lei in alcune pubblicazioni d’epoca.

Le vicende che avete letto sono tratte dal “Dizionario biografico dei Liguri dalle origini al 1990” di William Piastra e scritte dalla Professoressa Marina Milan e anche dal volume “La stampa periodica a Genova dal 1871 al 1900” della medesima Professoressa Marina Milan che a lungo è stata Docente di Storia del Giornalismo alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova ed è una profonda conoscitrice della straordinaria storia di Fortunata Bottaro.
E così qui ringrazio di cuore la Professoressa Milan per l’aiuto che mi ha dato fornendomi i materiali da me consultati per raccontarvi questa bella vicenda, alla Professoressa Milan dedico questo mio piccolo omaggio a Fortunata Bottaro.
Fortunata Bottaro lasciò questo mondo il 13 Luglio 1893, la sua rivista invece venne pubblicata fino all’anno 1917.
Per una di quelle casualità che non saprei davvero spiegarvi, pochi giorni fa il destino ha nuovamente messo davanti ai miei occhi il nome di Fortunata.
Stavo percorrendo la Galleria Semicircolare del Cimitero Monumentale di Staglieno quando, scolpito nel marmo, ho veduto il nome di lei.
Sulla semplice lapide che protegge il suo sonno eterno si decantano le virtù dell’intelletto di questa scrittrice e giornalista, si elogiano la sua operosità, la sua sempre saggia e costante ricerca della verità.
E così io voglio ricordarla: qui riposa Fortunata Bottaro, educatrice sapiente.

Stella Nera – La Promessa

“Uscito dalla chiesa, Pietro attraversò Via Paleocapa e si infilò in Via Pia: diede un’occhiata veloce alle vetrine del cinema Astor dove i manifesti pubblicizzavano i prossimi film in arrivo. La percorse senza fretta, ammirando i palazzi che incombevano sulla stretta via con l’impiantito di pietre, i portali che risalivano al Medioevo. I negozi erano aperti, due vigili discendevano la via mentre il locale “Vino e Farinata” aveva la saracinesca alzata a metà. Giunse in Piazza della Maddalena, si fermò e si guardò intorno; sull’angolo di un palazzo c’era una statua della Madonna con un omino in ginocchio. Qualche anno prima era stato a Genova, ma Savona gli pareva di una pasta differente, una città con un volto che non riusciva mai a cogliere.”

Savona, 1987: una città e i suoi misteri.
Tre amici, tre ragazzi che condividono l’esperienza dell’obiezione di coscienza.
Un dipinto del Bernini scomparso da molti anni, un uomo sparito di recente senza lasciar traccia e un enigma che si dipana tra le pagine di Stella Nera – La promessa, secondo volume di una trilogia scritta da Marco Freccero, il primo romanzo della serie si intitola Stella Nera – Le Luci dell’occidente e ve lo presentai tempo fa in questo post.
Torniamo così alle vicende intricate che hanno come scenario Savona e i suoi dintorni, va detto innanzi tutto che i personaggi restano impressi con le loro caratteristiche e le loro personalità: ho letto questo secondo volume a distanza di un anno dalla prima parte e ho riconosciuto i volti e caratteri come se li avessi incontrati l’altro ieri.
Marco Freccero si avvale di una bella scrittura asciutta e coinvolgente, efficace e piacevolmente priva di inutili ridondanze, ambienta inoltre le sue storie in uno scenario che ben conosce rendendo così la vicenda credibile, autentica e appassionante.
C’è un uomo scomparso, dicevo: è quel Leonardo Perrone che dopo essersi cacciato in un grosso guaio pare davvero essere svanito nel nulla.
E c’è un dipinto che tutti cercano da molto tempo, è un’opera di una bellezza unica e straordinaria sparita nel 1943 proprio a Savona: è l’Ecce Homo del Bernini sul quale tutti fantasticano, cercando di immaginarne i dettagli.

