22 Giugno 1805: nasce a Genova Giuseppe Mazzini

Oggi è il 22 Giugno ed è il suo giorno: nasceva in questa data Giuseppe Mazzini, il più celebre patriota e uno dei più illustri figli di Genova, essere nati nella sua stessa città dovrebbe renderci fieri di essere suoi concittadini e io lo sono sinceramente, ormai lo sapete.
In questo giorno da ricordare vi porto con me in Via Lomellini, davanti alla casa natale di Mazzini e oggi sede del Museo Risorgimento e Istituto Mazziniano dove si custodiscono opere d’arte e cimeli del Risorgimento e della storia d’Italia.

Il portale marmoreo è riccamente decorato e si lascia ammirare per la bellezza dei fregi e delle figure.

E trovandovi qui, prima di salire le scale della dimora per visitare questo importante museo genovese, vi invito ad alzare lo sguardo verso quel marmo dove si leggono alcune parole in lingua greca delle quali di seguito vi riporto la traduzione.

Ὁ βίος βραχύς ἡ
La vita è breve

δὲ τέχνη μακρ
l’arte è lunga

La frase è una citazione di un aforisma di Ippocrate e naturalmente si riferisce alla caducità della vita in contrasto all’importanza dell’opera dell’uomo che ha la possibilità di perdurare e di essere maggiormente valorizzata passando di generazione in generazione, superando così il tempo terreno e il suo limite.

E Giuseppe Mazzini, genovese, la sua traccia nel mondo libero l’ha lasciata.


Giuseppe Mazzini nella maturità
Illustrazione tratta da Della Vita di Giuseppe Mazzini di Jessie White Mario
Volume di mia proprietà

In questa strada che lo vide ragazzo e poi giovane uomo, sempre animato da ideali che mai lo abbandoneranno.

Qui, dove si leggono il suo nome e la sua data di nascita.

In Via Lomellini, nel luogo nel quale si celebrano la sua grandezza e i suoi ideali.
In questo 22 Giugno, buon compleanno, caro Fantasio!

A tutte le donne

“Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali.
Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna.”

Giuseppe Mazzini, Dei Doveri dell’uomo

3 Gennaio 1908: calendari, paracqua e fotografie

Riprendiamo i nostri viaggi nel passato di Genova e andiamo al giorno 3 Gennaio 1908, ci soffermeremo incuriositi ad apprezzare i premi riservati ai fedeli abbonati del quotidiano Il Lavoro per il nuovo anno.
Sulla prima pagina del giornale amato da molti genovesi un ampio spazio è dedicato agli abbonamenti per l’anno in corso che è il sesto della vita battagliera e feconda del quotidiano, come chiaramente si sottolinea con una punta di orgoglio.
Allora, cari lettori, a quanto pare per l’abbonamento semplice da 15 Lire ogni abbonato riceverà un bellissimo calendario tascabile profumato e artisticamente illustrato fornito dalla celebre ditta Roux che ha sede in Piazza Fontane Marose, inoltre proprio la Ditta Roux durante l’anno riserverà sconti speciali a tutti coloro che presenteranno la tessera di abbonamento.

E non è finita, cari amici, premi speciali sono riservati a tutti gli abbonati annuali e semestrali.
Infatti con l’aggiunta di una sola Lira viene offerto un magnifico paracqua della Ditta Pastore del valore di Lire 6, gli oculati genovesi faranno ben bene i loro conti e capiranno che è un’offerta convenientissima!
E dove si trova il deposito dei paracqua?
È semplice, negli uffici del giornale in Salita Dinegro e lo si ritira all’atto della sottoscrizione, immaginatevi così un gran viavai di gente che va su e giù per la salitina con un ombrello in mano.
Naturalmente con pochi spicci in più ve lo spediscono pure a casa, è ovvio!

Gratis a tutti gli abbonati viene riservato un artistico ingrandimento fotografico al platino e per averlo basta inviare al giornale la fotografia che si desidera far ingrandire, occorrerà poi pagare le spese del trasporto e del passe-partout.
L’ingrandimento verrà quindi realizzato a regola d’arte dal Premiato Stabilimento Fototecnico Industriale Dotti e Bernini di Milano.
E qui una domanda sorge spontanea: come mai tra tanti blasonati studi fotografici genovesi quelli del Lavoro ne hanno scelto uno milanese?
È una domanda legittima alla quale, purtroppo, non so rispondere, mi viene da pensare che dalla città della Madonnina, dove sono noti per il talento e il fiuto negli affari, sia arrivata un’offerta più che concorrenziale, è probabile che sia andata proprio così!
L’uso della fotografia, in questo 1908, è divenuto poi così diffuso che il lungimirante editore del quotidiano ha pensato ad altre offerte speciali da non perdere.
Si possono infatti acquistare a un prezzo di gran favore 2 diversi tipi di apparecchi fotografici in vendita presso la Ditta Cattaneo in Piazza Cinque Lampadi.

