Gente di mare

Gente di mare.
Uomini instancabili, forti, tenaci, a volte taciturni.
Saggi di un’esperienza appresa dalla vita e dalla fatica di ogni giorno.
Figli del mare, ne conoscono la voce e la potenza.
Pelli ambrate, volti segnati dal sole, profumo di salsedine.
Le mani stringono il remo, mentre il vessillo di San Giorgio sventola smosso dalla brezza marina.

Gente di mare.
Con la forza della caparbia e della pazienza.
Cullati dalle onde, sulla barca.

Gente di mare, con questa semplicità disarmante.
Gente di mare fieramente genovese.

La fierezza di San Giorgio

È fiero come un principe e saldo come la sua fede.
È un cavaliere ardito ed è uno dei Santi custodi della Superba: è il nostro San Giorgio, l’intrepido che uccise il drago.
Emblema del coraggio, è qui così effigiato nella sua eroica baldanza.

La sua mano è posata sullo scudo nel quale si riconosce la croce che figura sulla bandiera di Genova la Superba.
Croce rossa in campo bianco: la croce di San Giorgio.

La scultura proviene da quella Genova scomparsa e mai veduta che ancora rimpiangiamo ed è conservata al Museo di Sant’Agostino che al momento attuale è chiuso per restauri.
Sulla legenda che accompagna l’opera si legge che la statua proviene da una delle aree dove vennero operate delle demolizioni e così, un tempo, era sotto gli sguardi dei genovesi.
Nel cuore degli abitanti di questa città, come è noto, c’è sempre stato un posto speciale per San Giorgio, così mi piace pensare che questa statua fosse cara a molti.
Nel nostro cuore c’è poi anche un posto speciale per il Museo di Sant’Agostino: camminare in quelle sale, posare gli occhi sulle sculture e sulle opere un tempo collocate nelle strade di Genova è un privilegio senza pari, significa davvero percorrere luoghi mai veduti e ritrovarli ancora, nel nostro presente.
E così, quando sarà di nuovo possibile, desidero ritornare là, al Museo di Sant’Agostino, tra i frammenti di Genova perduta, dove si ammira anche la fierezza di San Giorgio.

Luce di Soziglia

Prima la pioggia, il vento potente e il freddo.
E poi, inatteso e benvenuto, il sole glorioso a rischiarare una mattina di dicembre.
In dono è giunta una giornata inaspettatamente tiepida, accogliente, morbida come un caldo abbraccio.
E la luce, nei caruggi, ha compiuto le sue solite magie.
Una persiana chiusa a metà, una finestra che racchiude vite e storie degli altri, la fiera Croce di San Giorgio e della Superba.
E la luce di Genova e di Soziglia.

Il Galeone di Genova la Superba

È il galeone della Superba, ha di recente trionfato alle Regata delle Repubbliche Marinare nelle acque di Pisa.
È uno dei simboli dell’orgoglio di Genova, si incitano i rematori ripetendo Dagghe, Zena!
E ancora, li si incoraggia con quelle parole a noi care: Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

Il galeone della Superba, in occasione del Salone Nautico Internazionale, è stato collocato in Largo Lanfranco e là lo si può ammirare nei suoi magnifici colori che rappresentano questa città.

Sventola sul galeone la fiera Croce di San Giorgio.

E ci sono anche le bandiere delle altre Repubbliche Marinare: ecco il leone di San Marco che rappresenta la Repubblica di Venezia, la croce bianca in campo rosso della Repubblica di Pisa e la croce di Malta della Repubblica di Amalfi.

Ed è un’emozione bellissima poter ammirare il glorioso galeone di Genova.

E in questi giorni di settembre così si offre agli sguardi dei genovesi e dei visitatori.

Con i nostri colori, di bianco e di rosso, pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

La neve e la bandiera

Era pomeriggio e il gelo avvolgeva la città mentre le nuvole, ferme ed immobili, coprivano l’azzurro.
E c’era una finestra e davanti uno scorcio di tetti di ardesia, di case, di finestre e comignoli di Genova.
E spirava appena un soffio di vento freddo e così ha smosso lieve la nostra fiera Croce di San Giorgio.
Appena un istante, così semplice e perfetto.
Nel cuore dell’inverno, la neve e la bandiera.