E c’è anche una scrittrice, una professoressa in pensione, lei ha scritto un libro sull’Ecce Homo del Bernini: un libro nel libro, pagine su pagine.
Il dipinto con il suo magnifico mistero, riconduce alle cupe vicende della II Guerra Mondiale e alla cieca crudeltà di quel tempo e qui risiede, a mio parere, il filo conduttore della trilogia.
In questa scrittura che si sostiene con magnifico equilibrio, in realtà, sullo sfondo, spicca un tema universale: la lotta tra il bene e il male.
E la ricerca della comprensione dei meccanismi dell’umano sentire, pur nell’impossibilità di trovare sempre una spiegazione.
E del resto così si legge tra le pagine di questo romanzo.

“Abbiamo a che fare con la creatura più folle dell’universo. L’uomo.”

Peccato, dolore, perdono, fede: sono argomenti che di volta in volta affiorano dalle pagine del romanzo, ritornando come interrogativi che travalicano la storia per condurre a inevitabili riflessioni:

“Ma si può ammirare la bellezza, amarla. E uccidere. Non è una magia, la bellezza.”

Quel dipinto poi pare essere la chiave di volta di tutta vicenda: pensate che c’è persino una persona che lo ha veduto!
E sa anche raccontarlo, descriverlo e ammaliare i suoi ascoltatori, non sarò certo io a guastarvi la sorpresa ma sappiate che quel quadro racchiude in sé la maestà della verità.
Scorrevole, avvincente e ricco di misteri, questo secondo episodio della trilogia di Marco Freccero pare traghettarci verso un esito che non sappiamo immaginare, l’autore infatti è un maestro del colpo di scena e sa tenerci abilmente con il fiato in sospeso.
Se desiderate anche voi immergervi nelle vicende di Stella nera vi rimando al blog di Marco Freccero, qui potete trovare tutte le informazioni per poter acquistare i volumi finora pubblicati in formato digitale o cartaceo.
Quando il romanzo giungerà alla sua conclusione ritroveremo anche la traccia di Leonardo Perrone?
E il dipinto del Bernini verrà finalmente rinvenuto?
Saranno forse Davide, Filippo e Massimo, i tre ragazzi obiettori di coscienza, a svelare un intrico che pare irrisolvibile?
Non ci resta che attendere che si calmino le acque, che scenda il vento e che la linea dell’orizzonte compaia finalmente chiara e netta.

“Alle spalle del padrone di casa una grande finestra si apriva sull’Isola di Bergeggi, mentre la superficie del mare spumeggiava. Contro il vetro si sfracellavano le gocce di pioggia scaraventate da un furioso vento di scirocco.”

Un fiore tra le dita

Lei è una donna giovane e aggraziata e fu ritratta in un giorno che non so nello Studio di Roncarolo e Fossa, fotografi di Savona, forse anche lei abitava nella città della Torretta.
Quasi austera, nella sua posa così studiata, il suo abito è chiuso da una fila di bottoncini e da un fiocco vezzoso sul collo.
Ha gli occhi chiari, i capelli raccolti, la frangetta corta e quello sguardo sognante che me la fa immaginare perduta nei suoi pensieri e nelle sue sconosciute fantasie.

La bellezza e l’eleganza sono tutte nei dettagli: in quell’abito con la gonna dal tessuto finemente rigato, nel vitino di vespa della giovane donna, nei candidi polsini a pieghe del suo vestito e in quei bracciali preziosi che lei porta, voglio pensare che questi gioielli siano ancora l’ornamento di una giovane donna della nostra epoca.
Lei, la ragazza ritratta nello studio di Savona, regge tra le dita un piccolo fiore, pare forse una violetta e da come rimane rigido sembra evidente che si tratti di un fiore artificiale.

La bellezza e l’eleganza sono nei dettagli, nella postura fiera, nella grazie femminea, nella leggiadria che è lo stile di un’epoca.
La fotografia, come sempre, ha compiuto la magia di travalicare il tempo e ci restituisce in formato Cabinet l’immagine di lei: una giovane donna con un fiore tra le dita.