Infine ci sono i libri, monografie e volumi di vario genere offerti dalle principali librerie genovesi.
Io naturalmente cercherò di aggiudicarmi il tomo di oltre 420 pagine nel quale sono raccolte le conferenze tenute a Genova in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Mazzini, è un volume che proprio non può mancare nella mia libreria!
E ora, cari amici, scappo, devo proprio andare, il 1908 avanza a grandi passi e io devo ancora passare in Salita Dinegro per l’abbonamento e per ritirare il paracqua che mi spetta, sarà meglio affrettarsi, non vorrei rimanere a mani vuote!
E un caro saluto a tutti voi dal 1908!

Camminando nel passato vicino a Giuseppe Mazzini

Ritorniamo a camminare nel passato di Genova, nella sua parte centrale dove il monumento che raffigura il nostro Giuseppe Mazzini vigila sui genovesi e su tutto coloro che percorrono la zona di Corvetto.

E ancora adesso è così e ogni volta che passo da quelle parti porto sempre un saluto al mio celebre concittadino.

La mia cartolina ci porta a un tempo diverso nel quale un certo Corrado inviava così i suoi saluti affettuosi destinati alla signorina Giulia di Firenze.
E lì, alla base della scalinata e del monumento del patriota, c’era un cavallo con il suo carretto, in questo tempo più lento e differente dal nostro.

E c’erano un uomo con pesante sacco e una gentile signora armata di parasole.

Era un giorno diverso e la vita scorreva piano, camminando nel passato vicino a Giuseppe Mazzini.

21 Maggio 1848: Vincenzo Gioberti a Genova

Ritorniamo ai tempi del fervore patriottico, ai giorni di primavera del 1848 durante i quali si attende con trepidazione un illustre visitatore: Vincenzo Gioberti.
Pensatore, teologo, sacerdote e patriota, Gioberti ricopre in quel momento l’incarico di Presidente della Camera dei deputati del Regno di Sardegna, è un protagonista del suo tempo e della nostra storia e in quelle ore genovesi l’imminenza del suo arrivo in città accende i cuori e riscalda gli animi.
È il 20 Maggio quando si riceve la conferma che egli giungerà ad ore nella Superba: si chiudono le botteghe, una fiumana di gente si dirige verso la porta dalla quale si crede che entrerà Gioberti, le mura della città si coprono di manifesti con la scritta Viva Gioberti!
Tutti rimangono ad attenderlo fino a tardi e il nostro infine si palesa a notte fonda: a bordo di una carrozza scortata dalla Guardia Nazionale giunge così all’Hotel Feder in Via al Ponte Reale.
E tutto attorno c’è un gran trambusto, la gente si accalca tra grida di giubilo, i genovesi alle finestre e ai balconi osservano con fiera partecipazione.

La mattina dopo lo aspetta ancora una folla e una calca di gente, Gioberti si affaccia più volte dal balcone della sua camera d’albergo e ringrazia i genovesi per la calorosa accoglienza, naturalmente egli riceve in modi diversi anche tutti gli onori dalle varie autorità cittadine.

Tra i suoi recenti trascorsi Gioberti annoverava anche l’esperienza del carcere: nel 1833 era stato infatti arrestato come cospiratore mazziniano e in quella circostanza aveva condiviso la cella con un certo Grondona.
Grondona, al tempo della visita genovese di Gioberti era Maggiore della Guardia Nazionale e così non mancò certo di palesarsi ai suoi occhi, riportando alla memoria di Gioberti quei giorni difficili: narrano le cronache che i due si abbracciarono, in un istante di autentica commozione.
La mattina di domenica 21 Maggio, dove aver partecipato alla messa, Gioberti si recò a compiere una visita particolare: andò infatti a trovare Maria Drago, madre di Giuseppe Mazzini e, anche se le visioni politiche di Mazzini e Gioberti certo non collimavano, l’incontro con l’anziana madre del patriota fu denso di commozione.

