Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria: la cappella di Sant’Antonio

Vi porto ancora una volta nella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria più nota come Chiesa di Santa Caterina in quanto qui prestò le sue buone opere Santa Caterina da Genova che riposa nella quiete di questo luogo a lei caro come ebbi già modo di scrivere in questo post.
L’antica chiesa, ora circondata da edifici moderni, è uno scrigno di bellezze e devozioni.

È una bella chiesa ed io torno spesso a visitarla.

Al termine della navata sinistra si trova la Cappella dedicata a Sant’Antonio e meritano una certa attenzione i diversi dipinti che trovate alle pareti, uno è di Aurelio Lomi, artista vissuto tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600, altri sono invece Giuseppe Palmieri e Domenico Parodi, pittori che vissero a cavallo tra il ‘600 e il 700.
La volta venne invece affrescata da Pantaleo Calvi.

A suscitare il mio interesse per questa particolare cappella è stata la maniera in cui è realizzata e in fatto che venga riproposta in diverse maniere la figura di Sant’Antonio al quale è dedicata.
Il santo è effigiato nei due dipinti di Giuseppe Palmieri che rappresentano rispettivamente Sant’Antonio che predica ai pesci e la Visione del Bambino a Sant’Antonio.

Ed ecco ancora Sant’Antonio e la bella statua che lo raffigura posta tra i due dipinti.

Vi è inoltre anche una statua più piccola.

E un bagliore di oro che illumina e rischiara.

Se andrete nella bella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria a portare le vostre preghiere a Santa Caterina da Genova non dimenticate di volgere lo sguardo anche verso questa cappella che con tale graziosa armonia è dedicata a Sant’Antonio.

L’ultima opera di Giovanni Scanzi

Anche nella propria città, molto spesso, può capitare di fare nuove e sorprendenti scoperte, non si smette davvero mai di stupirsi.
E oggi vi porto con me nella Chiesa del Sacro Cuore e di San Giacomo in Carignano, un edificio religioso di costruzione abbastanza recente, la chiesa venne infatti inaugurata nell’anno 1912.

Non avevo mai avuto occasione di entrare in questa chiesa e trovandola aperta ho pensato di andare a visitarla e ne sono rimasta piacevole stupita, la Chiesa del Sacro Cuore e di San Giacomo è ampia, maestosa e ricca di opere di artisti diversi.

In fondo alla navata destra, nel chiaro candore del marmo, una particolare scultura ha suscitato il mio interesse: si tratta dell’altare dedicato a Sant’Antonio da Padova e realizzato dal talentuoso scultore genovese Giovanni Scanzi, autore di numerose e ammirate statue site al Cimitero Monumentale di Staglieno.

Questa è l’ultima opera di Giovanni Scanzi e così si staglia, nella sua eterea e mistica grazia, la figura di Sant’Antonio che tiene tra le braccia il Bambino Gesù.

Nella dolcezza infantile del piccolo Gesù si coglie la briosa vivacità dell’infanzia così abilmente rappresentata dallo stesso Scanzi anche nella bimba ritratta nella scultura esposta alla GAM di Nervi e intitolata Come Son Contenta! e della quale scrissi in questo post.

Così si svela la pregiata opera, le pareti e la volta sono decorati con affreschi di Mattia Traverso realizzati negli Anni ‘30.

Il Santo di Padova è così effigiato secondo i consueti canoni, con una perfetta armonia di gesti stringe un giglio tra le dita.

Sant’Antonio tiene gli occhi socchiusi e pare sussurrare appena un’intensa e devota preghiera, con il pensiero rivolto a Dio.
E chi osserva con il cuore colmo di fede e fiducia trova lo sguardo dolce e rassicurante del piccolo Gesù Bambino così ritratto nella sua tenerezza nell’ultima opera di Giovanni Scanzi.

Via Orefici, la disavventura di Sant’Antonio da Padova

Questa è una vicenda poco nota ed è una storia che merita l’onore del ricordo, vi porterà in una zona dei caruggi quotidianamente percorsa da molti di noi, Via Orefici è un punto nevralgico del centro storico di Genova.

