Canneto il Lungo: sotto la protezione di San Giorgio

Ritornando nelle strade antiche percorriamo Canneto il Lungo con le sue ricche testimonianze dal nostro passato.
E sul portoncino di un vetusto edificio campeggia la fiera figura di San Giorgio, prode cavaliere e protettore dei genovesi.

Come è noto, non a tutti era concesso fregiare la propria dimora con l’eroica immagine di San Giorgio, il privilegio era concesso solo ai capitani di galea che si erano distinti in battaglia per il loro coraggio.
E così sappiamo che in Canneto il Lungo viveva uno di essi.

Come vi dicevo il portoncino si caratterizza per la sua semplicità ma a renderlo straordinario è proprio quel pregiato sovrapporta.

E passando di lì, inevitabilmente, lo sguardo si perde anche verso l’alto, là dove si apre Piazzetta dell’Amico.

Temibile è il pauroso drago che minaccia San Giorgio.

E il cavaliere in sella al suo destriero lo affronta senza timore, reggendo in una mano la sua lancia e nell’altra lo crudo crociato.

Lo sovrasta il trigramma di Cristo rappresentato dalle lettere IHS.

Nella parte inferiore si nota uno stemma abraso.

E due angeli, con questa grazia, circondano il nostro San Giorgio.

La principessa, a mani giunte, è raccolta in devota preghiera.

E il tempo passato, con le sue eroiche fierezza, è ancora tra di noi: in Canneto il Lungo, sotto la protezione di San Giorgio.

Palazzo Ducale: la Cappella del Doge

Ricca, fastosa, mirabilmente decorata: così si svela agli sguardi la Cappella del Doge di Palazzo Ducale.
In origine era stata posta nella cappella una pala d’altare di Giovanni Battista Paggi realizzata nel 1603, nel 1729 venne collocata al suo posto la settecentesca Madonna con il Bambino di Francesco Maria Schiaffino.

Uno spazio raccolto, mistico e antico.

Una meraviglia sovrastata dagli affreschi realizzati da Giovanni Battista Carlone intorno al 1633, comprendenti al centro la magnifica Madonna Regina di Genova, angeli e figure di santi e martiri.

Un capolavoro di armonia da ammirare in ogni suo dettaglio.

Un luogo che esalta la grandezza della Repubblica nella raffigurazione di alcuni valorosi e celebri genovesi.

Ecco così il prode Guglielmo Embriaco alla conquista di Gerusalemme.

E qui lo vediamo trionfante, a Genova, mentre porge le ceneri di San Giovanni Battista condotte in patria dalla Terra Santa.

E poi ancora, la gloria di Colombo e la scoperta dell’America.

Alle sue spalle le caravelle con le quali ha affrontato il suo lungo viaggio.

Di particolare grazia e e bellezza è la Madonna scolpita dallo Schiaffino.

Eterea, leggera, tiene a sé con dolcezza il suo Bambino.

Un angelo con le mani devotamente incrociate sul petto volge lo sguardo verso Maria.

Ai piedi di Lei un piccolo putto regge un cartiglio dove si leggono le parole “et rege eos”, governali, parole che si riferiscono al titolo di Regina di Genova attribuito alla Madonna nella prima metà del ‘600.

Le stesse parole si leggono nell’altro cartiglio sorretto dal piccolo Gesù nell’affresco della volta.
È un trionfo di angeli, una gioia di semplice devozione e dalla dolcezza particolare.

E pregano devoti e affabili i quattro Santi protettori della Superba: San Giorgio, San Giovanni Battista, San Bernardo e San Lorenzo.

In una fantasmagoria di colori e figure diverse che vi lasceranno ammutoliti ad ammirarle.

Tra antichi strumenti musicali e dolci melodie.

E ancora, ecco alcune eccelse figure alle quale i genovesi sono devoti.
Ad esempio, ecco la Beata Maria Vittoria De Fornari Strata.

E poi Santa Caterina Fieschi Adorno.

In un’armonia perfetta e celestiale.

Nella Cappella del Doge, sotto lo sguardo amorevole di Maria.

Santa Maria di Castello: la Cappella di Sant’Antonino da Firenze

Vi porto ancora una volta nell’antica Chiesa di Santa Maria di Castello ad ammirare una Cappella risalente al 1525 e dedicata al domenicano Sant’Antonino che fu vescovo di Firenze.
Al centro è collocata la pala d’altare di Pietro Francesco Sacchi e risalente all’anno 1526, è un’opera luminosa e resa vivace dai molti contrasti di colore.