Casa natale di Giuseppe Mazzini
Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano

La sera del 21 Maggio in Piazza Caricamento gli venne poi tributato un ulteriore omaggio, la piazza è gremita di folla, l’orchestra e i cori del Teatro Carlo Felice offrono uno spettacolo straordinario e cantano per Gioberti il coro dell’Ernani cambiando alcune parole, invece di pronunciare a Carlo Magno Gloria intonano invece al Gran Gioberti Gloria.
Ho trovato notizie del soggiorno di Gioberti a Genova nel libro di Giovanni Monteleone Storia di un teatro: il Carlo Felice edito da Erga nel 1969, ulteriori diversi approfondimenti sono reperibili in altri testi più antichi e risalenti alla seconda metà dell’Ottocento.
Gioberti lasciò l’Hotel Feder la mattina del 22 maggio, incedendo tra due ali di rappresentanti della Guardia Nazionale.
Le campane suonavano a festa e nell’aria risuonavano i colpi di cannone, gran festa salutò l’illustre ospite.
Giunto a bordo del vapore Lombardo Gioberti volse il suo sguardo verso la costa, dove sventolavano le bandiere tricolori al ritmo della musica suonata dalle bande.
Così accadde in un giorno di maggio del 1848, sotto il cielo di Genova.

Antonio Mosto, condottiero dei Carabinieri Genovesi

Torniamo ai giorni eroici, al tempo in cui si fece l’unità d’Italia e mescoliamoci ancora alla folla tonante dei prodi al seguito del Generale Garibaldi nella sua impresa leggendaria.
Tra quei cuori battenti di patriottismo c’è anche un genovese da tempo dedito all’attività politica: il suo nome è Antonio Mosto ed è nato nel 1824 in una famiglia di commercianti, già dal 1848 è animato da ideali democratici.
Profondamente legato a Giuseppe Mazzini, nel 1852 è tra i fondatori della Società del Tiro Nazionale dove si addestreranno coloro che intendono votarsi alle battaglie per l’indipendenza, qui si troveranno anche i suoi amici Francesco Bartolomeo Savi e Antonio Burlando e poi Nino Bixio e molti altri ancora.
Mosto stesso è un tiratore eccelso e proprio alla Società del Tiro Nazionale nascerà il Corpo dei Carabinieri Genovesi.
Nel 1857 partecipa all’organizzazione della fallimentare spedizione di Carlo Pisacane e mentre il suo amico Savi verrà incarcerato, Mosto sarà condannato a morte come Mazzini ma riuscirà a scappare e a raggiungere l’ Inghilterra dove troverà diversi esuli che condividono i suoi ideali patriottici, quel fervore accompagnerà Mosto per gran parte della sua vita.
Tornerà nella sua Genova e il suo destino seguirà quello del Generale Garibaldi: Mosto addestra i volontari che sono dotati di armi ad altissima precisione e quando giunge il 5 Maggio 1860 è tra le fila dei prodi con i suoi carabinieri.
Da quel passato ascoltiamo la voce di un cronista e attento testimone, Giuseppe Cesare Abba che nel suo volume “Da Quarto al Volturno” così ci ha tramandato il ritratto del giovane Mosto:

“Camminavano adunque i Carabinieri genovesi alla testa della colonna, e innanzi, loro comandante, andava Antonio Mosto, che mostrava più anni assai di quelli che aveva. Barba piena e lunga, portamento incurante di parere, sguardo acuto ficcato lontano traverso gli occhiali a suste d’oro; era qualcosa tra un asceta e un archeologo che da quelle parti andasse cercando ove fu Segesta. Quel che valesse per fegato e cuore, chi non lo sapeva, lo indovinava.”

Antonio Mosto – dettaglio di ritratto di ignoto
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Accanto a lui il suo amico di una vita intera, un genovese che è tanto caro anche a me:

Al fianco al Mosto e suo luogotenente marciava Francesco Bartolomeo Savi, uomo piuttosto sopra che sotto la quarantina, filosofo e classicista, mazziniano come lui, per altezza di sentire, e austerità di vita uno dei più somiglianti al Maestro.”

Francesco Bartolomeo Savi
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

E ancora, altre parole per tratteggiare il ritratto del nostro eroe:

“Tutti i Genovesi che hanno carabina, forse quaranta, formano un corpo di Carabinieri. Il loro capitano Antonio Mosto chi lo volesse dipingere, è una bella testa di filosofo antico. Di modi e di fisionomia austero, pare uno che abbia fatto penitenza sino ad oggi, per affrettare la resurrezione d’Italia. È conosciuto per coraggiosissimo; e infatti come potrebbe non esserlo, se quei giovani lo tengono per primo?”