Via Orefici

Posta ad angolo, su un vetusto palazzo, c’è un’edicola dalla storia antica.
Il breve caruggio che qui inizia e termina in Vico Indoratori con il tempo ha perduto il suo nome.
È fragile la memoria, è affidata all’attenzione degli uomini e oggi forse quasi nessuno sa che quel tratto di vicolo, ora parte di Via dei Conservatori del Mare,  in anni lontani era dedicato a Sant’Antonio da Padova, colui che è effigiato nella statuetta posta nella nicchia.

Via Orefici (2)

Da lungo tempo Sant’Antonio posa il suo amorevole sguardo su coloro che attraversano Via Orefici, in altre epoche tra le sue braccia reggeva il Bambino Gesù e sotto alla sua immagine a metà del ‘700 c’era una piccola cassettina delle elemosine dove riporre monete destinate ai bisognosi della città.
A Sant’Antonio i genovesi confidavano speranze e preghiere ma un giorno accadde un fatto strano che fece molto scalpore in città.

Via Orefici (3)

Era il mese di giugno del 1864 e sotto l’edicola, proprio come oggi, c’era una bottega; fu proprio il solerte commerciante che là faceva i suoi affari ad avere un’idea alquanto balzana.
Costui desiderava che il suo locale fosse ben visibile a tutti i passanti e così, con il favore delle tenebre, fece sparire la statua e al suo posto mise su quell’angolo l’imponente insegna del suo negozio.

Via Orefici (4)

La notte coprì il suo misfatto, la luce del giorno lo svelò.
Il mattino successivo tutti gli altri negozianti si recarono presso le loro botteghe e con rammarico si accorsero che Sant’Antonio era scomparso.
Come si poteva osare tanto? Dov’era finito il Santo di Padova?
Un brusio neanche tanto sommesso percorse i vicoli, uno sdegno unanime si levò tra la gente dei caruggi.

Via Orefici (5)

In cotanto attonito stupore si fecero avanti anche i rappresentanti della Corporazione degli Orefici, d’altra parte la statua apparteneva a loro e certo non si intendeva soprassedere: la faccenda finì sui giornali e si fece ricorso alla pubblica autorità.
Come si può ben immaginare la sentenza fu a sfavore dell’incauto commerciante e in breve tempo questi fu obbligato a risistemare la nicchia e la statua.
Nella commozione generale, per la gioia di genovesi, Sant’Antonio da Padova tornò a vegliare su Via Orefici.

Via Orefici (6)

In queste strade della città vecchia portate con voi il senso del rispetto, cercate di riconoscervi in ciò che siamo stati e in quello che ci è stato lasciato.
Vedrete botteghe che non esistono più, sentirete l’eco di voci lontane perdute nei secoli e in giorni che non abbiamo vissuto.
La vedete quella folla?
Ci sono un cartaio e un giornaliere, una besagnina e un pescivendolo, un artigiano di pregiate filigrane discute animatamente con uno stimato argentiere.
Sì, sono tutti d’accordo, Sant’Antonio deve ritornare al suo posto!
Tra quelle persone ci siamo anche noi: siamo ciò che siamo stati, i nostri occhi si posano sul nostro passato e sul viso benevolo di Sant’Antonio da Padova ricondotto qui nella sua nicchia dall’amore della gente di Genova, in un giorno d’estate del 1864.

Via Orefici (7)

Piazza Pollaiuoli, l’edicola di Santa Caterina e Sant’Antonio

E’ una delle edicole più belle e raffinate che possiate ammirare nella città vecchia, affacciandosi da certe finestre la si scorge là sul muro, in Piazza Pollaiuoli.

Edicola (2)

L’opera settecentesca ritrae due Santi cari a molte persone: Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina Fieschi, nobildonna genovese che si adoperò con tutte le sue forze per il bene dei più umili e bisognosi.
E lo scenario scolpito nel marmo è armonioso e al contempo movimentato, lo si deve al drappeggio degli abiti e alla grazia di quei gesti devoti, tra i due Santi c’è il Bambino Gesù.
E tutto attorno piccoli putti e angeli lievi dalle fattezze eteree e celesti.