Vi sono così rappresentati San Giovanni Battista, Sant’Antonino da Firenze e San Nicola da Tolentino.

Simboli, gesti e sapienti simmetrie.

Sullo sfondo un panorama bucolico dai toni sfumati.

E nella parte superiore del dipinto una radiosa Madonna con il Bambino.

Alla base, invece, è raffigurato il Compianto di Cristo e Santi, sempre opera dello stesso Sacchi.

Oltre al suggestivo dipinto la cappella è poi arricchita da innumerevoli elementi decorativi.

Nella volta è raffigurato Dio Padre Beneficente ed è attribuito all’artista cinquecentesco Raffaele De Rossi, come si legge nel pannello illustrativo collocato in Chiesa.

Sulle pareti si ammirano invece due scene della vita di Re Davide.

La parte inferiore della Cappella è inoltre rivestita con i tipici laggioni, le piastrelle di ceramica che si trovano anche in diversi palazzi del nostro centro storico.
E lì, sul lato sinistro, vi è anche la cara immagine di San Giovanni Battista.

Sul lato opposto, invece, tra le piastrelle si scorge un fiero San Giorgio che uccide il drago.

È questa una delle meraviglie che potrete vedere varcando la soglia di Santa Maria di Castello.

Qui si custodisce la vibrante leggiadria della Cappella di Sant’Antonino da Firenze.

Canneto il Lungo: la grandezza di San Giorgio

E ancora torniamo in una strada antica e tanto amata, passeggiando in Canneto il Lungo troveremo sui suoi muri la storia e la grandezza di Genova.
Qui, su un vetusto sovrapporta campeggia la figura maestosa del nostro San Giorgio che è una cara immagine per noi genovesi.

E il prode cavaliere è come di consueto effigiato nell’atto di uccidere il drago.

Una bellezza per noi quotidiana nelle strade della città vecchia, eppure non è poi così scontato poterla ancora ammirare ai giorni nostri.
Questi portali erano realizzati seguendo alcuni canoni e con alcune particolarità che spesso si ripetono.

Ai lati del Santo sono incise alcune lettere che di certo rimandano all’importante personalità che un tempo visse in questo luogo.

E fieri e antichi profili custodiscono questa dimora.

E tutto ricorda al passante la grandezza di San Giorgio.

Piazza Cattaneo: ritrovando San Giorgio

Ritornando nei nostri amati caruggi ritroviamo, ancora e sempre, un santo tanto amato e la sua cara effigie.
È il nostro San Giorgio, prode cavaliere, colto mentre uccide il temibile drago, così lo si ammira nel sovrapporta situato in Piazza Cattaneo.

In sella al suo destriero, con la pesante armatura, la spada e il mantello, con lo scudo sul quale si distingue la croce rossa in campo bianco.
E sotto di lui il drago sconfitto.

Sul lato sinistro l’angelo che regge la fiaccola e la principessa che tiene la mano alzata.

Sulla destra ancora un angelo e poi foglie e decorazioni che abbelliscono il magnifico sovrapporta.

Questo San Giorgio così combatte fieramente sotto il cielo di Genova.

E alla base della scultura si trova anche un’iscrizione latina che attesta che questa loggia apparteneva alla nobile famiglia dei Cattaneo.
Su di essa vigilava così il temerario San Giorgio.

E ancora rimane, in questo luogo antico, in una piazzetta della città vecchia.

La fierezza di San Giorgio

È fiero come un principe e saldo come la sua fede.
È un cavaliere ardito ed è uno dei Santi custodi della Superba: è il nostro San Giorgio, l’intrepido che uccise il drago.
Emblema del coraggio, è qui così effigiato nella sua eroica baldanza.

La sua mano è posata sullo scudo nel quale si riconosce la croce che figura sulla bandiera di Genova la Superba.
Croce rossa in campo bianco: la croce di San Giorgio.

La scultura proviene da quella Genova scomparsa e mai veduta che ancora rimpiangiamo ed è conservata al Museo di Sant’Agostino che al momento attuale è chiuso per restauri.
Sulla legenda che accompagna l’opera si legge che la statua proviene da una delle aree dove vennero operate delle demolizioni e così, un tempo, era sotto gli sguardi dei genovesi.
Nel cuore degli abitanti di questa città, come è noto, c’è sempre stato un posto speciale per San Giorgio, così mi piace pensare che questa statua fosse cara a molti.
Nel nostro cuore c’è poi anche un posto speciale per il Museo di Sant’Agostino: camminare in quelle sale, posare gli occhi sulle sculture e sulle opere un tempo collocate nelle strade di Genova è un privilegio senza pari, significa davvero percorrere luoghi mai veduti e ritrovarli ancora, nel nostro presente.
E così, quando sarà di nuovo possibile, desidero ritornare là, al Museo di Sant’Agostino, tra i frammenti di Genova perduta, dove si ammira anche la fierezza di San Giorgio.