Una bimba di Savona

Lei è una bimba piccina piccina, forse ha imparato da poco a camminare e davvero quella cosa lì di stare in equilibrio sui piedini è per lei un’impresa straordinaria.
Ecco così una carte de visite di un giorno tenero e acerbo in cui la mamma e il papà condussero fieri la loro piccolina nello studio del bravo fotografo savonese Fazzi perché lui la immortalasse nel tempo felice dell’infanzia.
Non mi intendo di tecniche fotografiche e quindi non so non darvi le dovute spiegazioni in merito ma vorrei rimarcare che in diverse circostanze ho avuto modo di notare che le fotografie di Fazzi sono particolarmente nitide e ben definite.
Ed è così anche per la nostra bimbetta di Savona, la mamma le ha messo il cappottino pesante, la piccina poi porta in testa una cuffietta che è un trionfo di pizzi vaporosi e nastri, chissà che scomoda, però!
Lei rimane là, un po’ esitante, con gli occhi spalancati e le labbra a cuore.

E davvero, quella faccenda di restare in equilibrio e camminare e poi addirittura correre è un’emozione che non si sa raccontare.
Ad un certo punto impari tutto e poi ti dimentichi persino come hai fatto e non riesci a ricordare quanto fossero difficili quei primi passi.
E lo sguardo ritorna a lei e ai suoi pochi anni, a quelle scarpette scure, al suo visetto dolce, nel tempo distante della sua infanzia.

Stella Nera – Le luci dell’Occidente

Perché le cose non vanno mai per il verso giusto, e saltano sempre su come i grilli quando corri nei campi d’estate? Pensi che sia tutto a posto e invece in cinque minuti ti capita di tutto.”

Sono parole tratte da Stella Nera – Le Luci dell’Occidente, l’avvincente romanzo del savonese Marco Freccero, scrittore indipendente e anche autore di un interessante blog che leggo da molti anni.
Una trama che conquista, i sottili fili di una storia che si seguono con curiosità, una vicenda che si dipana nel 1987 a Savona.
E là, nella città della Torretta, la morte improvvisa di una signora tedesca suscita un certo scompiglio.
Chi è la Signora Jutta? Quali tenebrosi misteri si celano nel suo passato?
Ci sono poi tre giovani: Filippo, Massimo e Davide sono obiettori di coscienza e condividono questa scelta di vita occupandosi anche dei bambini di un doposcuola.
Sono personaggi realistici e azzeccati, delineati dal loro autore in maniera onesta e sincera, forse leggendo le loro vicende potrebbe capitarvi, come è successo a me, di riconoscere in loro ragazzi che tutti noi abbiamo incontrato proprio in quegli anni ‘80.
Sono giovani che nutrono alti ideali e sogni anche piccoli, a volte poi si perdono anche in amare disillusioni, questa del resto è anche una storia di ricerca di bellezza e verità, di amicizia e vicinanza e davvero non è difficile affezionarsi ai tre ragazzi.
Più complicata e complessa è la figura dell’attempato Leonardo Perrone, lui vive solo lì accanto alla signora Jutta e finisce che va a cacciarsi in un pasticcio bello grosso, perché le cose non vanno mai per il verso giusto, ricordate?
Qui ci sono di mezzo certi libri misteriosi, un prezioso e sconosciuto quadro del Bernini, un sacco pieno di fotografie e un passato che emerge sinistro e ancora ritorna a far paura e a terrorizzare.


E poi ancora, ecco un’altra protagonista, è la città di Savona:

“… settembre aveva fatto il suo ingresso con giornate ancora calde. Verso sera, nell’ora che precedeva il tramonto, la luce inondava le vie della città, colpiva i piani alti dei palazzi del centro ottocentesco sino a far apparire i vetri delle finestre in fiamme.”

