Una bellezza pericolosa

Nel tepore della luce settembrina sbocciano piano certi fiori, al margine del bosco, così li ho veduti a Fontanigorda in una mattina fresca e soleggiata.

Timidi ma tenaci, tra l’erba verde madida di rugiada.

Così sorretti da fragili steli.

Tra foglie accartocciate e rametti spezzati, nella perfetta armonia di uno scenario costruito ad arte dalla natura.

E così lentamente un petalo si apre e svela la sua pericolosa bellezza così a lungo protetta.

Questo fiore, così simile al croco, è il colchico autunnale ed è una pianta tossica e velenosa.
Osservando con attenzione, tuttavia, è possibile non confonderlo con il nobile croco che dona il preziosissimo zafferano.
In particolare il colchico ha sei stami, mentre il croco invece ne ha soltanto tre.

Inoltre, quando è il tempo della fioritura, il colchico alla base è privo di foglie.
E così, incontrando questi fiori tra le foglie cadute limitiamoci ad ammirare la loro leggiadria.

È questo uno dei fiori che preannunciano l’arrivo dell’autunno.

Così sboccia e si mostra agli sguardi, in una stagione che muta, il colchico autunnale.

Ritorno sui banchi di scuola

E poi venne anche per loro il tempo di ritornare sui banchi di scuola.
Amici, fratelli, compagni e complici.
Tre cuori, tre anime, tre destini.
Stringendosi per mano, così vicini.

E poi venne il tempo di ritornare sui banchi di scuola per tutti i bimbi che furono ritratti insieme in in un giorno di marzo del 1911, a Ognio, in Val Fontanabuona.
Passo l’estate e tornò l’autunno ed eccoli ancora tutti insieme, con il cognome ricamato sul grembiulino.

Vestiti alla marinara, con le frangette corte.

Alcuni distratti, timidi, impacciati, semplicemente spontanei come sanno essere i bambini.

Seduti a gambe incrociate, con le braccia conserte e tutta la vita davanti.

Con lo sguardo rivolto verso un compagno là dietro, in quell’istante breve della fotografia.

Con i capelli biondi, le fossette, i boccoli, i fiocchetti, la riga nel mezzo.
Con il ricordo delle pagine infinite di aste e di lettere, delle addizioni e delle sottrazioni, delle filastrocche e delle poesie in rima.

Con una certa improvvisa ritrosia, le labbra un po’ serrate, gli occhi grandi spalancati sul futuro.

Sempre tenendosi per mano.

Custodisco questi sorrisi, questi sguardi e questa fotografia di un tempo distante.
Loro sono i bambini di Ognio e venne per tutti loro il tempo di ritornare sui banchi di scuola.

Sua altezza l’airone cenerino

Di tutti gli incontri questo è per me uno dei più emozionanti.
Alcuni qui mi hanno detto di non aver mai visto questa splendida creatura, io invece ho veduto l’airone cenerino diverse volte e sempre mi ha regalato sensazioni di stupore e meraviglia.

L’airone cenerino vola spesso davanti alle mie finestre, non perché abbia una predilezione per me, sia chiaro.
Dovete sapere che davanti a questa casa scorre un ruscelletto gorgogliante e ricco di pesci, così l’airone segue questo corso d’acqua e va a pescare, in genere passa di mattina presto e se ne va giù, in Trebbia, dove certo trova da divertirsi.

Nel suo viaggio quotidiano verso il fiume che dona il nome a questa valle, l’airone sosta brevemente sui rami degli alberi e plana così, tra il fitto delle foglie.

Così l’ho veduto, mentre sua altezza se ne stava lassù, perso nell’azzurro.
L’airone cenerino pare un tipo solitario e schivo, infatti non l’ho mai visto in compagnia.

L’airone dal collo sottile e dal piumaggio d’argento ha un aspetto regale ed elegante, è una creatura aggraziata e leggiadra.

Vederlo librarsi tra gli alberi con le sue grandi ali è uno spettacolo di assoluta bellezza, uno stupore che emoziona.
Quel giorno è rimasto a lungo su quel ramo, guardandosi intorno e cercando il suo orizzonte.

Qualche istante tra foglie verdi e l’azzurro del cielo, prima di spiccare il volo per raggiungere la sua meta.

