L’arte di trattare le donne

L’arte di trattare le donne è un volumetto edito da Adelphi che raccoglie pensieri e massime di Arthur Schopenhauer sull’universo femminile.
Ecco, caro stimatissimo Arthur, avrei due parole da dirle.
Anzitutto, non è che il fatto di presenziare da tempo immemore sui testi di filosofia l’autorizzi a pontificare e bollare in malo modo l’altra metà del cielo, né tanto meno il suo altisonante cognome le consente usare certi termini.
Tanto per iniziare, scusi come si permette di dire che le donne sono senza interessi?
E che ogni nostra azione è solo volta alla conquista dell’uomo?
Lei si sopravvaluta, signor Schopenhauer, me lo lasci dire.
E si sbaglia, anche quando sostiene che le donne hanno per la testa solo l’amore, le conquiste, le pettinature e i balli. Ma magari!
Le dirò, io in realtà a un ballo non vado da diverso tempo e dal parrucchiere vengo assalita da un tedio che forse solo lei saprebbe spiegare.
Oltre a ciò vorrei vivacemente dissentire su un punto, Signor Arthur.
Quando lei parla della menzogna riesce ad arrivare a dire: come la seppia la donna si avviluppa nella dissimulazione.
La seppia?
Mi verrebbe da chiederle, scusi, ma lei che donne ha frequentato? E soprattutto, è certo che il suo rapporto con sua madre sia stato sano e formativo?
No, perché ci sarebbe un mio amico, un tal Sigmund, che la farebbe immediatamente sdraiare su un lettino e ci andrebbe a nozze con il suo ego e il suo super ego.
Eh, peccato che non vi siate incontrati, le sarebbe stato di aiuto!
Ho letto poi le sue argomentazioni sull’amore e il matrimonio e ne ho concluso, caro signor Schopenauer, che lei è un misogino della peggior fatta, altrochè.
E non ne so abbastanza su di lei, ma mi sorge il dubbio che abbia avuto qualche fatale delusione amorosa, lo dica, il suo perduto amore era una ballerina di cancan incapace di articolare una frase di senso compiuto, da che ne consegue tutto questo filosofeggiare a discapito delle donne.
Puerili, sciocche e miopi, lei così ci definisce, ma insomma non le sembra di esagerare?
Oltretutto non mi sembra professionale far di tutta l’erba un fascio, da uno quotato come lei non me lo sarei mai aspettato!
Tuttavia, le dirò, su un punto sono quasi d’accordo con lei.
Purtoppo, mio malgrado, conosco anch’io signore e signorine che dentro la scatola cranica conservano un unico, solitario neurone che vaga senza meta in cerca di appigli.
Eh, che ci vuol fare! Fuggire, scappare a gambe levate nella direzione opposta!
Ed evitare con estrema cura di farsi coinvolgere in aperitivi conditi da chiacchiere insulse, giri di shopping al cardiopalma ed estenuanti sedute dall’estetista.
Ecco, a tal proposito trovo geniale la sua proposta, ah sì!
Come lei scrive, bisognerebbe chiudere in convento tutte le oche senza cervello.
Ecco, non so cosa ne pensi quel Signore lassù, magari neanche lui ha troppa voglia di starle a sentire, chissà!
Io però la trovo un’idea grandiosa, mi faccia eventualmente sapere dove si trova questo benedetto monastero che diffondo l’indirizzo presso alcune mie conoscenze.
A parte queste eccezioni, comunque, caro Signor Arthur, mi auguro che lei voglia rivedere le sue posizioni.
Sa, sono secoli che poeti, filosofi e pensatori tentano di spiegare come siamo fatte.
Donna: mistero senza fine bello! Così scrisse Guido Gozzano.
Anche lei, in qualche maniera, se ne faccia una ragione.