Divisa dei Carabinieri Genovesi
Museo del Rosorgimento – Istituto Mazziniano

Con questo sentito fervore questi uomini partiranno per quell’avventura che ci ha lasciato in eredità la nostra nazione.
Antonio Mosto partecipò ad innumerevoli battaglie, da Palermo a Milazzo, con lui il suo corpo dei Carabinieri Genovesi fu vittorioso a Calatafimi e nella battaglia del Volturno, sono molti gli episodi dove figura il suo nome e molti sono i luoghi genovesi nei quali troverete traccia di lui e delle sue imprese.
Entrando nel’atrio di Palazzo Tursi troverete sulla destra una lastra marmorea dedicata alla Società del Tiro Nazionale che si trovava alla Foce e che un tempo era là collocata, su di essa si commemorano i carabinieri deceduti nelle guerre di indipendenza.
Scorrendo quei nomi troverete anche il fratello di Antonio, Carlo Mosto, caduto eroicamente in battaglia.

Un busto dedicato al Colonnello Antonio Mosto è collocato poi a Villetta Di Negro, venne inaugurato nel 1894.

Spostiamoci poi in Via di Vallechiara, così rischiarata dal sole lucente.

Una lapide commemorativa è affissa sulla casa dove visse Antonio Mosto.

La lapide venne realizzata nel 1907, in occasione del centenario della nascita di Garibaldi.
Rammenta ai posteri le gesta di Mosto.

E nella scultura restituisce la tempra e la fierezza di questo patriota.

Non distante da Via di Vallechiara vi è poi il Museo del Risorgimento dove sono custoditi, oltre al ritratto, anche i cimeli della vita di Antonio Mosto.
Una sezione è infatti dedicata ai Carabinieri Genovesi e qui trovate il kepi da carabiniere di Mosto, la sua spada e la sua sciabola.

Sono esposte anche le sue pistole.

Antonio Mosto dedicò gran parte della sua vita all’impegno politico, spendendosi su più fronti e non solo sul campo di battaglia, in uno dei suoi combattimenti riportò anche una grave ferita.
Si spense nella sua città in un giorno d’estate del 1890 e a Genova riposa, nel Cimitero Monumentale di Staglieno a poca distanza dal luogo del sonno eterno di Giuseppe Mazzini.
La sua tomba è purtroppo poco curata e a malapena si leggono le parole scritte in sua memoria che lo celebrano come condottiero dei Carabinieri Genovesi in tutte le pugne per l’unità d’Italia.

Al luogo del suo ultimo sonno sarebbe dovuta maggiore cura.

Fu un genovese coraggioso, prode condottiero di quei carabinieri che portò con sé in nome di un ideale che ardeva nel suo spirito.

Li comandava Antonio Mosto, tutto di Mazzini, uomo non molto sopra i trent’anni, ma che ne mostrava di più: barba piena, lunga, sguardo acuto, ficcato lontano come per guardare se al mondo esistesse il bene quale ei lo sentiva in sè. Quanto al coraggio, era per lui cosa tanto naturale, che non poteva credere vi fosse altri che non ne avesse.

Giuseppe Cesare Abba – Storia dei Mille

Antonio Mosto – ritratto di ignoto
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

A Giuseppe Mazzini

“Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone.
Giunsi a mettere d’accordo tra loro imperatori, re e papi.
Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini.“

Klemens von Metternich – Memorie

A Giuseppe Mazzini, nel giorno della sua morte.
22 Giugno 1805 – 10 Marzo 1872

Giuseppe Mazzini
Opera di Giulio Monteverde
Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano di Genova