Finestre e bandiere

E poi finestre di Genova, in Via Ravasco, nel quartiere di Carignano.
In questo lungo anno che ormai volge al termine siamo rimasti spesso nelle nostre case e ci siamo affacciati alla finestra dubbiosi, titubanti e anche speranzosi.
Abbiamo osservato temporali, tramonti, cieli azzurri e nuvole leggere, abbiamo tenuto le persiane chiuse a volte solo per sognare a occhi aperti.
E poi le abbiamo spalancate, quelle finestre, per lasciar entrare l’aria fresca e la luce rigenerante, le nostre finestre sono i nostri nuovi inizi.
E poi abbiamo messo le bandiere, quelle che parlano di noi, così le ho vedute di recente, camminando per la mia città: una croce di San Giorgio e un tricolore, alla finestra.

Una bandiera, un re

La prospettiva è nota a tutti noi, vi basterà recarvi nella centrale Piazza Corvetto e potrete ammirarla anche voi.
Là, al centro della piazza, è collocato il monumento equestre che ritrae Vittorio Emanuele II, detestatissimo sovrano inviso ai genovesi in quanto al suo nome si legano i drammatici eventi del sacco di Genova del 1849 in occasione dei quali i genovesi subirono la violenta repressione attuata dai bersaglieri del generale La Marmora.
È una pagina drammatica del nostro passato e per questo motivo sono molti coloro che periodicamente richiedono la rimozione del monumento dalla sua storica collocazione in questa città che fu così vessata da quel sovrano.
Io, per parte mia, trovo che sia una scultura ben riuscita e scenografica: lì è sempre stata, è una pregevole opera d’arte e ammetto che non saprei immaginare Piazza Corvetto in maniera diversa.
E poi, guardate oltre insieme a me.
Vedrete la nostra bandiera, il fiero vessillo di San Giorgio che sventola nel cielo di Genova.
I re passano, la loro stella declina e la loro grandezza viene riveduta con occhi diversi.
Restano i monumenti, a volte accade.
La bandiera poi si sfilaccia, si consuma, è fragile materia che perde persino colore e consistenza.
La bandiera tuttavia è tutta nostra, fu stretta da condottieri e marinai, è nostra storia, nostra memoria, ricordo di imprese passate e di gesta valorose, è simbolo di una città indomita.
Sventola ancora sui tetti della Superba e così mi piace ritrovarla, nostro orgoglio e nostra fierezza.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

Un riflesso bianco e rosso

C’era l’incertezza capricciosa dei primi giorni d’autunno mentre il sole indomito ancora lotta con le nuvole per conquistare la vittoria.
C’era una piccola folla di curiosi, i visitatori si guardavano intorno e camminavano lentamente assaporando ogni passo, alcuni si sono poi fermati a fare qualche foto davanti al galeone dei pirati che dondola pacifico sull’acqua di Genova.
Un sorriso, un ricordo delle vacanze, un frammento di felicità.
C’erano zainetti, scarpe comode, cappellini con la visiera, giacche per la pioggia e occhiali da sole, abiti leggeri e ombrellini pieghevoli, c’era una stagione e anche quell’altra, c’era quella pigrizia dolce del tardo pomeriggio.
E poi quasi impercettibile un alito di vento caldo ha increspato l’acqua salmastra e un riflesso bianco e rosso così vibrante è apparso sul mare di Genova.

Bandiera genovese

Non è così inconsueto trovare questi colori per le vie della città, questa bandiera si ritrova spesso nelle strade nuove e nelle piazze della città vecchia.
Ed io ormai da diverso tempo ho preso l’abitudine affettuosa di fotografare questa nostra bandiera, ad esempio tempo fa la vidi sventolare in Vico Pinelli.
E allora c’era vento e aria densa di profumi del mare.
Ieri invece era una giornata soleggiata, azzurra e calma.
E spiccavano questi toni, in Vico dei Corrieri, a due passi da Soziglia: bianco, grigio, ombra di città e di vicoli stretti.
E in sottofondo mi è sembrato di sentire la canzone di Ivano Fossati e quelle sue parole: bandiera genovese sono io.

Una prospettiva della Superba

Basterà attendere un giorno di vento e di cielo terso e brillante: saranno più vividi i colori, più potenti i contrasti, resterà memorabile il fascino di questa prospettiva.
Via Assarotti, un’elegante arteria ottocentesca che scende giù, verso il centro della città.
In questa vertigine magnifica, tetti in sequenza come gradini di una ripida scala che ti spezza il fiato, persiane aperte in fuori, l’orizzonte in lontananza.
Mare, celeste e intenso.
Prospettive di una città che fu fiera Repubblica Marinara.
Vento.
Azzurro.
La torre Grimaldina e la bandiera di Genova in cielo.
Guardando Genova così, da Via Assarotti.