Un giorno a Villetta Di Negro

Doveva essere un giorno del tardo autunno o forse si era già nel cuore dell’inverno.
Faceva freddo, quel freddo pungente e magari ventoso così tipico di certe stagioni nella Superba.
E così, con cauta previdenza, i piccini erano stati coperti per bene: maglie di lana calda, sciarpe e cappottini pesanti.
E un cappellino sulla testa e i sorrisi timidi ed allegri e una risatina che quasi sfugge e quella luce brillante nello sguardo.
Un giorno, a Villetta Di Negro.

E la cuffietta e la frangia corta tagliata dalla mamma.
E tenerezza e fragilità, una testolina piena di sogni, fiabe e dolcezza.

Un giorno, a Villetta Di Negro, centrale parco cittadino da sempre amato dai bambini di Genova.
Tutti noi abbiamo ricordi legati a quei viali, alla cascata scrosciante d’acqua fresca e alla bellezza di quel luogo.
Un giorno, a Villetta Di Negro, sotto lo sguardo vigile e attento del proprio papà.

Con una fiducia smisurata nel cuore e con quell’entusiasmo infantile che bisognerebbe sempre conservare.
Con la calzamaglia spessa, le scarpine con il passante, una strada infinita ancora da percorrere e tutta la vita davanti.

La fotografia venne scattata da Alfonso Bonadiman che aveva il suo studio a Villetta Di Negro, qui il fotografo operò per molti anni ritraendo coloro che frequentavano la villetta, le sue belle fotografie erano spesso rifinite con la cornicetta dal gusto squisitamente liberty che potete anche in questo caso ammirare.
Come ebbi già modo di scrivere in un precedente articolo, lo studio di Bonadiman fu danneggiato nel corso della II Guerra Mondiale ma negli album e nei cassetti delle famiglie genovesi rimasero quei frammenti di gioia catturati nello spazio di una fotografia.
Il tempo e la felicità sono sono misteri fragili e bellissimi spesso intrecciati indissolubilmente.
Un sorriso, un ricordo.
Era un giorno lontano, a Villetta Di Negro.