A Giuseppe Mazzini nel giorno della sua nascita

“Io – scrive un esule che vide Mazzini per la prima volta nel 1832 e che poi gli divenne amico e collaboratore – entrai nel recinto del tiro a Marsiglia, e, nel guardare attorno, vidi un giovine appoggiato alla sua carabina, mentre osservava gli altri tiratori, aspettando il suo turno.
Egli era di statura media ed esile nella persona: vestiva un abito nero di velluto di Genova, con largo cappello alla repubblicana: i suoi lunghi e ricciuti capelli neri che gli scendevano fin sulle spalle, la singolare freschezza della sua carnagione olivastra, la delicata perfezione delle sue nobili e singolari fattezze, aggiunta all’apparenza giovanile e all’aperta e soavissima espressione, gli avrebbero dato un carattere troppo femminile, se non fosse stato per l’alta nobiltà della fronte, la potenza di fermezza e di energica volontà, che, temperata da naturale brio e dolcezza, sfavillava a lampi dai suoi occhi nerissimi e si rivelava nella mobile espressione della bocca, e pei baffi e la barba che ne adornavano il volto. In tutto l’insieme egli mi apparve allora come l’essere il più perfetto ch’io avessi mai veduto – sia fra gli uomini, sia fra le donne: – né mai in alcun tempo ne vidi l’eguale. Io avevo letto ciò ch’egli aveva pubblicato, avevo udito di ciò ch’egli aveva operato e sofferto; e fu dal primo istante in cui io lo vidi che sentii in me che quel giovane non poteva essere altro che Giuseppe Mazzini.”

Della Vita di Giuseppe Mazzini – Jessie White Mario (1886)

A Giuseppe Mazzini, nato il 22 Giugno 1805
Buon compleanno, caro Fantasio!

Giuseppe Mazzini nella maturità
Illustrazione tratta da Della Vita di Giuseppe Mazzini di Jessie White Mario
Volume di mia proprietà

Antonio Andrea Erede: patriota e mazziniano

Questa è la storia di un genovese di nome Antonio Andrea Erede, ardente patriota e mazziniano.
Nato nel 1820, Erede fu educato fin da bambino al patriottismo e nel 1844 si guadagnò la patente di Capitano di Lungo Corso che gli venne rilasciata dal Contrammiraglio Giorgio Mameli all’epoca presidente della commissione esaminatrice e padre dell’eroico Goffredo.
Un filo sottile unisce il destino di Erede e quello di Mameli: Goffredo morirà a Roma il 6 Luglio 1849, dopo essere stato ferito gravemente durante l’assedio della città e ad assisterlo negli ultimi giorni della sua breve vita ci sarà anche Antonio Erede.
Indomito difensore della libertà, Erede è tra le fila di coloro che a Genova contrastano l’attacco dei bersaglieri di La Marmora nelle ore furenti del 1849 e lo troviamo a valorosa difesa della barricata di San Tommaso.
Si unisce poi al Generale Avezzana e parte quindi alla volta di Roma dove sarà tra i combattenti che credono negli ideali Mazzini e della Repubblica Romana.
E qui Erede si distingue quale Ufficiale di Stato Maggiore in quei giorni di gloria e di furore.

Entrata di Mazzini in Roma nel 1849
Illustrazione tratta dal libro Della Vita di Giuseppe Mazzini
di Jessie White Mario

Volume di mia proprietà

Dopo la caduta della Repubblica Romana, Erede si stabilisce a Costantinopoli dove rimarrà per qualche anno.
In seguito lo ritroveremo a Londra ancora al fianco di Giuseppe Mazzini.
Esiste una lettera di Mazzini indirizzata a Erede e datata ottobre ‘57 (da me reperita in una raccolta della Società Ligure di Storia Patria) nella quale Mazzini usa queste parole:

“Mio caro Erede, noi non ci siamo visti che una volta, ma tra compatrioti e patrioti una stretta di mano concede diritti al di là del formalismo sociale.”

Gli affida poi il suo amico Giacomo Profumo che appunto aveva partecipato ai falliti moti del ‘57 ed era poi fuggito a Londra.
Antonio Erede diventerà il segretario di Giuseppe Mazzini e rimarrà con lui a Londra fino 1860.

Instancabile e indomito in quell’anno fatale parte alla volta della Calabria in aiuto ai preparativi della Spedizione dei Mille.
A lui venivano affidati gli incarichi più delicati: ad esempio venne inviato da Ignazio Florio a rinnovare le cambiali che servirono per l’acquisto delle armi necessarie all’insurrezione della Sicilia, armi che furono spedite da Mazzini al Comitato di Azione.