Così si mostra Savona svelata nelle sue strade antiche, nei suoi vicoli, nei suoi chiaroscuri e nella sua quotidianità: è lo scenario perfetto di questo romanzo, è una città luminosa e accogliente, a tratti sorpresa anche in quella lenta stanchezza che talvolta caratterizza i piccoli centri.
Questo poi è anche il romanzo di un’epoca e vi riporta in molte diverse e riuscite maniere in quegli anni ‘80 e nelle sue attese, nelle sue speranze e in quelle visioni di futuro che io ricordo.
Marco Freccero è un autentico amante della scrittura e della lettura, si diletta con i buoni libri e sul suo canale Youtube presenta i suoi autori preferiti spaziando da Dickens a Graham Greene, dalla letteratura americana a quella scandinava fino al suo amato Dostoevskij.
È evidente che il suo scrivere è frutto di una personale ricerca intellettuale e si rinforza anche grazie a queste belle frequentazioni, oltre alla trama e all’intreccio del romanzo io ho apprezzato la scrittura asciutta saggiamente priva di inutili artifici barocchi e ridondanze, è originale, credibile e rispecchia appieno una realtà.
Il romanzo si legge in un soffio, ha un finale che stupisce e, come di rado mi capita, mi dispiace averlo finito, se ci fossero state altre 200 pagine me le sarei godute volentieri.
Per fortuna la storia è destinata a continuare, il romanzo è il primo di una serie, pertanto io attendo il seguito con impaziente curiosità.
Se anche voi desiderate scoprire il mondo di Stella Nera in questo post di Marco Freccero troverete le diverse possibilità per acquistarlo.
Finirete dritti in quegli anni ‘80 e vi accorgerete che quell’epoca aveva un ritmo più lento, suoni che adesso paiono nostalgie.
E troverete una certezza, in poche semplici parole: il senso di vera giustizia è luce, salvezza e speranza.
Lo sa pure Leonardo Perrone che, in fondo, forse non è poi così sprovveduto.

“Certe cose sono più forti di tutte le prigioni del mondo.”

Una gita al Colle del Melogno

E venne il tempo di fare una bella gita al Colle del Melogno.
– E che ci vuole? – Direte voi!
In fondo si tratta soltanto di una meta non troppo distante nell’entroterra savonese, non sembra essere chissà quale impresa, il Colle del Melogno è un valico delle Alpi Liguri e collega Finale Ligure a Calizzano.
E venne il tempo di andarsene un po’ a zonzo su di là, forse per boschi, in cerca della frescura: era il mese di luglio del 1932.
Ah, un cappello in testa ci vuole proprio e ci vuole anche l’allegria dipinta sul volto per la foto di rito di un giorno passato tra svaghi e passeggiate, la signora qui ritratta tiene tra le mani forse delle felci raccolte in quelle ore trascorse là, al Colle del Melogno.

Oh che bellezza arrivare fin lassù sul sidecar o su quella automobile dal motore brioso, adesso sì che la nostra gita sembra davvero un’eccitante avventura!
Ecco la bella compagnia: una gonna chiara, un foulard, un sorriso e una mano sul fianco, un basco in testa, braccia incrociate e modi sicuri, tutti pronti a ripartire e a percorrere un altro tratto di strada!

Fu una giornata memorabile ricca di tante emozioni e di spensieratezza.
E in qualche maniera bisognava ricordarla, fermare nel tempo quell’istante perfetto, poi gli anni scorreranno e un giorno la fotografia capiterà ancora tra le mani.
Che batticuore!
– Ti ricordi quel giorno al Colle del Melogno? Eccome, lo ricordo molto bene!
Ecco un esperto centauro con gli occhiali da motociclista alzati sulla fronte, quanto gli piace sfrecciare con il suo sidecar!
Si è messo lì seduto e sorride come colei che si trova accanto a lui.

E lì a fianco è parcheggiato il potente mezzo, immaginate che meraviglia andarsene in giro per le strade della Liguria con il vento in faccia.

Accadde molto tempo fa, gli uccellini cantavano gioiosi e i verdi boschi fremevano di vita.
Una fotografa, una preziosa frazione di tempo: era il mese di luglio del 1932 al Colle del Melogno.