Via Prè: la grandezza di San Giorgio

Percorrendo l’antica Via Prè il nostro sguardo ritrova la grandezza di San Giorgio, le sue gesta eroiche sono così scolpite su un pregiato sovrapporta quattrocentesco in pietra nera.

È un’opera raffinata di un abile artista e merita di essere osservata nei sui minuti dettagli per apprezzarne la vera bellezza.
Ecco uno degli armati in posa severa, il suo scudo è riccamente scolpito.

Il Santo in sella al suo destriero trionfa inesorabile sul terribile drago.

Sull’altro lato si erge un altro soldato e sullo sfondo si nota il profilo di un castello.

La principessa è assorta in devota preghiera.

E colpiscono in particolare i ricchi dettagli delle armature e l’espressione solenne di questo volto.

Così la pietra diviene viva e restituisce una devozione molto sentita.
San Giorgio regge fiero lo scudo, la sua armatura e i finimenti del suo cavallo sono veri capolavori di raffinatezza.
E il pensiero ancora va all’ignoto scultore chino sulla pietra e intento a lasciare ai posteri la sua opera sublime.

E il drago si piega, così sconfitto, dal Santo.

Il sovrapporta è collocato sotto il civico 68 di Via Prè, il portone vetusto e vissuto contribuisce all’atmosfera dai toni leggendari ed eroici.
Come già ebbi modo di scrivere diverse volte in passato l’immagine del Santo veniva apposta sulle case dei capitani di galea che si erano distinti in battaglia per il loro coraggio guerresco.
E così, quando passate davanti a questa antica dimora, ricordate che qui un tempo visse un valoroso.

Nella nostra Via Prè, cuore antico di Genova.

Dove San Giorgio trionfante sconfigge il drago.

Via della Posta Vecchia: la fierezza di San Giorgio

Ritornando nel nostro amato centro storico molte sono le opportunità di imbattersi nel Santo che uccise il drago: per antica tradizione la sua effige veniva apposta sulle dimore dei capitani di galea che in battaglia si erano distinti per eroismo e per coraggio.
E allora transitando in Vico della Posta Vecchia forse si guarderà con una certa curiosità un antico portale che indica che qui visse un valoroso.
Al civico numero 12, infatti, ecco una raffinata scultura nella quale è rappresentato San Giorgio che uccide il drago.

Il Santo è fieramente in sella al suo destriero, sotto di lui l’orrendo mostro sul quale egli vince vittorioso.

Sui lati ci sono scudi abrasi, elmi e decorazioni di foglie.

Non mancano i volti di antichi custodi di questa vetusta dimora.

Così accade scendendo nella penombra di Vico della Posta Vecchia.

In questi luoghi dalla lunga storia dove ancora si ammira la fierezza di San Giorgio.

Basilica di Santa Maria Immacolata: le ricchezze della facciata

La Basilica di Santa Maria Immacolata è una delle chiese più fastose di Genova: progettata nella seconda metà dell’Ottocento venne realizzata su progetto dell’architetto Maurizio Dufour e aperta al culto nell’anno 1873.
Si tratta di un edificio di particolare ricchezza, è una chiesa ampia e vasta costruita sull’ottocentesca Via Assarotti che è una delle vie di quella Genova Nuova pensata e immaginata dagli uomini di quel tempo e rimasta a noi come preziosa eredità.
Vorrei mostrarvi, in questa circostanza, alcune delle ricchezze che abbelliscono la facciata della Chiesa, sono opere di artisti che lasciarono la traccia del loro indiscutibile talento.

Ho consultato a tal scopo l’esaustivo ed interessante libretto scritto da Ferruccio Mazzucco e disponibile presso la Basilica stessa.
Osserviamo la chiesa nella sua indiscutibile magnificenza, la facciata venne realizzata utilizzando diversi tipi di marmi pregiati e abbonda di decorazioni ed ornamenti diversi come fiori e foglie rampicanti.