I colori della vita nel bosco

I colori della vita nel bosco sono intensi, vibranti, carichi di bellezza.
Così, nel verde e tra le rocce, palpitano i misteriosi ritmi della natura.

E ai margini del bosco la vita ha i toni del blu scuro sui rami che si protendono verso la luce.

Nel bosco, sempre, cerco le magnifiche felci, una di esse pareva aprirsi per accogliere il tepore del sole.

Nel bosco, i colori della vita, in questa stagione, sono quelli dei funghi.
Spuntano, timidi tra le foglie, in una perfetta sinfonia di sfumature.

La natura non lascia nulla al caso, spiccano le tinte più vivaci.

E ogni foglia accartocciata, ogni filo d’erba, ogni minima parte di vita pare posata ad arte dalle mani sottili di qualche leggera fata dei boschi.

E così ecco una leggera pennellata di rosso.

E verde intenso, come i muschi madidi di rugiada.

Il bosco è incanto, scoperta, stupore e meraviglia, lo si osserva ammutoliti, è l’opera di un artista dal talento inarrivabile.

Così si stagliano i piccoli funghi tra verdi foglioline.

E mi sono accorta solo più tardi che su uno di essi passeggiava un’operosa formichina, la potete vedere anche voi osservando con attenzione il primo funghetto sulla sinistra.

Così è la vita, sorprendente e irripetibile, in ogni sua manifestazione.

E così freme, nella sua intensità, la vita nel bosco di Fontanigorda.

Spiriti liberi

Sono spiriti liberi, osservano da distante celandosi tra le foglie.

Sono spiriti liberi, i daini sgranocchiano la frutta e poi corrono via tra gli alberi.

E si nascondono, nella loro fuga aggraziata e leggera.

Alcuni poi sono più diffidenti e sfuggenti.
Ecco qui una creatura maestosa, è un daino scuro che si confonde con i tronchi degli alberi, ha anche un bel palco di corna e gira spesso attorno a quel melo insieme ad un suo simile.

Sono spiriti indipendenti e avventurosi, questo piccoletto l’ho visto di mattina presto su un prato qui vicino a casa.
Orecchie tese, sguardo attento, una cauta diffidenza.
Ci siamo un po’ guardati, appena un istante.

E poi, svelto e leggiadro, anche lui è svanito tra gli alberi.

Sono spiriti liberi, osservano e scrutano e restano nel silenzio e nella quiete del loro bosco.

Un tratto del bosco

C’è un tratto del bosco, nella strada che collega Fontanigorda a Loco, nel quale gli alberi paiono inchinarsi al tempo e allo scorrere delle stagioni.
In quel tratto del bosco, in quella curva, solo una delle tante, su questa strada bella di sole e di ombra.
E i rami, così protesi verso l’azzurro, ondeggiano lievi e sembrano sfiorare intrepidi il cielo.
Gli alberi accolgono, proteggono, riparano e custodiscono.
In quel tratto del bosco, quegli alberi sembrano porgere il loro saluto alla stagione che volge al termine per accoglierne una nuova con i suoi profumi e le sue differenti sfumature.
In quel tratto del bosco la voce della natura sussurra, vibra ed emoziona, nell’assoluto mistero della sua perfetta bellezza.

Una partita a bocce al Bosco delle Fate

E si ritorna ancora indietro negli anni, seguendo il ritmo lento di un antico passatempo ancora molto apprezzato in questi luoghi e in questa campagna.
All’ombra degli alberi che generosi offrono frescura e riparo, al Bosco delle Fate di Fontanigorda.
Là, sui campi da bocce, ieri come oggi.

E ancora adesso sono numerosi i giocatori che si dilettano con le bocce: il gioco delle bocce richiede pazienza, precisione, cura e attenzione.
Non è certo un gioco per gente impaziente e frettolosa, qui in Val Trebbia ci sono dei veri talenti che si sfidano in gare e tornei.

E si giocava a bocce anche al tempo di questa bella cartolina della mia collezione che fu spedita da Fontanigorda a Santo Stefano d’Aveto nel mese di agosto del 1936.
In un dettaglio ecco certi provetti giocatori del passato.