Le due Albisole: nella terra della ceramica

Nel tempo di primavera sono andata a trascorrere un pomeriggio sulla riviera savonese, in quei luoghi che già profumano di pigrizie estive e di vacanze.
Si susseguono sulla costa due località dai toponimi molto simili: andando verso ponente prima si incontra Albisola Superiore e poi si arriva ad Albissola Marina, si dice che quest’ultima località abbia questo nome per un antico errore di trascrizione.
Questa è la terra della ceramica, questa zona della Liguria è infatti celebre per le sue manifatture e per le pregiate creazioni di una tradizione molto antica.
Al tempo dei futurismo e durante il ‘900 numerosi furono gli artisti che lasciarono il loro segno e si distinsero nell’arte della ceramica, lascio a voci più autorevoli della mia gli eventuali approfondimenti sul tema.
Entrambe le località hanno anche una parte moderna, io vi porterò con me in certe strade antiche e questa passeggiata inizia qui, tra i colori di Albisola Superiore.

Qui dove il cielo è turchese e le case hanno colori vividi e caldi.

Ed è luce e ombra, oltre gli archetti ci sono case delle vacanze, finestre e vasi di fiori.

E nella terra della ceramica l’arte è un linguaggio per raccontare i luoghi, le persone e le loro storie: ed è celeste e azzurro l’omaggio all’artista che ideò questa fontana.

Albisola Superiore (4)

Ed è molto simile la sfumatura del mare chiaro che bacia l’orizzonte.

Anche le fontanelle hanno certe piastrelle decorate.

Albisola Superiore (6)

Si cammina per questi caruggi e per queste strade che raccontano un’identità, un passato che si conserva e del quale essere fieri.

Le ceramiche di Albisola hanno diversi toni di celeste e li trovate là, sopra una porta dove veglia la Madre di Dio.

Albisola Superiore (8)

E azzurri sono i numeri civici ai piedi di una scaletta.

E guizzano i pesci nelle onde inquiete.

Albisola Superiore (10)

E tutto è così vivace, luminoso e accogliente.
Ti fermeresti qui, in questo caruggio così vivido di tinte che noi riconosciamo come nostre: questa è la Liguria più vera, così semplice e genuina.

E poi ancora, andando verso ponente, raggiungiamo Albissola Marina, c’è un lungomare molto scenografico e troverò un’altra occasione per raccontarvelo, oggi vi porto solo con me per queste strade.

Qui dove anche le targhe stradali raccontano un luogo, la sua storia e le sue tradizioni.

Albissola Marina (2)

E ci sono vicoli, archetti, cielo spendente di Liguria.

Albissola Marina (3)

E piazzette, laboratori di ceramisti, mani operose che si muovono svelte.

E ceramiche, caruggi e panni stesi: anche le insegne dei negozi sono artistiche e particolari.

Albissola Marina (5)

Camminando così, nella terra della ceramica, questi luoghi non sono nelle mie consuetudini e io amo trovare modi di stupirmi e scoprire nuove bellezze anche senza andare troppo lontano.
E poi dopo tanto gironzolare mi sono fermata in posto speciale: il laboratorio e la bottega delle Ceramiche San Giorgio.
Nata alla fine degli anni ‘50 è una vera e propria eccellenza del settore, questa è un’opera che si trova all’esterno e dedicata a Giovanni Poggi, uno dei fondatori della San Giorgio.

Albissola Marina (7)

E poi ecco il negozio e le raffinate ceramiche artistiche.
Vasi di ogni misura, piatti, contenitori, stoviglie di diverso genere, statuine del presepe e chiaramente non si sa resistere così io ho comprato un piccolo oggetto per la mia casa.

Colori, forme e armonie.

E bianco e azzurro tipico di questi luoghi, delicatezze che ancora apprezziamo in tutta la loro bellezza.

Nascono là, in questi luoghi adagiati di fronte al mare blu della Liguria, nella terra della ceramica.