Nella parte superiore, nel grande frontone centrale, si trovano dei tondi scolpiti da celebri artisti: al centro si trova il Cristo di Domenico Carli, ci sono poi San Marco di Pietro Costa, San Giovanni di Federico Fabiani, San Pietro di Domenico Carli, San Paolo di Giovanni Scanzi, San Matteo di Lorenzo Orengo, e infine San Luca dello scultore Giacobbe.
Questi artisti lasciarono la loro eredità di bellezza in molti luoghi diversi, primo tra tutti il Cimitero Monumentale di Staglieno.

E al di sotto ecco sette angeli, sono magnifiche creature celesti opera dello scultore Antonio Canepa.

E suonano una musica celestiale per celebrare la gloria di Dio: uno legge la musica e un altro soffia gentile su un flauto.

Uno pare intonare una melodia armoniosa e uno muove le dita svelte sul suo mandolino.

E infine uno suona la tromba.

Si staglia nel cielo chiaro la bella statua della Madonna Immacolata posta sul culmine della cupola e opera di Giuseppe Pellas su modello di Giovanni Scanzi.

Sulla sommità della Chiesa, invece, si erge l’amorevole figura del Cristo Risorto scolpito da Antonio Canepa.

Sulla facciata trovano spazio poi due bassorilievi realizzati da Antonio Burlando su modello di Antonio Canepa.
A sinistra del portale è così rappresentata l’Annunciazione.

Sull’altro lato invece si trova la Visitazione.

Osserviamo ancora questa maestoso portale: nella lunetta si ammira il magnifico mosaico nel quale è rappresentata l’Incoronazione della Vergine realizzata sui disegni di Cesare Maccari.

Sulla sommità del portale invece si erge lieve e gloriosa la figura dell’Arcangelo Michele che stringe in una mano la sua spada, la scultura si deve ancora ad Antonio Canepa.

Due nicchie sono poste ai lati del portale e accolgono le opere di due artisti di impareggiabile talento.
Il sole così lambisce la figura ieratica di San Giovanni Battista scolpita dal talentuoso Giovanni Battista Villa.

Il Patrono della Superba è rappresentato mentre stringe a sé la bandiera di Genova.

Sull’altro lato si staglia poi nella sua fierezza un altro santo molto caro ai genovesi: ha l’armatura, lo scudo, le sue doti guerresche sono bene rappresentate.

E tiene sotto il suo piede il serpente: è il nostro San Giorgio magistralmente scolpito da Giovanni Scanzi.

Non è il solo luogo nel quale potete trovare questo sguardo indomito.
Lo scultore Giovanni Scanzi, infatti, volle un’identica statua di San Giorgio a custodire il suo sonno eterno e così la si ammira sulla tomba dell’artista nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.

La Basilica di Santa Maria Immacolata è una chiesa ricca e imponente, al suo interno si conservano opere di abili scultori e artisti, sull’altare maggiore è collocata la splendida Madonna Immacolata di Santo Varni e numerose sono le altre opere degne di nota delle quali tornerò a parlare.
Vi ho mostrato, con semplicità e alla mia maniera, il sole che sfiora i tratti degli angeli che custodiscono questo luogo.

Percorrendo Via Assarotti lo sguardo incontra questa grazia e questa leggiadria.
Soffermatevi ad ammirare tutta questa bellezza che così si svela sulla facciata della Basilica di Santa Maria Immacolata.

La Madonna con il Bambino in Vico Boccanegra

È una delle belle immagini di Maria che vigila sulla nostra Genova, così è affrescata l’immagine della Madonna con il Bambino in Vico Boccanegra, l’opera è collocata sul muro laterale di Palazzo Rosso, un tempo dimora dei Brignole Sale e oggi museo cittadino.

L’affresco è opera del talento di Giuseppe Isola che così ritrasse la giovane Maria mentre stringe a sé il piccolo Gesù.
Attorno a Lei ci sono i quattro Santi protettori di Genova e cioè San Giovanni Battista, San Giorgio, San Lorenzo e San Bernardo.
Inginocchiato in preghiera, inoltre, si nota anche Sant’Antonio da Padova.

Ricca e raffinata è la cornice che racchiude l’affresco, piccoli putti custodiscono l’immagine.

Con questa grazia, con questa tenerezza.

E si svela così, nella più tipica delle prospettive genovesi, una sontuosa edicola racchiusa tra i vetusti palazzi della città vecchia.
In questa penombra dei nostri caruggi questa è la leggiadria della Madonna con il Bambino in Vico Boccanegra.