Divise garibaldine
Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano di Genova

Dopo l’Unità d’Italia Erede tornò a vivere nella sua Genova, dove sempre coltivò le sue idee democratiche.
Ho scoperto questa singolare figura di patriota leggendo un interessante articolo di Bice Pareto Magliano pubblicato sul Il Secolo XX – Rivista Popolare Illustrata di Maggio 1915.
Bice Pareto era figlia del Marchese Ernesto, uno dei più ferventi seguaci di Giuseppe Mazzini, fu giornalista e scrittrice e in quelle righe, oltre a rammentare le gesta di Erede, consegna ai posteri anche un suo ricordo di lui.
Lo descrive come un vecchietto dalla prontezza arguta e sempre felice di ricordare i tempi gloriosi che aveva vissuto, lei dice che Erede abitava in una casa in Piazza Ponticello, all’ultimo piano, lassù curava i suoi fiori e e le sue lontane memorie.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ricorda poi l’autrice di aver incontrato Erede proprio il giorno prima della sua morte, sopravvenuta il 25 Marzo 1909.
In quell’occasione lei disse al vecchio patriota, ormai ottantanovenne, che nell’aria si sentiva profumo di violette.
Alla sera, rientrando a casa, trovò un mazzo di violette omaggio gentile del sensibile Antonio Erede.
E di lui si ricorda anche l’anonimo giornalista del quotidiano Il Lavoro che scrisse la memoria del patriota sul giornale in data 26 Marzo 1909.
Egli racconta di averlo incontrato in Via Luccoli, alle 10 del mattino del giorno precedente, quello della sua morte.

Erede indossava il suo solito scialle e si era lamentato di non aver ricevuto, a causa di un disguido postale, l’invito a una festa patriottica tenutasi la domenica precedente.
“Perché io non manco mai!” Soggiunse.
Ed era davvero così, Erede era rimasto il fervente patriota di sempre.
E scrive ancora il giornalista che il fiero capitano aveva scritto sul suo biglietto da visita: Ufficiale della Repubblica in aspettativa.
Per amor di precisione aggiungo che il giornalista scrive che Erede, all’epoca della sua morte, abitava in una dimora in Via di Ravecca.

Al suo funerale ci fu grande partecipazione: c’erano i membri della Confederazione Operaia, diverse altre associazioni con la bandiera, una rappresentanza delle scuole popolari e altri personaggi illustri del tempo.
Secondo le sue volontà Antonio Andrea Erede venne cremato e le sue ceneri riposano nel Tempio Crematorio di Staglieno.
E io che non conoscevo la sua storia sono così andata a cercarlo.
La lapide in sua memoria riporta solo i dati anagrafici, non c’è traccia del suo tumultuoso passato e del suo contributo alla storia della nostra nazione.
Così ho voluto rendergli omaggio: qui riposa il Capitano Antonio Andrea Erede, patriota, mazziniano e Ufficiale della Repubblica in aspettativa.

Il Monumento a Giuseppe Mazzini a Chiavari

Sotto il cielo di Chiavari svetta la figura ieratica di uno dei genovesi più amati, il nostro caro Giuseppe Mazzini.
Forte era il legame del patriota con la località del levante ligure in quanto il padre di lui, il dottor Giacomo Mazzini, era proprio originario di Chiavari.
Nella piazza chiavarese dedicata a Mazzini ha così trovato posto anche la statua che ne restituisce l’immagine opera dello scultore Augusto Rivalta.
Rivalta era un prolifico artista al quale si devono diverse opere dedicate ad illustri italiani, ad esempio scolpì il monumento a Garibaldi sito nella nostra Piazza de Ferrari e quello sempre dedicato all’Eroe dei due mondi collocato a Sampierdarena, è ancora di Rivalta poi il monumento a Raffaele Rubattino che si erge a Caricamento.
L’opera nella quale egli ritrasse Giuseppe Mazzini venne commissionata nel 1872, anno della morte del patriota ma ci volle diverso tempo perché la statua vedesse la luce.
Come si legge nel volume Provincia Risorgimentale di Franco Ragazzi edito da De Ferrari, la scultura fu realizzata nel 1883 e fusa nel 1886.

Bisognerà aspettare ancora per la poterla ammirare, infatti l’amministrazione comunale “clericale” non vedeva di buon occhio la concessione di un terreno sul quale erigere il monumento.
Finalmente, nel 1888, l’amministrazione comunale concesse il permesso e in una luminosa mattina di maggio la statua venne così collocata nella piazza chiavarese.

È un monumento semplice ma a mio parere ben rappresenta lo spirito del personaggio e la sua forza dialettica e morale.
Ai piedi di lui si legge la scritta: a Giuseppe Mazzini i chiavaresi 1888.

Nella porte posteriore c’è poi una dedica degli emigrati a Buenos Aires che avevano dato il loro contributo alla realizzazione dell’opera.

Così Giuseppe Mazzini domina la bella piazza di Chiavari.

La mano al cielo, lo sguardo fiero, la potenza del pensiero e la forza eterna delle sue idee.