Edicola (3)

Un’edicola di caruggi, forse davvero una delle più scenografiche e dettagliate.
E poi.
E poi a volte puoi vederla sotto a una luce particolare.
Quando il sole brilla e i suoi raggi fanno divenire specchi evanescenti certi vetri.
E compare il cielo azzurro, si distinguono i contorni di Palazzo Ducale, un tempo dimora del Doge della Superba.
E alla grandezza celeste dei Santi si affianca il simbolo dell’effimero potere terreno.
Sacro e profano.
E lo splendore della bellezza in Piazza Pollaiuoli.

Edicola

Via della Maddalena, la poesia di suoni lontani

Un muro antico.
Luoghi dove ogni giorno passiamo, luoghi che sfioriamo da tutta la vita.
A volte laggiù il passato ha lasciato la traccia silenziosa di sé, una traccia trascurata e spesso ignorata.
Sulle case alte e strette, nella penombra.
Nessun luogo ha per me tanta poesia quanto questa parte di Genova, ormai lo sapete.
Vi porto con me a scoprire una piccola meraviglia nascosta, che forse molti di voi non hanno mai veduto.
Nel cuore della città vecchia, in Via della Maddalena, dove nelle giornate di sole la luce fende certe altezze vertiginose e batte sul selciato.

Via della Maddalena

E dove la pioggia rende queste pietre lucide e luccicanti.

Via della Maddalena

La poesia della luce e dell’acqua vive qui, tra queste strade.
Imboccando questa via da Piazza della Maddalena in direzione di Via San Luca si giunge a un incrocio.
Eh, mi ripeto, lo so, scusatemi!
Eppure guardo le immagini e non riesco a comprendere coloro che dicono: io nei vicoli non ci vado mai!
Vi porto io, venite con me.
Esattamente lì tra Via della Maddalena, Via della Posta Vecchia e Via ai Quattro Canti di San Francesco.
La poesia della luce, dell’acqua e dei nomi delle strade.
Fermatevi lì al centro dell’incrocio.

Via della Maddalena (2)

Nell’edicola lassù, Sant’Antonio da Padova.
Sotto la statuetta, un’epigrafe in latino, un’antica preghiera.

Sant'Antonio da Padova

Siquaeris miracula
Eleemosun piorum 1778

Così si legge sotto al Santo di Padova.
La prima parte dell’incisione è l’incipit di una preghiera che il popolo rivolgeva a Sant’Antonio per ritrovare gli oggetti smarriti, del quale il Santo sarebbe il protettore.
E per una corretta grafia si dovrebbe scrivere si quaeris miracula, che significa: se cerchi miracoli.
Si legge poi di elemosine dei pii, anno 1778.
E siete qui, sotto l’effige di un santo che potrebbe soccorrervi se avete perduto qualcosa che vi è caro.
Osservate bene, proprio là sotto.
Vedete, il muro presenta una sorta di rientranza.

Via della Maddalena (3)

E nulla è casuale, quella forma concava serve ad ospitare ciò che desidero mostrarvi.
Venite con me, vi mostro la  traccia del passato, intaccata dalla ruggine.

Cassetta dell'elemosina

Una cassetta dell’elemosina in Via della Maddalena.
Stupore e meraviglia.
Ce n’è un’altra nei nostri vicoli, forse più nota, che si trova nella zona di Piazza Banchi ve l’ho già mostrata in questo post.
Ma qui in Via della Maddalena, trovate questa piccola cassettina.

Cassetta dell'elemosina (2)
E allora dovete venire anche voi qui, a questo incrocio di caruggi.
Venite e soffermatevi a immaginare.
La poesia della luce, dell’acqua, dei nomi delle strade e dei giorni lontani.
Un tempo che non è più, un’antica litania, una preghiera sommessa e sussurrata.
Mani nodose e percorse da rughe, mani segnate dalla fatica e mosse dalla generosità.
E un suono, la moneta che cade nella fessura.
La poesia della luce, dell’acqua, dei nomi delle strade, di giorni e di suoni lontani.

Cassetta dell'elemosina (3)