Le strade e i luoghi che non ci sono più.
E bisogna immaginare le voci e un continuo tramestio, una folla di popolane che accorre ai lavatoi, sono i lavatoi dei Servi, situati un tempo nell’omonima via accanto alla chiesa ormai scomparsa.
Come è noto questa parte di Genova ha subite profonde trasformazioni, si è perso un vecchio quartiere e molte sue strade come Via Madre di Dio, della quale vi ho parlato in questo articolo.
Perduta la Via dei Servi, perduto Borgo Lanaiuoli, quell’intrico di vicoli ha lasciato il posto a un quartiere moderno per me privo di qualunque attrattiva.
Sono rimasti i lavatoi, la loro attuale collocazione non è quella originaria, sono stati spostati in questo punto dei Giardini Baltimora alla fine degli anni ’70, quando la zona subì pesanti demolizioni.
Percorrendo il Ponte di Carignano potrete vederli in tutta la loro maestosa imponenza.

Li vide anche un viaggiatore che molti anni fa visitò Genova, non conosciamo il suo nome ma le sue memorie sono rimaste e sono raccolte in un libro dal titolo Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818.
In questo testo di gran pregio qualche riga è dedicata anche ai lavatoi, scrive l’autore che in caso di pioggia lì si sta al coperto, una bella comodità!
Il tempo scorre, il passato a volte incontra la modernità, i lavatoi oggi si riflettono negli specchi del moderno edificio che li fronteggia.

Il primo progetto dei lavatoi risale all’inizio del ‘700 ed è attribuito a Giacomo Brusco.
Nel 1797 il progetto venne ripreso e in seguito realizzato in questo stile da Carlo Barabino, eminente architetto che tanta parte ebbe nella costruzione di questa città.
Questi lavatoi hanno una particolarità, costituiscono la sola opera pubblica sorta a Genova durante la Repubblica Ligure Democratica.

E c’è una scritta che ricorda la loro origine: al popolo sovrano, libertà e uguaglianza.
Io viaggio per questi luoghi accompagnata da guide d’eccezione, da autori che hanno lasciato traccia di ciò che è stato.
E in uno dei miei testi, la Guida di Federico Alizeri, ho letto una notizia interessante: con la fine della Repubblica Ligure Democratica l’incisione con la dedica al popolo sovrano venne coperta e resa invisibile.
Il libro è del 1875 e così scrive l’autore al riguardo:
….empiuta nei solchi a disperderne ogni traccia, fu non da molto restituita dal Municipio: e con senno inimitabile, come parte che ella era del Monumento.

E per usare le parole dell’Alizeri, ci vorrebbe ancora qualcuno dotato di senno inimitabile, opere come questa non devono essere dimenticate e adombrate dal cemento, devono essere conosciute dai genovesi e dai turisti.
C’è una cancellata e le vasche si vedono dall’esterno.
Ma cos’è questo rumore?
Sono le voci, le risate argentine e le chiacchiere delle donne del quartiere venute a lavare i panni nell’acqua chiara dei lavatoi dei Servi, la fatica quotidiana si stempera con l’allegria.

E molte hanno attorno i loro bambini, qui vicino ci sono le loro case, è un mondo perduto che possiamo soltanto immaginare.

E’ un tempo lontano, diverso dal nostro, a rammentarcelo restano certi testimoni silenziosi di un una città che non esiste più.