Ancora oggi, nei giorni d’estate, alcuni trovano il proprio diletto proprio qui, al Bosco delle Fate.

Nella quiete silenziosa della campagna.

Dove il sole filtra tra gli alberi, dove il venticello fresco fra tremare le foglie, dove l’aria è fresca e l’acqua sgorga chiara dalle fontane, dove si resta, sereni e felici, nei giorni delle nostre vacanze.

Così era, anche in un tempo diverso, nella stagione della villeggiatura.
E si giocava a bocce, tra amici, nel tempo dello svago e dell’estate.

Balzi e mimetismi

Passeggiare nel bosco riserva spesso gradevoli sorprese e incontri inattesi.
E così, in una mattinata di fine agosto, ho avuto modo di imbattermi in una piccola graziosa creatura che, preferibilmente, forse avrebbe gradito passare inosservata.
A dir la verità l’ho scontrata con un piede – incidente del quale di nuovo mi scuso pure qui! – altrimenti, cari amici, credo proprio che non l’avrei vista!
E invece ho sentito frusciare tra i piedi ed ecco una bella piccola rana che con un balzo è andata a confondersi tra le foglie.

Queste creature sono vere maestre di mimetismo, la piccola rana tra l’altro era particolarmente circospetta e per mia fortuna ha fatto lunghe soste consentendomi così di osservarla con attenzione.

Tra le foglie accartocciate, i ricci caduti e i fili d’erba.

In armonia perfetta con il bosco nel quale vive e che la protegge.

Tra i rametti, ai piedi di un grande albero.

Nascosta, ritrosa e cauta.

Alla fine la piccola rana ha gironzolato ancora un po’ su un tappeto di foglie secche e poi, ancora con un balzo, è andata a nascondersi tra i muschi, sotto una roccia.

La mia mattinata fortunata all’insegna dei piccoli anfibi non è però finita così perché, poco dopo, in un altro tratto di bosco ecco saltellare una rana ancora più piccina della precedente.
Un soldino di cacio che se ne stava beatamente su un fungo, una di quelle circostanze magnifiche che difficilmente mi ricapiteranno!

E così anche questa piccola creatura mi ha concesso l’onore della sua compagna, appena per qualche istante.
Tra balzi leggeri e splendidi mimetismi questi sono i bellissimi incontri che a volte si fanno nei boschi di Fontanigorda.

Nel bosco, tra gli alberi

Nel bosco, tra gli alberi, risuona imperiosa la voce potente della terra.
E vibra e batte come un cuore vitale ed instancabile.

Nel bosco, tra gli alberi, la luce chiara lieve si insinua.

Sono le sfumature della vita a lambire i tronchi coperti di muschi e i rami ondeggianti.

E cadono le foglie dagli alberi e donano così un soffice tappeto.

Al margine del bosco crescono piante selvatiche e i piccoli fiori candidi si aprono al sole.

Nel bosco, tra gli alberi, regna il silenzio.
Ed è misterioso e magnifico, è un silenzio di suoni e di insetti ronzanti e di cinguettii improvvisi e di inattesi fruscii tra le rocce e tra le foglie.

Sul bosco, sopra gli alberi, si librano maestosi rapaci.

E tutto è armonioso, unico e irripetibile.

E la vita freme, nel suo misterioso e perfetto equilibrio.
Nel bosco, tra gli alberi.

Nella nebbia del mattino

A svegliarsi presto, a Fontanigorda, può sempre capitare qualche incontro fortunato.
Sono giorni d’estate di pioggia, di nebbia e di temperature fresche, circostanze probabilmente gradite alle creature del bosco.
Così, in una di queste mattine, mi sono imbattuta nuovamente in certi saltellanti giovani daini che, appena mi hanno vista, sono balzati via veloci, sparendo tra gli alberi.
Poco dopo, da un altro tratto di bosco ecco comparire dal verde madido di pioggia una volpe silenziosa e circospetta.
La volpe guarda sempre lontano, è diffidente e previdente.

Tutto attorno c’era una nebbia chiara e densa ma lei si è subito accorta della mia presenza sebbene io fossi parecchio distante.
E così, dopo avermi scrutato un po’, la magnifica creatura si è voltata ed è tornata nel suo confortevole bosco.
Speriamo di rivederci presto, cara signora volpe!