È questa un’opera magnifica che racconta lo struggimento e l’assenza.
Un angelo, con la sua indicibile grazia, così custodisce le anime dei defunti.
Questo è il monumento funebre della famiglia Magoni Carenzo realizzato nel 1898 da Giuseppe Navone e sito nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Una figura dolente rimane seduta sul sepolcro raccolta nel suo dolore.
Così affranta, appare quasi inconsolabile e sperduta.
La sua mano è posata sulla tomba.
Ha i fiori in grembo, al collo una catenina con una piccola croce.
E la creatura celeste la sovrasta, così la custodisce e la protegge.
Sulla tomba è anche scolpito uno stemma.
C’è un dialogo muto tra le due figure, è il linguaggio della consolazione, della fede e della speranza nella vita eterna.
Sulla tomba si leggono i nomi dei membri di questa famiglia che qui dormono il loro sonno perpetuo.
A una di loro, la piccola Armida, è dedicato un epitaffio commovente e struggente che narra lo strazio dei suoi poveri genitori.
Nell’arcano silenzio della tomba o diletti genitori abbiate il pianto e le preci della vostra Armida finché alla mistica aurora segua anche per lei un giorno senza tramonto.
Colpisce per grazia perfetta ed eterea bellezza l’angelo dal volto sublime incorniciato da morbidi boccoli.
Saldamente regge in una mano un libro e così veglia sulla fanciulla addolorata.
Fidente latore di speranza e conforto, nella pienezza dell’eternità.



































